LA MOSSA DEL LEONE - LE GENERALI HANNO ACQUISTATO IL 5% DELLA GÉNÉRALE DE SANTÉ - E IL FONDO AMBER ATTACCA CON IL 20% LA SOCIETÀ DI ANTONINO LIGRESTI, FRATELLO DI SALVATORE CHE CON I FIGLI CONTROLLA FONDIARIA-SAI.

Mario Gerevini per il Corriere della Sera

Le Generali hanno acquistato quasi il 5% della Générale de Santé, gruppo francese quotato a Parigi e leader europeo delle strutture sanitarie private (183 cliniche di cui 11 in Italia) con un fatturato di oltre 1,4 miliardi. L'azionista di riferimento di Générale de Santé è Antonino Ligresti (25%), fratello di Salvatore che con i figli controlla Fondiaria-Sai. L'operazione francese non è stata resa nota pubblicamente né a Trieste né a Parigi, ma trova sostanziale conferma negli uffici del Leone dove si dice che si tratta di «un investimento finanziario in un settore con buone prospettive». Ma forse se ne può dare un'interpretazione più estensiva se si osserva bene che cosa è successo intorno al gruppo sanitario privato negli ultimi mesi.

L'esborso per Trieste dovrebbe essere stato intorno ai 60-70 milioni. E non si tratta di un'operazione di trading come le centinaia che vengono chiuse ogni giorno dalle varie società del gruppo. Questa è stata condotta direttamente dalla capogruppo in un arco di tempo che va più o meno dall'inizio dell'anno a oggi. Mediobanca, che è l'azionista di riferimento di Generali, è il principale finanziatore, insieme a Efibanca, del gruppo parigino e di Santé Holding, la «scatola» (in pegno alle due merchant) attraverso la quale Antonino Ligresti controlla Générale de Santé dal 2003.

Per sostenere l'acquisizione di dieci nuove cliniche e per rifinanziare il debito con Mediobanca (una tranche da 300 milioni scade a gennaio 2008 e una da 150 a gennaio 2011), Générale de Santé all'inizio dell'anno ha annunciato la cessione per oltre 500 milioni della proprietà immobiliare di 28 strutture ospedaliere e ha lanciato e chiuso in primavera un aumento di capitale da 300 milioni (Mediobanca co-capofila dell'operazione). È in questo quadro di operazioni straordinarie e di rapporti strettissimi tra l'azienda parigina e Piazzetta Cuccia che si inserisce Generali. Nel frattempo in Borsa si è scatenata la bagarre.



Il tutto senza che il titolo subisse troppe pressioni, tant'è che dall'inizio del 2006 è rimasto pressoché invariato poco sotto i 28 euro. Ma nel capitale si sono fatti avanti prepotentemente i fondi di investimento oltre che banche come la Caisse d'Epargne, arrivata fino al 7% e poi uscita nel giro di una settimana a metà luglio. Templeton ha preso una posizione del 7%, Julius Baer del 3,4%, un fondo canadese è arrivato al 2,6% e da Roma si è mossa Capitalia asset management mettendo insieme il 3,2%. Fin qui siamo quasi nella norma: Générale de Santé va bene, i ricavi crescono, gli utili sono in progressione (19 milioni nel 2003, 27 nel 2004, 45 nel 2005 e 58 attesi dagli analisti nel 2006) e dunque gli investitori istituzionali comprano un titolo che sembra sottovalutato. E probabilmente è questa la motivazione di fondo anche di Generali.

C'è però un «dettaglio» che si chiama Amber Master Fund, un hedge fund di Cayman con «cervello» a New York che gestisce 2 miliardi di dollari nell'azionario europeo. Ha comprato a marzo salendo al 2%, è andato avanti, ha fatto man bassa di diritti d'opzione dell'aumento, a luglio è arrivato al 15% e non si è fermato. Quattro giorni fa ha annunciato di possedere il 20,21% precisando di «riservarsi la possibilità di proseguire gli acquisti o procedere a cessioni a seconda delle opportunità di mercato» ma di non avere, al momento, intenzione di prendere il controllo della società. È evidente, tuttavia, che il controllo esercitato da Antonino Ligresti con il 25,5% più l'8% di Efibanca è insidiato. È molto plausibile che questo preoccupi sia il medico-imprenditore sia i suoi finanziatori. Ed è possibile che la latente battaglia sul controllo abbia giocato a favore dell'ingresso di un pezzo grosso come Generali.




Dagospia 16 Agosto 2006