SCOPARE CON TUTTI GLI UOMINI CHE VUOI È LIBERAZIONE FEMMINILE?
IRROMPONO IN LIBRERIA LE RAGAZZE DEL PORNO PATINATO E FIGHETTO
SUL WEB IMPAZZA LA "PUTTANIZZAZIONE" DELLE BLOGGHISTE SFACCIATE
IRROMPONO IN LIBRERIA LE RAGAZZE DEL PORNO PATINATO E FIGHETTO
SUL WEB IMPAZZA LA "PUTTANIZZAZIONE" DELLE BLOGGHISTE SFACCIATE
Giovanna Zucconi per "L'espresso"
Non ci sarebbe niente da ridere, eppure nel programma americano 'Girls Gone Wild' le ragazzine reclutate nei bar e sulle spiagge perché si esibiscano in un estemporaneo spogliarello a favore di telecamera, invece di mandare a quel paese la medesima cominciano a sbottonarsi e a dimenarsi, ridendo come pazze e gridando 'yuhuuu'. Trovano esilarante spogliarsi, sono felici come le femministe che bruciavano i reggipetti, commentano con cinismo gli autori dello show. E forse hanno ragione, forse il mix della nuova pornografia al femminile, televisiva e anche letteraria, è appunto questo: spudoratezza più divertimento, più un'eco svuotata e fraintesa del femminismo. La donna-oggetto c'è ancora, ma per scelta propria.
Scopare con tutti gli uomini che vuoi è una forma di liberazione femminile, dice infatti con un forbito giro di parole una delle nuove e trendy romanziere erotiche. Invece Erica Jong è molto più cauta e ammonisce: la libertà sessuale è una cortina fumogena per nascondere quanta strada abbiamo ancora da fare. Erica Jong non è la classica educanda ma fu, a suo tempo, la profetessa della 'scopata senza cerniera' ovvero con estranei acchiappati al volo, a sua volta precisamente l'antenata di quelle 'storie da una botta e via' che adesso campeggiano elegantemente sulle copertine delle pornoscrittrici di nuova generazione. Forse l'unica cosa più noiosa da leggere di una sfilza di coiti altrui è una sfilza di nomi di autrici pornosoft con relative prestazioni. Però stavolta vale la pena fare una panoramica (con molti maliziosi close-up) su queste simpatiche ragazze. Che sembrano uno stravagante ibrido fra Betty Friedan e Paris Hilton. Intanto, hanno già un'etichetta collettiva che la dice lunga: Posh Porn, come a dire il porno patinato e fighetto.
Qualcun altro, ancora più volgare ma anatomicamente più preciso, parla di Clit Lit da contrapporre alla ormai vecchia Chick Lit, la letteratura per ragazze nevrotiche alla Bridget Jones e numerose seguaci. Ricordate i tragici mutandoni di Bridget Jones, che era più interessata alla sigaretta post-sesso che alla cosa in sé? Ecco, le sue più disinibite sorelline minori le mutande se le tolgono spesso e volentieri: però anche loro raccontano in prima persona vicende autobiografiche. Forse perché lo sono davvero, o forse per aggiungere una spezia piccante in più. Per esempio, Maria Dahvana Headley. Il suo libro, appena uscito e già opzionato dalla Paramount, si intitola 'The Year of Yes: A Memoir'. Di questi tempi in America usare la parola memoir è un azzardo, dopo che il presunto memorialista James Frey, quello di 'In un milione di piccoli pezzi', è stato sbugiardato in diretta tivù. Ma evidentemente Maria Headley non teme smentite, perché non è che i testimoni maschi delle sue imprese sessuali ci farebbero una bella figura.
Studentessa di sceneggiatura sbarcata dalla provincia alla New York University, verso i vent'anni Maria è già stufa di cercare inutilmente la felicità amorosa fra studentelli scipiti e rognosi intellettuali, e decide che per un anno dirà di sì a tutti quelli che le chiedono di uscire (eufemismo), anche a quelli che non le piacciono, soprattutto a quelli che non le piacciono. Risultato: 150 incontri a luci rosse o rosé, fra i quali un senzatetto che pensa di essere Jimi Hendrix, un settantenne che non spiccica una parola di inglese, un miliardario francese, qualche pervertito, dieci tassisti, due lesbiche e un mimo. Più gli amanti diventano strampalati e inverosimili, meno si diverte lei, e più ci divertiamo noi lettori.
C'è anche il canonico lieto fine: Maria Headley, oggi ventottenne, è sposata con un drammaturgo divorziato e con figli adolescenti, esattamente il tipo con il quale non sarebbe mai uscita se non avesse deciso di diventare una yes-girl. È ovvio che il suo esperimento esistenziale è giusto una scusa per ampliare il campione statistico e divertirsela per qualche mese, al motto di 'ogni lasciata è persa': sesso spensierato e parecchio comico. Un'altra del porno-drappello americano, Elizabeth Gilbert con 'Eat, Pray, Love', spaccia invece per ricerca spirituale dopo un drammatico divorzio le sue scorpacciate di giovanotti italiani, indonesiani e indiani (le tre 'I' della Moratti?).
Tutte quante sembrano ragazze che, quando si presentano, chiedono allegramente: "Tu quanti uomini ti sei ripassata?" Chelsea Handler - che ha avuto l'onore di una traduzione italiana nella collana più sperimentale della Mondadori, e purtroppo 'My Horizontal Life' è diventato 'Le mie storie da una botta e via' - ne enumera una trentina (inclusi un ginecologo e un nano, che però si rivela più dotato come guanciale). Alla fine sembra pentirsi di tanta intraprendenza, ma mentre è nel pieno esercizio delle sue facoltà erotiche, assomiglia alla lontana a una David Sedaris in versione puttanesca e spensierata. Intermezzo. In questa carrellata di ridanciane oscenità, occorre una pausa critica, uno sguardo sbieco. Per esempio quello di Ariel Levy, con la sua formidabile inchiesta sulla 'raunch culture', la 'cultura dell'indecenza', la cultura dominante così ipersessualizzata eppure così poco sexy.
L'inchiesta si intitola 'Female Chauvinist Pigs'. Perché il vecchio e ormai ridicolo epiteto 'porco maschio sciovinista' si ribalta contro le donne: contro quelle donne talmente imbevute di stereotipi che non sanno immaginare se stesse (e le altre) se non come biondone poppute e labbrute, come oggetti sessuali. Contro quelle donne che rivendicano la libertà, sì, ma di trasformarsi in femmine tutte uguali, che vogliono la parità, sì, ma solo di sguaiataggine. Ecco, allora, che la più popolare conduttrice tivù americana, Oprah Winfrey, può insegnare soavemente alle masse che la vera liberazione femminile è racchiusa in un manuale per soddisfare al meglio i desideri dei maschi. Ecco che stravincono i reality di chirurgia estetica dove donne normali con normali imperfezioni vengono trasformate in agghiaccianti Barbie seriali. E che le intellettualine di turno sdoganano, in quanto 'pop', la collusione femminile con la pornocultura dominante - nella quale le donne postfemministe voglio essere come gli uomini (e quindi assoldano spogliarellisti per le loro feste di compleanno), oppure come pensano che gli uomini vogliano le donne (e quindi si trasformano in caricature libidinose).
Pari opportunità, ma solo nella volgarità. Fine dell'intermezzo. Il desolante contesto descritto da Ariel Levy senza moralismi né nostalgie, può servire anche per leggere meglio i testi dell'ultima ondata Posh Porn. La parte più scoraggiata di 'Female Chauvinist Pigs' è quella sulle dodicenni californiane conciate e atteggiate come puttanelle, perché nemmeno concepiscono che non è obbligatorio: e l'editoria puntualmente cavalca il fenomeno con alcune serie di romanzi per 'giovani adulte' tutti sesso e shopping. Nel senso che il sesso è sfrontato e capricciosetto come lo shopping adolescenziale. Ma anche che si unisce l'utile al dilettevole, o viceversa (la collana Gossip Girl culmina con amplessi nei camerini delle boutique di lusso di Manhattan, la collana A-List è anche un campionario di marchi alla moda).
Appena cresceranno, queste smaliziate ragazzine diventeranno le lettrici perfette per la sempre più frequentata letteratura porno posh o porno chic, che spazia dalla capostipite 'Vita sessuale di Catherine M alla Mandorla' firmata con lo pseudonimo di Nedjma, che racconta del risveglio erotico di una giovanissima araba ed è in uscita da Einaudi, fino all'imbarazzante 'Diario (vero) di una squillo di lusso sposata' di Tracy Quan, tradotto (orribilmente) da Sonzogno. Per chi ha voglia di affrontarne l'umorismo, stavolta involontario, è il diario di uno snervante doppio lavoro. Ah, il logorio della vita moderna nella metropoli tentacolare: Tracy è mogliettina impeccabile di un impeccabile banchiere, ma anche battona d'alto bordo con telefonino sempre vibrante, gran cambi d'abito nei cessi degli alberghi di lusso, e dilemmi strazianti con le amiche sul tipo di depilazione intima o di frustino, tranne cambiare discorso quando arriva la cognata. Non permetto mai a un cliente di baciarmi sulla bocca, non permetto mai a mio marito di uscire con la camicia sgualcita, roba così. Sarebbe francamente ridicolo anche il titolo della debuttante australiana Emily Maguire ('Taming the Beast', addomesticando la belva, con in copertina una donna nuda con in mano una mela), se non fosse che i diritti del romanzo sono stati venduti in tutto il mondo, e che già a pagina due il professor Carr e la sua allieva quattordicenne Sarah si dedicano ad attività estranee al programma ministeriale.
Il libro, secondo un critico, è "orribilmente leggibile" (crediamo sia un complimento), mentre la sua vorace protagonista, secondo l'autrice, è il contrario di Bridget Jones (idem). I paragoni abbondano anche nel caso della canadese Tamara Berger (il suo 'Lie With Me' assomiglierebbe a Jean Genet più Molly Bloom più 'Penthouse'), mentre la sensazione di 'vera vita raccontata senza pudori' che gli editori evidentemente stanno ricercando, provoca il passaggio alle stampe di blogghiste molto esplicite, ovvero tenutarie di diari on line come 'Girl With One Track in Mind' della trentenne Abigail. O come la misteriosa Belle de Nuit, squillo-scrittrice intorno alla cui identità i giornali inglesi si sono affannati, per offrirle infine sontuose collaborazioni. Forse bisognerebbe guardare nuovamente al contesto, prima di unirsi al coro degli entusiasti per queste campionesse della sfrenatezza chic: per esempio meditando sulla 'puttanizzazione' della cultura popolare inglese che Katharine Viner ha recentemente denunciato sul 'Guardian'. Ma la potenza dello sdoganamento commerciale di qualunque maialata è tale che chi protesta viene fatto passare per un moralista barbogio, e amen.
Dagosex.org 27 Marzo 2006
Non ci sarebbe niente da ridere, eppure nel programma americano 'Girls Gone Wild' le ragazzine reclutate nei bar e sulle spiagge perché si esibiscano in un estemporaneo spogliarello a favore di telecamera, invece di mandare a quel paese la medesima cominciano a sbottonarsi e a dimenarsi, ridendo come pazze e gridando 'yuhuuu'. Trovano esilarante spogliarsi, sono felici come le femministe che bruciavano i reggipetti, commentano con cinismo gli autori dello show. E forse hanno ragione, forse il mix della nuova pornografia al femminile, televisiva e anche letteraria, è appunto questo: spudoratezza più divertimento, più un'eco svuotata e fraintesa del femminismo. La donna-oggetto c'è ancora, ma per scelta propria.
Scopare con tutti gli uomini che vuoi è una forma di liberazione femminile, dice infatti con un forbito giro di parole una delle nuove e trendy romanziere erotiche. Invece Erica Jong è molto più cauta e ammonisce: la libertà sessuale è una cortina fumogena per nascondere quanta strada abbiamo ancora da fare. Erica Jong non è la classica educanda ma fu, a suo tempo, la profetessa della 'scopata senza cerniera' ovvero con estranei acchiappati al volo, a sua volta precisamente l'antenata di quelle 'storie da una botta e via' che adesso campeggiano elegantemente sulle copertine delle pornoscrittrici di nuova generazione. Forse l'unica cosa più noiosa da leggere di una sfilza di coiti altrui è una sfilza di nomi di autrici pornosoft con relative prestazioni. Però stavolta vale la pena fare una panoramica (con molti maliziosi close-up) su queste simpatiche ragazze. Che sembrano uno stravagante ibrido fra Betty Friedan e Paris Hilton. Intanto, hanno già un'etichetta collettiva che la dice lunga: Posh Porn, come a dire il porno patinato e fighetto.
Qualcun altro, ancora più volgare ma anatomicamente più preciso, parla di Clit Lit da contrapporre alla ormai vecchia Chick Lit, la letteratura per ragazze nevrotiche alla Bridget Jones e numerose seguaci. Ricordate i tragici mutandoni di Bridget Jones, che era più interessata alla sigaretta post-sesso che alla cosa in sé? Ecco, le sue più disinibite sorelline minori le mutande se le tolgono spesso e volentieri: però anche loro raccontano in prima persona vicende autobiografiche. Forse perché lo sono davvero, o forse per aggiungere una spezia piccante in più. Per esempio, Maria Dahvana Headley. Il suo libro, appena uscito e già opzionato dalla Paramount, si intitola 'The Year of Yes: A Memoir'. Di questi tempi in America usare la parola memoir è un azzardo, dopo che il presunto memorialista James Frey, quello di 'In un milione di piccoli pezzi', è stato sbugiardato in diretta tivù. Ma evidentemente Maria Headley non teme smentite, perché non è che i testimoni maschi delle sue imprese sessuali ci farebbero una bella figura.
Studentessa di sceneggiatura sbarcata dalla provincia alla New York University, verso i vent'anni Maria è già stufa di cercare inutilmente la felicità amorosa fra studentelli scipiti e rognosi intellettuali, e decide che per un anno dirà di sì a tutti quelli che le chiedono di uscire (eufemismo), anche a quelli che non le piacciono, soprattutto a quelli che non le piacciono. Risultato: 150 incontri a luci rosse o rosé, fra i quali un senzatetto che pensa di essere Jimi Hendrix, un settantenne che non spiccica una parola di inglese, un miliardario francese, qualche pervertito, dieci tassisti, due lesbiche e un mimo. Più gli amanti diventano strampalati e inverosimili, meno si diverte lei, e più ci divertiamo noi lettori.
C'è anche il canonico lieto fine: Maria Headley, oggi ventottenne, è sposata con un drammaturgo divorziato e con figli adolescenti, esattamente il tipo con il quale non sarebbe mai uscita se non avesse deciso di diventare una yes-girl. È ovvio che il suo esperimento esistenziale è giusto una scusa per ampliare il campione statistico e divertirsela per qualche mese, al motto di 'ogni lasciata è persa': sesso spensierato e parecchio comico. Un'altra del porno-drappello americano, Elizabeth Gilbert con 'Eat, Pray, Love', spaccia invece per ricerca spirituale dopo un drammatico divorzio le sue scorpacciate di giovanotti italiani, indonesiani e indiani (le tre 'I' della Moratti?).
Tutte quante sembrano ragazze che, quando si presentano, chiedono allegramente: "Tu quanti uomini ti sei ripassata?" Chelsea Handler - che ha avuto l'onore di una traduzione italiana nella collana più sperimentale della Mondadori, e purtroppo 'My Horizontal Life' è diventato 'Le mie storie da una botta e via' - ne enumera una trentina (inclusi un ginecologo e un nano, che però si rivela più dotato come guanciale). Alla fine sembra pentirsi di tanta intraprendenza, ma mentre è nel pieno esercizio delle sue facoltà erotiche, assomiglia alla lontana a una David Sedaris in versione puttanesca e spensierata. Intermezzo. In questa carrellata di ridanciane oscenità, occorre una pausa critica, uno sguardo sbieco. Per esempio quello di Ariel Levy, con la sua formidabile inchiesta sulla 'raunch culture', la 'cultura dell'indecenza', la cultura dominante così ipersessualizzata eppure così poco sexy.
L'inchiesta si intitola 'Female Chauvinist Pigs'. Perché il vecchio e ormai ridicolo epiteto 'porco maschio sciovinista' si ribalta contro le donne: contro quelle donne talmente imbevute di stereotipi che non sanno immaginare se stesse (e le altre) se non come biondone poppute e labbrute, come oggetti sessuali. Contro quelle donne che rivendicano la libertà, sì, ma di trasformarsi in femmine tutte uguali, che vogliono la parità, sì, ma solo di sguaiataggine. Ecco, allora, che la più popolare conduttrice tivù americana, Oprah Winfrey, può insegnare soavemente alle masse che la vera liberazione femminile è racchiusa in un manuale per soddisfare al meglio i desideri dei maschi. Ecco che stravincono i reality di chirurgia estetica dove donne normali con normali imperfezioni vengono trasformate in agghiaccianti Barbie seriali. E che le intellettualine di turno sdoganano, in quanto 'pop', la collusione femminile con la pornocultura dominante - nella quale le donne postfemministe voglio essere come gli uomini (e quindi assoldano spogliarellisti per le loro feste di compleanno), oppure come pensano che gli uomini vogliano le donne (e quindi si trasformano in caricature libidinose).
Pari opportunità, ma solo nella volgarità. Fine dell'intermezzo. Il desolante contesto descritto da Ariel Levy senza moralismi né nostalgie, può servire anche per leggere meglio i testi dell'ultima ondata Posh Porn. La parte più scoraggiata di 'Female Chauvinist Pigs' è quella sulle dodicenni californiane conciate e atteggiate come puttanelle, perché nemmeno concepiscono che non è obbligatorio: e l'editoria puntualmente cavalca il fenomeno con alcune serie di romanzi per 'giovani adulte' tutti sesso e shopping. Nel senso che il sesso è sfrontato e capricciosetto come lo shopping adolescenziale. Ma anche che si unisce l'utile al dilettevole, o viceversa (la collana Gossip Girl culmina con amplessi nei camerini delle boutique di lusso di Manhattan, la collana A-List è anche un campionario di marchi alla moda).
Appena cresceranno, queste smaliziate ragazzine diventeranno le lettrici perfette per la sempre più frequentata letteratura porno posh o porno chic, che spazia dalla capostipite 'Vita sessuale di Catherine M alla Mandorla' firmata con lo pseudonimo di Nedjma, che racconta del risveglio erotico di una giovanissima araba ed è in uscita da Einaudi, fino all'imbarazzante 'Diario (vero) di una squillo di lusso sposata' di Tracy Quan, tradotto (orribilmente) da Sonzogno. Per chi ha voglia di affrontarne l'umorismo, stavolta involontario, è il diario di uno snervante doppio lavoro. Ah, il logorio della vita moderna nella metropoli tentacolare: Tracy è mogliettina impeccabile di un impeccabile banchiere, ma anche battona d'alto bordo con telefonino sempre vibrante, gran cambi d'abito nei cessi degli alberghi di lusso, e dilemmi strazianti con le amiche sul tipo di depilazione intima o di frustino, tranne cambiare discorso quando arriva la cognata. Non permetto mai a un cliente di baciarmi sulla bocca, non permetto mai a mio marito di uscire con la camicia sgualcita, roba così. Sarebbe francamente ridicolo anche il titolo della debuttante australiana Emily Maguire ('Taming the Beast', addomesticando la belva, con in copertina una donna nuda con in mano una mela), se non fosse che i diritti del romanzo sono stati venduti in tutto il mondo, e che già a pagina due il professor Carr e la sua allieva quattordicenne Sarah si dedicano ad attività estranee al programma ministeriale.
Il libro, secondo un critico, è "orribilmente leggibile" (crediamo sia un complimento), mentre la sua vorace protagonista, secondo l'autrice, è il contrario di Bridget Jones (idem). I paragoni abbondano anche nel caso della canadese Tamara Berger (il suo 'Lie With Me' assomiglierebbe a Jean Genet più Molly Bloom più 'Penthouse'), mentre la sensazione di 'vera vita raccontata senza pudori' che gli editori evidentemente stanno ricercando, provoca il passaggio alle stampe di blogghiste molto esplicite, ovvero tenutarie di diari on line come 'Girl With One Track in Mind' della trentenne Abigail. O come la misteriosa Belle de Nuit, squillo-scrittrice intorno alla cui identità i giornali inglesi si sono affannati, per offrirle infine sontuose collaborazioni. Forse bisognerebbe guardare nuovamente al contesto, prima di unirsi al coro degli entusiasti per queste campionesse della sfrenatezza chic: per esempio meditando sulla 'puttanizzazione' della cultura popolare inglese che Katharine Viner ha recentemente denunciato sul 'Guardian'. Ma la potenza dello sdoganamento commerciale di qualunque maialata è tale che chi protesta viene fatto passare per un moralista barbogio, e amen.
Dagosex.org 27 Marzo 2006