renato mambor 2024mambor

A ROMA SI BALLA IL MAMBOR - ALLA GALLERIA TORNABUONI UNA RETROSPETTIVA IMPERDIBILE DI RENATO MAMBOR - COMPAGNO DI PENNELLO DI SCHIFANO, ANGELI, FESTA, CEROLI, LO SAVIO, PASCALI, MAMBOR FU UN PROTAGONISTA DEL POP ROMANO DEGLI ANNI ‘60/’70 CHE, A DIFFERENZA DI WARHOL E C., ‘’INTRODUCE UNA LEGGEREZZA POETICA E UN GUSTO DEL GIOCO DADAISTA CHE LA SUPREMAZIA DEL SISTEMA DELL’ARTE AMERICANO NON HA MAI RICONOSCIUTO” – CONVERSAZIONE CON ACHILLE BONITO OLIVA…

achille bonito oliva

DAGOREPORT: CONVERSAZIONE CON ACHILLE BONITO OLIVA

Correvano veloci i primi anni Sessanta quando, negli spazi napoletani della libreria Guida, Achille Bonito Oliva curò la sua prima mostra, protagonisti Pino Pascali e Renato Mambor.

 

“Di Mambor, ricorda il critico d’arte, “mi colpì la naturale leggerezza dei temi trattati. Un artista che affrontava la realtà portando sulla tele uno spirito fluttuante, dinamico, che anticipava inconsciamente una forma “concettuale”.

 

“Se il contemporaneo Pop americano era legato alla “prosa” dell’oggetto, prodotto della nascente società dei consumi, il Pop italiano aveva invece le sue radici nella “poesia”’’, prosegue ABO. “Tant’è che Mambor alla prima mostra dette il titolo “Mambo”: l’arte come una danza che balla sul ritmo dell’allegoria, con una melodia che introduce una leggerezza ironica e un gusto del gioco dadaista che si smarca dalla drammatizzazione ideologica”.

 

renato mambor e osservatore, foto luisa de gaetano,1993, courtesy archivio mambor

 “A differenza del Pop americano dei Warhol e degli Oldenburg, il Pop dei nostri Mambor, Schifano, Angeli, Festa, Fioroni, Tacchi, Lombardo, Ceroli, Lo Savio, Pascali è infatti in modalità neo-dadaista, ludica e ironica. Basta pensare alle scatole di detersivo “Brillo” (1964) di Andy Warhol, con le quali estrapola l'oggetto dal contesto quotidiano erigendolo ad icona della società dei consumi, da una parte. Dall’altra, già dal 1961 abbiamo le scatole di ‘’Merda d'artista’’ di Piero Manzoni che percula la trasformazione dell'opera artistica in bene di consumo, pronto per essere posto sugli scaffali di un supermercato”.

l albero inutile con r.mambor e p. speciale, 1980, courtesy archivio mambor

 

“A partire dal dopoguerra”, conclude ABO, “l’Arte esiste se non come Sistema dell’Arte e la supremazia americana (composta da media, collezionisti, mercato, musei, senza i quali le opere in sé non hanno valore), non ha mai concesso il giusto riconoscimento alle opere degli artisti italiani”.

 

L’INDIVIDUO È UNA SAGOMA: TUTTO MAMBOR, DAL POP AL CONCETTUALE

Edoardo Sassi per il “Corriere della Sera – Edizione Roma”

 

UOMO GEOGRAFICO - FONDO GRIGIO - Renato Mambor

Trenta opere, scelte con taglio antologico, per raccontare l’intero cammino di un artista, Renato Mambor (1936-2014), che fu uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, che poi scuola non fu, bensì una formula coniata a posteriori per indicare quel crocevia di artisti, italiani e internazionali, che in quella piazza gravitarono tra la fine degli anni 50 e il decennio successivo.

 

Epicentro, il caffè Rosati ma soprattutto la galleria di Plinio De Martiis, La Tartaruga. Renato c’era, compagno di strada dei vari Schifano, Angeli, Festa, Fioroni, Tacchi, Lombardo, Ceroli, Lo Savio, Pascali...

bonito oliva franco angeli castellani e pino pascali

 

E a raccontarlo è la mostra inaugurata negli spazi della galleria Tornabuoni in occasione del decennale della scomparsa dell’artista (via Bocca di Leone 88, fino al 28 settembre, da martedì a sabato 1013 e 14-19, tornabuoniarte.it).

 

Selezionata in collaborazione con l’Archivio Mambor e con la consulenza scientifica di Maria Grazia Messina, la scelta si apre con un’opera del 1958 che ricorda gli esordi di Mambor prima ancora della «svolta pop» anni Sessanta, decennio che in mostra parte con due lavori minimalisti, monocromi, realizzati con legno e mollette: Oggetto verde e Oggetto rosso, entrambi 1960, che testimoniano il rapporto strettissimo, al tempo, tra le sperimentazioni di Renato e quelle di Lo Savio.

6.timbri, 1964, inchiostro da timbro e pennarello su carta, 50 x 72 cm

 

Seguono quadri e sculture nel «segno» tipico (ma sempre riconoscibile, nonostante l’appartenenza al clima di un’epoca) di Mambor: opere riflessive, spesso frutto di una meditazione che ha da sempre unito all’aspetto visivo-formale dell’quadro la riflessione sul quadro stesso.

 

«Concettuale» o «protoconcettuale» sono definizioni usate spesso per l’arte di Mambor, capace comunque di dar vita a lavori oggi considerati iconici di una stagione e qui rappresentati, sia pur in sintesi: le sagome di uomini senza individualità, figure che somigliano a segnali stradali (siamo nel tempo dell’industrializzazione di massa), altre realizzate in serie con inchiostro da timbro o quei Ricalchi ispirati ai rebus enigmistici... Tutti quadri che evidenziano problematiche sulla disumanizzazione tipiche dei decenni 60-70.

 

renato mambor

Una ricerca per «tipi» che Mambor, dopo una lunga pausa dalla pittura, riprenderà accentuando però il recupero di una piena individualità (molte le variazioni sul tema autoritratto) anche influenzato dalla recitazione buddista abbracciata nel frattempo.

pitagora mambor

 

 

Renato Mambor attore in uno spaghetti western4.l uomo segnale, 1962, 50 x 110 cmrenato mamborMamborR.-Mambor-QUADRERIA-INFINITA-2012...-6 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio bennidiacono, kounellis, ceroli, mambor, lombardo, nettuno 1965, corradino di svevia , courtesy archivio mamborosservatori bianchi heteronomus 1997 complesso monumentale di s.michele a ripa. roma, courtesy archivio mambor5 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni2 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni15.gli osservatori (maschera), 1983, tecnica mista su cartone, 71 x 101 cmmambor nel suo studio con gianni sassi. milano, 1968, courtesy archivio mambor7 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni8.il gesto dell’autostrada, 1965, tecnica mista su tela, 130 x 130 cm Renato Mambor3 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni3.oggetto verde, 1960 smalto su legno e mollette, 60 x 112 x 10 cm7.tirare la fune, 1965, smalto su tela, 89 x 89 cm Renato Mambor Renato Mambor installazione9.il peso dei colori, 1966, tecnica mista su carta, 68 x 96 cm10 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni12 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni13 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni14. mambor e l evidenziatore. foto di claudio abate1 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni11 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni19.fili, 2012, sagoma di legno dipinto, rocchetti di legno e filo di cotone colorato, silhouette 160 x 50 cm, rocchetti 18 x 38 cm l’uno17.anch’io, 2008, tecnica mista su tela, 150 x 100 cm16 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni14 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni12.cactus, 1967, tecnica mista e collage su cartone, 71 x 101 cm9 mambor, installation view, tornabuoni arte roma, maggio settembre 2024. giorgio benni11.chiudere la porta, 1966, smalto e pennarello su carta, 71 x 101 cmrenato mambor e patrizia speciale, nato re magio , 1979, foto donatella rimoldi, courtesy archivio mambor2.oggetto rosso, 1960 smalto su legno e mollette, 110 x 60 x 8 cmnato re magio. nel finale p.colaps e l. battaglioni con patrizia speciale e renato mambor. ph. rimoldi, courtesy archivio mambormostra mambor pascali 1966 libreria guida, napoli, courtesy archivio mamborr.mambor e e.prini itinerari genova 1968, courtesy archivio mambor10. l’albero blu, 1966 perspex sovrapposto su supporto in tela dipinta con tecnica mista, 82 x 82 cm1.senza titolo, 1958 tempera su carta, 70 x 50 cm5.timbri, 1963, inchiostro da timbro e acrilico su carta, 72 x 51 cmmambor, ceroli e tacchi alla prima personale di mambor alla tartaruga di plinio de martiis, roma, 1965, courtesy archivio mambormambor, allevamenti di campi da football via sabotino, estate romana, 1979, courtesy archivio mambor16.contemporaneo, 2004, tecnica mista su tela tamburata, 100 x 150 cmmambor e ceroli, new yok 1966, courtesy archivio mambor 13. tappezzeria, 1970, acrilico su carta, 100 x 70 cmmambor, celentano, mina, meccia, urlatori alla sbarra , 1960, courtesy archivio mambor mambor in studio dimenticato genova, 1971, courtesy archivio mambor

Ultimi Dagoreport

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

FLASH! – OLTRE AL SILURAMENTO DI FEDERICO FRENI ALLA GUIDA DELLA CONSOB (CERCASI UN TECNICO), NEL TURBOLENTO VERTICE DI MAGGIORANZA DI IERI NON POTEVA MANCARE IL CASO VANNACCI - IN TEMPI DI CRUCIALI E DEMENTI TRUMPATE GEOPOLITICHE, MELONI HA MESSO ALLE STRETTE SALVINI: O IL TUO VICE SEGRETARIO CON LE STELLETTE AL CONTRARIO SI DA’ UNA REGOLATA E LA FINISCE DI SPARARE CAZZATE (L’ULTIMA: L’INVITO ALL’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA) OPPURE, CARO MATTEO, LO DEVI ESPELLERE DALLA LEGA – IL BARCOLLANTE LEADER DEL CARROCCIO L’HA RASSICURATA: “NON SARÀ UN PROBLEMA” (MA NESSUNO CI CREDE…)