BNL ALLA FRANCESE - I MANAGER VOLUTI DA PARIGI SONO ESIGENTI, DECISIONISTI, MERITOCRATICI: GLI ITALIANI SUPERSTITI SONO SCIOCCATI (E SOTTO TUTELA) - LA NUOVA PROPRIETÀ PUNTA MOLTO SULLE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE E L'HOME BANKING.
Maurizio Maggi per "L'espresso"
È tornata a fare pubblicità in televisione dopo nove anni, la Banca nazionale del Lavoro. Un investimento da almeno 8 milioni di euro per promuovere il Conto Bnl Revolution, con pronuncia all'inglese, e non alla francese con l'accento sull'ultima sillaba. Qualcuno ha voluto simbolicamente vedere, nella pronuncia, un segnale di autonomia e indipendenza della storica banca italiana, acquistata meno di un anno fa dai francesi di Bnp Paribas, dopo il fallimento della scalata dell'Unipol allora capitanata da Giovanni Consorte. Ma ci pensano le decine, forse centinaia di addetti e consulenti francesi all'opera in questi mesi in ogni ufficio e in ogni agenzia della Bnl, a far intuire subito la profondità della rivoluzione avviata con forza a pochi mesi dalla conquista.
Capire quello che succede nella banca, d'altronde, è importante non solo per i 15 mila dipendenti dell'istituto di credito presieduto da Luigi Abete e per i due milioni e mezzo di clienti, ma anche perché la Bnl è stata il primo istituto a carattere nazionale a passare sotto il controllo di un gruppo estero. Da come si muovono gli uomini guidati da Jean-Paul Sabet, responsabile dell'integrazione nel gruppo Bnp Paribas, e dalle reazioni di dirigenti e impiegati, i mutamenti di approccio balzano agli occhi immediatamente.
La più 'statale' delle banche italiane, quella considerata tradizionalmente più vicina al mondo della politica e della pubblica amministrazione, si sta trasformando in avamposto della meritocrazia e della responsabilità personale. Mai vista tanta enfasi sul ruolo del capo (della filiale come del singolo ufficio), mai stata così forte la pressione sui risultati, con il varo di grossi bonus legati ai risultati e da verificare ogni tre mesi. In tantissime situazioni, il dirigente italiano è stato affiancato da un angelo custode francese.
Ecco una raffica di sfoghi raccolti tra manager e semplici impiegati: "La pressione è forte. I francesi sono pignoli, hanno il pallino dell'organizzazione. Vogliono sapere come la pensi, poi decidono loro. Si lavora di più, tutti, e hanno fatto gesti dall'alto valore simbolico, come quello di togliere l'autista dedicato a molti direttori. Un segnale che ha colpito molto, soprattutto nella sede centrale di via Veneto a Roma". Nei giorni scorsi è stato distribuito il testo della nuova 'compliance', cioè quell'insieme di norme che assicurano la coerenza dei comportamenti aziendali alle normative interne ed esterne.
Rispetto alle indicazioni del passato si nota una filosofia assai più restrittiva. Nel documento si dice chiaro e tondo che le norme stabilite a livello di gruppo prevalgono sempre e comunque su quelle locali e si illustra con un certo dettaglio il tema dei controlli interni. A voler dare una lettura estrema del messaggio della nuova compliance si potrebbe pensare che i nuovi padroni colgano l'occasione per stringere il pugno del comando, esplicitando il potere di colpire i singoli sulla base dei loro comportamenti.
Che siano dei duri, i francesi di Bnp Paribas l'hanno dimostrato già parecchie volte nei mesi scorsi. Quando un dirigente non rientra nei loro progetti, per esempio, glielo fanno capire molto rapidamente. E quando pensano che abbia sgarrato non usano le mezze misure, anche a rischio di dover fare delle mezze marce indietro com'è capitato nella vicenda che ha portato all'uscita di Riccardo Lupi, l'ex responsabile della divisione Corporate.
Un'emblematica dimostrazione del carattere dei manager venuti da Parigi l'ha fornita nel luglio scorso l'amministratore delegato, Jean Laurent Bonnafé, 46 anni. Il quale, vedendo della gente in attesa fuori dalla filiale di via Veneto, fece irruzione all'interno chiedendo perché i clienti stessero in fila all'esterno poco prima dell'orario di chiusura. Gli risposero: "Perché c'è già troppa gente dentro". Lui fece riaprire subito le porte della banca.
I primi nove mesi di Bnl targati Bnp Paribas hanno contribuito al bilancio del gigante francese, che ha chiuso il 2006 con un guadagno netto di 1,72 miliardi di euro, con un utile lordo di quasi 600 milioni di euro e un utile netto di 44 milioni. Un risultato apparentemente penalizzato dall'adozione dei princìpi contabili francesi, più restrittivi rispetto a quelli italiani. Bnl è finora la sola banca italiana ad aver applicato la normativa europea nota come Basilea 2.
L'Italia, per il gruppo Bnp Paribas, è diventato il "secondo mercato domestico", come ama ripetere l'amministratore delegato Baudouin Prot. Amputata delle quattro filiali estere (New York, Londra, Madrid e Hong Kong ) passate sotto il controllo diretto di Parigi, Bnl non è stata però accorpata in nessuno dei quattro poli in cui era diviso il business Bnp: la rete bancaria francese, l'asset management, il corporate e investment banking, la rete bancaria internazionale. Anziché finire nel quarto polo, Bnl è diventata il quinto polo di Bnp Paribas.
Da banca fortemente orientata alle aziende e ai privati 'convenzionati', con particolare riferimento ai molti accordi con i dipendenti della pubblica amministrazione, la nuova Bnl deve battersi soprattutto nell'arena più competitiva, quella del cosiddetto retail. Bisogna andare a caccia del cliente e lo si farà con una configurazione nuova: le aree territoriali sono scese da 12 a cinque e ciò ha ovviamente creato malumori, perché sono saltate poltrone importanti. Però, sia il presidente Luigi Abete sia Sabet sottolineano come ciascuna di queste aree diventa di fatto una piccola banca, ognuna con la sua direzione crediti. Certo, sopra i 5 milioni si deve passare da Roma, ma sotto c'è parecchia autonomia.
Completamente francesizzata appare la struttura informatica. Nonostante gli investimenti effettuati negli ultimi anni, informaticamente parlando la Bnl era rimasta piuttosto indietro. I francesi invece, che prediligono puntare su pochi applicativi standard e poi li personalizzano alla grande, hanno messo in piedi un sistema informatico efficiente. Adeguare la Bnl anche informaticamente ai ritmi di Bnp Paribas è quasi d'obbligo, giacché la nuova Bnl spingerà sempre più il correntista a usare i canali alternativi (Internet, telefono, bancomat evoluti) per l'operatività ordinaria. Il cliente, qualsiasi canale utilizza, finisce per 'parlare' con lo stesso terminale, con lo stesso interlocutore. Prima c'era un intreccio di diverse piattaforme e le procedure si adeguavano senza mai essere all'avanguardia.
Adesso ci sono i soldi e i software giusti Il clima è un po' più teso (anche se il sindacato sembra soddisfatto degli accordi portati a casa ed è convinto di poter gestire in maniera soft i mille prepensionamenti e scivolamenti vari previsti), ma questo potrebbe persino rivelarsi una sferzata positiva per far cambiar pelle e passo a una delle più antiche 'marche' bancarie italiane. La Banca nazionale del lavoro è infatti del 1913, come sottolinea l'inventore del Conto Bnl Revolution, l'italianissimo Stefano Calderano, arrivato tre mesi fa da Banca Intesa e ora a capo della divisione 'Retail e private'.
Calderano, che è il nome più importante della campagna acquisti orchestrata da Sabet e Bonnafé, dice: "Il conto corrente è alla base di tutto, è la vera killer application della banca. Il Revolution, che non costa niente se lo si usa con Internet, il telefono o le macchine Atm, ci ha riportato alla ribalta". Calderano ha chiesto a ogni agenzia l'apertura di almeno un nuovo Conto Bnl Revolution al giorno, e anche promesso di fornire alla rete di agenzie un prodotto nuovo al mese da collocare al pubblico.
Al lancio delle prossime campagne pubblicitarie parteciperà anche Dominique Ronvaux. È belga, ma lavora in Italia da trent'anni, viene da Intesa e prende il posto di Roberto Scognamiglio, che sulla poltrona di capo della pubblicità e della comunicazione interna si era seduto nel giugno scorso, due mesi dopo l'arrivo dei francesi.
Dagospia 24 Febbraio 2007
È tornata a fare pubblicità in televisione dopo nove anni, la Banca nazionale del Lavoro. Un investimento da almeno 8 milioni di euro per promuovere il Conto Bnl Revolution, con pronuncia all'inglese, e non alla francese con l'accento sull'ultima sillaba. Qualcuno ha voluto simbolicamente vedere, nella pronuncia, un segnale di autonomia e indipendenza della storica banca italiana, acquistata meno di un anno fa dai francesi di Bnp Paribas, dopo il fallimento della scalata dell'Unipol allora capitanata da Giovanni Consorte. Ma ci pensano le decine, forse centinaia di addetti e consulenti francesi all'opera in questi mesi in ogni ufficio e in ogni agenzia della Bnl, a far intuire subito la profondità della rivoluzione avviata con forza a pochi mesi dalla conquista.
Capire quello che succede nella banca, d'altronde, è importante non solo per i 15 mila dipendenti dell'istituto di credito presieduto da Luigi Abete e per i due milioni e mezzo di clienti, ma anche perché la Bnl è stata il primo istituto a carattere nazionale a passare sotto il controllo di un gruppo estero. Da come si muovono gli uomini guidati da Jean-Paul Sabet, responsabile dell'integrazione nel gruppo Bnp Paribas, e dalle reazioni di dirigenti e impiegati, i mutamenti di approccio balzano agli occhi immediatamente.
La più 'statale' delle banche italiane, quella considerata tradizionalmente più vicina al mondo della politica e della pubblica amministrazione, si sta trasformando in avamposto della meritocrazia e della responsabilità personale. Mai vista tanta enfasi sul ruolo del capo (della filiale come del singolo ufficio), mai stata così forte la pressione sui risultati, con il varo di grossi bonus legati ai risultati e da verificare ogni tre mesi. In tantissime situazioni, il dirigente italiano è stato affiancato da un angelo custode francese.
Ecco una raffica di sfoghi raccolti tra manager e semplici impiegati: "La pressione è forte. I francesi sono pignoli, hanno il pallino dell'organizzazione. Vogliono sapere come la pensi, poi decidono loro. Si lavora di più, tutti, e hanno fatto gesti dall'alto valore simbolico, come quello di togliere l'autista dedicato a molti direttori. Un segnale che ha colpito molto, soprattutto nella sede centrale di via Veneto a Roma". Nei giorni scorsi è stato distribuito il testo della nuova 'compliance', cioè quell'insieme di norme che assicurano la coerenza dei comportamenti aziendali alle normative interne ed esterne.
Rispetto alle indicazioni del passato si nota una filosofia assai più restrittiva. Nel documento si dice chiaro e tondo che le norme stabilite a livello di gruppo prevalgono sempre e comunque su quelle locali e si illustra con un certo dettaglio il tema dei controlli interni. A voler dare una lettura estrema del messaggio della nuova compliance si potrebbe pensare che i nuovi padroni colgano l'occasione per stringere il pugno del comando, esplicitando il potere di colpire i singoli sulla base dei loro comportamenti.
Che siano dei duri, i francesi di Bnp Paribas l'hanno dimostrato già parecchie volte nei mesi scorsi. Quando un dirigente non rientra nei loro progetti, per esempio, glielo fanno capire molto rapidamente. E quando pensano che abbia sgarrato non usano le mezze misure, anche a rischio di dover fare delle mezze marce indietro com'è capitato nella vicenda che ha portato all'uscita di Riccardo Lupi, l'ex responsabile della divisione Corporate.
Un'emblematica dimostrazione del carattere dei manager venuti da Parigi l'ha fornita nel luglio scorso l'amministratore delegato, Jean Laurent Bonnafé, 46 anni. Il quale, vedendo della gente in attesa fuori dalla filiale di via Veneto, fece irruzione all'interno chiedendo perché i clienti stessero in fila all'esterno poco prima dell'orario di chiusura. Gli risposero: "Perché c'è già troppa gente dentro". Lui fece riaprire subito le porte della banca.
I primi nove mesi di Bnl targati Bnp Paribas hanno contribuito al bilancio del gigante francese, che ha chiuso il 2006 con un guadagno netto di 1,72 miliardi di euro, con un utile lordo di quasi 600 milioni di euro e un utile netto di 44 milioni. Un risultato apparentemente penalizzato dall'adozione dei princìpi contabili francesi, più restrittivi rispetto a quelli italiani. Bnl è finora la sola banca italiana ad aver applicato la normativa europea nota come Basilea 2.
L'Italia, per il gruppo Bnp Paribas, è diventato il "secondo mercato domestico", come ama ripetere l'amministratore delegato Baudouin Prot. Amputata delle quattro filiali estere (New York, Londra, Madrid e Hong Kong ) passate sotto il controllo diretto di Parigi, Bnl non è stata però accorpata in nessuno dei quattro poli in cui era diviso il business Bnp: la rete bancaria francese, l'asset management, il corporate e investment banking, la rete bancaria internazionale. Anziché finire nel quarto polo, Bnl è diventata il quinto polo di Bnp Paribas.
Da banca fortemente orientata alle aziende e ai privati 'convenzionati', con particolare riferimento ai molti accordi con i dipendenti della pubblica amministrazione, la nuova Bnl deve battersi soprattutto nell'arena più competitiva, quella del cosiddetto retail. Bisogna andare a caccia del cliente e lo si farà con una configurazione nuova: le aree territoriali sono scese da 12 a cinque e ciò ha ovviamente creato malumori, perché sono saltate poltrone importanti. Però, sia il presidente Luigi Abete sia Sabet sottolineano come ciascuna di queste aree diventa di fatto una piccola banca, ognuna con la sua direzione crediti. Certo, sopra i 5 milioni si deve passare da Roma, ma sotto c'è parecchia autonomia.
Completamente francesizzata appare la struttura informatica. Nonostante gli investimenti effettuati negli ultimi anni, informaticamente parlando la Bnl era rimasta piuttosto indietro. I francesi invece, che prediligono puntare su pochi applicativi standard e poi li personalizzano alla grande, hanno messo in piedi un sistema informatico efficiente. Adeguare la Bnl anche informaticamente ai ritmi di Bnp Paribas è quasi d'obbligo, giacché la nuova Bnl spingerà sempre più il correntista a usare i canali alternativi (Internet, telefono, bancomat evoluti) per l'operatività ordinaria. Il cliente, qualsiasi canale utilizza, finisce per 'parlare' con lo stesso terminale, con lo stesso interlocutore. Prima c'era un intreccio di diverse piattaforme e le procedure si adeguavano senza mai essere all'avanguardia.
Adesso ci sono i soldi e i software giusti Il clima è un po' più teso (anche se il sindacato sembra soddisfatto degli accordi portati a casa ed è convinto di poter gestire in maniera soft i mille prepensionamenti e scivolamenti vari previsti), ma questo potrebbe persino rivelarsi una sferzata positiva per far cambiar pelle e passo a una delle più antiche 'marche' bancarie italiane. La Banca nazionale del lavoro è infatti del 1913, come sottolinea l'inventore del Conto Bnl Revolution, l'italianissimo Stefano Calderano, arrivato tre mesi fa da Banca Intesa e ora a capo della divisione 'Retail e private'.
Calderano, che è il nome più importante della campagna acquisti orchestrata da Sabet e Bonnafé, dice: "Il conto corrente è alla base di tutto, è la vera killer application della banca. Il Revolution, che non costa niente se lo si usa con Internet, il telefono o le macchine Atm, ci ha riportato alla ribalta". Calderano ha chiesto a ogni agenzia l'apertura di almeno un nuovo Conto Bnl Revolution al giorno, e anche promesso di fornire alla rete di agenzie un prodotto nuovo al mese da collocare al pubblico.
Al lancio delle prossime campagne pubblicitarie parteciperà anche Dominique Ronvaux. È belga, ma lavora in Italia da trent'anni, viene da Intesa e prende il posto di Roberto Scognamiglio, che sulla poltrona di capo della pubblicità e della comunicazione interna si era seduto nel giugno scorso, due mesi dopo l'arrivo dei francesi.
Dagospia 24 Febbraio 2007