riforma corte dei conti giorgia meloni sabino cassese sergio foa

UN’ALTRA RIFORMA SCRITTA CON I PIEDI DALL’ARMATA BRANCA-MELONI – SERGIO FOÀ, PROFESSORE ORDINARIO DI DIRITTO AMMINISTRATIVO ALL'UNIVERSITÀ DI TORINO, SMONTA PUNTO PER PUNTO LA RIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI FIRMATA DA FOTI: “È ISPIRATA AL CRITERIO DELL’EFFICIENZA MA FAVORISCE, ALL’OPPOSTO, NUOVE FORME DI INEFFICIENZA. CONTIENE UN’AMPIA DELEGA AL GOVERNO SULLA RIORGANIZZAZIONE DELLA CORTE, CHE IN DIVERSI PUNTI LASCIA UNO SPAZIO ECCESSIVO ALL’ESECUTIVO” – LA BORDATA A SABINO CASSESE: “NEI GIORNI SCORSI HA DIFESO LA RIFORMA VOLUTA DAL GOVERNO, CRITICANDO E SVILENDO IL RUOLO DELLA MAGISTRATURA CONTABILE”

Articolo di Sergio Foà* per “il Fatto quotidiano” - Estratti

*professore ordinario di Diritto amministrativo presso l'Università di Torino

 

Sergio Foà

Nei giorni scorsi, il professor Sabino Cassese ha difeso la riforma della Corte dei Conti voluta dal governo, la cosiddetta “legge Foti”, criticando e svilendo il ruolo della magistratura contabile. La realtà si presta però a una lettura diversa. La riforma ha cinque ombre pesanti.

 

La prima peculiarità è “genetica” e attiene all’iter di approvazione: nasce infatti da un particolare dialogo tra la Corte costituzionale e il legislatore.

 

Carlo Nordio e Sabino Cassese ad Atreju - foto lapresse

La Consulta, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dello “scudo erariale”, che limitava la responsabilità degli amministratori pubblici al solo dolo per le condotte commissive, ha suggerito al Parlamento il contenuto della nuova disciplina, con un monito che in larga parte coincideva con il contenuto della legge Foti, in fase di approvazione parlamentare.

 

La seconda ombra è “finalistica”: l’intero impianto ruota attorno al superamento della “paura della firma” del funzionario pubblico: se si alleggerisce la sua responsabilità, ne beneficia l’amministrazione e, quindi, la collettività.

 

CORTE DEI CONTI

Si introducono così dei tetti alla somma che può essere recuperata dal funzionario colpevole (il 30% del danno, nel massimo di due annualità stipendiali), automatici e non modulabili, trattando allo stesso modo situazioni anche molto differenti.

 

Ma soprattutto: garantisce davvero il buon andamento amministrativo far gravare sulla collettività il 70% del danno causato dal funzionario? Non vi è prova, in termini quantitativi, che questa soluzione favorisca i cittadini.

 

Il tentativo di rimediare, mediante la stipulazione obbligatoria di polizze assicurative per i funzionari è già stato differito al 2027, per gli evidenti problemi applicativi.

 

giorgia meloni tommaso foti - foto lapresse

La terza ombra è “istituzionale”: la riforma unisce profili di diritto sostanziale (sulla responsabilità e sulle esimenti) e profili di diritto processuale, che interessano la giustizia contabile e anche l’organizzazione della Corte dei conti.

 

L’idea di fondo sarebbe riportare la Cdc al ruolo che essa svolgeva originariamente e cioè non di “severo organo requirente e giudicante” su un’attività svolta, affidandole piuttosto un ruolo di assistenza e guida preventiva dell’azione amministrativa.

 

La riforma, però, non è coerente in termini di effettività. Prevede una nuova attività consultiva della Corte e incentiva l’esercizio del controllo preventivo di legittimità su atti dello Stato e degli enti territoriali. Entrambe le funzioni servono a escludere la colpa grave del funzionario che conformi la successiva attività all’atto della Corte dei conti.

 

sergio mattarella inaugurazione anno giudiziario corte dei conti

Sull’attività consultiva la norma è scritta male e dimentica che la Cdc, anche in tale veste, è sempre un giudice: non è chiaro quando i pareri possano riguardare casi concreti, e prevede l’istituto del silenzio-assenso, equiparando in modo inammissibile la Corte a una pubblica amministrazione.

 

L’Amministrazione, insomma, potrebbe compiere atti causativi di danno erariale solo perché la Cdc non è riuscita a rendere il parere in 30 giorni. [...] 

 

La quarta ombra è “logica”: tutta la riforma è ispirata al criterio dell’efficienza ma favorisce, all’opposto, nuove forme di inefficienza. È introdotta una “esimente politica presunta” per i politici che decidano in base a pareri tecnici. Ciò incentiverà i funzionari, a loro volta, ad avvalersi della funzione consultiva della Corte, allungando i tempi.

 

CHIAGNI E FOTI - MEME BY EMILIANO CARLI

L’effetto potrebbe essere quindi: il politico che non risponde, il funzionario che tende a proteggersi chiedendo pareri, il cui rilascio avrà tempi diversi a seconda che essi vertano su questioni generali e astratte oppure su casi concreti.

 

Quanto ai controlli preventivi di legittimità, rimane il problema se l’esimente da responsabilità riguardi anche gli atti presupposti dello stesso procedimento o quelli connessi, come accaduto sul progetto esecutivo del Ponte sullo Stretto di Messina, che ha riguardato anche gli atti antecedenti al procedimento.

 

Sergio Foà

La quinta ombra è “delegata”: la riforma contiene un’ampia delega al governo sulla riorganizzazione della Corte, che in diversi punti lascia uno spazio eccessivo al governo, in violazione della Costituzione, perché non prevede nemmeno i principi e i criteri direttivi per i decreti delegati.

 

[...]

 

La Procura generale, poi, riceve un nuovo potere di “indirizzo e coordinamento” verso le Procure territoriali che nasconde un pericoloso e incostituzionale potere gerarchico, consentendo al Procuratore generale casi di avocazione dei fascicoli, di affiancamento e di doppia firma degli atti processuali, minacciando l’autonomia e l’indipendenza delle procure.

alfredo mantovano voto al senato sulla riforma della corte dei conti foto lapresse 4

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…