vittorio boiocchi curva nord inter san siro

“LA CURVA DESERTA DI SAN SIRO È L’EQUIVALENTE DELLA CASA PIENA DI ORO E MARMO DEI CASAMONICA” – “LA STAMPA”: “OGNI ECCESSO STUCCA, STUFA, STANCA, TANTO DA PORTARE ALL’INSOFFERENZA, AL DISGUSTO. PRIMA DI INTER-SAMPDORIA I CLAN DELLA CURVA FACEVANO QUELLO CHE GLI PAREVA, COME DA TRADIZIONE. DOPO POTRANNO ANCHE CONTINUARE A FARLO, SOLO CHE ORA RESTA QUELL’IMMAGINE, CHISSÀ SE A FARE DA STACCO O DA PONTE” – “TOCCA ALL’INTER, COME ALLE ALTRE SOCIETÀ, DECIDERE E DI CERTO NON È UNA SCELTA COMODA, MA RESTA, ESISTE. OLTRE I COMUNICATI RETORICI E LE SCUSE RIPETUTE OPPOSTE ALL’INDEFINIBILE RESPONSABILITÀ DI UN REATO…”

Giulia Zonca per “La Stampa”

 

inter sampdoria curva nord

Oltre lo scandalo resta il vuoto che stavolta, se non altro, si vede. Si impone: la curva deserta di San Siro è l’equivalente della casa piena di oro e marmo dei Casamonica. Quel troppo che lascia il segno, l’impunità che diventa fotografia e si pianta nel giudizio della gente. Ogni eccesso stucca, stufa, stanca, tanto da portare all’insofferenza, al disgusto.

 

Prima di Inter-Sampdoria i clan della curva facevano quello che gli pareva, come da tradizione. Dopo potranno anche continuare a farlo, solo che ora resta quell’immagine, chissà se a fare da stacco o da ponte.

 

casamonica

Tocca all’Inter, come alle altre società, decidere e di certo non è una scelta comoda, ma resta, esiste. Oltre i comunicati retorici e le scuse ripetute opposte all’indefinibile responsabilità di un reato che viene addirittura immortalato in uno scatto. E stavolta è quello giusto.

 

Si parla della stessa curva da cui è stato lanciato un motorino in un derby incandescente interrotto per violenza. È successo più di 20 anni fa, solo che da quell’album esce uno sfondo di fumogeni rossastri davanti al profilo di Materazzi appoggiato alla spalla di Rui Costa, praticamente un’immagine romantica.

 

vittorio boiocchi 45

Una spremuta di empatica malinconia. Le suggestioni non te le scegli, ti arrivano addosso e quella sera, che poteva portare allo sfinimento, è stata tramandata come un nuovo inizio. Fosse stato vero non saremmo qui oggi a guardare i seggiolini abbandonati al loro verde plastica. Non staremmo davanti a un pezzo di stadio sventrato come se ci fosse scoppiata una bomba dentro. È successo qualche cosa di molto simile e ci sta che la strafottenza faccia l’effetto di un’arma chimica. Puzza. Strozza. Toglie il respiro.

 

Il boss della curva, pregiudicato e trafficante, è morto e i capetti che lo circondano sentono il bisogno di rendere omaggio, solo che non invitano i presenti a unirsi al flash mob. Li cacciano. Spettatori malmenati perché abbonati nel settore meno caro. L’arroganza del bullo si nutre di sguardi impotenti.

 

MOTORINO SAN SIRO

L’Italia ha una lunga storia di sbruffoni malavitosi, di delinquenti tollerati per un finto quieto vivere. La mafia ha prosperato così, con l’inchino al don, per strada, nel giorno della festa della santa, con il crimine formato famiglia, definita dal sangue o dal tifo è uguale.

 

Gli Spada prendevano a testate in pubblico chiunque osasse denunciarli, avvertimento dato da un circolo che solo l’anno scorso un giudice ha definito «clan mafioso». Giusto in ottobre uno degli esponenti di spicco è tornato libero. Ostia ha sparato i fuochi di artificio. I Casamonica hanno fatto i loro comodi nel bel mezzo di Roma, tra papi e ministeri e più dei tanti squallidi reati ha potuto quella villa confiscata ed esposta.

 

gli ultras fanno evacuare la curva nord di san siro 6

Da temuta e rispettata, l’organizzazione è diventata insostenibile per i bagni barocchi incastrati in un lusso da re. Il calcio tollera più della giustizia, in un sistema dove ci si nasconde dietro a inafferrabili «non posso», dentro curve che altrove, in Europa, denunciano Mondiali da sfruttamento e fanno campagne di sensibilizzazione. Qui sono occupate dai clan, a cui ancora i club si inchinano nel giorno della festa della santa, cioè ogni maledetto fine settimana.

 

Nella rispettabile Milano succede spesso, come se a tenere certa gente lì, sotto telecamere che non forniscono mai prove, si facesse quasi un servizio sociale.

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