PIT BULL - SANREMO HA FATTO PIÙ MORTI E FERITI DEI CASINI FINANZIARI DI CIRIO E PARMALA: CATTANEO È BELLO CHE INFARINATO, PER SACCÀ NON C'È PIÙ NIENTE DA FARE, TUTTI SONO PAZZI DI LUCIA (IN UNA PAROLA, STANNO PER FOTTERLA.)
Pit Bull per Prima Comunicazione
Comunque la vogliamo rigirare questa roba dei Festival di Sanremo e una cosa fantastica, che se non ci fosse stata avremmo dovuto inventarcela. Ha fatto più morti e feriti dei casini finanziari di Cirio e Parmalat.
Prendiamo Lucia Annunziata, tanto per fare un nome a caso, un nome al quale vogliamo bene, e non è poco con i tempi che corrono. Noi cagnacci di strada e di bettola la conosciamo bene la presidentessa di garanzia che adesso gira con autista e tailleurino firmato (ma lei, civettuola e garrula, dice che sono stracci da poche decine di euro, comprati in un mercatino di Parigi) e si presenta alle sette e mezzo del mattino a viale Mazzini, s'infila a passo di carica dentro una Rai dove a quell'ora ci sono solo le donne delle pulizie e qualche nottambulo rauco e spompato che ha appena finito di presentare i programmi notturni.
La conosciamo bene da quando se ne andava in Costarica e Nicaragua e mandava reportage di guerra impeccabili e documentati al Manifesto, giornale di rompicoglioni fanatici dove si trovava benissimo. Una grande rompicogliona anche lei. Fino da allora. Perché tra le tante cose che s'imparano con l'età, una è questa: rompicoglioni non si diventa, ci si nasce, e lei, modestamente, ci nacque. La Lucia arriva da Sarno, cioè il buco del culo del Mezzogiorno, che un posto peggiore non lo trovate neppure in una di quelle valli bergamasche dove anche Bossi rifiuta di metterci piede.
Lucia è un tipetto difficile, una che ama la guerra, che sguazza nelle trincee, che adora avere nemici da abbattere, che non perdona e non dimentica, che minaccia e s'incazza, che appena può te la fa pagare, che segue la linea del 'si vis pacem para bellum', che sarebbe a dire: se non vuoi che ti rompano i coglioni preparati a romperli tu agli altri, ma anche questo non le basta e così lei ha trasformato quel detto in un perenne 'si vis bellum para bellum', che vuol dire: non mi rompete i coglioni perché ve ne pentirete comunque, chiunque voi siate, perché io sono io e voi non siete un cazzo (sì, lo so, questa è del marchese del Grillo, ma Lucia ormai da un sacco di tempo la considera sua).
Una di quelle donne, la nostra Lucia da Sarno, che se proprio non riesci a fartela amica è meglio lasciarla perdere e non traversarle mai la strada, nemmeno con un sorriso stampato in faccia. Una ragazza campagnola piena di adorabili difetti e di passioni impetuose e sovente malriposte, di tormenti esistenziali, di paure di rimanere esclusa, di non essere mai nel giro giusto, con le persone giuste, con i paolomieli di turno, superata dai pigibattista in carriera, terrorizzata di essere penalizzata perché donna, perché meridionale, perché intelligente: insomma, una complicata peggio dei golfetti color pervinca di quel rincoglionito di Crepet, l'uomo di Perlana, quello che va per strada a infastidire la gente raccontando che lui i suoi golfini li lava solo con Perlana e gli altri a dirgli: e chi se ne frega, e lui tutto contento perché l'importante non è dire cose sensate ma esserci, esserci sempre e comunque, anche se si finisce per diventare il re delle cagate. E c'è chi nasce genio e chi con il bernoccolo delle cagate, e Crepet di sicuro non è nato genio.
Ma Lucia ha una gran dote, e questo la rende preziosa per chi le vuole bene e riesce a garantirsi dai suoi sbalzi d'umore: è nata con una testa politica che al confronto Rutelli fa ridere, Casini è un dilettante, e tutti e due insieme sembrano i Monthy Python qualche secondo prima di strafarsi.
Una testa politica coi fiocchi, altro che i tipi alla Santoro e Lerner con la loro aria di sbracato bovarismo. Purtroppo, però, Lucia è una di sinistra. Da sempre. Un vero peccato. Se fosse appena appena più di destra, il Cavaliere l'avrebbe già arruolata e resa ricca, e avrebbe mandato a quel paese i Baget Bozzo e i Bondi e i Bonaiuti e tutto quell'armamentario di dilettanti allo sbaraglio che popolano i suoi giorni a Palazzo Chigi e le sue notti a Palazzo Grazioli.
Lucia è una che ragiona, che riflette, che sa aspettare. Una ragazza fortunata, cui il padreterno ha dato l'aspetto di una contadina solida e bonacciona, leggermente strabica, di quello strabismo di Marte (di Venere sarebbe troppo) che piace ai cagnacci come noi, abituati da anni a convivere con una sofisticata rompiballe come Pitta, che non a caso di Lucia è amica da sempre. Chi la incontra per la prima volta, di Lucia pensa: questa me la incarto in quattro e quattro otto, la rincoglionisco di chiacchiere, la blandisco di stronzate, poi magari la provoco, la lascio sfogare e alla fine me la mangio a colazione.
Errore. Guardate cosa è accaduto al povero Cattaneo; che pure aveva fatto così bene alla Fiera di Milano, entrato in Rai appena un anno fa come un console romano vittorioso sui Fori imperiali, padrone della città ladrona, padrone del palazzo e del futuro della televisione pubblica, amico di tizio e di caio. Proprio lui, il Cattaneo della Fiera di Milano, quello che la prima colazione la faccio con il Cavaliere, a pranzo mi cucco il fratello Paolo (lo sfigato di famiglia, il tipo del Giornale ma soprattutto della Natalia Estrada), la cena me la strimpello con Ignazio La Russa.
Proprio lui, il Cattaneo che in Fiera ha fatto così bene sciura mia, quello che ogni volta che doveva andare al gabinetto a svuotarsi la vescica lo accompagnava Paolo Bonaiuti che di perdite idrauliche se ne intende, quello che Gasparri non smetteva di chiamarlo per raccomandargli questa o quella (e qualche volta tutte e due insieme), quello che Marzullo lo accompagnava tutte le sere a godersi la Roma godona senza farsi inutili domande sui destini dell'universo, quello che pensa che l'uomo non è di ferro, quello che Guido Paglia s'illuminava d'immenso in quel suo faccione cresciuto a pelati Cirio e piselli De Rica, felice ogni volta che lo incontrava e la felicità di Paglia la si leggeva tutta nel sorriso che non aveva regalato mai nemmeno al suo patron Cragnotti, un sorriso più luccicante del piercing sul capezzolo di Janet Jackson, quello che dame, damazze, portaborse, zoccole, menagrami, giornalisti da riporto, qualche vescovo di passaggio, uno o due monsignori stagionati a frascati e bruschetta in casa Bernabei, standing ovation, fabiofazi qualunque, lelemori di letterine, imbolsiti a passeggio tra ossimori e asterischi, insomma il solito puttanaio romano a lodarlo e sbrodarlo come fosse l'unico lombardo approdato nella capitale con testa, palle e fisico adatti a conquistarla.
Mettetevi nei suoi panni, alla fine anche un tipo tosto come lui, che aveva fatto così bene alla Fiera di Milano, ha cominciato a crederci e la mattina quando si alzava e si guardava allo specchio come minimo si diceva: "Cazzo, ma lo sai che sei proprio uno strafigo?". Ecco, ragionava così Cattaneo con l'uccelletto duro quando insolentiva la Lucia nostra credendo che fosse una biondazza qualunque, magari un po' sfatta e smoscia sotto le gonne, una Dorothy Malone qualunque, buona per un film di terz'ordine inizio anni Sessanta.
Sì, direi che Cattaneo stava più o meno in questo stato quando nei corridoi della Rai diceva chiaro e tondo che lui della presidentessa se ne batteva i coglioni e se quella lì non stava al suo posto zittina-zittina avrebbe telefonato a chi di dovere e l'avrebbero rispedita a fare la giornalista in una agenzia di merda qualunque (senza sapere che Antonio Calabrò a sentire tutti quei discorsi si faceva prendere da uno stranguglione di bile che nemmeno Tronchetti Provera, ma che dico Tronchetti Provera, nemmeno l'Afef in persona era capace di farglielo passare).
Ma siccome a noi non frega nulla di Calabrò che ha altri cazzi per la testa lasciamo perdere questo paragone del piffero perché a noi interessa solo Cattaneo, che aveva fatto così bene alla Fiera di Milano, e che ha viaggiato per mesi con la certezza assoluta che lui quell'Annunziata lì se la sarebbe pappata a colazione, poppe e cosciotte comprese, quando più gli sarebbe garbato.
Poi è arrivato Sanremo. E con Sanremo è arrivato Tony Renis. E Cattaneo, nonostante avesse fatto così bene alla Fiera di Milano, una sera all'improvviso, mentre Marzullo gli chiedeva se la vita è un sogno o i sogni sono la vita, e nessuno dei due capiva più un cazzo di quello di cui stavano parlando, Cattaneo, dicevo, si è ricordato di quello che aveva sentenziato quella rompicogliona dell'Annunziata tanti mesi prima, diciamo il 17 agosto dell'anno scorso se proprio vogliamo essere precisi, quando aveva detto chiaro e tondo che mettere Tony Renis a direttore artistico del festival era un'idea del cavolo, e aveva aggiunto, con quel suo insopportabile accento irpino, che sarebbe stato un disastro e che se proprio si voleva fare un regalo al Cavaliere si poteva trovare qualcosa di meno sputtanato.
E siccome nessuno del consiglio di amministrazione se la filava, perché ognuno di quei bauscia del consiglio di amministrazione sapeva che la decisione su Tony Renis era già stata presa in alto che più in alto non si può e che quindi era inutile stare a rimenare il torrone, e poiché Lucia ha la testa fina e conosce le cose del mondo, per queste ragioni e anche per quel senso politico che si porta appresso da anni e che la rende così adorabilmente rompicogliona, aveva voluto che fosse messa a verbale la sua contrarietà a quella scelta. E quelle parole messe a verbale nell'agosto dell'anno scorso valgono oggi tanto oro quanto pesano.
Cattaneo è nella merda, nonostante abbia fatto così bene alla fiera di Milano, il Cavaliere è furibondo perché il flop di Sanremo gli è stato messo sulle spalle senza che lui abbia potuto fare nemmeno un'apparizione piccina picciò, magari insieme ad Apicella, ed è furibondo anche perché attribuisce a Cattaneo lo scoramento di 'Striscia' che continua a essere battuta sera dopo sera da Bonolis (che Cattaneo ha riportato in Rai), e al Cav. di 'Striscia' in quanto 'Striscia' non frega nulla, ma gli interessa il forziere che 'Striscia' rappresenta da anni a questa parte, e su tutto il Cav. è pronto a scherzare, compresa Forza Italia, ma non toccategli i danè altrimenti viene giù il mondo.
Avete capito insomma che per questi e altri motivi Cattaneo è bello che infarinato, la padella è già stata messa sul fuoco, l'olio è versato, e tutti aspettano il via del Cavaliere per gettare l'amico del cuore di La Russa a friggersi nel suo brodo (lo so, nel brodo non si frigge, ma io me ne frego perché mi prendo tutte le licenze poetiche e culinarie che mi passano per la testa, e se ai due genialissimi proprietari di questa mirabile rivista la cosa non sta bene me lo dicano subito, che per quei due euro che mi pagano me ne sbatto). E che ci crediate o meno siamo arrivati al punto che ormai in Rai l'Annunziata è diventata il punto di riferimento di tutti quelli che la consideravano una rompicogliona da niente. Il che la dice lunga sullo stato mentale dell'azienda, con tutto il rispetto per la nostra amata Lucia.
Così, chi aveva disceso queste valli padane sicuro della vittoria e con tanti alleati al suo fianco, sta per girare le spalle e tornarsene al suo paesello, lasciando la Rai, Gigi Marzullo, le damazze, le cene a casa della Santanchè, i frizzi e i lazzi con Del Nox, le discussioni dotte con le signorine te la do gratis anche subito se tu mi dai un programma.
Lo sa bene Agostino Saccà, figura mitica di viale Mazzini, mezzo uomo e mezzo olicorno, mezzo morto alla fiction e mezzo resuscitato perché il solo pensiero che Cattaneo possa andare via ha fatto esplodere nella sua testa visioni paradisiache, giardini popolati di urì taglia cinque extra di reggiseno, ritorni ai giorni dorati, direzioni generali riconquistate, pensieri di sant'Agostino nostro che sei nei cieli mettici tu una buona parola con il padreterno che se mi fa questa grazia non gli chiederò altro in questa vita e anche in quella prossima.
Solo questo sant'Agostino mio, di nuovo poter poggiare il culo su quella sedia che mi hanno tolto brutalmente senza colpa ma con disdoro, dopo che avevo fatto tutto quello che mi era stato chiesto, e anche di più, perché il di più non guasta quando a chiedere è il Cav. Lui non voleva Biagi?, e io zac!, tagliata la testa di Biagi; lui non voleva Santoro?, e io zac!, tagliate le palle a Santoro, chissenefrega di Biagi e Santoro, tutto ho fatto per il santo di Arcore, e adesso tu sant'Agostino mio fai qualcosa per me, ora pro nobis, anzi no, per favore ora pro me e non distrarti.
Niente da fare. Lo sa anche Gianfranco Comanducci, uno che sa sempre tutto un'ora prima degli altri, lo sa benissimo che per il suo amico Saccà non c'è più niente
da fare. Lo sanno tutti. Tutti tranne lui, il diretto interessato, che continua a illudersi e si è fatto ricevere anche da Gianni Letta per perorare la sua causa, ma Letta dopo aver mandato Folli a dirigere il Corriere è caduto in disgrazia e non passa giorno che il Cav. non lo chiami e gli mostri ora questo titolo ora quel fondo del Corrierùn, e brutalmente gli dica: "Leggi, leggi bene, visto che sei tu quello che dobbiamo ringraziare per questo", e gli accartoccia davanti il giornale che fu di Albertini e di Mieli.
Figuriamoci come sono girate le palle a Letta che alla direzione generale al posto di Saccà voleva mettere Giancarlo Leone, e avrebbe fatto bene, ma le cose fatte bene in Rai non funzionano mai, in Rai funzionano i Giulietti e gli Andrea Salerno, i Tony Renis e i Socci, figuriamoci un professionista come Leone, e poi Leone non stava bene a quelli di Fini, mentre a quelli di Fini stava bene Cattaneo e adesso sta benissimo anche l'Annunziata e non passa giorno che Gasparri, nonostante tutti i cazzi che ha per la testa, non faccia una telefonata all'Annunziata e chieda: "Lucia, cara, hai bisogno di nulla? Posso fare una qualsiasi dichiarazione alla stampa che ti faccia piacere? Vuoi che chieda a 'Gnazio di fare un'interrogazione che può venirti utile, non si sa mai?".
Alla fine, insomma, è diventata Lucia a tenere in vita Cattaneo, perché lui ha fatto così bene alla Fiera di Milano.
Il fatto è che adesso tutti adorano Lucia, la adora la sinistra perché ha le palle per resistere al Cav., la adora la destra perché non ne può più del Cav. straripante in Rai, la adora il centro perché Follini grazie a lei può mettere in difficoltà il Cav. e tenerlo sotto ricatto, la adora il Quirinale perché a tutto ciò che va di moda la signora Franca davvero non sa resistere, la adorano le damazze del cazzo che girano come avvoltoi su ogni cosa vivente nella città di Roma, la invitano alle cene, la cercano, l'adulano, la amoreggiano, l'inseguono alle mostre e alle 'prime', la braccano ai convegni, le chiedono di parlare qui e intervenire lì, le domandano consigli, le chiedono ricette di cucina e filtri d'amore, la stuzzicano, la peperoneggiano, l'inzufolano, la blandiscono, le ripetono: "Sei un mito". Insomma, diciamo le cose come stanno: sono tutti pazzi di lei. In una parola, stanno per fotterla.
Ma Lucia ancora non lo sa, anche se qualcosa nella sua testa politica comincia a prendere luce. E comunque, ne siamo certi, quando lo capirà, si batterà fino all'ultimo. Come sa fare lei. Senza grazia ma anche senza rassegnazione. Qui ci sarà da godere. E da pulirsi i vestiti alla fine della battaglia per tutto il sangue che sarà andato perduto. Il guaio, per il sottoscritto, verrà alla fine della fine, quando tutto sarà davvero concluso. Ma sarà un problema solo per Pitta, perché la Pitta è amica di Lucia e Lucia le romperà le balle a lungo, stagione dopo stagione, Fiera di Milano dopo Fiera di Milano, per ripeterle, parola per parola, le lotte, gli intrighi, i tranelli, le imboscate e le battaglie di quell'irripetibile stagione alla Rai quando alla fine, stremati, i nemici riuscirono a farla fuori.
PS - Cara Annuzza La Rosa, ancora questa volta abbiamo tracimato oltre lo spazio consentitoci, e questo ci ha impedito di parlare di quelle spocchiose intercettazioni che ti riguardano. Ma che per fortuna non invecchiano, e che ci verranno buone anche per il prossimo mese di aprile che, come sai, è il più crudele dei mesi. Intanto, come stuzzichino, ti offriamo, da umili servitori delle tue preziose e straripanti beltà, la dichiarazione di Monica Bellucci; una belloccia mezza rifatta che neanche ti allaccia gli stivaletti d'amore che porti davanti alle tue 'Telecamere' con suprema arte provocatoria e che lasciano intravedere mille trafitte di delizie.
Insomma, per farla breve, ecco cosa ha dichiarato la Bellucci alla Stampa: "La mia cassaforte è quella di Cartier. Quando voglio un bel gioiello mi rivolgo a loro, e quando non lo metto più chiamo il negozio e lo faccio venire a prendere". Capito, Annuzza mia? Non c'è bisogno di combinare tutti quei casini per qualche brillantuzzo in più. Sono o non sono un amico? Non mi telefonare per ringraziarmi, perché con le intercettazioni che corrono non si sa mai. Stammi bene, ci risentiamo tra un mese.
Dagospia 20 Marzo 2004
Comunque la vogliamo rigirare questa roba dei Festival di Sanremo e una cosa fantastica, che se non ci fosse stata avremmo dovuto inventarcela. Ha fatto più morti e feriti dei casini finanziari di Cirio e Parmalat.
Prendiamo Lucia Annunziata, tanto per fare un nome a caso, un nome al quale vogliamo bene, e non è poco con i tempi che corrono. Noi cagnacci di strada e di bettola la conosciamo bene la presidentessa di garanzia che adesso gira con autista e tailleurino firmato (ma lei, civettuola e garrula, dice che sono stracci da poche decine di euro, comprati in un mercatino di Parigi) e si presenta alle sette e mezzo del mattino a viale Mazzini, s'infila a passo di carica dentro una Rai dove a quell'ora ci sono solo le donne delle pulizie e qualche nottambulo rauco e spompato che ha appena finito di presentare i programmi notturni.
La conosciamo bene da quando se ne andava in Costarica e Nicaragua e mandava reportage di guerra impeccabili e documentati al Manifesto, giornale di rompicoglioni fanatici dove si trovava benissimo. Una grande rompicogliona anche lei. Fino da allora. Perché tra le tante cose che s'imparano con l'età, una è questa: rompicoglioni non si diventa, ci si nasce, e lei, modestamente, ci nacque. La Lucia arriva da Sarno, cioè il buco del culo del Mezzogiorno, che un posto peggiore non lo trovate neppure in una di quelle valli bergamasche dove anche Bossi rifiuta di metterci piede.
Lucia è un tipetto difficile, una che ama la guerra, che sguazza nelle trincee, che adora avere nemici da abbattere, che non perdona e non dimentica, che minaccia e s'incazza, che appena può te la fa pagare, che segue la linea del 'si vis pacem para bellum', che sarebbe a dire: se non vuoi che ti rompano i coglioni preparati a romperli tu agli altri, ma anche questo non le basta e così lei ha trasformato quel detto in un perenne 'si vis bellum para bellum', che vuol dire: non mi rompete i coglioni perché ve ne pentirete comunque, chiunque voi siate, perché io sono io e voi non siete un cazzo (sì, lo so, questa è del marchese del Grillo, ma Lucia ormai da un sacco di tempo la considera sua).
Una di quelle donne, la nostra Lucia da Sarno, che se proprio non riesci a fartela amica è meglio lasciarla perdere e non traversarle mai la strada, nemmeno con un sorriso stampato in faccia. Una ragazza campagnola piena di adorabili difetti e di passioni impetuose e sovente malriposte, di tormenti esistenziali, di paure di rimanere esclusa, di non essere mai nel giro giusto, con le persone giuste, con i paolomieli di turno, superata dai pigibattista in carriera, terrorizzata di essere penalizzata perché donna, perché meridionale, perché intelligente: insomma, una complicata peggio dei golfetti color pervinca di quel rincoglionito di Crepet, l'uomo di Perlana, quello che va per strada a infastidire la gente raccontando che lui i suoi golfini li lava solo con Perlana e gli altri a dirgli: e chi se ne frega, e lui tutto contento perché l'importante non è dire cose sensate ma esserci, esserci sempre e comunque, anche se si finisce per diventare il re delle cagate. E c'è chi nasce genio e chi con il bernoccolo delle cagate, e Crepet di sicuro non è nato genio.
Ma Lucia ha una gran dote, e questo la rende preziosa per chi le vuole bene e riesce a garantirsi dai suoi sbalzi d'umore: è nata con una testa politica che al confronto Rutelli fa ridere, Casini è un dilettante, e tutti e due insieme sembrano i Monthy Python qualche secondo prima di strafarsi.
Una testa politica coi fiocchi, altro che i tipi alla Santoro e Lerner con la loro aria di sbracato bovarismo. Purtroppo, però, Lucia è una di sinistra. Da sempre. Un vero peccato. Se fosse appena appena più di destra, il Cavaliere l'avrebbe già arruolata e resa ricca, e avrebbe mandato a quel paese i Baget Bozzo e i Bondi e i Bonaiuti e tutto quell'armamentario di dilettanti allo sbaraglio che popolano i suoi giorni a Palazzo Chigi e le sue notti a Palazzo Grazioli.
Lucia è una che ragiona, che riflette, che sa aspettare. Una ragazza fortunata, cui il padreterno ha dato l'aspetto di una contadina solida e bonacciona, leggermente strabica, di quello strabismo di Marte (di Venere sarebbe troppo) che piace ai cagnacci come noi, abituati da anni a convivere con una sofisticata rompiballe come Pitta, che non a caso di Lucia è amica da sempre. Chi la incontra per la prima volta, di Lucia pensa: questa me la incarto in quattro e quattro otto, la rincoglionisco di chiacchiere, la blandisco di stronzate, poi magari la provoco, la lascio sfogare e alla fine me la mangio a colazione.
Errore. Guardate cosa è accaduto al povero Cattaneo; che pure aveva fatto così bene alla Fiera di Milano, entrato in Rai appena un anno fa come un console romano vittorioso sui Fori imperiali, padrone della città ladrona, padrone del palazzo e del futuro della televisione pubblica, amico di tizio e di caio. Proprio lui, il Cattaneo della Fiera di Milano, quello che la prima colazione la faccio con il Cavaliere, a pranzo mi cucco il fratello Paolo (lo sfigato di famiglia, il tipo del Giornale ma soprattutto della Natalia Estrada), la cena me la strimpello con Ignazio La Russa.
Proprio lui, il Cattaneo che in Fiera ha fatto così bene sciura mia, quello che ogni volta che doveva andare al gabinetto a svuotarsi la vescica lo accompagnava Paolo Bonaiuti che di perdite idrauliche se ne intende, quello che Gasparri non smetteva di chiamarlo per raccomandargli questa o quella (e qualche volta tutte e due insieme), quello che Marzullo lo accompagnava tutte le sere a godersi la Roma godona senza farsi inutili domande sui destini dell'universo, quello che pensa che l'uomo non è di ferro, quello che Guido Paglia s'illuminava d'immenso in quel suo faccione cresciuto a pelati Cirio e piselli De Rica, felice ogni volta che lo incontrava e la felicità di Paglia la si leggeva tutta nel sorriso che non aveva regalato mai nemmeno al suo patron Cragnotti, un sorriso più luccicante del piercing sul capezzolo di Janet Jackson, quello che dame, damazze, portaborse, zoccole, menagrami, giornalisti da riporto, qualche vescovo di passaggio, uno o due monsignori stagionati a frascati e bruschetta in casa Bernabei, standing ovation, fabiofazi qualunque, lelemori di letterine, imbolsiti a passeggio tra ossimori e asterischi, insomma il solito puttanaio romano a lodarlo e sbrodarlo come fosse l'unico lombardo approdato nella capitale con testa, palle e fisico adatti a conquistarla.
Mettetevi nei suoi panni, alla fine anche un tipo tosto come lui, che aveva fatto così bene alla Fiera di Milano, ha cominciato a crederci e la mattina quando si alzava e si guardava allo specchio come minimo si diceva: "Cazzo, ma lo sai che sei proprio uno strafigo?". Ecco, ragionava così Cattaneo con l'uccelletto duro quando insolentiva la Lucia nostra credendo che fosse una biondazza qualunque, magari un po' sfatta e smoscia sotto le gonne, una Dorothy Malone qualunque, buona per un film di terz'ordine inizio anni Sessanta.
Sì, direi che Cattaneo stava più o meno in questo stato quando nei corridoi della Rai diceva chiaro e tondo che lui della presidentessa se ne batteva i coglioni e se quella lì non stava al suo posto zittina-zittina avrebbe telefonato a chi di dovere e l'avrebbero rispedita a fare la giornalista in una agenzia di merda qualunque (senza sapere che Antonio Calabrò a sentire tutti quei discorsi si faceva prendere da uno stranguglione di bile che nemmeno Tronchetti Provera, ma che dico Tronchetti Provera, nemmeno l'Afef in persona era capace di farglielo passare).
Ma siccome a noi non frega nulla di Calabrò che ha altri cazzi per la testa lasciamo perdere questo paragone del piffero perché a noi interessa solo Cattaneo, che aveva fatto così bene alla Fiera di Milano, e che ha viaggiato per mesi con la certezza assoluta che lui quell'Annunziata lì se la sarebbe pappata a colazione, poppe e cosciotte comprese, quando più gli sarebbe garbato.
Poi è arrivato Sanremo. E con Sanremo è arrivato Tony Renis. E Cattaneo, nonostante avesse fatto così bene alla Fiera di Milano, una sera all'improvviso, mentre Marzullo gli chiedeva se la vita è un sogno o i sogni sono la vita, e nessuno dei due capiva più un cazzo di quello di cui stavano parlando, Cattaneo, dicevo, si è ricordato di quello che aveva sentenziato quella rompicogliona dell'Annunziata tanti mesi prima, diciamo il 17 agosto dell'anno scorso se proprio vogliamo essere precisi, quando aveva detto chiaro e tondo che mettere Tony Renis a direttore artistico del festival era un'idea del cavolo, e aveva aggiunto, con quel suo insopportabile accento irpino, che sarebbe stato un disastro e che se proprio si voleva fare un regalo al Cavaliere si poteva trovare qualcosa di meno sputtanato.
E siccome nessuno del consiglio di amministrazione se la filava, perché ognuno di quei bauscia del consiglio di amministrazione sapeva che la decisione su Tony Renis era già stata presa in alto che più in alto non si può e che quindi era inutile stare a rimenare il torrone, e poiché Lucia ha la testa fina e conosce le cose del mondo, per queste ragioni e anche per quel senso politico che si porta appresso da anni e che la rende così adorabilmente rompicogliona, aveva voluto che fosse messa a verbale la sua contrarietà a quella scelta. E quelle parole messe a verbale nell'agosto dell'anno scorso valgono oggi tanto oro quanto pesano.
Cattaneo è nella merda, nonostante abbia fatto così bene alla fiera di Milano, il Cavaliere è furibondo perché il flop di Sanremo gli è stato messo sulle spalle senza che lui abbia potuto fare nemmeno un'apparizione piccina picciò, magari insieme ad Apicella, ed è furibondo anche perché attribuisce a Cattaneo lo scoramento di 'Striscia' che continua a essere battuta sera dopo sera da Bonolis (che Cattaneo ha riportato in Rai), e al Cav. di 'Striscia' in quanto 'Striscia' non frega nulla, ma gli interessa il forziere che 'Striscia' rappresenta da anni a questa parte, e su tutto il Cav. è pronto a scherzare, compresa Forza Italia, ma non toccategli i danè altrimenti viene giù il mondo.
Avete capito insomma che per questi e altri motivi Cattaneo è bello che infarinato, la padella è già stata messa sul fuoco, l'olio è versato, e tutti aspettano il via del Cavaliere per gettare l'amico del cuore di La Russa a friggersi nel suo brodo (lo so, nel brodo non si frigge, ma io me ne frego perché mi prendo tutte le licenze poetiche e culinarie che mi passano per la testa, e se ai due genialissimi proprietari di questa mirabile rivista la cosa non sta bene me lo dicano subito, che per quei due euro che mi pagano me ne sbatto). E che ci crediate o meno siamo arrivati al punto che ormai in Rai l'Annunziata è diventata il punto di riferimento di tutti quelli che la consideravano una rompicogliona da niente. Il che la dice lunga sullo stato mentale dell'azienda, con tutto il rispetto per la nostra amata Lucia.
Così, chi aveva disceso queste valli padane sicuro della vittoria e con tanti alleati al suo fianco, sta per girare le spalle e tornarsene al suo paesello, lasciando la Rai, Gigi Marzullo, le damazze, le cene a casa della Santanchè, i frizzi e i lazzi con Del Nox, le discussioni dotte con le signorine te la do gratis anche subito se tu mi dai un programma.
Lo sa bene Agostino Saccà, figura mitica di viale Mazzini, mezzo uomo e mezzo olicorno, mezzo morto alla fiction e mezzo resuscitato perché il solo pensiero che Cattaneo possa andare via ha fatto esplodere nella sua testa visioni paradisiache, giardini popolati di urì taglia cinque extra di reggiseno, ritorni ai giorni dorati, direzioni generali riconquistate, pensieri di sant'Agostino nostro che sei nei cieli mettici tu una buona parola con il padreterno che se mi fa questa grazia non gli chiederò altro in questa vita e anche in quella prossima.
Solo questo sant'Agostino mio, di nuovo poter poggiare il culo su quella sedia che mi hanno tolto brutalmente senza colpa ma con disdoro, dopo che avevo fatto tutto quello che mi era stato chiesto, e anche di più, perché il di più non guasta quando a chiedere è il Cav. Lui non voleva Biagi?, e io zac!, tagliata la testa di Biagi; lui non voleva Santoro?, e io zac!, tagliate le palle a Santoro, chissenefrega di Biagi e Santoro, tutto ho fatto per il santo di Arcore, e adesso tu sant'Agostino mio fai qualcosa per me, ora pro nobis, anzi no, per favore ora pro me e non distrarti.
Niente da fare. Lo sa anche Gianfranco Comanducci, uno che sa sempre tutto un'ora prima degli altri, lo sa benissimo che per il suo amico Saccà non c'è più niente
da fare. Lo sanno tutti. Tutti tranne lui, il diretto interessato, che continua a illudersi e si è fatto ricevere anche da Gianni Letta per perorare la sua causa, ma Letta dopo aver mandato Folli a dirigere il Corriere è caduto in disgrazia e non passa giorno che il Cav. non lo chiami e gli mostri ora questo titolo ora quel fondo del Corrierùn, e brutalmente gli dica: "Leggi, leggi bene, visto che sei tu quello che dobbiamo ringraziare per questo", e gli accartoccia davanti il giornale che fu di Albertini e di Mieli.
Figuriamoci come sono girate le palle a Letta che alla direzione generale al posto di Saccà voleva mettere Giancarlo Leone, e avrebbe fatto bene, ma le cose fatte bene in Rai non funzionano mai, in Rai funzionano i Giulietti e gli Andrea Salerno, i Tony Renis e i Socci, figuriamoci un professionista come Leone, e poi Leone non stava bene a quelli di Fini, mentre a quelli di Fini stava bene Cattaneo e adesso sta benissimo anche l'Annunziata e non passa giorno che Gasparri, nonostante tutti i cazzi che ha per la testa, non faccia una telefonata all'Annunziata e chieda: "Lucia, cara, hai bisogno di nulla? Posso fare una qualsiasi dichiarazione alla stampa che ti faccia piacere? Vuoi che chieda a 'Gnazio di fare un'interrogazione che può venirti utile, non si sa mai?".
Alla fine, insomma, è diventata Lucia a tenere in vita Cattaneo, perché lui ha fatto così bene alla Fiera di Milano.
Il fatto è che adesso tutti adorano Lucia, la adora la sinistra perché ha le palle per resistere al Cav., la adora la destra perché non ne può più del Cav. straripante in Rai, la adora il centro perché Follini grazie a lei può mettere in difficoltà il Cav. e tenerlo sotto ricatto, la adora il Quirinale perché a tutto ciò che va di moda la signora Franca davvero non sa resistere, la adorano le damazze del cazzo che girano come avvoltoi su ogni cosa vivente nella città di Roma, la invitano alle cene, la cercano, l'adulano, la amoreggiano, l'inseguono alle mostre e alle 'prime', la braccano ai convegni, le chiedono di parlare qui e intervenire lì, le domandano consigli, le chiedono ricette di cucina e filtri d'amore, la stuzzicano, la peperoneggiano, l'inzufolano, la blandiscono, le ripetono: "Sei un mito". Insomma, diciamo le cose come stanno: sono tutti pazzi di lei. In una parola, stanno per fotterla.
Ma Lucia ancora non lo sa, anche se qualcosa nella sua testa politica comincia a prendere luce. E comunque, ne siamo certi, quando lo capirà, si batterà fino all'ultimo. Come sa fare lei. Senza grazia ma anche senza rassegnazione. Qui ci sarà da godere. E da pulirsi i vestiti alla fine della battaglia per tutto il sangue che sarà andato perduto. Il guaio, per il sottoscritto, verrà alla fine della fine, quando tutto sarà davvero concluso. Ma sarà un problema solo per Pitta, perché la Pitta è amica di Lucia e Lucia le romperà le balle a lungo, stagione dopo stagione, Fiera di Milano dopo Fiera di Milano, per ripeterle, parola per parola, le lotte, gli intrighi, i tranelli, le imboscate e le battaglie di quell'irripetibile stagione alla Rai quando alla fine, stremati, i nemici riuscirono a farla fuori.
PS - Cara Annuzza La Rosa, ancora questa volta abbiamo tracimato oltre lo spazio consentitoci, e questo ci ha impedito di parlare di quelle spocchiose intercettazioni che ti riguardano. Ma che per fortuna non invecchiano, e che ci verranno buone anche per il prossimo mese di aprile che, come sai, è il più crudele dei mesi. Intanto, come stuzzichino, ti offriamo, da umili servitori delle tue preziose e straripanti beltà, la dichiarazione di Monica Bellucci; una belloccia mezza rifatta che neanche ti allaccia gli stivaletti d'amore che porti davanti alle tue 'Telecamere' con suprema arte provocatoria e che lasciano intravedere mille trafitte di delizie.
Insomma, per farla breve, ecco cosa ha dichiarato la Bellucci alla Stampa: "La mia cassaforte è quella di Cartier. Quando voglio un bel gioiello mi rivolgo a loro, e quando non lo metto più chiamo il negozio e lo faccio venire a prendere". Capito, Annuzza mia? Non c'è bisogno di combinare tutti quei casini per qualche brillantuzzo in più. Sono o non sono un amico? Non mi telefonare per ringraziarmi, perché con le intercettazioni che corrono non si sa mai. Stammi bene, ci risentiamo tra un mese.
Dagospia 20 Marzo 2004