COMICI & COMPENSI (O COMPENSI COMICI?)
FIORELLO(180), TEOCOLI(120), PROIETTI(110), MARCHESINI(100), BENIGNI(300)
PAOLI A CACHET, GRIGNANI COPIA, PATTY PRAVO IN TILT, BERTE' CHOC

"Mi fanno male i capelli", direbbe un'eroina di Antonioni. Sbirciando i compensi dei comici che allieteranno con gag e battute gli intervalli tra uno stornello pippone e una lagna stonata non c'è più nulla da ridere. Per atterrare sul palcoscenico dell'Ariston un Fiorello incasserà la sommetta di 150 milioni più 30 per coprire spese varie ed eventuali. Al secondo posto, un assegno di 120 milioni intestato a Teo Teocoli. Dieci in meno per le pasquinate di Gigi Proietti. Anna Marchesini ha invece puntato i tacchi e ha rifiutato il compenso di 100 milioni. Ma come? Si torna indietro?!?, ha fatto sapere piccata all'ufficio scritture di viale Mazzini: per partecipare al Sanremo di Fabio Fazio ne ho incassati 200! Il contratto di Anna non è stato chiuso. In questi casi, vince chi tiene duro; sicuramente, avvicinandosi al giorno X, si troverà un accordo, cioè la Rai sborserà un'altra paccata di milioni. A questo punto, a tali cifre, l'unica e vera star del prossimo Festival, alias Roberto Benigni, che dovrebbe dire del suo compenso? Se Fiorello viene ricompensato con 180 milioni, i 300 del premio Oscar valgono un rimborso spese. (Per Simona Ventura al Dopo-festival, vale invece il contratto-quadro: 60 milioni a puntata) "Mi fanno male capelli, occhi e orecchie", direbbe un'eroina di Antonioni. Spiando le prove musicali non c'è più nulla da ascoltare. Arrivano a frotte, con corredo di musicisti chitarrosi, assistenti sballati, manager inutili e discografici valletti, per approdare alla Sala B di via Asiago, mitica sede di RadioRai a un tiro di schioppo da viale Mazzini. Eccoli i campioni del prossimo Festival di Sanremo, elevati a venti dal grande Pippo. Un bonus aggiunto che, in realta', nasconde, magagne impresarial-discografiche (leggi scambio ospiti stranieri-cantanti in gara), oltre al nefando progetto di prolungare nella notte la durata della diretta. Del resto SuperPippo l'ha già minacciato: "Quest'anno faremo le ore piccole. Preparatevi". Il motivo e' di facile intuizione: piu' si allunga la durata della trasmissione, piu' aumenta in media lo share. Il Dopo-festival, se va bene, inizierà all'una del mattino. Ma lo show a Via Asiago e' gia' cominciato da qualche settimana. Le prime a movimentarlo sono state le leve giovanili. Una confraternita di miracolati praecox, cantanti senza motivo, ugole a perdere, a partire dalle Lollipop e dai Gazosa. Le racchiette Lollipop, sottratte al part-time dal coiffeur sotto casa, sono state le prime a creare il primo caso di eccitazione da pre-Sanremo. Al vigilante che sbarrava la strada ad una Lollipop, la presunta teen-queen, punta nell'orgoglio di non essere stata riconosciuta, ha esclamato la piu' coatta delle dichiarazioni: "Lei non sa chi sono io!". Lo stesso vigilante, l'unico fortunato ad aver assistito alla Sanremo di Via Asiago, ha storto il naso davanti alle ridicole e inutili acrobazie dello sciagurato gruppetto di sciampiste, più a proprio agio col phon che col microfono. Il tempo a disposizione per ogni singola prova era fissato intorno ai 40 minuti, eccezion fatta per Loredana Berte', la Tina Turner di Bagnara Calabra, per la quale e' stato fissato un turno di due ore. Un bel regalino agli orchestrali per chiudere in bellezza. Stremati, hanno frettolosamente rimesso gli strumenti nell'astuccio, mentre gli addetti al servizio d'ordine si affrettavano a far sgomberare la sala. La Berte' non se ne voleva piu' andare: quel tipo di arrangiamento proprio non riesce a soddisfarla. La prima cartomante della canzone spera di rilanciarsi con questa sua travagliata e non del tutto chiara partecipazione a Sanremo, fra un'udienza in tribunale e uno scambio di "vaffa" con il suo nuovo boss, l'albanese Pacolli, ex marito di Anna Oxa. Un po' ricurva, zoppicante e malandata, la cinquantenne Loredana ha fatto la talebana nella sala di via Asiago, indossando uno straccio nero molto chador che le copriva del tutto la nera chioma. Il corpo qui, il cervello là. Patty Pravo, altra svampita, che e' gia' tanto che non sia andata a far le prove in un centro di salute di Asiago, invece che in via Asiago, a meta' strada fra Mae West e Wanda Osiris, ha provato "L'immenso", probabilmente facendo incazzare Amedeo Minghi che scrisse un brano dallo stesso titolo, molti anni fa. La povera Patty non ricorda piu' nulla, ne' di se stessa, ne' della radio, ne' di Sanremo: e' come un chip snob privato delle funzioni emotive. La lunga astanteria pre-sanremina continua con Gianluca Grignani che giura per l'ennesima volta di essersi ripulito, ma che intanto torna sul mercato copiando qua e la', come nella "sua" "Uguali e diversi" copiata par pari a "Easy" dei Commodores, rischiando di togliere lo scettro di copione del secolo a Zucchero. Ci sono quelli che non frega una mazza del Terzo Millennio e smaniano per rinculare clamorosamente negli anni Ottanta, a cominciare dall'appassita Fiordaliso, accompagnata alla chitarra dal di lei figlio quarantacinquenne. Sullo sfondo c'è Fausto Leali che sfoggera' una sanremata-doc e un rialzo nel tacco di scuola berlusconiana (ma l'aveva gia' fatto Al Bano) per non sfigurare accanto alla pennellessa calendariata Luisa Corna. I due bresciani dovranno far dimenticare le troppe bevute di lui e il controcampo pallonaro di lei. "Chi vuol esser calabrese?". Il tormentone radiofonico di Fiorello, che caricaturava la dizione di Agostino Saccà, risuona automaticamente per Mino Reitano, nativo di Fiumara. E' riuscito a ritornare all'Ariston, grazie a un tavolino a tre gambe ma soprattutto per merito dei generosi investimenti del direttore di Raiuno a favore della regione Calabria. Comunque, il povero Mino e' finora l'unico cantante in rosso: il suo conto dal dentista, condizione imposta da Pippo per metterlo sotto il fuoco delle telecamere, non e' stato di quaranta, bensi' di ottanta milioni, pero' comprensivo dell'abbattimento della flora batterica. Costantemente alla ricerca dello sdoganamento, Nino D'Angelo è arrivato a via Asiago travestito da Peter Gabriel, look etnico-chic, per cantare "Mari'". Dopo dodici anni - orfano dei due Gianni, Borgna e Mina' - e' tornato anche Gino Paoli, ma sembra solo per il cachet. Il brano è accattivante - ricorda il precedente "Quattro amici al bar" -; quindi ha ottime probabilità di finire nella terna finale. Ennesimo tentativo di respirazione bocca-a-microfono anche per Mariella Nava, una carriera mai decollata, imitatrice in versione maschile di Renato Zero anni '70, ma ancora priva della sua Panariella. Matia Bazar e Michele Zarrillo, fin dalle prove hanno intrapreso una gara fra loro, a chi fara' assopire prima il pubblico. Sono ammessi anche i pezzi delle passate edizioni. Tanto e' lo stesso. Ma hanno un grosso concorrente in Enrico Ruggeri che cavalca il filone etnico-balcanico con almeno cinque anni di ritardo e senza gli strumenti di Goran Bregovic. Operazione Bocelli con il tenore Alessandro Safina (gia' definito clone riuscito male di Bocelli dalla Caselli) e la tenoressa Filippa Giordano, i due tromboncini del canto all'italiana. Se Caterina Caselli - che spinge Filippa - dovesse vincere per il terzo anno consecutivo e' permesso avere dei dubbi sul carrozzone del festival. Nell'attesa del Baudissimo sanremato, un consiglio: compratevi i tappi o azzerate l'audio. Copyright Dagospia.com 18 Febbraio 2002