LA SONCINI TELEFONA A FACCI: BRAD PITT? È DA MOCCIOSE. I VERI SEX SYMBOL SONO MIELI E DE BORTOLI (MA PAOLINO NON C'E' SU "IO DONNA") - TRAVAGLIO, "L'UNITÀ" E LA SCOMMESSA DI MUGHINI - LA RADIO DELLA CONFINDUSTRIA CHIUDE IL MICROFONO A DIEGO CUGIA.

1 - SE DE BORTOLI È MEGLIO DI BRAD PITT.
Filippo Facci per il settimanale "Domenicale"
Che il giornalismo italiano sia infarcito di scemenze è talmente una realtà acquisita, un'ovvietà da snobbare, che tornare a sottolinearlo viene percepito come una banalità poco di mondo. Che si fa in questi casi? Un esempio. Eccolo qui di seguito. A metà gennaio, all'una di notte, me ne stavo spaparanzato a vedermi un film con Clint Eastwood quando squilla il telefono: è una collega (ma appena bocciata all'esame da giornalista - Guia Soncini, ndD) che mi coinvolge in una trascurabile discussione su chi sia oggigiorno un cosiddetto "figo".

Ricordo di averle detto che Brad Pitt secondo me piaceva a molte donne mentre lei replicava che Brad Pitt era da mocciose e che i veri fighi sono per esempio Paolo Mieli e Ferruccio De Bortoli. Questo il tenore. Io le ho detto che i due potevano piacere, ma che non mi immaginavo una ragazza che appendesse in camera il poster di De Bortoli, oppure De Bortoli e Mieli che passeggiassero con una bandana in testa mentre delle ragazze si davano di gomito. La penosa discussione, mentre Clint Eastwood sparava all'impazzata, si è chiusa mentre io le dicevo che forse parlavamo di cose diverse. Fine prima parte.

Seconda parte: la stessa discussione con le stesse frasi, il sabato successivo, me le ritrovavo stampate sul supplemento "Io Donna" del "Corriere della Sera". Un articoletto descriveva una cena di donne, tutte pazze di De Bortoli, che tramortivano una specie di idiota cerebroleso che veniva descritto con le mie fattezze fisiche. Il titolo era Meglio di Brad con foto di De Bortoli in posa tenebrosa. E Mieli?

Avrei poi appreso che era stato eliminato per imbarazzo dalla direttora del supplemento. Ma naturalmente non era finita. La cosa è stata ripresa da "L'espresso". E "L'espresso" è stato ripreso da Dagospia. Fatta la somma, il numero di lettori e di contatti che hanno trasformato De Bortoli in un un sex symbol è spaventoso: tutto perché (anche perché) ho distrattamente risposto al telefono mentre guardavo Clint Eastwood. Grave? Ma no. È che vorrei una scuola di giornalismo che spiegasse anche queste cose.

2 - TRAVAGLIO, "L'UNITÀ" E LA SCOMMESSA DI MUGHINI.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"

Gentile Antonio Padellaro, siamo del tutto consapevoli che citare il giornale su cui si scrive, o anche solo riferirsi ad esso, è come fare autoerotismo. Appunto per questo vogliamo segnalarle, in caso ieri le fosse sfuggita, la rubrica di Giampiero Mughini intitolata "Uffa!" dove l'autore ha tessuto vaste lodi per Marco Travaglio. Lasci perdere che a noi Travaglio stia molto sulle scatole e quel poco anche a lei, accantoni la quisquilia e vada al sodo.



Consideri cioè con l'attenzione che merita quella parte dello scritto in cui Mughini, distrutto dall'indifferenza di cui la sinistra circonda i suoi libri, perde il lume della ragione e lancia la sua sfida. Dove scrive cioè: "Diecimila euro contro uno, sfido il mio amico Travaglio - e ammesso che ne abbia voglia - a scrivere di me sui giornali della sinistra dov'è di casa con la stessa simpatia con cui io scrivo di lui sul Foglio. Diecimila euro contro uno. Pagabili in contanti". Diecimila contro uno, pagabili in contanti. Lasci scrivere Travaglio, gentile Padellaro, anche solo due righe. Le farebbe gioco: un euro contro diecimila che da una botta simile quel traditore di Mughini non si riprende più.

3 - RADIO 24 CHIUDE IL MICROFONO A CUGIA.
Michele Serra per "La Repubblica"

Lamenti contro la censura scadono facilmente in proclami nervosi, in denunce stridule. Mi limiterò, dunque, a dire che mi dispiace moltissimo che un network importante e attendibile come Radio 24 abbia sospeso, dopo appena un mese, la trasmissione di Diego Cugia, "Zombie". Conosco e ascolto Cugia da una vita, è una persona infinitamente libera, e il molto di discutibile che gli capita di dire non è mai gratuito né improvvido.

È profondamente suo, parola per parola, suoi i rischi intellettuali, sua l´intelligenza, suo il narcisismo, sua la sensibilità, sua l´irruenza retorica, sua la durezza etica. Cugia è Autore dalla testa ai piedi, di quelli che ogni editore vorrebbe avere per rendersi riconoscibile, per evitare il solo vero rischio mortale della comunicazione, la sola volgarità imperdonabile, che è non dire nulla.

Evidentemente, perfino un editore forte e plurale come Confindustria non può permettersi di tenere acceso il microfono di Cugia, già esule dalla Rai e ora nuovamente in castigo, come i ragazzini, per non si sa quale disturbo del decoro pubblico, o per quali pressioni politiche. Inutile farla troppo lunga o andare a inciampare nei distinguo: non è un buon momento, in questo paese, per la libertà. Non lo è affatto.


Dagospia 23 Febbraio 2006