malesani

IL FASCINO DEL MALE-SANI: "DETESTO GLI IPOCRITI DEL CALCIO. ORA MI PIACEREBBE GUIDARE UNA NAZIONALE – SQUINZI DISSE CHE SONO STATO IL SUO PIU’ GRANDE ERRORE: PERCHÉ? PERCHÉ HA DETTO QUESTO? - HO TENUTO A BATTESIMO MESSI. ME LA RICORDO ANCORA QUELLA PARTITA FRA IL BARCELLONA E IL MIO PANATHINAIKOS" – E POI BUFFON, ASTORI, FRIZZI E QUEL PROCURATORE CHE...- VIDEO

 

 

 

Xavier Jacobelli per www.corrieredellosport.it

 

MALESANI

Se l'astemio mette piede in un tempio dell'Amarone e del Valpolicella, giocoforza deve confidare nella clemenza dell'ospite. Alberto Malesani la usa a piene mani, con quell'aria saggia che la barba da patriarca gli dona e il sorriso di chi è fuori dalla mischia da quattro anni, ma si bea di avere coronato un sogno. «L'idea di aprire un'azienda vitivinicola mi era venuta in occasione di una trasferta di Coppa con il Parma, a Bordeaux. Era il '99. La Giuva ha cominciato a prendere forma quattro anni più tardi: ho restituito alla mia terra molto di ciò che il calcio mi ha dato. Vivo fianco a fianco con mia moglie e con Giulia e Valentina, le mie figlie, il mio orgoglio.

 

MALESANI

Ho dato occupazione ai giovani come Giacomo Dai Pré, 21 anni, il nostro cantiniere factotum e come il gruppo dei miei bravissimi dipendenti albanesi, altro che veronesi razzisti. Essi dimostrano quanto l'integrazione sia possibile, quando si è onesti e si ha voglia di lavorare. Quella che molti italiani non hanno più, se non proponi loro un incarico impiegatizio o dirigenziale, da colletto bianco, purchè stacchi il venerdì alle cinque del pomeriggio e riattacchi il lunedì mattina alle nove».

 

buffon

LE RADICI - La Giuva è un autentico spettacolo della natura e della viticoltura applicata all'agricoltura biologica. La raggiungi arrampicandoti lungo le curve dell’Alta Val Squaranto, in località Trezzolano, a una manciata di chilometri da Verona. Le dissertazioni enologiche di Malesani sono interessanti tanto quanto le sue digressioni calcistiche. Se è vero che la fede smuove le montagne, la passione le spinge. Alberto e le figlie ne hanno eccome. Lo conferma l’esposizione contraria dei vigneti: guardano anche a Ovest e a Nord, per garantire freschezza e aromi nei vini, che maturano nelle botti barrique.

 

MALESANI

Il Re di Coppe con l'EuroParma squaderna una cultura del vino degna dell'enologo Lorenzo Caramazza che La Giuva segue passo dopo passo. Alberto invita: «Venga con me. Le racconto che cosa facciamo: la raccolta, l'appassimento, la macerazione, l'invecchiamento». Mi mostra gli ambienti, curati nei minimi dettagli in un anfiteatro naturale dove soffia spesso il vento. Osserva: «Il vino mi per mette di vivere la terra, di riscoprire i profumi della mia infanzia. Nella vita puoi girare anche mezzo mondo, ma, ad un certo punto, senti irresistibile il richiamo delle tue radici. Io vengo dal nulla e tutto ciò che ho costruito, l’ho costruito con la fatica e l'impegno». L'idea che, nel corso del tempo, Malesani ha trasmesso al mondo è di essere un tipo sanguigno, verace, impetuoso. I colleghi greci ne sanno qualcosa.

 

squinzi 7

Nel 2005, la sfuriata contro la critica ellenica che sparava a palle incatenate, bersaglio Malesani, il suo Panathinaikos e il suo presidente, ha fatto il paio con sette anni di ritardo rispetto allo show trapattoniano su Strunz. «Io dico sempre ciò che penso. Detesto gli ipocriti del calcio. Soprattutto, i detrattori di chi cerca di lavorare al meglio delle proprie possibilità. Al Panathinaikos cambiavano gi allenatori come i fazzoletti. Il primo anno siamo arrivati secondi, entrando in Champions League: lo sa che io ho tenuto a battesimo Messi? Me la ricordo ancora quella partita fra il Barcellona e il mio Panathinaikos: ho visto entrare in campo Messi, XaviIniestaEto’o e mi son detto: è una squadra di picccoletti. Che però giocava un calcio divino. Non ci fu niente da fare, nemmeno per noi che lavoravamo 24 ore al giorno». Le ultime sei parole sono decisamente freudiane: il signore che mi sta davanti le pronunciò in quella conferenza stampa che annichilì la malcapitata interprete.

 

MALESANI

LA DOMANDA - Cominciamo a parlare di calcio in cantina, dove l'Amarone invecchia e lì restiamo per molto tempo. Valentina ascolta e al padre regala teneri sorrisi. Quattro anni senza allenare devono essere stati lunghi da passare. Il calcio non le manca? «Sì, mi manca. Se ricevessi una proposta allettante, l'accetterei: Giulia e Valentina sono talmente brave da guidare La Giuva anche senza di me. Sa che cosa mi piacerebbe? Allenare una Nazionale, anche piccola: completerebbe il mio bagaglio professionale. La mia ultima esperienza a Sassuolo è stata traumatica, ma conosco bene gli incerti del mestiere, anche se avrei voluto avere più tempo rispetto al poco che mi è stato concesso. Una domanda, però, mi porto dietro e, se potessi, la rivolgerei al signor Squinzi, persona eccellente, che stimo e rispetto. Proprio per questo, mi ha fatto molto male leggere la sua risposta al quesito di un cronista: qual è stato l’errore pù grande che lei abbia commesso nel calcio? E Squinzi: «Prendere Malesani come allenatore del Sassuolo». Se mi ritrovassi di fronte al patron nervoverde gli chiederei semplicemente: perché? Perché ha detto questo?». Malesani produce l'Amarone, un vino doc, la cui radice è la stessa di amore. E di amarezza.

MALESANI VINITALY

 

La stessa che traspare dalle sue parole, quando ripensa al Sassuolo. «A volte mi chiedo da dove nasca il pregiudizio. Evidentemente, affonda la sua origine nel mondo del calcio che pullula anche di invidiosi e di luoghi comuni. Dopo l'esperienza di Sassuolo, un procuratore mi ha detto: “Alberto, rassegnati, non allenerai più”. Sulle prime non ho capito le ragioni della sua affermazione, ma il tempo passa e quelle parole a volte mi ritornano in mente. Eppure, in ventitré anni di carriera, dal Chievo al Parma al Panathinaikos, credo di avere dimostrato ciò che valgo e, quando ho vissuto momenti no, ho sempre ricominciato, senza dimenticare mai che, nella vita, prima di tutto bisogna essere umili».

 

MALESANI

ASTORI E FRIZZI - Forse, quel pregiudizio nasce dal fatto che lei preferisca essere e non apparire? «Forse. Ma io non sono mai cambiato e non cambierò certo adesso». Appese al muro della cantina, occhieggiano le biciclette di Malesano. «Il ciclismo è un'altra mia grande passione. Ha visto come le ho disposte? Una in direzione salita, l'altra verso la pianura, la terza in discesa: è una metafora della vita, delle pedalate che dobbiamo fare ogni giorno. Senza arrendersi mai. Ne parlo spesso con Giulia e con Valentina. Condividono i miei pensieri». Saliamo al piano di sopra. «Le mostro i miei libri. Mi piace leggere, studiare. La cultura ha un valore assoluto. Prezioso. Come l'umiltà, la lealtà, il rispetto. Sa perché la scomparsa di Astori ha suscitato un'emozione collettiva tanto profonda, così come la morte di Frizzi? Perché se ne sono andate due persone molto, molto per bene. Due persone ricche di valori autentici, che hanno saputo parlare al cuore della gente e la gente le ha riconoscute, le ha apprezzate per il modo in cui hanno vissuto. Siamo anime fragili e, in quanto tali, abbiamo bisogno di esempi come Astori e di Frizzi».

MALESANI

 

BUFFON - Mi mostra il collage fotografico che Giulia e Valentina gli hanno regalato, fissando alcune fra le immagini più belle della carriera del padre. La didascalia dice tutto: uno su mille ce la fa! L'occhio cade sulla foto del trionfo in Coppa Uefa. C'è Buffon. «Gigi è un fenomeno. No, non mi riferisco alla sua longevità sportiva, al fatto che a quarant'anni sia ancora uno dei più forti portieri del mondo. Sarei banale se dicessi: io che l’ho avuto giovane al Parma, sapevo che sarebbe diventato il migliore. Mi riferisco alla metamorfosi di Gigi: un fenomeno quanto a leadership, comunicazione, senso di responsabilità, capacità di arrivare immediatamente al nocciolo delle questioni, senza se e senza ma. L’ho ammirato la sera con la Svezia a San Siro: ci ha messo subito la faccia, da vero capitano. Spero che, il giorno in cui lascerà l’attività agonistica, il nostro calcio sappia valorizzare l'enorme patrimonio a nome Buffon».

 

MALESANI VINITALY

IL GIAPPONESE - Prima di fare l'allenatore del ChievoMalesani lavorava alla Canon. «È lì che ho imparato quali siano i quattro punti cardinali cui fare riferimento. Me li ha indicato un manager giapponese: 1) la passione: se non ce l'hai, non vai da nessuna parte; 2) lo spirito d'iniziativa: se resti con le mani in mano o ti accontenti di fare il compitino, rimani un mediocre; 3) la condivisione perché a vincere è sempre il gioco di squadra; 4), avere chiaro in testa l’obiettivo che vuoi raggiungere». I suoi li ha raggiunti, signor Malesani? «Assolutamente sì».

Alberto Malesanimessimessi

 

Ultimi Dagoreport

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…