"A CHI MI DICE 'MI AMI?' RISPOSTA SEMPRE LA STESSA COSA: 'IN QUESTO ISTANTE'" - IL PALUDATISSIMO "CORRIERE DELLA SERA" INTERVISTA "TAYLOR B", AL SECOLO ALESSANDRA VITTIGLIO, PROFESSIONE ESCORT (MA LEI NON AMA DEFINIRSI COSÌ: "SONO UNA PERFORMER. I CLIENTI COMPRANO UN'ESPERIENZA") - LA 37ENNE FATTURA FINO A 20 MILA EURO AL MESE, A VOLTE 3 MILA AL GIORNO. LA CHIAMANO NOTAI, PRIMARI E IMMOBILIARISTI CHE HANNO POCO TEMPO, TANTI SOLDI E MOLTE ASPETTATIVE - I SOPRANNOMI AI CLIENTI: "STIPENDIO", "MILANO ORE 16", "BRAVO" (SE IL BONIFICO È STATO RAPIDO) - POI CI SONO I "CROCEROSSINI", CHE ARRIVANO CARICHI DI DONI, BORSE DI HERMÈS, ROLEX COPERTI DI BRILLANTI, RICARICHE SU CARTE PREPAGATE, CONVINTI DI CAMBIARLE VITA: "SONO SOLO EGO..."

Estratto dell'articolo di Allegra ferrante per www.corriere.it

 

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Uno squillo. Breve. «Sei libera?». No. Un altro squillo. «Duecento euro, mezz’ora. Trecento, un’ora». Il terzo: «Ti posso provare?». In un solo mattino, 158 messaggi whatsapp. Notai, primari, immobiliaristi — tempo poco, aspettative alte.

 

Calciatori no, «non sono una categoria conveniente». «Mi ami?». La risposta è sempre la stessa: «In questo istante». Benvenuti nel quartier generale di Taylor B (Alessandra Vittiglio, all’anagrafe), l’imprenditrice dell’estasi amorosa che amministra un flusso ininterrotto di capitali e pulsioni.

 

Radici romane, trentasette anni, una fede sottile all’anulare: «Uno dei miei aspiranti fidanzati». È una escort, certo, ma con la freddezza di un broker: dieci appuntamenti quotidiani tra video live, pranzi di rappresentanza e weekend tra Cortina e Saint Tropez. Mappa del business: Porta Venezia, Chinatown, CityLife. «Una giornata può chiudersi a tremila euro. O restare a settecento». Incasso mensile? Venti mila, nei periodi ordinari. E il sesso è l’ultima delle formalità.

 

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Non basta chiamare. La transazione inizia dalla scansione del bisogno. Alessandra ascolta il respiro, la fretta, la filigrana della voce. Seziona l’uomo prima ancora che varchi la soglia. Lo chiama «profiling»: criminologia –formazione universitaria mai archiviata, la sua – applicata al desiderio.

 

Il cliente milanese? «Si riconosce presto: arriva in fascia da ufficio, tra pausa pranzo e tardo pomeriggio». Gentile nella forma, scaltro nel pagamento. «Di cosa ti occupi?». Se la risposta non ha lo spessore del prestigio, la porta resta chiusa. La selezione esclude, ma poi ordina. 

 

I giovanissimi, dai diciotto anni in su: belli, spavaldi, una sicurezza che maschera l’imbarazzo del listino. «Guarda che fisico: potrei averti gratis», dicono per alleggerire il momento. Ma anche gli âgé, i suoi «papi» –la scelta d’elezione. Meno fame di corpo, più confidenza. «Un servizio di consulenza».

 

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Mille euro per sessanti minuti di analisi, solo per essere finalmente ascoltati. Seguono le esibizioni di prestigio: cene in location d’élite, con una complice d’alto bordo che colma il vuoto di un tavolo stellato.

 

Tra i più assidui, gli sposati: custodi dell’ordine domestico con licenza di evasione. Per loro, Taylor è la «salvafamiglie» che preserva matrimoni stanchi. Un’ora fuori dal copione, poi di nuovo dentro il ruolo. «Raccolgo le parafilie – così chiama le perversioni – che non osano confessare a casa». La formula attecchisce: tradire per non cambiare nulla.

 

Sul display dei suoi due smartphone, i clienti perdono il nome proprio: «Stipendio», «Milano ore 16», «Bravo» se il bonifico è stato rapido. Alcuni diventano ricorrenti. I «crocerossini», li chiama. Arrivano carichi di doni — borse di Hermès, Rolex coperti di brillanti, ricariche su carte prepagate — convinti di cambiarle vita.

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«Prenotano uno slot. Poi provano a distinguersi». Sognano di salvarla da un equilibrio che governa. «Solo ego», taglia corto. Il regalo non sostituisce il pagamento. Si somma. È un altro linguaggio. Lei lo accetta, ma non lo trasforma mai in debito. E la regia resta sua. «Sono una donna indipendente». 

 

Libertà è decidere tutto: orari, corpo, città, tariffa. Anche la qualifica. Escort è la parola che usano gli altri. Lei ne usa molte di più. È «una performer», «una compagnia», «un’esperienza». A volte «una first lady». «Comprano la mia essenza», ride. «Ma poi torna a me». Non c’è mai cessione definitiva. Solo prestito. È uno scambio netto: denaro e gratificazione. Anche la sua. «Voglio il controllo totale su di me». La sua famiglia sa tutto. Nessun rimorso. «Se cedo ai sensi di colpa, divento povera».

 

«Tesoro, dimmi», abbassa gli occhi sull’agenda. Riga dopo riga, spostamenti, cognomi veri o presunti, mezze ore e ore intere. Le sedici e trenta, forse le diciassette. «Se non vieni, mi fai perdere una sessione». Ogni squillo non preso è una piccola uscita di cassa.

 

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Taylor struttura, mette a registro. C’è una base fatta di video e sexy chat, contenuti a pagamento che lavorano in parallelo. Poi gli incontri, modulati per durata e intensità. E i ritorni, quelli che diventano una linea stabile di entrata. «Un business da paura», ammette. Fa tutto da sola. Annunci sui siti, profilo aggiornato, foto selezionate. 

 

[...] È una geisha di rango che sa rimettere in riga l’avventore se solo osa sfiorarle i capelli o il viso senza aver pagato l’extra. «Mi baci?». Dipende. «Quanto costa?». Cento euro in più. Cinquanta se lui le piace. «Troppo intimo. Deve restare fuori dal tariffario ordinario».

 

Guadagna molto, spende molto. «Investo su tutto». Filler, botox, abiti haute couture, capelli, unghie, pellicce. Il lusso è la sua attrezzatura. «Io non sono come le altre», ripete. Non lavora con altre donne, non divide appartamenti, non vuole agenzie. Legge saggi, Andreotti sul comodino. A pranzo spesso da sola, nei ristoranti migliori della città. Non vuole essere raggiungibile troppo facilmente. Paura degli stalker. Tutto è esposto, ma niente deve essere davvero accessibile.

 

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Fuori si muove poco e mai da sola. Taxi, Uber, Ncc. «Sempre accompagnata». Ha i suoi «scagnozzi», guardie informali che presidiano gli spostamenti. Sul letto, una valigia sempre aperta. Case prese in affitto, suite d’albergo, quartieri benestanti. Il suo ufficio è un loft futuristico, dove i lampadari di Venini riflettono un ordine che non deve conoscere l’ordinario: «Chi entra deve sentirsi già altrove».

 

L’amore, nella sua grammatica, è un’illusione per principianti: «Li voglio tutti», dice. Tutti, per il potere. Un uomo solo non le ha garantito abbastanza. Così è tornata all’unico mestiere che conosce davvero: vendere. Abiti, prima, nelle boutique della Tuscolana. Poi la metamorfosi in un bene di lusso. La chiama vocazione: diventare irraggiungibile e farsi pagare il tragitto. È un loop elettrico. Notifica, conferma, indirizzo, pagamento. [...]

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