camillo ruini

“SE NON AVESSI FATTO IL PRETE, AVREI ASSECONDATO LA MIA VOCAZIONE POLITICA...” – CAMILLO RUINI, EX PRESIDENTE DELLA CEI SCOMPARSO A 95 ANNI, FU IL RICHELIEU DEMOCRISTIANO CHE PORTO’ LA CHIESA NELL’AGONE POLITICO - DOPO AVER SPOSATO ROMANO PRODI E FLAVIA FRANZONI, ALCUNI ANNI DOPO, IL CARDINALE ERA DIVENTATO UNO DEI DETRATTORI PIÙ INTRANSIGENTI DEL PROFESSORE. SU BERLUSCONI: “L'HO APPOGGIATO E, AVENDOCI PARLATO, CREDO CHE FOSSE CREDENTE” - NEL 2005 RUINI IMPEGNA LA CHIESA NELLA CAMPAGNA REFERENDARIA SULLA LEGGE PER LA PROCREAZIONE ASSISTITA, DANDO INDICAZIONI DI “NON VOTO”- NEL 2007 È L'ARTEFICE DEL "FAMILY DAY" CONTRO IL RICONOSCIMENTO DELLE COPPIE DI FATTO. NEL 2009 IL CARDINALE SI SPESE ANCHE SUL FINE-VITA, ARRIVANDO A SOSTENERE “LASCIAR MORIRE ELUANA ENGLARO È UN OMICIDIO…”

Fabio Martini per “la Stampa” - Estratti

 

camillo ruini

La sua incontenibile passione per la politica, nel corso degli anni si era trasformata in un primato: nella storia della Repubblica nessun prelato ha esercitato un'influenza sulla politica italiana altrettanto profonda di quella promossa da Camillo Ruini.

 

Nei 16 anni durante i quali ha guidato la Conferenza Episcopale italiana, gli anni di Berlusconi e Prodi, il cardinale Ruini ha realizzato un'impresa che era riuscita soltanto a papi come Pio XII e Paolo VI: impegnare direttamente e attivamente la Chiesa (che da decenni si era ritratta da ogni ingerenza) in una trincea politica di prima linea: cortei, referendum, dichiarazioni lapidarie sui temi più sensibili.

 

Riuscendo a trascinare nelle sue battaglie confessionali un partito come Forza Italia, guidata da un personaggio come Silvio Berlusconi, per il quale la vocazione materialistica evidentemente era più forte di quella cattolica. La difesa dei "valori non negoziabili", a cavallo tra anni Novanta e primo decennio del nuovo secolo, è stata anche l'ultima corposa interferenza della Chiesa nella politica italiana e l'artefice-protagonista è stato proprio Camillo Ruini, un cardinale dotato di un'intelligenza politica fuori dal comune, che lui stesso ammise: «Se non avessi fatto il prete, avrei assecondato la mia vocazione politica...». 

 

camillo ruini prodi

Un'attitudine che lo rese duttile anche nelle amicizie personali: dopo aver sposato Romano Prodi e Flavia Franzoni, alcuni anni dopo il cardinale era diventato uno dei detrattori più intransigenti del Professore. Con Berlusconi ha seguito il percorso inverso: Ruini è parso sempre insensibile alla vita privata e ai valori esibiti dal Cavaliere (edonismo, consumismo, "pluralismo affettivo") tanto è vero che il Cardinale di recente aveva detto: «L'ho appoggiato e, avendoci parlato, credo che sì, fosse credente». 

 

Un pragmatismo che lo ha sempre portato ad avvicinarsi a chi di volta in volta esercitava il comando: lui che era nato a Sassuolo e che era vissuto in una provincia, Reggio-Emilia, egemonizzata dal Pci, negli anni post-conciliari assieme ad altri ragazzi (tra i quali Romano Prodi) aveva animato il «Circolo Leonardo», che portò a Reggio le voci più autorevoli del rinnovamento conciliare, come il gruppo «Lettere '70», che vantava campioni del progressismo cattolico come David M. Turoldo, Ernesto Balducci e Raniero La Valle.

camillo ruini andreotti 33

 

Contrastò i tentativi di egemonia da parte di Comunione e liberazione, verso la quale in quella fase don Camillo manifesta la sua avversione, arrivando a bollare come "imparaticcia" la preparazione culturale e teologica dei suoi aderenti. 

 

Ma quando nella Chiesa il vento girerà, i cattolici-democratici da amici, diventeranno avversari. E quanto alla Dc, sinché resiste, Ruini resta democristiano: è con De Mita e poi si sposta su Forlani, spera in Martinazzoli nel tentativo di tenere in vita una post-Dc ma quando il Ppi si divide e una parte va con i post-comunisti Ruini rompe con i suoi vecchi amici.

 

È la fine -assai brusca - del rapporto personale con Prodi col quale Ruini intreccia dialoghi privati burrascosi perché, a suo avviso, il Professore stava riabilitando i comunisti, usciti sconfitti dalla guerra fredda. Ed è l'inizio della stagione interventista che aveva un precedente rilevante: quella del cardinal Siri, nemico giurato del primo centro-sinistra. Da presidente della Cei, tra il 1991 e il 2007, Ruini riporta al centro una Chiesa che fa politica in presa diretta, senza le antiche deleghe. Ruini si impegna su fine-vita, unioni civili, procreazione assistita. E lo fa con una notevole freddezza politica. 

 

camillo ruini andreotti

Nel 2005 Ruini impegna la Chiesa nella campagna referendaria sulla legge per la procreazione assistita, dando indicazioni di «non voto», alle fine riuscendo ad impedire il raggiungimento del quorum. Una vittoria.

 

Nel 2007 è Ruini l'artefice del Family day del 12 maggio in Piazza San Giovanni a Roma, contro il progetto di riconoscimento delle cosiddette coppie di fatto, i cosiddetti Dico, proposti dal governo Prodi, infilando anche un cuneo dentro il centro-sinistra, grazie all'appoggio del giovane Matteo Renzi. Il successo della piazza determinò l'abbandono del progetto di legge e finì per dimostrare per diversi anni il rinascente potere della Chiesa cattolica sulla politica italiana.

 

Nel 2009 il cardinale si spende anche sul fine-vita, arrivando a sostenere che «lasciar morire Eluana Englaro è un omicidio» e dunque l'intervento del Governo Berlusconi è «un dovere». La donna in stato vegetativo da 17 anni terminò la sua vita per interruzione dell'alimentazione artificiale ma lo stop della Chiesa di Ruini pesa ancora oggi.

 

Sedici anni dopo il suo "veto", Camillo Ruini nell'intervista rilasciata a La Stampa il 2 agosto scorso, Ruini ha tenuto il punto: «Sul fine vita meglio nessuna legge che una legge cattiva». Anche se di quella sua ultima intervista resta un'espressione assai impegnativa per un uomo di Chiesa così influente: «A Silvio Berlusconi mi univa un'amicizia». 

 

camillo ruini cossigacamillo ruini berlusconi

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