quagliarella in lacrime

L’INFERNO DI QUAGLIARELLA: IL POLIZIOTTO SI FINGEVA AMICO MA ERA IL SUO STALKER - LE LETTERE ANONIME IN CUI ACCUSAVA L’EX BOMBER DEL NAPOLI DI FREQUENTARE RAGAZZINE E CAMORRISTI, E QUELLE DI MINACCE INVIATE DIRETTAMENTE AI FAMILIARI DEL GIOCATORE - IL PAPA’ DI QUAGLIARELLA: “FABIO ASPETTA UNA TELEFONATA DA DE LAURENTIIS”

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Fulvio Bufi per il Corriere della Sera

 

Un amico. Se sette o otto anni fa qualcuno avesse chiesto a Fabio Quagliarella di quel poliziotto della Postale, l' ispettore Raffaele Piccolo, che una volta lo aveva aiutato a risolvere un problema con il cellulare, dopo che il calciatore aveva subito una intrusione su Messenger, lui così avrebbe risposto: un amico. Un po' assillante ma niente di che.

 

Invece Piccolo si è rivelato l'uomo che non solo ha a lungo reso all' attaccante napoletano della Sampdoria la vita impossibile, ma che ha finito anche con incidere sulla sua carriera: nel calcio le bandiere non esistono più, ma quando, nell' estate del 2009, Quagliarella arrivò al Napoli, avrebbe voluto restarci a vita.

 

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Invece durò solo un anno, poi De Laurentiis si affrettò a disfarsene vendendolo alla Juventus. Con le pessime voci che gli erano arrivate a proposito del giocatore non poteva fare diversamente: solo che quelle voci erano false. A diffonderle era stato Piccolo, che pochi giorni fa è stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione per aver infamato e ricattato Quagliarella ma anche altri professionisti di Castellammare di Stabia, la cittadina di cui è originario l' attaccante.

 

Una specie di serial stalker, l' ispettore. Che costruiva a tavolino pessime reputazioni delle persone che prendeva di mira e le veicolava attraverso lettere anonime inviate a parenti o colleghi di lavoro delle vittime. Poi, quando le voci cominciavano a circolare, compariva lui: poliziotto e per di più della Postale, l' uomo ideale al quale chiedere aiuto. Si offriva di intervenire, raccoglieva denunce che poi chiudeva in un cassetto, e intanto chiedeva favori.

 

Con Quagliarella entrò in contatto tramite un amico comune, il titolare di un negozio di telefonini di Castellammare al quale il calciatore si era rivolto per chiedere un consiglio tecnico. Gli risolse il problema dell' intrusione su Messenger (che chissà se non aveva causato lui stesso), e da quel momento non lo mollò più.

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Essere amici dei calciatori in certi ambienti conta, figuriamoci di quello che allora era il più in vista del Napoli. Autografi, magliette, biglietti per lo stadio. Ma quando l' altro cominciò a tenerlo a freno, lui si scatenò. E partirono le lettere infamanti spedite al quartier generale del Napoli a Castel Volturno, in cui accusava il centravanti di frequentare ragazzine e camorristi, e quelle di minacce inviate direttamente ai familiari del giocatore.

 

Contemporaneamente eccolo offrire il suo aiuto per rintracciare gli autori di quelle lettere, farsi firmare improbabili denunce nel retrobottega del negozio dell' amico comune, e fare in modo che nessun altro indagasse. Cioè che nessuno indagasse. Finché nell' estate 2010, Quagliarella decise di fare un' altra denuncia, e stavolta non a lui. Finalmente le indagini cominciarono: e in breve arrivarono all' ispettore.

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