“LA BIENNALE È LIBERA DALLA MENTALITÀ CHIUSA CHE OGGI DOMINA IN EUROPA” – DOPO LA POLEMICA SUL PADIGLIONE RUSSO E LO STOP DI BRUXELLES AL FINANZIAMENTO DI DUE MILIONI DI EURO ALLA RASSEGNA, IL CREMLINO CON IL PORTAVOCE PESKOV RINGRAZIA LA BIENNALE GUIDATA DA BUTTAFUOCO – LEGA E M5S SI RITROVANO DALLA STESSA PARTE DELLA BARRICATA, COME AI TEMPI DEL GOVERNO GIALLOVERDE - SALVINI: "LA RUSSIA NON È PER NOI UNA MINACCIA" – LA PENTASTELLATA CHIARA APPENDINO: “SIAMO DI FRONTE A UNA PERICOLOSA ESCALATION D'ODIO DA PARTE DI VON DER LEYEN, CHE PUNISCE LA BIENNALE DI VENEZIA CON UN VERGOGNOSO RICATTO POLITICO”
Matteo Pucciarelli per "la Repubblica" - Estratti
Il Cremlino, alla fine, ringrazia la Biennale di Venezia: «Vorrei esprimere gratitudine a coloro che hanno collaborato e continuano a collaborare con i nostri rappresentanti», sono state le parole del portavoce Dmitry Peskov, rivendicando che l'istituzione veneziana sia rimasta «libera dalla mentalità chiusa che oggi domina in Europa».
padiglione russo alla biennale
Le parole di Mosca arrivano dopo la decisione della Commissione europea di raccomandare la sospensione del finanziamento da due milioni di euro destinato alla Fondazione Biennale, una scelta che non è ancora formalmente esecutiva ma che ha già provocato un nuovo scontro politico in Italia, dividendo maggioranza e opposizioni al loro interno.
Una decisione rivendicata dall'Alto rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas, che ieri in conferenza stampa ha voluto ribadire che «l'Ue vuole fermarli, questo atteggiamento non può diventare veicolo di sdoganamento dell'aggressione all'Ucraina».
La vicenda affonda le sue radici nell'intervista concessa da Pietrangelo Buttafuoco a Repubblica, quando, a due mesi dall'apertura dell'Esposizione del 9 maggio, aveva presentato la "sua" Biennale come quella «della tregua», aperta a tutti, compresi i russi assenti dal 2022, anno dell'invasione dell'Ucraina.
Da lì era partita una reazione a catena: prima l'invio degli ispettori disposto dal ministro Alessandro Giuli, poi l'intervento di Bruxelles con la richiesta di chiarimenti. Nel frattempo si era aperta anche una crisi interna, con le dimissioni della giuria nominata da Buttafuoco e la decisione, senza precedenti, di affidare ai visitatori l'assegnazione dei Leoni.
matteo salvini al padiglione russo alla biennale di venezia
Il presidente, però, non ha mai cambiato linea: ha inaugurato da solo la mostra e ha poi accolto Giuli quando il ministro ha deciso di considerare chiuso il caso. Bruxelles, invece, è andata avanti: la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen ha annunciato l'invio all'Eacea, l'agenzia europea per la Cultura e l'Educazione, della raccomandazione di sospendere il contributo europeo. La Biennale, invece, si dice pronta «a far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti» non appena riceverà la comunicazione formale.
In casa Lega c'è Claudio Borghi che butta lì, provocatorio: «Se l'Europa taglia i due milioni che spettano alla Biennale proporrò che la stessa cifra sia scalata dell'assegno miliardario che ogni anno gli mandiamo».
alessandro giuli e pietrangelo buttafuoco
Sull'argomento il Carroccio (con Futuro nazionale, anche se fuori dalla coalizione) è fuori linea rispetto al centrodestra, Matteo Salvini rimarca al Tg3 che la Russia «non è una minaccia per l'Europa», mentre nel campo progressista è il M5S che si discosta.
«Il punto — ragiona Chiara Appendino — è che siamo di fronte a una pericolosa escalation d'odio da parte di Von der Leyen, che punisce la Biennale di Venezia con un vergognoso ricatto politico. Questo attacco alla cultura riflette la folle corsa al riarmo. Se vogliamo costruire un'alternativa credibile per il Paese, abbiamo il dovere di differenziarci nettamente da Giorgia Meloni e dalla sua destra bellicista».

