SENZA DITO, L'ORGASMO DEL "MESSAGGERO" E' GARANTITO
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO "MUTILATO" DA PAOLO GRALDI

A dare addosso alla stampa ci pensarono a suo tempo il lungimirante Balzac ("Quei bordelli del pensiero che si chiamano giornali"), il sarcastico Karl Kraus ("Non basta non saper pensare: bisogna anche saper esprimere l'assenza del pensiero"), l'infernale Ambrose Bierce ("Potentissima lente di ingrandimento. Con l'aiuto di un "noi" e di un poco di inchiostro trasforma lo squittio di un topolino nel ruggito di un leone editoriale, le cui dichiarazioni si presume la nazione segua con reverenza e fiato sospeso").

Lo sappiamo già. E' la vita degli uomini a creare le notizie. Ma è vero anche che la vita delle notizie è taroccata dai giornalisti. Per rendercene conto, aguzzate la vista sulle due foto che troneggiano sulla pagina. Fatto? Avete notato il particolare mancante? Puntate la pupilla curiosa sull'immagine in bianco e nero, pubblicata ieri dal "Messaggero", e sbirciate la mano di Luca Cordero di Montezemolo. Adesso trasferite lo sguardo sulla foto a colori, distribuita dall'Ansa: non trovate nulla di strano? Massì. Il dito di Luca è stato "mutilato" dal mouse di un computer.

Giornalismo cannibale? No, giornalismo cialtrone. Quando è arrivata sul tavolo di Paolo Graldi, direttore per mancanza di provette del quotidiano romano, la foto che ritrae il porte-enfant prodige di Agnelli, neo presidente della Fieg, che con espressione truce punta l'indice in direzione del suo editore Francesco Gaetano Caltagirone, deve aver cogitato: diobono! quel dito è troppo minaccioso, lesivo dell'onorabilità del mio padrone, zac!, lo togliamo di mezzo. Detto fatto: coltello tra i denti, Paolo il Temerario parte per l'impresa avventurosa. E il tecnico del computer ha "mutilato" la manina del povero Luca cassando quella "falange di violenza".

Certo: assistiamo ogni giorno a questa forma di giornalismo "cancella e lecca", basta vedere quello che succede alle foto derugate di Berlusconi - a 60 anni ha il volto più liscio e smaltato di una vasca da bagno. In passato, era anche peggio: il Soviet di Stalin si divertiva a cassare dalle foto ufficiali i gerarchi caduti in disgrazia. Negli anni Cinquanta, racconta Filippo Ceccarelli, i servizi segreti italiani piazzarono in fotomontaggio una ballerina in braccio al comunista Pecchioli; donna Vittoria Leone, nel decennio seguente, fu riprodotta e divulgata a Montecitorio "pose equivoche". Anni Ottanta, incidente a "Panorama": sfogliando la copia-staffetta sbuca fuori una foto "proibita" di Cesare Romiti in dolce compagnia di Gabriella di Savoia. Che si fa? Mandare al macero 300 mila copie? Ma non si fa in tempo a ristamparlo, decretano i tecnici. Allora Toni Pinna, vice-direttore di "Panorama", si arma di lametta e raschia via l'immagine della savoiarda. E Romitone riprende i colori.

Nel caso del "Messaggero" e il dito mutilato di Montezemolo, siamo invece dalle parti del supremo sprezzo del ridicolo. Roba da far impallidire il ricordo di Achille Starace, l'anticonformista che per amore del duce si gettava intrepido nel cerchio di fuoco. Ed è quello stesso Graldi che alcuni mesi fa, armando la penna di Mario Ajello il figlio nullo del grande Nello, insultò Dagospia come un sito che viaggiava in rete tra "il pecoreccio e Pecorelli". Beh, scusate la battutaccia, meglio essere pecorecci che a pecorina...


Copyright Dagospia.com 30 Maggio 2001