“MAKE REAL MADRID GREAT AGAIN!” – MARCO CIRIELLO COMMENTA LA DELIRANTE CONFERENZA STAMPA DEL PRESIDENTE DEI “BLANCOS”, FLORENTINO PEREZ, TRA ATTACCHI AL BARCELLONA, ALLA STAMPA E AL SUO POSSIBILE RIVALE ALLE ELEZIONI PER LA PRESIDENZA DEL REAL, ENRIQUE RIQUELME: “È APPARSO POSSEDUTO COME LEONARDO DICAPRIO IN THE WOLF OF WALL STREET MENTRE PARLAVA DI SÉ E DEL REAL MADRID CON UN PIGLIO TRUMPIANO, ROVISTANDO TRA I FOGLI D’APPUNTI COME L’ULTIMO BERLUSCONI, PARLANDO PIÙ VELOCE DI MENTANA E CERCANDO SUL SUO SMARTPHONE I NOMI DEI GIORNALISTI DA CONDANNARE” – "L’IMPRESSIONE È CHE IL REAL MADRID NON SIA PIÙ LA NASA DEL CALCIO E CHE PÉREZ NON SIA PIÙ L’UOMO CHE PORTA IL FUTURO..."
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FLORENTINO, UN TIPO FUMANTINO - IL PRESIDENTE DEL REAL MADRID, FLORENTINO PEREZ ESONDA IN CONFERENZA
Estratto dell’articolo di Marco Ciriello per “Domani”
Di sicuro c’è solo che non è stanco. Come ha ripetuto, spiegato e ricordato, anzi, Florentino Pérez è apparso posseduto come Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street nella conferenza stampa della settimana scorsa mentre parlava di sé e del Real Madrid con un piglio trumpiano, rovistando tra i fogli d’appunti come l’ultimo Berlusconi, parlando più veloce di Mentana e cercando sul suo smartphone i nomi dei giornalisti da condannare.
Pérez ha convocato le elezioni del club per ribadire la sua forza, come ha ripetuto, oltre al fatto che il Real Madrid è il miglior club del mondo e che con lui ha vinto più di tutti, che le sue imprese sono le migliori e che per cacciarlo tocca fucilarlo.
Il 79enne presidente del Real Madrid dal 2000 al 2006 e, dopo una interruzione di tre anni, presidente, anzi re madridista, ininterrottamente dal 2009. Ma da due stagioni la sua squadra galactica non vince “tituli”. […]
PARLARE AL PASSATO
Florentino non era mai apparso così debole nei fatti tanto da aver bisogno delle parole, di solito erano i fatti che generavano le parole, e degli altri. […] L’impressione è che il Real Madrid non sia più la Nasa del calcio e che Pérez non sia più l’uomo che porta il futuro.
La sua conferenza stampa, la prima dopo un decennio senza rispondere a domande, era quella di un uomo non stanco – per carità – e per fortuna nemmeno ammalato – come avevano scritto – ma di un potentissimo che si raccontava una realtà che non esiste, bordeggiando il ridicolo, disegnandosi come contropotere, e, non riuscendo più ad anticipare il calcio, ne ha raccontato il passato.
«Abbiamo vinto 66 titoli tra football e basket. Siamo ammirati in ogni parte del mondo. Sono qui da 26 anni e abbiamo creato il club più ricco al mondo. Abbiamo la squadra più preziosa del mondo, secondo Transfermarkt. Che nessuno si aspetti che incroci le braccia». Quando non si coniugano più i verbi al futuro per un matrimonio, una impresa, un governo o la presidenza di una squadra significa che c’è un problema, solo che di quel problema Pérez è l’origine, non la soluzione.
Il Real Madrid non perde mai, al massimo viene derubato. Davanti a questo enunciato che diventa un teorema in molti tifosi madridisti appare difficile discutere, e per questo chiunque critichi è un nemico: l’assunto Trump in politica.
La colpa ricade su Negreira – lo scandalo arbitrale spagnolo – sui giornalisti José María García e Santiago Segurola […] o un utente di X di San Sebastián che non gli perdona l’ingaggio di Illarramendi. […]
SEGNALI DI DEBOLEZZA
L’impressione che ha dato Pérez, l’aristocratico, ricchissimo, irraggiungibile Pérez, è stata quella di un Muppet in un monologo contro tutti per non vedere le sue colpe. Strologando senza che nessuno gliel’avesse chiesto.
Persino l’amico Jorge Valdano, sempre embedded quando si tratta del Real Madrid, si è smarcato scrivendo su El País: «Madrid rappresenta il potere e, non illudiamoci, anche Florentino Pérez.
jose mourinho florentino perez
Quell’idea è già radicata nella società e non ha bisogno di essere sottolineata. Apparire con forza negli affari e vantarsi di successi calcistici è un segno di debolezza inquietante in un uomo così potente».
Invece di pensarci su, di analizzare la crisi di due anni, […] Florentino ha trasformato le sue parole in proiettili, dando la colpa agli altri: giornalisti, donne, Liga, Uefa, Barcellona, arbitri, tifosi.
È colpa di tutti tranne che sua, e, siccome sente la gioventù come il giornalismo non adularlo più come un tempo, li sfida, indicendo le elezioni per il club, rimettendosi in gioco, sapendo di avere una maggioranza bulgara e uno statuto di ferro, ma per un paradosso: Enrique Riquelme, battezzato solo come El Niño per i suoi 37 anni, e preso in giro per l’accento latinoamericano.
[…]
È un inizio, anche se l’avversario – chiede più tempo, dopo il contropiede di Pérez – appare debole nonostante la conferenza stampa péreziana sia stata un vero autogol. Ma Florentino è così: un egolatra che adora il ginnasiarca Mourinho, nuovo allenatore-domatore di tempeste e piano per il dopo uragano Pérez, una restaurazione. Ma due uomini forti al comando non fanno una squadra forte.
NUOVI ORIZZONTI
Intanto, il Real Madrid registra liti, malumori e dissidi. Tchouameni e Valverde si sono presi a pugni, ma Florentino ha detto che è la gioventù. I tifosi che non devono fischiare Vinícius Jr., secondo il presidente, hanno pure scritto una petizione online, “Mbappé Out”, che ha registrato svariati milioni di firme, contro il calciatore francese apparso poco interessato alle sorti della squadra.
Sono riusciti pure a esporre due striscioni eludendo la sicurezza del Bernabéu che, come se fosse la Casa Bianca, impedisce il dissenso: “Dimissioni di Florentino” e “Florentino è ora di andare”. […]
Florentino ha costruito la pista dove ora corrono gli altri. Ha uno stadio lunare, ma una idea vecchissima di potere e un linguaggio che è in linea con quello di Trump ma non con quello della Spagna, che è innegabilmente un paese libero. […]






