IL PATTO DI NON AGGRESSIONE AL PIO FAZIO TIENE (ANDREOTTI CELEBRATION)
PIER DC CASINI PER CALTA - SAN PAOLO DI SPAGNA (DALLA DOLCE VITA ALLA MOVIDA)
MARCO DE BENEDETTI ALLA CARLYLE (GRAZIE PAPA') - BRAGGIOTTINO, MEDIA-GONFIATO
PIER DC CASINI PER CALTA - SAN PAOLO DI SPAGNA (DALLA DOLCE VITA ALLA MOVIDA)
MARCO DE BENEDETTI ALLA CARLYLE (GRAZIE PAPA') - BRAGGIOTTINO, MEDIA-GONFIATO
1 - IL PATTO DI NON AGGRESSIONE A FAZIO TIENE (ANDREOTTI CELEBRA LO STREGONE DI ALVITO)
Complimenti a tutti, complimenti vivissimi a Paolino Mieli e a Ferruccio De Bortoli per la cronaca abbondante e acritica che appare oggi sui loro giornali sulla manifestazione alla Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in cui si è celebrato alla presenza di Fazio e di Giulio Andreotti il trentennale dei dipendenti della Banca d'Italia. Il resoconto dettagliato informa che dopo la tempesta estiva anche la Governatora Maria Cristina Rosati è apparsa per la prima volta in pubblico. Ciò che colpisce è soprattutto l'elogio sperticato che zio Giulio ha dedicato al capo di Bankitalia: "ammiro da una vita le straordinarie virtù intellettuali e morali di Antonio Fazio", ha detto Andreotti, l'uomo che ha sempre sostenuto la tesi del complotto demo-pluto-laico-radicalmassone contro il cattolicissimo Fazio.
E dopo aver ricordato lo spirito di servizio che ha sempre ispirato l'azione dello stregone di Alvito, Andreotti ha lanciato un acuto da brivido. Ricordando i trenta anni di via Nazionale il senatore smemorando ha evocato le pagine buie delle vicende Sindona e ha detto: "in quegli anni Baffi è stato purtroppo ingiustamente bersagliato, assieme a Sarcinelli, per la complicata vicenda Sindona". I vecchi funzionari della Banca d'Italia presenti in sala si sono ricordati di quell'epoca triste che vide protagonista proprio Giulio Andreotti. Così non è stato per Paolino Mieli e Ferruccio De Bortoli che senza alcun commento all'impudenza del divino Giulio vogliono imitare la neutralità e la freddezza del giornalismo inglese. Nelle stesse ore a Milano il settimanale economico di Londra presentava un micidiale rapporto sull'Italia e chiedeva la testa del Governatore. Complimenti, complimenti vivissimi. Il patto di non aggressione stipulato dai Poteri Deboli d'Italia con lo Stregone di Alvito - in cambio della sua uscita da Palazzo Koch entro il prossimo 31 maggio - tiene. A rimetterci sono solo i lettori.
2 - SALZA, SAN PAOLO DI SPAGNA (DALLA DOLCE VITA ALLA MOVIDA)
Nessuno meglio di Mario Monti, l'ex-supercommissario bocconiano, poteva presentare il rapporto de "l'Economist" sulla fine della Dolce Vita. Il professore ha sempre odiato i piaceri futili che porteranno alla rovina Dagospia. Una passeggiata al lago con i cani, un brodino e un saggio della London School, rappresentano da sempre lo stile di SuperMario che al massimo si può eccitare con una telefonata "politica" al suo sponsor Paolino Mieli. Così ieri Monti ha fatto da mattatore durante la presentazione del rapporto che dice cose amare e scopre ciò che gli italiani hanno capito da almeno 10 anni. Al suo fianco c'erano Tronchetti Provera ed Enrico Salza, il massiccio presidente del San Paolo. Il capo di Telecom ha rifiutato il paragone dell'Italia con l'Argentina e con timidezza ha criticato le incertezze "istituzionali" pur riconoscendo che qualche timido segnale è arrivato dal governo. Più ottimista si è dichiarato Salza, il banchiere doc che con la pesante calata piemontese e con la voce roca ha detto una serie di banalità impressionanti sull'euro e sulla Cina. Con un tormentone autoreferenziale l'uomo del San Paolo ha sciorinato che la sua banca è brava, è bella, è forte e per quattro volte ha citato il piano Modiano che in tre anni provocherà una crescita del 10% (per la movida degli iberici del Santander che, una volta scomparsa l'italianità di Fazio, ne faranno un boccone solo). Senza avere alle spalle la forza di un ufficio studi decente, Enrico Salza ha pronunciato questa frase storica: "piccolo è bello, medio è un po' meglio, grande è necessario". Parlava della dimensione delle imprese, ma a quel punto il giornalista John Peet de "l'Economist" si è perso nel ricordo di Anita Edberg.
3 - MARCO DE BENEDETTI ALLA CARLYLE (GRAZIE PAPA') - BRAGGIOTTINO, MEDIA-GONFIATO
Se Esopo fosse ancora vivo dovrebbe dedicare la sua favola sulle rane gonfiate a Gerardo Braggiotti. I giornali di oggi sparano titoli colossali sull'accordo che Braggiottino ha concluso ieri per l'acquisto di Banca Leonardo, la piccola merchant bank milanese. Nemmeno l'uscita di scena di Alan Greenspan e di Gerard Schroeder ha meritato tanta attenzione, a conferma che il mondo della finanza milanese ha il cielo racchiuso in una stanza (come cantava Mina ai tempi della Dolce Vita). E che sarà mai questa Banca Leonardo, valutata 90 milioni di euro e comprata per 100, con un utile 2004 pari a quello di un negozio di profumi di via Montenapoleone? Non importa, Braggiottino fa parte delle rane gonfiate dai media, è vicino alla famiglia Agnelli, ha sbattuto la porta in faccia a Mediobanca, e adesso ha messo i calzoni lunghi e diventa banchiere in prima persona. Esultate gente, perchè questa è una notizia storica, al pari di quella che annuncia l'arrivo di Marco De Benedetti con la sua piccola società al vertice del Fondo Carlyle (poteri forti Usa dove l'Ing. è di casa) in Italia. Grazie, papà.
4 - TURCHERIE
Arrivano notizie confortanti dalla Turchia dove sono sbarcati 600 imprenditori al seguito di Carletto Ciampi e di Luchino di Montezemolo. Sembra infatti che dopo aver perso due giorni per ammirare il Palazzo del Topkapi e le gambe lunghe della giornalista Nicoletta Picchio, gli industriali abbiano avuto incontri frenetici. L'annuncio trionfale è fatto dall'ambasciatore Umberto Vattani che adesso guida l'Istituto per il Commercio Estero. "Ci sono stati 3.000 incontri!, esulta l'ex Segretario "telefonico" della Farnesina. A questo punto un deficiente prende in mano la calcolatrice e divide i 3.000 incontri per i 600 imprenditori e il risultato dà una media di 5 incontri a testa. Valeva il prezzo del biglietto?
5 - TELENOVELA VITROCISET
Questa notte nonna Edoarda Crociani non ha dormito. Mancano poche ore alla chiusura dell'accordo con l'Enav per la cessione di Vitrociset, e la Signora sta vivendo ore febbrili. Si sente stretta in un angolo ed è terribilmente incazzata con il supercomandante di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, dal quale si aspettava un aiuto più concreto. Siamo alla stretta finale. L'Ente amministrato da Guido Pugliesi, pupillo del Presidente della Camera Casini, ha messo sul piatto 108 milioni, ma la Signora che nei giorni scorsi ha tirato in ballo sui giornali una presunta mediazione politica di Gianni Letta, ne vuole 130. Nel rush finale si apre la trattativa da mercatino arabo, e con tutta probabilità Vitrociset passerà all'Enav per 115-116 milioni. Una discreta sommetta che consente di fare shopping natalizio a Montecarlo.
6 - MANAGER MOBILI
C'è un traffico pauroso di manager che entrano e escono dalle aziende. Andiamo con ordine. L'ineffabile Elio Catania si è messo il cuore in pace dopo l'uscita del portavoce Silvio Sircana e ha affidato a Marco Tavanello, 43 anni, il compito di tamponare l'area delle relazioni pubbliche delle Ferrovie. Tavanello ha fatto un'esperienza nell'ex-gestore telefonico "Blu" e arriva dalla "Fabbrica" fondata da Oliviero Toscani. Alle Ferrovie si dovrà occupare di Fiere, mostre e sponsorizzazioni per dare lustro e gloria all'azienda guidata dall'ex-capo di Ibm.
All'Enel Fulvio Conti ha varato il nuovo organigramma che contempla una Divisione Internazionale (che lui stesso gestirà ad interim) e - come dice il "Messaggero" - ha affidato il Mercato Italia a Francesco Starace. Ma la vera sorpresa è rappresentata dalle dimissioni di Vincenzo Cannatelli, un manager che aveva fortissime ambizioni per sostituire addirittura l'illustre Scaroni, e che probabilmente se ne andrà all'Eni a guidare la divisione Gas al posto di Luciano Sgubini.
Non è finita. Un'autentica emorragia di "risorse eccellenti" sta per colpire Wind dove l'arrivo del faraone Sawiris che si diverte a sparacchiare annunci clamorosi su Tiscali e Fastweb, ha provocato un esodo biblico verso la Sardegna di 6 manager di alto livello. L'elenco preciso degli uomini che seguiranno Tommaso Pompei nell'avventura di Tiscali è riportato da "Finanza & Mercati": "si va da Laura Rovizzi a Francesca Pace, da Alberto De Paoli a Gianni Di Giovanni, da Stefano Zangrilli fino a Antonio Sassino". Sorbole!
7 - PIER DC CASINI PER CALTA
Non è bello avere in casa un genero Presidente della Camera che ogni giorno ti parla di politica come se fosse l'erede di De Gasperi (Sturzo è stato prenotato da Berlusconi). E allora ecco un uomo riservato e prudente come Francesco Caltagirone scendere in campo su "Panorama" per far capire che anche lui ha le sue idee politiche che, guarda caso, coincidono con quelle di Pierfurby Casini. L'intervista del Donald Trump romano prende spunto dalle polemiche sui ritardi della Tav e delle infrastrutture, ma vola alto sulla testa degli ambientalisti per legarsi al migliore Amarcord. Dice Caltagirone: "con tutti i difetti della vecchia Democrazia Cristiana, rimpiango il senso dello Stato e del bene comune di certi suoi esponenti. C'era una gran voglia di far crescere il Paese". Bravo, nonno Francesco, forse pensavi a Forlani che ha allevato nella culla il compagno di tua figlia, oppure a Fanfani e ad Andreotti che del potere romano sono sempre stati i grandi sostenitori.
Dagospia 25 Novembre 2005
Complimenti a tutti, complimenti vivissimi a Paolino Mieli e a Ferruccio De Bortoli per la cronaca abbondante e acritica che appare oggi sui loro giornali sulla manifestazione alla Pontificia Università San Tommaso d'Aquino in cui si è celebrato alla presenza di Fazio e di Giulio Andreotti il trentennale dei dipendenti della Banca d'Italia. Il resoconto dettagliato informa che dopo la tempesta estiva anche la Governatora Maria Cristina Rosati è apparsa per la prima volta in pubblico. Ciò che colpisce è soprattutto l'elogio sperticato che zio Giulio ha dedicato al capo di Bankitalia: "ammiro da una vita le straordinarie virtù intellettuali e morali di Antonio Fazio", ha detto Andreotti, l'uomo che ha sempre sostenuto la tesi del complotto demo-pluto-laico-radicalmassone contro il cattolicissimo Fazio.
E dopo aver ricordato lo spirito di servizio che ha sempre ispirato l'azione dello stregone di Alvito, Andreotti ha lanciato un acuto da brivido. Ricordando i trenta anni di via Nazionale il senatore smemorando ha evocato le pagine buie delle vicende Sindona e ha detto: "in quegli anni Baffi è stato purtroppo ingiustamente bersagliato, assieme a Sarcinelli, per la complicata vicenda Sindona". I vecchi funzionari della Banca d'Italia presenti in sala si sono ricordati di quell'epoca triste che vide protagonista proprio Giulio Andreotti. Così non è stato per Paolino Mieli e Ferruccio De Bortoli che senza alcun commento all'impudenza del divino Giulio vogliono imitare la neutralità e la freddezza del giornalismo inglese. Nelle stesse ore a Milano il settimanale economico di Londra presentava un micidiale rapporto sull'Italia e chiedeva la testa del Governatore. Complimenti, complimenti vivissimi. Il patto di non aggressione stipulato dai Poteri Deboli d'Italia con lo Stregone di Alvito - in cambio della sua uscita da Palazzo Koch entro il prossimo 31 maggio - tiene. A rimetterci sono solo i lettori.
2 - SALZA, SAN PAOLO DI SPAGNA (DALLA DOLCE VITA ALLA MOVIDA)
Nessuno meglio di Mario Monti, l'ex-supercommissario bocconiano, poteva presentare il rapporto de "l'Economist" sulla fine della Dolce Vita. Il professore ha sempre odiato i piaceri futili che porteranno alla rovina Dagospia. Una passeggiata al lago con i cani, un brodino e un saggio della London School, rappresentano da sempre lo stile di SuperMario che al massimo si può eccitare con una telefonata "politica" al suo sponsor Paolino Mieli. Così ieri Monti ha fatto da mattatore durante la presentazione del rapporto che dice cose amare e scopre ciò che gli italiani hanno capito da almeno 10 anni. Al suo fianco c'erano Tronchetti Provera ed Enrico Salza, il massiccio presidente del San Paolo. Il capo di Telecom ha rifiutato il paragone dell'Italia con l'Argentina e con timidezza ha criticato le incertezze "istituzionali" pur riconoscendo che qualche timido segnale è arrivato dal governo. Più ottimista si è dichiarato Salza, il banchiere doc che con la pesante calata piemontese e con la voce roca ha detto una serie di banalità impressionanti sull'euro e sulla Cina. Con un tormentone autoreferenziale l'uomo del San Paolo ha sciorinato che la sua banca è brava, è bella, è forte e per quattro volte ha citato il piano Modiano che in tre anni provocherà una crescita del 10% (per la movida degli iberici del Santander che, una volta scomparsa l'italianità di Fazio, ne faranno un boccone solo). Senza avere alle spalle la forza di un ufficio studi decente, Enrico Salza ha pronunciato questa frase storica: "piccolo è bello, medio è un po' meglio, grande è necessario". Parlava della dimensione delle imprese, ma a quel punto il giornalista John Peet de "l'Economist" si è perso nel ricordo di Anita Edberg.
3 - MARCO DE BENEDETTI ALLA CARLYLE (GRAZIE PAPA') - BRAGGIOTTINO, MEDIA-GONFIATO
Se Esopo fosse ancora vivo dovrebbe dedicare la sua favola sulle rane gonfiate a Gerardo Braggiotti. I giornali di oggi sparano titoli colossali sull'accordo che Braggiottino ha concluso ieri per l'acquisto di Banca Leonardo, la piccola merchant bank milanese. Nemmeno l'uscita di scena di Alan Greenspan e di Gerard Schroeder ha meritato tanta attenzione, a conferma che il mondo della finanza milanese ha il cielo racchiuso in una stanza (come cantava Mina ai tempi della Dolce Vita). E che sarà mai questa Banca Leonardo, valutata 90 milioni di euro e comprata per 100, con un utile 2004 pari a quello di un negozio di profumi di via Montenapoleone? Non importa, Braggiottino fa parte delle rane gonfiate dai media, è vicino alla famiglia Agnelli, ha sbattuto la porta in faccia a Mediobanca, e adesso ha messo i calzoni lunghi e diventa banchiere in prima persona. Esultate gente, perchè questa è una notizia storica, al pari di quella che annuncia l'arrivo di Marco De Benedetti con la sua piccola società al vertice del Fondo Carlyle (poteri forti Usa dove l'Ing. è di casa) in Italia. Grazie, papà.
4 - TURCHERIE
Arrivano notizie confortanti dalla Turchia dove sono sbarcati 600 imprenditori al seguito di Carletto Ciampi e di Luchino di Montezemolo. Sembra infatti che dopo aver perso due giorni per ammirare il Palazzo del Topkapi e le gambe lunghe della giornalista Nicoletta Picchio, gli industriali abbiano avuto incontri frenetici. L'annuncio trionfale è fatto dall'ambasciatore Umberto Vattani che adesso guida l'Istituto per il Commercio Estero. "Ci sono stati 3.000 incontri!, esulta l'ex Segretario "telefonico" della Farnesina. A questo punto un deficiente prende in mano la calcolatrice e divide i 3.000 incontri per i 600 imprenditori e il risultato dà una media di 5 incontri a testa. Valeva il prezzo del biglietto?
5 - TELENOVELA VITROCISET
Questa notte nonna Edoarda Crociani non ha dormito. Mancano poche ore alla chiusura dell'accordo con l'Enav per la cessione di Vitrociset, e la Signora sta vivendo ore febbrili. Si sente stretta in un angolo ed è terribilmente incazzata con il supercomandante di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, dal quale si aspettava un aiuto più concreto. Siamo alla stretta finale. L'Ente amministrato da Guido Pugliesi, pupillo del Presidente della Camera Casini, ha messo sul piatto 108 milioni, ma la Signora che nei giorni scorsi ha tirato in ballo sui giornali una presunta mediazione politica di Gianni Letta, ne vuole 130. Nel rush finale si apre la trattativa da mercatino arabo, e con tutta probabilità Vitrociset passerà all'Enav per 115-116 milioni. Una discreta sommetta che consente di fare shopping natalizio a Montecarlo.
6 - MANAGER MOBILI
C'è un traffico pauroso di manager che entrano e escono dalle aziende. Andiamo con ordine. L'ineffabile Elio Catania si è messo il cuore in pace dopo l'uscita del portavoce Silvio Sircana e ha affidato a Marco Tavanello, 43 anni, il compito di tamponare l'area delle relazioni pubbliche delle Ferrovie. Tavanello ha fatto un'esperienza nell'ex-gestore telefonico "Blu" e arriva dalla "Fabbrica" fondata da Oliviero Toscani. Alle Ferrovie si dovrà occupare di Fiere, mostre e sponsorizzazioni per dare lustro e gloria all'azienda guidata dall'ex-capo di Ibm.
All'Enel Fulvio Conti ha varato il nuovo organigramma che contempla una Divisione Internazionale (che lui stesso gestirà ad interim) e - come dice il "Messaggero" - ha affidato il Mercato Italia a Francesco Starace. Ma la vera sorpresa è rappresentata dalle dimissioni di Vincenzo Cannatelli, un manager che aveva fortissime ambizioni per sostituire addirittura l'illustre Scaroni, e che probabilmente se ne andrà all'Eni a guidare la divisione Gas al posto di Luciano Sgubini.
Non è finita. Un'autentica emorragia di "risorse eccellenti" sta per colpire Wind dove l'arrivo del faraone Sawiris che si diverte a sparacchiare annunci clamorosi su Tiscali e Fastweb, ha provocato un esodo biblico verso la Sardegna di 6 manager di alto livello. L'elenco preciso degli uomini che seguiranno Tommaso Pompei nell'avventura di Tiscali è riportato da "Finanza & Mercati": "si va da Laura Rovizzi a Francesca Pace, da Alberto De Paoli a Gianni Di Giovanni, da Stefano Zangrilli fino a Antonio Sassino". Sorbole!
7 - PIER DC CASINI PER CALTA
Non è bello avere in casa un genero Presidente della Camera che ogni giorno ti parla di politica come se fosse l'erede di De Gasperi (Sturzo è stato prenotato da Berlusconi). E allora ecco un uomo riservato e prudente come Francesco Caltagirone scendere in campo su "Panorama" per far capire che anche lui ha le sue idee politiche che, guarda caso, coincidono con quelle di Pierfurby Casini. L'intervista del Donald Trump romano prende spunto dalle polemiche sui ritardi della Tav e delle infrastrutture, ma vola alto sulla testa degli ambientalisti per legarsi al migliore Amarcord. Dice Caltagirone: "con tutti i difetti della vecchia Democrazia Cristiana, rimpiango il senso dello Stato e del bene comune di certi suoi esponenti. C'era una gran voglia di far crescere il Paese". Bravo, nonno Francesco, forse pensavi a Forlani che ha allevato nella culla il compagno di tua figlia, oppure a Fanfani e ad Andreotti che del potere romano sono sempre stati i grandi sostenitori.
Dagospia 25 Novembre 2005