DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - È FINALMENTE USCITA UNA BRILLANTE VERSIONE PER SWITCH 2 DI QUEL CAPOLAVORO SUL CAPOLAVORO CHE È “FINAL FANTASY VII REMAKE” - DISTRIBUITO NELL’INFAUSTO APRILE DEL 2020, QUINDI IN PIENO LOCKDOWN, QUESTO ECCELLENTE “PORTING”, GRAZIE ALLA PORTABILITÀ E LA VERSATILITÀ DELLA CONSOLE NINTENDO, HA INOLTRE IL VALORE DI EMANCIPARE NEL MIGLIOR MODO IL VIDEOGAME DI SQUARE-ENIX DALLE MURA DOMESTICHE… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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L’ingannevole quanto trasgressivo rifacimento di Final Fantasy VII -perché non si tratta di un “remake” pedissequo dell’originale ma di un’ambiziosa e profonda variazione che lo dilata, lo accresce e ha persino il coraggio artistico di tradirlo rischiando di deludere le aspettative di un pubblico conservatore e poco incline alla mutazione- uscì durante l’aprile del 2020 in esclusiva per PlayStation 4. Quindi in pieno lockdown da COVID, aprendo una finestra epica, meravigliosa e inquietante sul muro della reclusione domestica.

 

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Così il suo avvento su Switch 2 Final Fantasy VII Remake ha un valore ulteriore e più importante di quello di essere finalmente disponibile su una console Nintendo, che risiede proprio nella comoda portabilità di questa, quindi nella sua ubiquità. Memore della chiusura obbligata durante la quale lo esperii, ho cercato di giocare il più possibile questa versione emancipandola dalle pareti casalinghe, ovunque ma fuori, con il volume degli auricolari al massimo: su una panchina al parco malgrado il freddo, sulla metropolitana, sul treno, al bar, appoggiato sotto un portico lontano da casa mentre oltre la sua protezione diluvia… 

 

Certo potrà dire il PC gamer, il gioco si poteva esperire all’aperto anche sul “mini-pc” da gioco Steam Deck, ma la comodità ergonomica e l’immediatezza di Switch 2 fanno la differenza.

 

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È stata un’esperienza molto bella, non solo perché la qualità di questa traslazione da Sony a Nintendo è impressionante soprattutto quando la si guarda/gioca in portatile, ma perché libera quest’opera eccezionale da mura che sono anche simboliche e non solo quelle materiali di fatto infette dalla solitudine del lockdown, quelle dell’incomprensione di tanta critica e pubblico delusa dalla sua irriverenza, sorda e cieca al suo nuovo simbolismo, alle sue derive surreali, al suo romanticismo che talvolta è più ottocentesco e tedesco che “neo” e giapponese.

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L’INASPETTATO E L’IGNOTO

È noto che Final Fantasy VII Remake sia solo il primo episodio di una trilogia, della quale è già uscito Rebirth per PlayStation 5, un secondo e ancora più illuminato capitolo, mentre Il terzo è in corso di sviluppo. Sembra che vedremo anche questi su Switch 2, dove tra l’altro VII Remake sta avendo un notevole successo di vendite.

 

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Ma in queste sessanta ore di gioco ogni pensiero, ogni immagine, ogni azione di quel capolavoro assoluto che permane l’originale, risultano ampliati e stravolti da nuove tensioni poetiche, da lunghe derive drammatiche e filosofiche che non stravolgono il significato primo del videogame del 1997 ma lo mettono in discussione, con una sorta di psicoterapia che vi estrae e dichiara l’inconscio, il non detto, il possibile.

 

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Così sono ancora più potenti quelle idee di una ribellione eco-terrorista contro un sistema industriale che sta condannando il pianeta, la scelleratezza dell’oppressione, il meraviglioso travestimento di Cloud in abiti femminili, l’infausta presenza del malefico e folle Sephiroth che è Male oltre e dopo la categoria dell’umano. Final Fantasy VII Remake è così un capolavoro sul capolavoro, visione sulla visione, musica sulla musica.

 

E in questo ha il valore di non sostituire l’originale, come succede con tanti rifacimenti di videogiochi, lasciandolo intonso, ancora vivo nel corso del tempo e non vittima imposta dell’obsolescenza. Si alimenta inoltre in chi lo gioca non rincorrendo solo nostalgici déjà vu, sebbene ci siano anche questi, un nuovo tremore davanti al l’ignoto, laddove la storia nota traballa, devia e si apre a nuove possibilità.

 

AZIONE E TURNI

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Non è mai inutile continuare a lodare il sistema di combattimento di Final Fantasy VII  Remake, che si distanzia da quello rigorosamente “turn-based” dell’originale, essendo almeno in apparenza orientato verso l’azione.

 

Ma si tratta in realtà di un ibrido, perché è possibile e anzi necessario trascorrere con strategia da un personaggio all’altro, ripristinando così quella tattica propria dei turni e favorendo anche stupende visioni di magiche e quasi astratte coreografie marziali. C’è sempre un’idea di danza in questo rifacimento, solenne, grave, leggera, graziosa, aerea, sotterranea e terrena.

 

Gioco sulla ribellione che si ribella anche a se stesso, Final Fantasy VII Remake, con la sua lunga e affascinante espansione Intergrade, sembra quindi rinascere su Switch 2, non tanto per la qualità delle immagini ma perché acquista una forma nuova in un nuovo contenitore e nuovi significati, soprattutto se rigiocato dopo il secondo episodio.

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Nella distanza ravvicinata alla quale ci obbliga la possibile e consigliata dimensione portatile tutto diventa più piccolo e al contempo più grande, come gli occhi oceanici e smisurato dei personaggi ormai leggendari disegnati da Tetsuya Nomura (e Roberto Ferrari), nel quale si torna a sprofondare ancora più  lieti e sconvolti.

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