“LUISITO”, JE T’AIME! – LUIS ENRIQUE È L'IDOLO DEI TIFOSI DEL PARIS SAINT GERMAIN: ARRIVATO A PARIGI NEL 2023, HA TRASFORMATO UN TEAM DI PRIMEDONNE INCOMPIUTE IN UNA CORAZZATA, CAPACE DI DOMINARE IN EUROPA E CONQUISTARE DUE CHAMPIONS LEAGUE CONSECUTIVE – NON È UN CASO CHE IERI, DURANTE LA PREMIAZIONE, IL TECNICO SIA STATO IL PIÙ OSANNATO DAI SUPPORTER – OLTRE ALLE CAPACITÀ TECNICHE, LO SPAGNOLO SI È FATTO AMARE PER LE SUE DOTI UMANE E PER IL MODO IN CUI GESTISCE OGNI ASPETTO DEL CLUB… - VIDEO
Estratto dell’articolo di Stefano Montefiori per il “Corriere della sera”
Visto dalla curva Sud, cioè dove stavano i tifosi del Psg alla Puskas Arena, è il trionfo dei parvenus del calcio, quelli che si sgolano per 120 minuti a torso nudo, si abbracciano tra sconosciuti al pareggio salvifico di Dembélé, e cantano per tutta la partita l’inno di una squadra nata appena nel 1970, un inno che ciò nonostante dice “après tant d’années / de galères et de combats”, dopo tanti anni di sofferenze e di lotte.
Ma da ormai tre anni c’è Luis Enrique, e quelli della curva Nord, i tifosi inglesi che hanno appena vinto la Premier League, c’hanno poco da esibire l’immenso striscione con la scritta «Arsenal since 1886», a rimarcare altre tradizioni e altri lignaggi: noi parvenus abbiamo il coach migliore del mondo, che con il suo francese sgangheratissimo ma efficace e le sue mille fissazioni porta a Parigi la seconda Champions consecutiva. Una volta è storia, due volte è leggenda. «Io leggenda?
Non mi interessa», riesce a dire nella festa appena esplosa.
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[…] Luis Enrique è amatissimo per quel suo carattere latino che lo fa urlare fino a diventare viola in panchina, per la tragica perdita di una figlia piccola, per avere dormito, appena arrivato a Parigi, nel campus del Psg a Poissy quando era ancora da inaugurare e non c’erano neanche le porte, per l’immensa pazienza ed educazione e professionalità con la quale si sottopone all’esercizio delle conferenze stampa che in tutta evidenza odia con tutte le sue forze. […]
Visto dalla curva, Luis Enrique è un tipo a cui dare retta, perché quando a inizio stagione dice «siamo ancora più forti dell’anno scorso» e poi porta la stessa squadra (10 su 11, è andato via solo Donnarumma) al back to back, dimostra di dire poche cose, ma ci prende quasi sempre. Così a ogni partita al Parc des Princes, e anche stasera alla Puskas Arena, quando lo speaker elenca i nomi dei giocatori, dal Pallone d’oro Dembélé al mago georgiano Kvara, i tifosi esultano, ma quando arriva il nome di Luis Enrique perdono la voce, neanche fosse il capocannoniere.
E pensare che a Luis Enrique è legato uno dei momenti più terribili della (breve) storia del Psg, perché c’era lui sulla panchina del Barcellona quando i catalani riuscirono nell’impresa di vincere 6-1 in casa dopo lo 0-4 preso a Parigi, la remontada che è stato il mito fondatore di tante sconfitte successive, il trauma che sembrava insuperabile.
Forse per andare oltre la maledizione della remontada non c’era altro modo per Parigi che andare a prendersi il suo protagonista, Luis Enrique, che si è fatto perdonare nel migliore dei modi. E che fa dire al presidente Emmanuel Macron «una nuova stella brilla su Parigi. Complimenti al Psg che fa sognare tutta l’Europa. La Francia è fiera». […]
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