DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - ARRIVA “DRAGON QUEST VII REIMAGINED” ED È ANCORA PIÙ BELLO DELL’ORIGINALE, COME SE FOSSE LA SUA SUBLIMAZIONE. UN ALTRO GRANDISSIMO GIOCO DI RUOLO GIAPPONESE LA CUI ESTREMA LUNGHEZZA SI INTRECCIA AMOREVOLE AL NOSTRO TEMPO SENZA SOTTRARLO ALLA VITA, MA ARRICCHENDOLA, TRASLANDOLA IN UN’ALTRA ESISTENZA, COME L’ARTE DOVREBBE SEMPRE FARE - E IN QUESTA GRANDE BELLEZZA NON SI PERDE L’IDEA ORIGINALE DI AKIRA TORIYAMA, CHE ANZI RISULTA ESALTATA IN UN OMAGGIO COMMOSSO E STRAORDINARIO DI FORME E COLORI… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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C’è necessità di meraviglia, ecco quindi tornare dal passato un altro Dragon Quest rifatto, dopo la recente ripresentazione dei primi tre episodi realizzati con efficacia nella nuova e vecchia luce del 2D-HD. Questa volta si tratta di Dragon Quest VII Frammenti di un Mondo Dimenticato, uscito in origine sulla prima PlayStation alla fine del secolo scorso e poi per Nintendo 3DS nel 2016, già riadattato dall’originale per il doppio e tridimensionale schermo di quella compianta console portatile.

 

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Questa volta tuttavia il settimo Dragon Quest non è solo un “remake” ma una versione “reimmaginata”, quindi meditata di nuovo e ripensata per acquisire vita nuova e indipendente, riuscendo assai bene a conservare il fascino antico di videogioco di ruolo giapponese seminale e ad alimentare il valore imperituro degli immensi fantasmi che vi lavorarono, il disegnatore Akira Toriyama e il musicista Koichi Sugiyama, la cui arte vi brilla ancora intensissima.

 

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Uscito per Nintendo Switch 2, PlayStation, PC e XBox, Dragon Quest VII Reimagined si differenzia dall’originale perché “semplificato” in un’accezione matematica, conservando così il suo valore ludico e narrativo ma perdendo l’antica qualità prolissa che talvolta diluiva l’avventura in meccanici sbattimenti. Malgrado soprattutto nella sua versione per 3DS anche l’originale sia stato un grande gioco, questa nuova versione gli è superiore, una magnifica evoluzione della settima opera del maestro dell’epopea contemporanea, Yoji Horii. Un potente, dolcissimo motore di meraviglia.

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LE ISOLE CHE NON CI SONO

C’è un villaggetto di pescatori su un’isola che pare sia l’unica nel mondo, perché in effetti nessuno dei navigatori ne ha mai scoperta un’altra. Ci sono tuttavia tre favolosi ragazzini, il “protagonista”, la sua chiacchierona e imbronciata quanto deliziosa amica Maribel e lo scapestrato principe Kiefer che sognano altri orizzonti come tutti i giovani dovrebbero fare e vagabondando avventurosi per le loro piccole, isolate terre scoprono un tempio che li porterà altrove, nel passato realizzeranno dopo, su una terra mai vista.

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Qui i tre eroi aiuteranno gli sventurati abitanti a risolvere una grave crisi e tornati nel loro tempo ecco che l’isola compare a nord della loro. Cominciano così i loro viaggi, mentre avventura dopo avventura il mare prima vuoto torna a colmarsi di terre. Si trascorre da una novella esemplare e suggestiva all’altra, storie dopo storie che all’inizio sembrano sconnesse ma che con il trascorrere delle ore cominciano a rivelare uno scenario comune sinistro, una micidiale volontà maligna. Così come nella tradizione dei Dragon Quest di Square-Enix e qui ancora di più, ciò che all’inizio sembra una raccolta di racconti diventa un immenso romanzo corale.

 

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Ci sono tristezza e malinconia, talvolta persino la gravità della tragedia, tuttavia c’è sempre una profonda, eroica volontà di risoluzione e redenzione, un umorismo mai posticcio ma dolce, che creano una favolosa chimera tra dramma e commedia, tra epica e intimismo, tra dolore e gioia.

 

NUOVA BELLEZZA

Da vedere Dragon Quest VII Reimagined è stupefacente, con i suoi diorami che creano spazi incantevoli anche quando abbruttiti dalla malvagità e i modelli strepitosi e così espressivi dei personaggi e dei mostri. Ogni creatura degli innumerevoli nemici possiede animazioni eccellenti e varie, così le battaglie a turni risultano estremamente spettacolari, grazie anche alla ricchezza di abilità dei protagonisti.

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E in questa grande bellezza non si perde, è necessario ribadirlo, l’idea originale di Akira Toriyama, che anzi risulta esaltata in un omaggio commosso e straordinario di forme e colori. Così come le musiche orchestrate di Sugiyama rivelano e non celano la squisita idea delle origini, quei rari ma ispirati, giusti temi ricorrenti.

 

Ci vogliono decine di ore per completare questo videogioco, sebbene sia meno lungi dell’originale, ma nessuna di queste risulta dissipata, come non è mai sprecato il tempo che si trascorre leggendo un buon libro o ascoltando bella musica. È davvero facile buttare via il proprio tempo con un gioco brutto e mediocre, più semplice che fruendo di qualsiasi altra opera, un brutto romanzo, film o canzone, perché i primi richiedono un “tempo” diverso da questi e un pessimo libro lascerà comunque di più al suo lettore che un pessimo videogioco.

 

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È una questione di parole, l’immagine interattiva può essere più melliflua. Ma, appunto, non è il caso di questo Dragon Quest e di altri innumerevoli videogiochi che non sottraggono raro tempo, non ottundono le emozioni ma arricchiscono la vita e i pensieri come ogni umana arte dovrebbe fare. Dragon Quest VII Reimagined è bellezza. È la meraviglia che ci serve.

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