IL TEATRONE DELLA POLITICA/17 - L'ERA DEI PUPAZZONI. DAL GABIBBO AL NO-GLOBAL BIT, FINO ALL'ETERNO PINOCCHIO - METAFORE DEL POPOLO ITALIANO CHE HA SMARRITO IL SUO CENTRO-FAVOLA.
Da "Il Teatrone della Politica", di Filippo Ceccarelli - Longanesi & C. (2003)
LA DIGNITÀ DEI PUPAZZI
Potevano mancare i burattini? E infatti sono tornati pure loro, ma siccome il tempo passa eccoli in forma di pupazzoni televisivi, balloons, peluche, robot, folletti, umanoidi, animaloidi, alcuni gonfiabili, altri digitali.
Il Gabibbo di "Striscia la notizia", ad esempio, gode di una tale popolarità da oscurare qualsiasi altro personaggio in carne e ossa della trasmissione. Per anni c'è stato addirittura un vice Gabibbo, il giornalista Stefano Salvi, presentato ufficialmente come una sorta di sostituto di questo pupazzone rosso che canta, balla e parla con forte accento ligure.
Il Gabibbo appartiene al novero dei vendicatori dei torti; agisce su segnalazione, ripara le ingiustizie, segnala i cattivi e a volte va di persona a molestarli. È uno Zorro disincarnato che ha scoperto dei container inutilizzati e li ha fatti assegnare ai terremotati dell'Umbria che ancora dormivano nelle tende e nelle roulotte. Una marionetta coraggiosa.
Nel gennaio del 2001 ha cercato di avvicinare l'allora ministro dell'Interno Enzo Bianco, filmato in un locale turco mentre infilava una banconota nel reggiseno di una danzatrice del ventre. Ma la Polizia l'ha respinto in malo modo. Spiega il suo burattinaio, Antonio Ricci: «Rivolgersi a noi è più facile che andare dai Carabinieri. Il Gabibbo è più comodo del Procuratore della Repubblica».
Nel 2002 Ricci è stato insignito del premio "È giornalismo". Non è cosa da poco. Rispetto alle crescenti lacune dell'informazione, e davanti a un pubblico di sei-sette milioni di cittadini-telespettatori, questo pupazzo svolge ormai un vero e proprio ruolo di supplenza politica e paraistituzionale. Al Gabibbo Ricci ha fatto esporre un giorno, in estrema e sofisticata sintesi, la filosofia di "Striscia la notizia": «Smontaggio e messa a nudo dei meccanismi che sono in grado di rivelare la natura di finzione della Tv».
Falsi televisivi, truffe sociali, pubblicità occulta. E sempre il Gabibbo ha solidarizzato in prima persona con Biagi, Luttazzi e Santoro dopo l'attacco di Berlusconi. Quindi è comparso imbavagliato sui giornali per mobilitare l'opinione pubblica dopo la sentenza che ha condannato "Striscia" per aver trasmesso un fuori onda.
Il Gabibbo ha diversi cugini-pupazzi in un modo o nell'altro impegnati nella politica della tardomodernità spettacolare. C'è il pollo Gino, quello che sul sito My-Tv ha lanciato la canzoncina "Tu vuo' fare o' talebano", un successo che ha demistificato la retorica dell'11 settembre travalicando il pubblico della rete.
Il pollo Gino è un burattino virtuale, beniamino di un pubblico giovanile, che intervista anche i politici ed esprime il proprio punto di vista aprendo discussioni - tutt'altro che banali - su pace, guerra, droga, immigrazione, televisione.
Un'altra marionetta di questo tempo si chiama Bit, ed è manovrata con un guantone di fibre ottiche dal poeta, regista e videomaker Giacomo Verde, una delle figure artistiche più interessanti del movimento no global. Bit ha una testa rotonda e stilizzata che poggia su una molla, ma questo suo aspetto così elementare contrasta con una straordinaria capacità di sfumature espressive: ride, piange, fa il broncio, tira fuori la lingua, se la passa oscenamente sulle labbra, ammicca, ammutolisce, si terrorizza, ritorna sereno o impassibile.
Burattino per certi versi ipnotico nella sua virtuosa immaterialità, Bit è stato scelto come presentatore nel primo esperimento di televisione antagonista, Global Tv, durante il Social Forum di Firenze.
All'opposto, ma sempre in questa particolare forma di teatrino, si colloca l'anonimo e immobile tele-pupazzo che accoglie i visitatori della mostra sperimentale sulla Patria, realizzata dal ministero dei Beni Culturali su iniziativa della presidenza della Repubblica e collocata all'interno del Vittoriano.
Si tratta di un'opera di un altro grande postburattinaio, Carlo Rambaldi, creatore di E.T., King Kong e Alien. In pratica è una testa trasparente a dimensione naturale infagottata in una specie di copricapo rinascimentale. Da poeta. In effetti il pupazzo recita con voce tonante alcune poesie che hanno per soggetto l'Italia. L'impressione, a dire il vero, è patriotticamente sconcertante; e i bambini, nel vederlo, hanno un istintivo moto di paura. Ma pazienza.
Le marionette, è vero, servono anche a far soldi. Il Gabibbo difende i terremotati, ma non si perde una telepromozione. Evoluti e graziosi, i burattini del XXI secolo rispecchiano in sé il massimo della semplificazione e nella loro studiata arificialità addolciscono il consumo.
La Kinder, per dire, presenta tutta una linea di «Squalobabà», «Coccobullo», «Happydino», «Tartallegra», «Fantasmino» collegati ai vari prodotti. E tuttavia, sempre in qualità di pupazzi, possono anche esercitare misteriose funzioni, se è vero che la Federal Reserve Bank di Dallas aveva scovato in un certo gorilla il segreto delle più sensibili variazioni nei consumi. Quando le vendite del gorilla aumentavano, gli economisti della banca texana riscontravano e quindi prevedevano una ripresa dell'intera economia; quando calavano, gli auspici erano negativi. Curiosa teoria, anzi prassi.
Qui in Italia, sotto Natale, due grandi pupazzi fuori del portone accolgono beneauguranti gli ospiti illustri del salotto Angiolillo. Eppure il ritorno dei burattini sembra piuttosto il sintomo di una società che ha smarrito il suo centro; ma che per vie altrettanto enigmatiche lascia che oggetti inanimati trasmettano messaggi imprevedibili, magari per questo più affidabili e veritieri.
In fondo addirittura Pinocchio, utilizzato negli ultimi anni dall'opposizione di destra e poi di sinistra per indicare le bugie del governo, rivive un periodo di enorme popolarità. Era un burattino anche lui, ma al tempo stesso, si è detto, la metafora del popolo italiano.
17 - Continua
Dagospia 01 Febbraio 2005
LA DIGNITÀ DEI PUPAZZI
Potevano mancare i burattini? E infatti sono tornati pure loro, ma siccome il tempo passa eccoli in forma di pupazzoni televisivi, balloons, peluche, robot, folletti, umanoidi, animaloidi, alcuni gonfiabili, altri digitali.
Il Gabibbo di "Striscia la notizia", ad esempio, gode di una tale popolarità da oscurare qualsiasi altro personaggio in carne e ossa della trasmissione. Per anni c'è stato addirittura un vice Gabibbo, il giornalista Stefano Salvi, presentato ufficialmente come una sorta di sostituto di questo pupazzone rosso che canta, balla e parla con forte accento ligure.
Il Gabibbo appartiene al novero dei vendicatori dei torti; agisce su segnalazione, ripara le ingiustizie, segnala i cattivi e a volte va di persona a molestarli. È uno Zorro disincarnato che ha scoperto dei container inutilizzati e li ha fatti assegnare ai terremotati dell'Umbria che ancora dormivano nelle tende e nelle roulotte. Una marionetta coraggiosa.
Nel gennaio del 2001 ha cercato di avvicinare l'allora ministro dell'Interno Enzo Bianco, filmato in un locale turco mentre infilava una banconota nel reggiseno di una danzatrice del ventre. Ma la Polizia l'ha respinto in malo modo. Spiega il suo burattinaio, Antonio Ricci: «Rivolgersi a noi è più facile che andare dai Carabinieri. Il Gabibbo è più comodo del Procuratore della Repubblica».
Nel 2002 Ricci è stato insignito del premio "È giornalismo". Non è cosa da poco. Rispetto alle crescenti lacune dell'informazione, e davanti a un pubblico di sei-sette milioni di cittadini-telespettatori, questo pupazzo svolge ormai un vero e proprio ruolo di supplenza politica e paraistituzionale. Al Gabibbo Ricci ha fatto esporre un giorno, in estrema e sofisticata sintesi, la filosofia di "Striscia la notizia": «Smontaggio e messa a nudo dei meccanismi che sono in grado di rivelare la natura di finzione della Tv».
Falsi televisivi, truffe sociali, pubblicità occulta. E sempre il Gabibbo ha solidarizzato in prima persona con Biagi, Luttazzi e Santoro dopo l'attacco di Berlusconi. Quindi è comparso imbavagliato sui giornali per mobilitare l'opinione pubblica dopo la sentenza che ha condannato "Striscia" per aver trasmesso un fuori onda.
Il Gabibbo ha diversi cugini-pupazzi in un modo o nell'altro impegnati nella politica della tardomodernità spettacolare. C'è il pollo Gino, quello che sul sito My-Tv ha lanciato la canzoncina "Tu vuo' fare o' talebano", un successo che ha demistificato la retorica dell'11 settembre travalicando il pubblico della rete.
Il pollo Gino è un burattino virtuale, beniamino di un pubblico giovanile, che intervista anche i politici ed esprime il proprio punto di vista aprendo discussioni - tutt'altro che banali - su pace, guerra, droga, immigrazione, televisione.
Un'altra marionetta di questo tempo si chiama Bit, ed è manovrata con un guantone di fibre ottiche dal poeta, regista e videomaker Giacomo Verde, una delle figure artistiche più interessanti del movimento no global. Bit ha una testa rotonda e stilizzata che poggia su una molla, ma questo suo aspetto così elementare contrasta con una straordinaria capacità di sfumature espressive: ride, piange, fa il broncio, tira fuori la lingua, se la passa oscenamente sulle labbra, ammicca, ammutolisce, si terrorizza, ritorna sereno o impassibile.
Burattino per certi versi ipnotico nella sua virtuosa immaterialità, Bit è stato scelto come presentatore nel primo esperimento di televisione antagonista, Global Tv, durante il Social Forum di Firenze.
All'opposto, ma sempre in questa particolare forma di teatrino, si colloca l'anonimo e immobile tele-pupazzo che accoglie i visitatori della mostra sperimentale sulla Patria, realizzata dal ministero dei Beni Culturali su iniziativa della presidenza della Repubblica e collocata all'interno del Vittoriano.
Si tratta di un'opera di un altro grande postburattinaio, Carlo Rambaldi, creatore di E.T., King Kong e Alien. In pratica è una testa trasparente a dimensione naturale infagottata in una specie di copricapo rinascimentale. Da poeta. In effetti il pupazzo recita con voce tonante alcune poesie che hanno per soggetto l'Italia. L'impressione, a dire il vero, è patriotticamente sconcertante; e i bambini, nel vederlo, hanno un istintivo moto di paura. Ma pazienza.
Le marionette, è vero, servono anche a far soldi. Il Gabibbo difende i terremotati, ma non si perde una telepromozione. Evoluti e graziosi, i burattini del XXI secolo rispecchiano in sé il massimo della semplificazione e nella loro studiata arificialità addolciscono il consumo.
La Kinder, per dire, presenta tutta una linea di «Squalobabà», «Coccobullo», «Happydino», «Tartallegra», «Fantasmino» collegati ai vari prodotti. E tuttavia, sempre in qualità di pupazzi, possono anche esercitare misteriose funzioni, se è vero che la Federal Reserve Bank di Dallas aveva scovato in un certo gorilla il segreto delle più sensibili variazioni nei consumi. Quando le vendite del gorilla aumentavano, gli economisti della banca texana riscontravano e quindi prevedevano una ripresa dell'intera economia; quando calavano, gli auspici erano negativi. Curiosa teoria, anzi prassi.
Qui in Italia, sotto Natale, due grandi pupazzi fuori del portone accolgono beneauguranti gli ospiti illustri del salotto Angiolillo. Eppure il ritorno dei burattini sembra piuttosto il sintomo di una società che ha smarrito il suo centro; ma che per vie altrettanto enigmatiche lascia che oggetti inanimati trasmettano messaggi imprevedibili, magari per questo più affidabili e veritieri.
In fondo addirittura Pinocchio, utilizzato negli ultimi anni dall'opposizione di destra e poi di sinistra per indicare le bugie del governo, rivive un periodo di enorme popolarità. Era un burattino anche lui, ma al tempo stesso, si è detto, la metafora del popolo italiano.
17 - Continua
Dagospia 01 Febbraio 2005