carlo verdelli titolo gazzetta sul mondiale conquistato dall italia

“TUTTO VERO” - VENT’ANNI DOPO L’EX DIRETTORE DELLA “GAZZETTA DELLO SPORT” CARLO VERDELLI SPIEGA COME NACQUE IL TITOLO DELLA “ROSEA” CHE RACCONTÒ L’ITALIA CAMPIONE DEL MONDO - “QUANDO HO VISTO TUTTE QUELLE PERSONE IN STRADA HO PENSATO: ‘ADESSO FESTEGGERANNO PER TUTTA LA NOTTE. POI ANDRANNO A DORMIRE. E DOMANI MATTINA, QUANDO SI SVEGLIERANNO, LA PRIMA DOMANDA CHE SI FARANNO SARÀ: È SUCCESSO DAVVERO O ERA SOLTANTO UN SOGNO?'” – E POI RIVELA I CONSIGLI DATI DA BEARZOT A LIPPI E LA SPERANZA DI RIVEDERE L’ITALIA AL MONDIALE “SOPRATTUTTO PER I BAMBINI. CI SONO GENERAZIONI CRESCIUTE SENZA AVER MAI VISTO LA NAZIONALE GIOCARE UN MONDIALE. È UNA COSA ENORME, PERCHÉ…” - VIDEO

Riccardo Quarti per https://www.bergamonews.it/2026/07/09/tutto-vero-ventanni-dopo-il-titolo-che-racconto-litalia-campione-del-mondo-verdelli-il-nostro-calcio-riparta-dai-bambini/907359/

 

“Quando ho visto tutte quelle persone in strada ho pensato: ‘Adesso festeggeranno per tutta la notte. Poi andranno a dormire. E domani mattina, quando si sveglieranno, la prima domanda che si faranno sarà: è successo davvero o era soltanto un sogno?'”

 

carlo verdelli

La sera del 9 luglio 2006, all’Olympiastadion di Berlino, la  Nazionale Italiana di calcio aveva appena conquistato il suo quarto Mondiale, battendo la Francia ai calci di rigore. Carlo Verdelli era il direttore della Gazzetta dello Sport. Dalla finestra del suo ufficio, all’interno della redazione, guardava verso via San Marco, a Milano. Sotto i suoi occhi la città iniziava a riempirsi di bandiere, trombe e clacson. In quella notte sospesa tra realtà e incredulità intuì il titolo della prima pagina destinata a diventare una delle più iconiche della storia del giornalismo italiano. Due parole: “Tutto vero!“.

 

Il giorno successivo la Gazzetta vendette 2 milioni e 300 mila copie. Un record assoluto per un quotidiano italiano, oggi ancora imbattuto. Quella vittoria arrivava nel bel mezzo di un’estate particolare per il calcio italiano. La Nazionale di Marcello Lippi affrontava il Mondiale mentre il Paese seguiva anche gli sviluppi di Calciopoli, lo scandalo che aveva travolto il movimento e che avrebbe portato la giustizia sportiva a prendere decisioni destinate a cambiare gli equilibri del nostro calcio.

festa a roma dopo il mondiale vinto dall italia 33

 

Per settimane gli occhi degli italiani erano rimasti divisi tra il campo e quello che accadeva fuori: le partite degli azzurri da una parte, le indagini e le sentenze dall’altra. Poi, per qualche settimana, tutto si concentrò su quella squadra. Doveroso però ritornare dentro quella notte all’interno della Gazzetta. Mentre fuori Milano esplodeva di gioia, dentro la redazione si giocava un’altra partita: quella contro il tempo. C’era una prima pagina da immaginare. C’era un editoriale da scrivere. C’era un’emozione collettiva da fermare sulla carta prima che svanisse.

tutto vero titolo gazzetta dopo la vittoria del mondiale

 

Giornalisti e redattori entravano nella stanza di Verdelli. Ognuno aveva un’idea. “Facciamo così”, diceva qualcuno. “No, meglio in quest’altro modo”, ribattevano altri. “A un certo punto – racconta il direttore – dissi: ‘Per favore, lasciatemi solo un attimo. Voglio riflettere’. Ma non c’era un attimo da perdere. Bisognava chiudere la prima pagina. E bisognava scrivere anche l’editoriale”.

 

Fu negli istanti successivi che nacque una delle copertine più celebri della storia del giornalismo italiano. Sotto quel titolo, Fabio Cannavaro solleva la Coppa del Mondo. La bocca spalancata in un urlo che racchiude liberazione, incredulità e felicità. La forza di quella prima pagina era tutta lì. Non servivano altre parole. Era tutto vero, per davvero.

 

Direttore, quale è il ricordo più emozionante di quella notte?

festa a roma dopo il mondiale vinto dall italia

Sicuramente il momento in cui capimmo che il giornale era diventato qualcosa di più di un semplice prodotto editoriale. Era diventato un pezzo della storia di quel trionfo. La mattina successiva andai a Pesaro, dove veniva stampata la Gazzetta dello Sport. Volevo ringraziare gli operai e i tecnici che avevano lavorato senza sosta per quasi 48 ore per permettere quella tiratura straordinaria: oltre due milioni di copie.

 

Arrivai in quello stabilimento pieno di macchinari modernissimi e molti operai mi vennero incontro chiedendomi di firmare una copia del giornale. Volevano conservarla come ricordo, non solo della vittoria dell’Italia, ma anche del fatto che loro avevano partecipato a quell’impresa. Fu un momento bellissimo: sentirsi parte di una storia collettiva.

 

Parliamo di quella Nazionale. Che tipo di condottiero era Marcello Lippi?

festa a roma dopo il mondiale vinto dall italia 11

Lippi arrivò alla guida di una squadra travolta dallo scandalo di Calciopoli e che noi chiamavamo “Moggiopoli”. Era un momento difficilissimo: quella Nazionale partiva circondata da sospetti e diffidenza. Il suo primo grande merito fu isolare il gruppo da tutto quello che accadeva intorno.

 

Riuscì a trasformare una squadra ferita in una squadra compatta, con un’identità fortissima. Non so se fosse la Nazionale più forte tecnicamente del Mondiale, ma sicuramente era quella che aveva più voglia di vincere. C’era anche il desiderio di riscattare l’immagine della maglia azzurra dopo lo scandalo. Lippi fu straordinario nel creare un gruppo dove tutti accettavano il proprio ruolo. Basti pensare a giocatori come Del Piero e Grosso, capaci di diventare decisivi anche partendo da posizioni non centrali.

 

Lippi ebbe un rapporto particolare con Enzo Bearzot durante quel Mondiale

Sì. Grazie a un grande giornalista come Alberto Cerruti ci fu un incontro in Gazzetta tra Lippi e Bearzot prima del Mondiale. Bearzot continuava a dire a Lippi: “Marcello, dammi del tu”, mentre Lippi rispondeva: “Non ce la faccio, mi scusi”. Era un rapporto di grande rispetto. Durante il Mondiale si sentirono spesso. Bearzot, che aveva vinto il Mondiale del 1982, diede consigli preziosi a Lippi, che li ascoltava con grande attenzione.

 

A vent’anni di distanza, qual è il vero significato della vittoria del 2006?

cannavaro alza la coppa del mondo

Vincere un Mondiale, come vincere una Champions League, è il risultato di una combinazione di talento, lavoro, fortuna e capacità di andare oltre i propri limiti. Quel gruppo aveva campioni straordinari, ma aveva soprattutto una grande forza collettiva. Detto questo, sembra incredibile: sono passati vent’anni, ma nel calcio italiano sembra passato un secolo. È cambiato tutto, non solo il calcio.

 

Oggi l’Italia non si qualifica ai Mondiali per la terza volta consecutiva e non abbiamo più quei campioni capaci di far innamorare un Paese intero, come accade in Francia, Argentina o Brasile. Dopo quella vittoria straordinaria non siamo riusciti a costruire abbastanza. Il calcio italiano è entrato in una fase difficile e avrebbe bisogno di ripartire dalle fondamenta.

 

Da dove bisogna ripartire?

Dai bambini e dai ragazzi. Dalla gioia di giocare a calcio. Bisogna tornare all’educazione sportiva di base, alla formazione, alla passione. Non bisogna promettere risultati immediati: serviranno anni. La Nazionale appartiene agli italiani. Non ai presidenti dei club e nemmeno ai singoli giocatori. È un patrimonio collettivo e va rispettata. Serve più trasparenza, più serietà e più passione.

 

Giovanni Malagò alla guida della Federazione può essere l’uomo giusto per rilanciare il calcio italiano?

festa a roma dopo il mondiale vinto dall italia 44

Malagò va giudicato dai risultati. Nel mondo olimpico ha ottenuto grandi successi: le medaglie non arrivano mai per caso, ma sono il frutto di organizzazione e programmazione. Se riuscirà a fare un miracolo anche nel calcio, ricostruendo da zero un movimento oggi in difficoltà, lo vedremo. Sarà importante capire anche le scelte tecniche, a partire dall’allenatore della Nazionale.

 

Lei da chi ripartirebbe per la Nazionale?

I nomi che circolano, come Mancini e Conte, sono quelli di allenatori con grande esperienza e grandi vittorie alle spalle. Però, se potessi scegliere liberamente, farei una scelta diversa: punterei su un tecnico giovane come Silvio Baldini.

 

marcello lippi

Mi piace l’idea di affidarsi a qualcuno capace di valorizzare i giovani e costruire un progetto nuovo. Ha già dimostrato di avere coraggio, convocando ragazzi giovani e dando spazio a chi può rappresentare il futuro. Lo sceglierei anche come figura di riferimento per tutto il Club Italia, con una responsabilità complessiva sulle Nazionali.

 

Chi vincerà il prossimo Mondiale? E quale titolo farebbe oggi Carlo Verdelli?

Un titolo non si può costruire a freddo. I titoli migliori nascono dal momento, dall’emozione, da quello che succede sul campo. Per quanto riguarda le squadre, vedo molto forte la Francia. Ho anche un grande trasporto emotivo per l’Argentina di Messi, perché sarebbe bellissimo vedere questo finale di carriera così luminoso.

 

La speranza è rivedere l’Italia al Mondiale tra quattro anni. Ce la faremo?

Lo spero soprattutto per i tifosi italiani e per i bambini. Ci sono generazioni cresciute senza aver mai visto la propria Nazionale giocare un Mondiale.

 

È una cosa enorme, perché il Mondiale è la vera festa del calcio. Privare un bambino di quell’emozione è come togliere qualcosa che dovrebbe accompagnarlo nella crescita. Il calcio non è solo una competizione: è un ricordo, un sentimento, una parte della cultura di un Paese.

festa al circo massimo dopo il mondiale vinto dall italia

 

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