SINNER VA VELOCE CON BOLT IN TRIBUNA: LIQUIDA HUMBERT IN POCO PIU’ DI 1 ORA A MONTECARLO E POI INCASSA L’ENDORSEMENT DELL’EX VELOCISTA GIAMAICANO (UN PO' IMBOLSITO) - “CREDO CHE TU POSSA DIVENTARE UNA LEGGENDA” - LA PROSSIMA PARTITA DI JANNIK SARÀ CONTRO MACHAC O CERUNDOLO: “TORNARE NUMERO 1 È IMPORTANTE MA LO È DI PIÙ DIVENTARE UN TENNISTA PIÙ FORTE SULLA TERRA ROSSA” – ALCARAZ: “SONO ONESTO: PERDERÒ IL N.1. NON SO SE ACCADRÀ A MONTECARLO O NEL PROSSIMO TORNEO. HO DA DIFENDERE TANTI PUNTI: RICONQUISTARLI TUTTI SARÀ DIFFICILISSIMO…” – VIDEO
Gaia Piccardi per corriere.it - Estratti
In tribuna c’è l’uomo più veloce del pianeta terra, e allora anche ai due tennisti più forti sulla terra (battuta) viene una certa fretta. In 1h04’ Jannik Sinner si sbarazza del mancinismo innocuo del francese Humbert (6-3, 6-0. Giovedì la prossima partita, per gli ottavi, contro Machac o Cerundolo),
a Carlos Alcaraz bastano cinque minuti in più (1h09’) per rispedire in Argentina Baez (6-1, 6-3), non prima di aver marchiato il centrale con un dritto incrociato a 183 km all’ora. Montecarlo, comme d’habitude, gioca le sue carte migliori: i pretendenti al titolo, lo strapiombo sul Mediterraneo, il saporito condimento di vippame assortito.
Usain Bolt, barbetta da satiro e venti chili in più rispetto al 9”58 (100) e al 19”19 (200) di Berlino 2009, crono che sono ancora record del mondo, attirato nel Principato da uno sponsor sembra sinceramente impressionato dal debutto stagionale in singolare di Sinner sul rosso. Jannik lo abbraccia («Wow, sei ancora muscoloso!»), poi incassa l’endorsement di Mr. Sprint:
«Credo che tu possa diventare una leggenda». Bolt avrà detto la stessa frase ad Alcaraz, ma ci sta: gli incroci al vertice tra totem dello sport non sono mai caratterizzati da discorsi originalissimi (Zendaya, d’altronde, aspetta ancora di conoscere il campione italiano: nel 2024 era nel Principato per promuovere «Challengers», il film sul tennis di Guadagnino, Jannik perse e l’incontro saltò).
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Il profumo del sorpasso, però, si diffonde irrefrenabile nell’aria salmastra di Montecarlo. Adesso che ha eguagliato le 66 settimane al vertice di Jannik, Alcaraz sembra rassegnato all’ineluttabile: «Sono onesto: perderò il n.1. Non so se accadrà a Montecarlo o nel prossimo torneo. Ho da difendere tanti punti: riconquistarli tutti sarà difficilissimo. Jannik, invece, qui ha soltanto da guadagnare.
In questo momento, la classifica per me non è un pensiero: sono concentrato sulla volontà di ritrovare le belle sensazioni sulla terra: quel che sarà, sarà». Sulla caviglia sinistra di Carlitos è spuntato il tatuaggio di un canguro per celebrare il trionfo in Australia a gennaio: lo aspetta il vincitore della sfida tra Etcheverry e Atmane, altra terra con cui sporcarsi i pedalini. Ogni paio in più che finisce in lavatrice, aumenta il chilometraggio sull’amato rosso.
L’ultima volta sulla terra di entrambi era stata al Roland Garros, in quella finale che Jannik era stato a tre passi dal conquistare. Trecentosedici giorni fa. Non era banale ricominciare a macinare polvere di mattone con tanta autorevolezza.
Ma in fondo Montecarlo (come spiega Riccardo Piatti al Corriere, qui l'intervista) serve proprio a ritrovare colpi e spostamenti su un terreno vivo e mutevole, benché i due predestinati trattino il tennis come se fosse un playground mono-superficie. Nel box di Jannik è tornato papà Hanspeter, che nel Principato può esercitare le sue doti di cuoco direttamente a casa del figlio. E dopo Torino è ricomparsa Laila, con Snoopy.
Decidere di affrontare Montecarlo così a ridosso del Sunshine Double che non riusciva a nessuno dal 2017 (Federer), è stata una scelta di Sinner, che non ha sentito il bisogno di consultarsi con i coach. Essere uscito da Indian Wells e Miami senza perdere un set, e senza dolori nel corpo, gli ha dato fiducia: non c’era motivo di restare fermo ai box.
Ma se Jannik Sinner si iscrive a un torneo, è per vincerlo. Coppa e primato del ranking: il ragazzo che ieri è sembrato «solo» allenarsi sul centrale di Montecarlo, vuole tutto.




