CHE PALLINE: È MORTA ANCHE YAYOI KUSAMA, LA DONNA CHE HA TRASFORMATO IN ARTE I POIS – L’ARTISTA GIAPPONESE, ICONA POP GLOBALE, AVEVA 97 ANNI: INIZIÒ A DISEGNARE DA BAMBINA PER ESORCIZZARE LE ALLUCINAZIONI CHE LA TORMENTAVANO – NEL 1957 SI RIBELLÒ ALLA FAMIGLIA, CHE LA VOLEVA SPOSA “TRADIZIONALE”, E FUGGÌ A NEW YORK CON POCHI RISPARMI CUCITI NEL KIMONO. FREQUENTA ANDY WARHOL E INIZIA A DIPINGERE LE TELE IPNOTICHE “INFINITY NETS”. E POI LE INFINITY MIRROR ROOMS, STANZE CHIUSE RIVESTITE DI SPECCHI IN CUI SI RESTA SOSPESI NEL VUOTO ASSOLUTO - NEL 1977 FU RICOVERATA IN UNA CLINICA PSICHIATRICA A TOKYO, DOVE HA VISSUTO PER QUASI MEZZO SECOLO – LA SVOLTA (REDDITIZIA) CON LA MODA GRAZIE A LOUIS VUITTON
Kusama, principessa ribelle dei pois La sua arte conquistò Andy Warhol
Estratto dell'articolo di Roselina Salemi per “La Stampa”
Da bambina (era nata a Matsumoto, in Giappone, nel 1929) sentiva «parlare i fiori». Erano violette. I motivi geometrici del tavolo di casa si moltiplicavano, risalivano lungo le pareti e i vetri delle finestre. Lei vedeva, li disegnava e la madre glieli strappava.
Aveva dieci anni. Per Yayoi Kusama, «Princess of polka dots», la principessa dei pois, icona pop globale, pittrice rivoluzionaria, l'arte non è mai stata un semplice esercizio estetico, ma una medicina, un modo per affrontare i disturbi mentali e le allucinazioni che l'hanno accompagnata per tutta l'esistenza.
yayoi kusama sugli champs elysees x Louis Vuitton
Al punto che nel 1977 si è fatta ricoverare nella clinica psichiatrica Seiwa a Tokyo, e lì ha vissuto per quasi mezzo secolo. «Se non fosse stato per l'arte, mi sarei uccisa molto tempo fa», avrebbe ammesso in un saggio autobiografico.
Dalle prime sfilate autoprodotte nella New York adrenalinica degli Anni Sessanta alle invasioni fisiche e digitali delle boutique di Avenue Montaigne, dalleInfinity Room(in mostra a OGR Torino, dal prossimo 31 ottobre al 28 febbraio 2027 ci sarà la spettacolare The Eternally Infinite Light of the Universe Illuminating the Quest for Truth) alle zucche-scultura, il suo universo a pois ha fatto di lei, scomparsa il 14 agosto a 97 anni, l'artista che, in vita, ha venduto di più al mondo. A prezzi stratosferici. Un infinity net è stato comprato per poco meno di otto milioni di dollari nel 2019. I pezzi più ambiti? I dipinti della serie Infinity Nets bianchi, seguiti dalle zucche.
Sempre riconoscibile per la parrucca, un caschetto rosso fuoco, ha spesso criticato il Giappone, «pieno di disprezzo per le donne». E infatti la sua avventura comincia nel 1958 quando, ribellandosi a una famiglia rigida che la voleva sposa tradizionale, si trasferisce a New York con pochi risparmi cuciti nella fodera del kimono e una lettera di incoraggiamento della pittrice Georgia 'O Keeffe.
Frequenta l'avanguardia, Andy Warhol e Donald Judd, organizza provocatori happening di protesta pacifista, ma rifiuta di farsi catalogare in un movimento. I suoi look sono provocatori, scandalosi, irresistibili, con oblò strategici che lasciano intravedere il corpo nudo dipinto a pois.
YAYOI KUSAMA ALLA BIENNALE DI VENEZIA NEL 1966
A sorpresa, cattura la New York fashionista e i primi critici. Nascono in quegli anni i monumentali Infinity Nets (Reti d'Infinito), tele immense coperte da minuscoli archi di colore intrecciati. Dipingerle è un rito ipnotico. Le serve a praticare la «self-obliteration», cioè a spegnere il proprio ego sofferente per fondersi con l'infinito.
Ma è con le celebri Infinity Mirror Rooms che Kusama si esprime completamente. Stanze chiuse, rivestite di specchi, al cui interno galleggiano luci Led colorate, sfere o sculture. Chi entra, si ritrova sospeso nel vuoto assoluto, moltiplicato in una galassia artificiale dove ogni confine fisico svanisce. Un concetto applicato anche alle zucche gialle e nere, una forma buffa e solida, quasi un alter ego, che le trasmette calore e stabilità.
Nel 1966, arrivata alla Biennale di Venezia senza invito, lancia 1500 sfere specchianti proprio davanti al Padiglione Italia, e cartelli con la scritta «Your Narcisism for Sale»; come parte dell'opera Giardino dei Narcisi. Indossando un vistoso kimono dorato, inizia a venderle ai visitatori a due dollari l'una (1.200 vecchie lire) e viene allontanata senza tanti complimenti. Avrà la sua rivincita nel 1993, quando nel Padiglione dedicato al Giappone presenterà venti opere con un successo straordinario.
Entra nel fashion system grazie a Louis Vuitton. Il direttore creativo Marc Jacobs la incontra a Tokyo.
Kusama gli mostra una borsa Ellipse su cui ha dipinto i suoi leggendari pois.
Quel prototipo accende la scintilla di una delle collaborazioni più note e redditizie. Quando, nel 2012 la prima collezione arriva sul mercato, le liste d'attesa diventano chilometriche in poche ore.
[…] Nelle vetrine di Place Vendôme a Parigi e sulla Fifth Avenue a New York, robot con le sembianze dell'artista dipingono pois sui vetri in tempo reale. Sculture di Kusama in vetroresina si affacciano sui tetti delle boutique mentre gli interni diventano stanze specchiate per replicare le stranianti Infinity Mirror Rooms.
E lei continua a dipingere. L'ha fatto fino all'ultimo giorno. Ha voluto un suo museo, inaugurato nel 2017 con poche parole profetiche: «Il mio desiderio è che il futuro luminoso, la bellezza dell'amore e la mia anima vengano tramandati. Amate le mie opere, anche dopo la mia morte».
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l'ingresso della mostra yayoi kusama
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la mostra give me love
la stanza dell'obliterazione
obliterazione
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