the pathless

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - NON ABBIAMO BISOGNO DI SENTIERI IN "THE PATHLESS", LA NUOVA OPERA DI GIANT SQUID CHE CI FA SFRECCIARE IPERCINETICI PER LE LANDE CORROTTE DI UN’ISOLA MALEDETTA, CI ARRESTA IN MEDITATIVE STASI E CI FA VOLARE CON LE ALI DI UN’AQUILA. UN’AVVENTURA CONCISA E PREZIOSA, TRA NATURALISMO E MISTICISMO, CHE RIMANDA ALLA PRINCIPESSA MONONOKE DI MIYAZAKI E A "SHADOW OF THE COLOSSUS" DI FUMITO UEDA - VIDEO

 

Federico Ercole per Dagospia

 

the pathless

Mai allontanarsi dai sentieri, quando si vaga nella foresta. Ha ragione Stephen King che così scrisse nel suo La Bambina che amava Tom Gordon, uno dei suoi romanzi più concisi ed esemplari, storia di una fanciulla che si perde nei boschi. Tuttavia ci sono altri sentieri, questi metaforici, strade uniche stabilite dal potere, qualsiasi esso sia, attraverso i quali si intende dirottare l’umanità tutta verso una direzione unica e imprescindibile, per domarla, imbrigliarla e comandarla come un pastore malevolo conduce la sua mandria verso le aule sanguinose di un mattatoio invece che sui prati.

 

Così la via per la libertà dai tiranni e dello stato, inteso come il “gelido mostro” di Friedrich Nietzsche,  non può che essere la negazione di una strada unica, la lotta per un mondo senza sentiero, senza fato senza alcuna direzione che non sia una scelta soggettiva e non egoistica. E’ questa l’ultima riflessione dell’allegoria fantasy, mistica ed ecologica di The Pathless, “senza sentiero” appunto, nuova opera di Giant Squid che già ci fece nuotare nelle acque profonde di Abzu.

 

the pathless

The Pathless, uscito per PlayStation 4 e 5, Microsoft Windows,macOS e iOS, comincia sulle rive sabbiose di un’isola piagata dalla maledizione, luogo dove già giunsero innumerevoli guerrieri per domare tanto male ma che vi trovarono solo la morte. Siamo l’ultima di questi eroi, una cacciatrice della quale si intuiscono solo i grandi occhi a mandorla e cominciamo così un’avventura non convenzionale, dall’epica intimistica e naturalistica, accelerata dall’urgenza della necessità e quietata dai tempi della riflessione e della contemplazione; un viaggio che ci porterà attraverso boschi e pianure erbose, scogliere e alte cime innevate, per annullare l’imposizione di una via unica e combattere la piaga diffusa da un uccisore di dei che vuole assurgere a unico dio.

 

CORRENDO E VOLANDO

the pathless

Il disegno di The Pathless e anche tratti della sua “stimmung” rimandano al Miyazaki de La Principessa Mononoke e c’è qualcosa, nella quieta, quasi defunta fissità dell’isola, che ci ricorda in maniera inevitabile le lande inerti, silenziose e magnifiche di Shadow of the Colossus d Fumito Ueda.

 

Ciò che rende The Pathless unico, malgrado le suddette corrispondenze formali più o meno profonde, è il sistema di navigazione attraverso il quale ci muoviamo per l’isola maledetta, un modo di muoversi nuovo e unico, supersonico come quello del vecchio Sonic, tuttavia diversissimo e scandito da una ritmica alimentata senza sosta dal giocatore, nell’orrore del rallentamento e della stasi guidato da un’instancabile fretta.

 

the pathless

I territori dell’isola sono disseminati di centinaia da cartacei talismani che levitano ovunque, nei pressi di antiche rovine, sul baratro che si apre tra i segmenti infranti di un ponte, sull’erba, sulla neve, tra le rocce, in aria e sulla superficie dell’acqua. Non si tratta ciononostante di oggetti inutili, questi talismani sono fondamentali per farci raggiungere una altissima velocità e compiere salti impossibili ma, per ottenere questi risultati, bisogna colpirli con frequenza (la mira è automatica quando ci avviciniamo) con le frecce del nostro arco. Ogni volta che colpiamo un talismano acceleriamo, sfrecciando così per i vasti  spazi dell’isola in maniera spettacolare e realizzando coreografie ipercinetiche.

 

the pathless

Non è che non ci si fermi mai, anzi. Ci sono anche lunghi segmenti quieti durante i quali esploriamo antichi ruderi di civiltà estinte, traendovi i ricordi della popolazione defunta, oppure frequenti soste riflessive per risolvere gli enigmi necessari per proseguire il corso dell’avventura. Inoltre oltre che a correre ad alta velocità voliamo e planiamo grazie all’aquila, unica amica in tanta spiritata solitudine, che ci accompagna per quasi tutto il viaggio. Si instaura un profondo legame empatico con il rapace e tramite il volo si producono suggestive visioni aeree.  L’esperienza emozionale e ludica è alimentata nella sua incantata poetica dalle musiche davvero ispirate, panteistiche e tribali, di Austin Wintory, che già compose le colonne sonore di Journey e Abzu.

 

LA LOTTA SALVIFICA

Non ci sono nemici comuni in The Pathless, si combatte quindi solo contro le antiche bestie divine corrotte dalla maledizione e infine con l’artefice di tanto male. Ci sono solo sei combattimenti in tutto e il videogame in questione può essere concluso in un decina di ore, ma questi confronti acquistano un rilievo potentissimo, dilatandosi in lunghi ed esaltanti segmenti  di gioco.

 

the pathless

C’è un frenetico e lisergico inseguimento della creatura mostruosa, ci celiamo dai suoi attacchi devastanti e infine la attacchiamo quando possiamo con le nostre frecce e con l’aiuto magico dell’aquila. Una volta sconfitta la bestia corrotta essa riacquista il suo meraviglioso aspetto originale e la terra è curata, ritrovando così i suoi colori; si tratta di attimi di narrazione consolante e lirica, una poesia necessaria che ci travolge con grazia e bellezza.

 

The Pathless è un gioiello che brilla una luce discreta e incoraggiante nel presente virale, un’avventura breve e intensa che fonde nel suo intreccio l’estasi della velocità, la pace di una pensierosa immobilità e il sogno del volo, la concretezza della natura con la spiritualità del favoloso, il mormorio della foresta e delle acque con l’armonia artificiale della musica. Un’opera che incanta con la forza edificante, etica, meravigliante e fantastica delle grandi favole.

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the pathless

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