RASSEGNATI STAMPA - PIPPE DI SINISTRA (ALLA FACCIA DEL CONGIUNTIVO) - EFFETTO SERRA: L'INVERNO INVERNALE - FOLLINI FOLLI CON LA BOCCUCCIA A CULO DI GALLINA.

1 - PIPPE DI SINISTRA (ALLA FACCIA DEL CONGIUNTIVO)
Riccardo Chiaberge per il Domenicale del Sole 24 Ore

A conferma della perdurante egemonia di sinistra sulla cultura italiana, lo scrittore Niccolò Ammaniti confessa all'inserto «Ttl» della Stampa una sua vergognosa particolarità: è mancino. E per questo sostiene di essere stato vittima di gravi discriminazioni sui banchi delle elementari. Era la maestra Mazzini (a dispetto del nome, sicuramente una democristiana di destra) ad accanirsi sul piccolo Niccolò, dicendogli che la sinistra era la mano del diavolo, e che poteva usarla a casa sua, non in classe. «Lo sai - sibilava quella megera - cos'è la prima cosa che toccano i bambini appena nati? Il pistolino. Te lo sei toccato con la mano sbagliata e sei diventato sinistro». Ammaniti, che con la mano sbagliata perseverava a impugnare anche la penna, le rispondeva a muso duro: «Io non ho paura».

Ma le angherie continuavano. Il bimbo dovette chiedere asilo alla Montessori per scoprire finalmente la verità: «La sinistra - gli rivelò la nuova maestra - è la mano dei geni». Infatti anche Leonardo si toccava il pistolino con quella. Promosso genio per meriti mancini, secondo il costume della sinistra, lo scrittore fa però un'incauta ammissione: «Per un mucchio di tempo - dice - ho creduto che il figlio della portiera che si chiamava Leonardo era un genio». Alt un momento, forse non abbiamo capito bene: i figli dei portinai non possono essere geni? Questa, caro Niccolò, devi averla proprio scritta con la destra. La prossima volta pensaci su, e cerca di dire qualcosa di sinistra.

(Nota di Dagospia. Strano che Chiaberge non si sia accorto dell'orrore di quel "era" in "ho creduto che il figlio della portiera che si chiamava Leonardo era un genio". C'è da dire che Ammaniti se avesse scritto con la destra magari sarebbe riuscito a usare i congiuntivi).




2 - VIVA L'INVERNO INVERNALE
Michele Serra per La Repubblica

L´altra sera "Caterpillar" (Radiodue) ha meritoriamente preso per i fondelli la cosiddetta «emergenza gelo», collegandosi con allegri radioascoltatori che simulavano gravi disagi e assideramenti facendo la parodia dell´enfasi catastrofista dei media. Anche il giovane meteorologo Luca Mercalli ha (vanamente) fatto notare che i due o tre gradi sottozero di questi giorni sono, per il gennaio italiano, normalissimi, e che dedicare l´apertura dei telegiornali alle nevicate sugli Appennini, presentate come un presagio di Apocalisse, fa ridere i polli.

Mi considero un veterano di questa campagna in difesa dell´inverno invernale, mi associo fraternamente a Mercalli e "Caterpillar" e continuo a domandarmi, da anni, perché mai le intemperie, segno della vivezza e della salute della vecchia Terra, vengano illegittimamente arruolate dai telegiornali come spauracchi da video, e raccontate dai quotidiani come epopee polari. Ma mettetevi un maglione in più, cari colleghi, e vedrete che sopravvivete anche quest´anno alla famosa «morsa del gelo».


3 - FOLLINI FOLLI CON LA BOCCUCCIA A CULO DI GALLINA
Andrea Marcenaro per Il Foglio


Pazienza, ormai è andata, certo che se prima di morire Robert Mapplethorpe avesse visto all'opera il Follini di questi giorni, muscoli tesi e membro da paura, altro che fotografare i Kunta Kinte nelle pose sado-maso: "Leva il leopardo, Marco!", e partiva la raffica dei flash. Dicevano che era la testolina più lucida dell'Udc, che suscitava tenerezza, che ricordava Mimì, quella della gelida manina. Lo ripetano ora, provino adesso. Una furia scatenata, il nostro Follini. E giù le mani di qua, e giù le mani di là, e questo si tocca, e l'euro non si tocca, e voglio la riforma delle pensioni, e la voglio come ha detto Confindustria, anzi no, come ha detto la Cisl, e voglio subito un'Europa come quella di Kohl, anzi no, come quella di Blair, e voglio una Gasparri come la vuole Romiti, anzi no, come la vuole Caltagirone. Voglio, voglio, che cosa non so bene, ma fortissimamente la voglio. Beh, complimenti. Se da noi si badasse un po' di più all'estetica, tra l'altro, Follini sarebbe veramente all'apice. Dopo quella famosa e perfetta di Giotto, è il primo che sa fare le O di "voglio" mettendo la boccuccia a culo di gallina.


Dagospia 28 Gennaio 2004