DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - DAGLI SVILUPPATORI DEI VIDEOGIOCHI DEI POKÉMON ARRIVA L’ECLETTICO E STRANO “BEAST OF REINCARNATION”, AVVENTURA POST APOCALITTICA DALLA VERDE E CIMITERIALE BELLEZZA “OSSIANICA” - UN APPASSIONANTE SISTEMA DI COMBATTIMENTO, LE PECULIARITÀ DELL’ESPLORAZIONE E UN’ARTE CHE AFFASCINA CON LA SUA VEGETALE MALATTIA INDUCONO A SORVOLARE SU INNUMEREVOLI E FASTIDIOSI DIFETTI DI PROGRAMMAZIONE… - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
C’è qualcosa di bello nel mondo morente di Beast of Reincarnation, opera anomala di Game Freak, ovvero i responsabili dello sviluppo dei milionari e ormai quasi scadenti videogame dei Pokémon, sebbene il venturo gioco per Switch 2, Vento e Onda, appaia stupefacente a giudicare dal trailer.
Non è la prima volta che l’apocalisse si veste della bellezza di una natura risorgente, è sufficiente ripensare ai ruderi metropolitani verdeggianti di una nuova vegetazione in The Last of Us oppure a Enslaved di Ninja Theory con la sua poetica “ossianica”. Ma Beast of Reincarnation palpita in maniera quasi iperbolica di una propria epica sepolcrale, laddove il mondo appare come un immenso cimitero abbandonato in cui i fiori adornano tombe in rovina in una maniera spontanea e selvaggia.
D’altronde la piaga che ha quasi annullato l’umanità sembra di natura vegetale, crescendo e allungandosi sui corpi di animali e sui relitti degli automi, la “ramificazione”.
Quindi per ragioni che sono artistiche e liriche, Beast of Reincarnation è un gioco senza dubbio notevole, almeno per l’idea e l’estetica che sta dietro alla loro realizzazione; ma… È proprio quest’ultima a penalizzare questa stranezza di Game Freak per PlayStation, PC e XBox dove è disponibile anche per gli abbonati al Game Pass.
Una realizzazione tecnica che offusca panorami altrimenti sublimi nella loro pittoricità con rallentamenti ingiustificabili, una telecamera virtuale che sembra non riuscire a contenere il gioco e l’immagine se non quando ci si arresta nell’immobilità di un piano fisso, gli insopportabili “scatti” improvvisi di visioni che si infrangono così nel brutto.
Malgrado ciò è comunque difficile essere troppo severi con quest’opera, che risulta affascinante per la sua anima non solo artistica ma ludica, essendo sorretto da un sistema di combattimento e d’esplorazione più affascinante di tanti videogiochi blasonati come Stellar Blade, ad esempio.
EMMA E IL SUO LUPO
Beast of Reincarnation si svolge nel 4026 e il giocatore controlla Emma, una infetta che riesce a vivere un rapporto benefico con la piaga che l’affligge, dal quale derivano i poteri straordinari utili a sconfiggere le belve mutanti che sembrano tutte mutazioni del famoso Pokémon Bulbasaur, con le loro escrescenze fiorite, e automi fuori controllo.
Con lei c’è inoltre il bianco lupo Ku, che chi gioca controlla in battaglia con Emma; ma se questa combatte in una maniera più convenzionale con le sue diverse Katana, archi e balestre, le azioni offensive dell’animale sono determinate da un menù a comparsa assai simile a quello dei giochi di ruolo a turni.
La tetra combriccola di Beast of Reincarnation, perché con Emma e Ku ci sono altri “allegrissimi” personaggi, viaggia a bordo di un mezzo corazzato bipede che li trasporterà in giro per il mondo in cerca della Bestia della Reincarnazione, minaccia ricorrente e definitiva per la vita che non si è ancora estinta. I loro viaggi per questo meraviglioso mondo finito mi ricordano quello dell’Ultima Odissea (Damnation Alley, 1977) di Jack Smight, tratto dal notevole romanzo omonimo di Roger Zelazny intitolato in italiano La Pista dell’Orrore.
La trama di Beast of Reincarnation è affascinante, raccontata con estrema lentezza, quindi difficile da apprezzare per chi è abituato a un cinema e televisione nuovi, dalle visioni segmentate e accorciati da montaggi frenetici, inutili e solo funzionali alla sintesi necessaria affinché lo spettatore contemporaneo non si annoi.
Eppure questa indolenza delle immagini, esasperata ulteriormente da dialoghi prolissi e dall’andamento romanzesco è uno dei tanti pregi del gioco, in grado di annullare i suoi molti difetti tecnici ma non solo, perché in tanta pretesa artistica dispiace molto la poca varietà dei nemici.
COMBATTERE ED ESPLORARE
Ma, come ho già anticipato, i valori di Beast of Reincarnation risiedono soprattutto nel “combat system” è nelle possibilità connesse all’esplorazione.
Fondamentale per vincere è riuscire a parare i colpi dei nemici, riuscendo infine a sfiancarli e ad alimentare le mosse devastanti di Ku. Sembra un po’ Sekiro ma qui è tutto più veloce e al contempo riflessivo. Inoltre le armi da lancio acquistano un rilievo strategico che è pari a quello del combattimento con la katana.
Navigare gli spazi alimenta una sorpresa continua e risulta appagante per l’abilità peculiare di Emma di allungare i propri capelli in lunghissime liane, come una sorta di Rapunzel non disneyana, mentre i suoi passi fanno sorgere vari fiori nello stesso modo di Okami e Bayonetta prima di lei.
La musica, sebbene sia composta con ispirazione, denuncia una partitura troppo ridotta di temi e che tende quindi a ripetersi troppo, senza sorprese.
Beast of Reincarnation non è tuttavia un’opera da sconsigliare, assolutamente. La sua verde e fiorita bellezza cimiteriale, la sua appassionante attività offensiva e difensiva e la quiete angosciosa del suo viaggio ne fanno un’opera che appassiona, cattura tra sublime, mediocrità e brutto. Il fascino bestiale dell’ imperfezione.
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