I SOGNI EROTICI DELL'AUTHORITY CALABRO': "IL SUO UTERO INGUAINAVA IL MEMBRO DI LUI COME UN GUANTO" - NIENTE DI VERO TRANNE I PACCHI DEL VESPIZZATO FALETTI - JET LAG ITALIA-USA - LE TRAME TERRORISTICHE DI ECO VS BEVILACQUA.

1 - JET LAG ITALIA-USA
Lettera di Alberto Arbasino a La Stampa


Le incomprensioni fra Italia e Usa venivano generalmente addebitate al cosiddetto «jet lag». Rischiano evidentemente di aggravarsi, giacché l'Alitalia (come informano le cronache finanziarie) non è più in grado di gestire una linea diretta fra Roma e Washington?

2 - I SOGNI EROTICI DELL'AUTHORITY CALABRO': "IL SUO UTERO INGUAINAVA IL MEMBRO DI LUI COME UN GUANTO"
Cartesio per La Stampa

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha vietato le tipiche trasmissioni porno delle tv private anche durante la notte. Bene, male, vedete voi. Il Manifesto, invece, va a dare un'occhiata alla produzione letteraria di Corrado Calabrò, presidente dell'Autorithy e firmatario del provvedimento, magistrato e scrittore, laureato honoris causa dalle Università di Odessa e Timisoara, che arrivò anche in finale allo Strega con un romanzo, Ricorda di dimenticarla. Ha scoperto belle frasi. Tipo: «Il suo utero inguainava il membro di lui come un guanto», o «si ritrovò le labbra pubiche di lei sulle proprie labbra». All'epoca si scandalizzò pure L'Osservatore Romano, che lo bollò di «erotismo sperticato, volgare, ingiustificato». Programmazione notturna?

3 - TERRORISTI '63 VS BEVILACQUA
Alberto Bevilacqua sul Corriere rievoca tempi andati. «Da noi si verificò la liquidazione di narratori come Bassani e Cassola, bollati di ignominia: Liala!». Vero, i colpevoli erano quelli del gruppo '63, da Balestrini a Eco a Sanguineti. Anzi, nel '67 crearono anche il «premio Fata» per il successo più immeritato dell'anno. E lo assegnarono proprio a Bevilacqua. Che aggiunge: era quello «un periodo in cui si allestivano, a lato, le basi del terrorismo pseudopolitico». Il passato che non passa.

4 - NIENTE DI VERO TRANNE I PACCHI DEL VESPIZZATO FALETTI
Riccardo Chiaberge per il "Domenicale" de "Il Sole 24 Ore"



Si è svolta la sera di mercoledì 21 marzo nella sede milanese del Sole24 Ore, alla presenza di un centinaio tra giornalisti e collaboratori, la cerimonia di consegna del Premio «Vespa d'oro 2006» a Giorgio Faletti. La targa è stata consegnata dal direttore del Sole24 Ore Ferruccio de Bortoli. Il responsabile del supplemento domenicale, Riccardo Chiaberge, ha letto la motivazione, che riproponiamo qui accanto. Il premiato ha poi rallegrato i presenti con una sua canzone.

Non può certo dire che non l'avessimo avvertito. Nell'ultimo domenicale del 2005 (29 dicembre), annunciando- sulla scia di Rumsfeld -una nuova strategia di «puntura preventiva», le Vespe lo avevano indicato tra i possibili bersagli: «Colpire in anticipo, prima di essere colpiti. Ci risulta, per esempio, che Faletti stia scrivendo un nuovo thriller. Con i proventi del primo ha comprato una barca più grossa di quella di D'Alema, non vorremmo che con il nuovo si procurasse anche l'aviazione, meglio fermarlo in tempo». Del resto, cosa ci si può aspettare di buono da uno che ha scritto "Io uccido" e "Niente di vero tranne gli occhi?" Per rinforzare la deterrenza, mandammo pure gli ispettori dell'Onu all'Elba, nel bunker dello scrittore, a caccia delle sue micidiali armi di distrazione di massa. Ma nonostante l'impiego di satelliti spia, sommozzatori e mezzi anfibi non se ne trovò traccia. Il diabolico Faletti ci aveva, come si suol dire, tirato un pacco. Niente di vero tranne i pacchi.

Abbiamo provato a pungere nuovamente nel giugno scorso, nel vano tentativo di smascherarlo. Il casus belli era stato un articolo sulla "Stampa", dove in risposta a Roberto Vecchioni che favoleggiava di una sconvolgente esperienza dell'esame di maturità anni Cinquanta, Giorgio confessava di essersi maturato nel 1969, dopo la provvidenziale riforma che riduceva a due le materie d'esame: l'esame "Drive in" al posto del modello "Apocalypse Now". E giurava di aver prodotto un tema d'italiano «molto bello»: «L'avevo scritto in un momento in cui avevo ancora una credibilità, e nessuno sospettava che i miei temi, come succede oggi per i libri, me li scrivesse un altro».

Più che un sospetto, per le Vespe è una certezza: a passargli quel tema era stato il professor Vecchioni. Lo stesso che ora scrive i suoi romanzi (e forse anche le sue canzoni). Neppure scalfito da questa seconda incursione, il pericoloso serial writer ha proseguito imperturbabile la sua carriera criminale. Fino a portare - cosa mai accaduta nella storia- l'attacco al cuore stesso del Domenicale: non l'11 settembre, ma l'8 ottobre con un articolo di copertina nel quale raccontava la genesi del suo nuovo romanzo, "Fuori da un evidente destino" (pubblicato, come i precedenti, da Baldini Castoldi Dalai). Forse illudendosi che il passaggio dallo status di vespizzato a quello di collaboratore lo avrebbe vaccinato una volta per sempre da ulteriori punzecchiature. Non ci sentiamo di potergli garantire questa immunità, soprattutto se dovesse persistere a scrivere romanzi, anziché limitarsi a fare film e canzoni per Sanremo.

Perché, se è vero come recita l'incipit del romanzo di Faletti che «la terra non ha memoria», le Vespe hanno una memoria da elefanti. E proprio per questo, in considerazione della sua perseveranza nell'errore e della simpatia, abbiamo deciso di assegnare a Giorgio Faletti la Vespa d'oro 2006. Evidentemente era dentro il suo destino. The show (anzi the novel) must go on!


Dagospia 26 Marzo 2007