PISTORIO, FOGLIA DI FICO? - LA TRASPARENZA SECONDO I BILANCI INTESA E ITALEASE
MORETTI FRENA SUGLI "UOMINI MORTI" - BATTAGLIA DEL MATTON PER MASSIMO CAPUTI
GENERALI: ENTRA CALTAGIRONE, ESCE IL NOTAIO MARCHETTI (PIU' INCAZZATO CHE MAI)
MORETTI FRENA SUGLI "UOMINI MORTI" - BATTAGLIA DEL MATTON PER MASSIMO CAPUTI
GENERALI: ENTRA CALTAGIRONE, ESCE IL NOTAIO MARCHETTI (PIU' INCAZZATO CHE MAI)
1 - PISTORIO AVRA' VOGLIA DI FARE LA FOGLIA DI FICO?
Faceva pena la lunga fila dei piccoli azionisti che stamane all'alba ha imboccato la Tangenziale Ovest di Milano per raggiungere il piccolo comune di Rozzano alla porte della città dove alle 11 è iniziata l'Assemblea di Telecom. Lo spettacolo ricordava le scene dell'indimenticabile film del 1951 di De Sica e Zavattini, ma quella di oggi non sarà la riedizione di "Miracolo a Milano". I giochi su TelecomItalia sono ancora aperti e appare francamente patetico lo zelo con cui Tonino Di Pietro, Dario Fo e Beppe Grillo vogliono difendere la causa del "parco buoi".
Dopo le 20 ore previste per gli interventi, i piccoli azionisti dovranno prendere atto che il futuro dell'azienda è assolutamente incerto. Dall'altra parte della barricata Carlo Buora che presiede l'Assemblea con l'aiuto di Francesco Chiappetta (responsabile degli affari legali), potrà dare risposte approssimative e imbarazzate. Nulla potrà fare contro le critiche feroci a Tronchetti Provera e al messicano Carlos Slim, l'uomo che insieme ad AT&T sta cercando di mettere le mani sui gioielli dei telefoni.
Negli ultimi giorni si sono moltiplicati sulla "Stampa" gli articoli contro questo massiccio tycoon sudamericano che a 67 anni guida un impero di 53 miliardi di dollari. Per ultimo è arrivato ieri un articolo fulminante di Massimo Mucchetti, l'interprete più fedele del pensiero di Abramo-Bazoli, che la dice lunga sulla diffidenza di BancaIntesa nei confronti della soluzione "straniera".
Il povero Carlo Buora (povero, si fa per dire, con il suo stipendio da 18,5 milioni di euro del 2006) arriverà stremato alla fine dell'Assemblea. Dovrà dare anche qualche risposta sulla "variabile politica" che vede in prima fila il pallido ministro Gentiloni proteso a preparare con deprecabile tempestività un tardivo disegno di legge per la regolazione della Rete. Poi, nel cuore della notte, si riunirà il Consiglio di amministrazione per nominare il nuovo presidente di Telecom.
Le ultime voci dicono che Pasquale Pistorio, il siciliano 71enne che siede al vertice di Confindustria e di Fiat, sarebbe riluttante ad accettare una carica del tutto provvisoria. Ne ha parlato per due ore con Prodi nei giorni scorsi e a Tronchetti Provera ha chiesto garanzie impossibili. A quanto si sa nessuno dei due gli ha assicurato qualche certezza, e Pistorio che ha alle spalle un curriculum glorioso di capoazienda, rischia di compromettere la sua credibilità e di fare la foglia di fico in un'operazione che tra pochi giorni potrebbe cambiare la governance di Telecom. Questa è la realtà che si presenta agli occhi del "parco buoi" assiepato nella grande sala di Rozzano milanese. Il "MIracolo a Milano" non arriverà oggi.
2 - BILANCI INTESA E ITALEASE: E LA CHIAMANO TRASPARENZA
Quando si chiude la stagione dei bilanci sono pochi coloro che hanno voglia di leggere le centinaia di pagine in cui sono elencati i dati patrimoniali e finanziari delle società. Questa prosa è materia da iniziati e affascina i pochi analisti che riescono a destreggiarsi nel fiume delle tabelle sulle quali direttori finanziari hanno trascorso le notti. Eppure non c'è sito internet di azienda o di banca che non metta la "trasparenza" come valore di riferimento.
Prendiamo ad esempio il bilancio 2006 di BancaIntesa, l'ultimo prima della fusione con il SanPaolo di Torino. E' un malloppone di quasi 200 pagine dentro il quale è impossibile capire quanti soldi la banca di Abramo-Bazoli e Corrado Passera ha effettivamente prestato alle aziende controllate da Tronchetti Provera. Sfogliando il volumone si trova la voce "Grandi rischi creditizi" e si capisce che questi pesano per oltre il 10% del patrimonio per un totale di circa 6,8 miliardi. A lume di naso si può immaginare che BancaIntesa abbia destinato il credito più generoso a Fiat, Telecom e Pirelli che da soli assorbono oltre un terzo del Patrimonio di Vigilanza totale dell'istituto.
La diligenza degli estensori del bilancio appare molto propizia per nascondere l'esposizione di BancaIntesa, ma la trasparenza avrebbe suggerito di dire qualcosa di più a quel "mercato", aperto e trasparente, che tutti invocano come pilastro di riferimento.
BancaIntesa però non è sola in queste omissioni. C'è un'altra banca che si chiama Italease che nel suo bilancio 2006 ha ignorato del tutto le esposizioni verso Danilo Coppola e il suo gruppo. Evviva la trasparenza.
3 - MORETTI FRENA SUGLI "UOMINI MORTI"
Mauro Moretti, il ferroviere rosso ex-sindacalista Cgil, ha un problema. Questa volta deve dimostrare di meritare la fiducia del governo e non deve disturbare il manovratore di Palazzo Chigi. Il manager romano che entra nel palazzo-obitorio all'alba per uscire nel cuore della notte, concede dichiarazioni a raffica per dimostrare che nei primi due mesi di quest'anno ha fatto cose meravigliose, e che non ha alcuna intenzione di turbare la pace sindacale. L'altro giorno è andato a Milano per la cerimonia dove si è inaugurato il restauro dello storico Padiglione Reale della Stazione Centrale. Ad accoglierlo in quella che il famoso architetto Wright ha definito "la più bella del mondo", c'era lo stato maggiore della società Grandi Stazioni spa, presieduta da Maurizio Prato e Enrico Aliotti.
Qualcuno dei presenti ha sussurrato frasi ironiche nei confronti di Moretti, invitandolo a pulire i treni e a non impicciarsi in compiti che toccano ad un'altra società. Ma il manager ha voluto concelebrare il restauro della stazione per ribadire che sarà lui il protagonista e il regista del rilancio delle Ferrovie. Ancora una volta ha cercato di tranquillizzare i sindacati sul tema occupazionale. Fino a dopo le prossime elezioni amministrative l'ex-sindacalista Cgil non ha intenzione di affondare le mani nel suo piano che prevede la riduzione di 5.000 unità, di cui 3.500 sono macchinisti, considerati nel gergo ferroviario "uomini morti". E dopo le stoccate contro Montezemolo e Della Valle che vogliono mettere le mani sulla gestione privata delle tratte, ha dichiarato sabato in un'intervista al giornale che "con i privati non c'è nessun contrasto, ma adesso la regia la faccio io".
4 - NEW YORK NEW YORK PER CAPUANO
L'hanno visto passeggiare ieri pomeriggio sulla Quinta Strada di New York con il volto sorridente e disteso. Massimo Capuano, amministratore delegato di Borsa Italiana, conosce a memoria la Grande Mela. Dal 1980 al 1986 ha lavorato come ingegnere in IBM, poi è sbarcato da senior partner in McKinsey e nel '98 è salito al vertice della società che rappresenta le aziende quotate in Borsa. Nella città americana si inaugura oggi l'Italian Investors Conference, un appuntamento tradizionale dove le aziende più prestigiose presenti al listino di Milano incontrano gli investitori statunitensi. L'incontro durerà fino a domani sera e proseguirà mercoledì a Boston. E' la quarta volta che Capuano, 51 anni, sposato, due figlie, si presenta a questo appuntamento. L'ultima edizione è stata piuttosto deludente, ma quest'anno accanto a lui ci saranno Roberto Colaninno, Antonello Perricone, Alessandro Garrone e un esponente di Finmeccanica, Eni e Fiat.
5 - GENERALI: ENTRA CALTAGIRONE, ESCE MARCHETTI (PIU' INCAZZATO CHE MAI)
C'è chi parla, chi straparla, e chi fa i soldi in silenzio. E' il caso di Francesco Gaetano Caltagirone, il costruttore romano 64enne che con una liquidità di 2,5 miliardi potrebbe salvare da solo l'italianità di TelecomItalia. Se ne guarda bene l'industriale edile ed editore dal mettere la sua ricchezza a disposizione della politica e del marito di Afef. Alla politica ci pensa il quasi genero Pierfurby Casini, ma il capostipite e i tre figli Azzurra, Francesco Jr e Alessandro coltivano in modo scientifico il patrimonio costruito sul mattone.
Il mattone rende più di tante chiacchiere sui telefoni e sul Grande Centro. Basta leggere il bilancio di Cementir, l'azienda guidata dal giovane Francesco che ha chiuso il 2006 con un utile di 114,3 milioni e un titolo che in 12 mesi è cresciuto di circa il 66%. Caltagirone è un uomo che ha costruito un impero "facendo della riservatezza una regola di vita", e come ha scritto Roberto Napoletano, direttore del Messaggero è "un padrone vero che colpisce per la prosa ossuta, ma fattuale con parole che assomigliano a pietre".
Questo impasto siculo-romano ha sempre snobbato i salotti in nome della tesi che per crescere "non bisogna avere un appetito smodato". I salotti che disdegna sono quelli delle veline e del generone capitolino; quelli che gli piacciono sono ben più importanti e toccano le banche e le assicurazioni. Dopo essere uscito indenne dalla discussa scalata alla BNL, è diventato vicepresidente del MontePaschi di Siena e tra dodici giorni esatti entrerà nel consiglio di amministrazione delle Generali, la roccaforte assicurativa di Trieste. Accanto a lui siederanno altri 18 personaggi, alcuni di fresca nomina come Leonardo Del Vecchio (un altro campione di silenzio), Paoletto Scaroni, e Lorenzo Pelliccioli, il manager che milioni di azionisti ricordano per le disastrose vicende della Seat. Non ci sarà invece il notaio dalla cravatta rossa, PierGaetano Marchetti, che esce dal consiglio delle Generali più incazzato che mai.
6 - CAPUTI ALLA BATTAGLIA DEL MATTONE
Dopo l'estromissione dal vertice di Sviluppo Italia, Massimo Caputi è finito in un cono d'ombra. Nessuno lo rimpiange a via Calabria dove ha sede quel mostro a più teste che nemmeno il liberista Bersani è riuscito a smantellare. Adesso Caputi si dedica alle attività immobiliari e guida Fimit sgr, un fondo di Capitalia che ha messo gli occhi su un grande business. In ballo c'è l'acquisto del palazzaccio vecchio e brutto di piazza Verdi a Roma dove ha sede il Poligrafico dello Stato. Sono circa 54mila metri quadri costruiti tra il 1913 e il 1918 che potrebbero diventare un grande albergo o un palazzo per uffici. Secondo il settimanale "MilanoFinanza" in pista per l'acquisto ci sono 64 cordate; tra queste spiccano i nomi delle aziende romane Lamaro, Toti e il costo dell'operazione supera gli 800 milioni di euro. Per Caputi è una battaglia da vincere.
Dagospia 16 Aprile 2007
Faceva pena la lunga fila dei piccoli azionisti che stamane all'alba ha imboccato la Tangenziale Ovest di Milano per raggiungere il piccolo comune di Rozzano alla porte della città dove alle 11 è iniziata l'Assemblea di Telecom. Lo spettacolo ricordava le scene dell'indimenticabile film del 1951 di De Sica e Zavattini, ma quella di oggi non sarà la riedizione di "Miracolo a Milano". I giochi su TelecomItalia sono ancora aperti e appare francamente patetico lo zelo con cui Tonino Di Pietro, Dario Fo e Beppe Grillo vogliono difendere la causa del "parco buoi".
Dopo le 20 ore previste per gli interventi, i piccoli azionisti dovranno prendere atto che il futuro dell'azienda è assolutamente incerto. Dall'altra parte della barricata Carlo Buora che presiede l'Assemblea con l'aiuto di Francesco Chiappetta (responsabile degli affari legali), potrà dare risposte approssimative e imbarazzate. Nulla potrà fare contro le critiche feroci a Tronchetti Provera e al messicano Carlos Slim, l'uomo che insieme ad AT&T sta cercando di mettere le mani sui gioielli dei telefoni.
Negli ultimi giorni si sono moltiplicati sulla "Stampa" gli articoli contro questo massiccio tycoon sudamericano che a 67 anni guida un impero di 53 miliardi di dollari. Per ultimo è arrivato ieri un articolo fulminante di Massimo Mucchetti, l'interprete più fedele del pensiero di Abramo-Bazoli, che la dice lunga sulla diffidenza di BancaIntesa nei confronti della soluzione "straniera".
Il povero Carlo Buora (povero, si fa per dire, con il suo stipendio da 18,5 milioni di euro del 2006) arriverà stremato alla fine dell'Assemblea. Dovrà dare anche qualche risposta sulla "variabile politica" che vede in prima fila il pallido ministro Gentiloni proteso a preparare con deprecabile tempestività un tardivo disegno di legge per la regolazione della Rete. Poi, nel cuore della notte, si riunirà il Consiglio di amministrazione per nominare il nuovo presidente di Telecom.
Le ultime voci dicono che Pasquale Pistorio, il siciliano 71enne che siede al vertice di Confindustria e di Fiat, sarebbe riluttante ad accettare una carica del tutto provvisoria. Ne ha parlato per due ore con Prodi nei giorni scorsi e a Tronchetti Provera ha chiesto garanzie impossibili. A quanto si sa nessuno dei due gli ha assicurato qualche certezza, e Pistorio che ha alle spalle un curriculum glorioso di capoazienda, rischia di compromettere la sua credibilità e di fare la foglia di fico in un'operazione che tra pochi giorni potrebbe cambiare la governance di Telecom. Questa è la realtà che si presenta agli occhi del "parco buoi" assiepato nella grande sala di Rozzano milanese. Il "MIracolo a Milano" non arriverà oggi.
2 - BILANCI INTESA E ITALEASE: E LA CHIAMANO TRASPARENZA
Quando si chiude la stagione dei bilanci sono pochi coloro che hanno voglia di leggere le centinaia di pagine in cui sono elencati i dati patrimoniali e finanziari delle società. Questa prosa è materia da iniziati e affascina i pochi analisti che riescono a destreggiarsi nel fiume delle tabelle sulle quali direttori finanziari hanno trascorso le notti. Eppure non c'è sito internet di azienda o di banca che non metta la "trasparenza" come valore di riferimento.
Prendiamo ad esempio il bilancio 2006 di BancaIntesa, l'ultimo prima della fusione con il SanPaolo di Torino. E' un malloppone di quasi 200 pagine dentro il quale è impossibile capire quanti soldi la banca di Abramo-Bazoli e Corrado Passera ha effettivamente prestato alle aziende controllate da Tronchetti Provera. Sfogliando il volumone si trova la voce "Grandi rischi creditizi" e si capisce che questi pesano per oltre il 10% del patrimonio per un totale di circa 6,8 miliardi. A lume di naso si può immaginare che BancaIntesa abbia destinato il credito più generoso a Fiat, Telecom e Pirelli che da soli assorbono oltre un terzo del Patrimonio di Vigilanza totale dell'istituto.
La diligenza degli estensori del bilancio appare molto propizia per nascondere l'esposizione di BancaIntesa, ma la trasparenza avrebbe suggerito di dire qualcosa di più a quel "mercato", aperto e trasparente, che tutti invocano come pilastro di riferimento.
BancaIntesa però non è sola in queste omissioni. C'è un'altra banca che si chiama Italease che nel suo bilancio 2006 ha ignorato del tutto le esposizioni verso Danilo Coppola e il suo gruppo. Evviva la trasparenza.
3 - MORETTI FRENA SUGLI "UOMINI MORTI"
Mauro Moretti, il ferroviere rosso ex-sindacalista Cgil, ha un problema. Questa volta deve dimostrare di meritare la fiducia del governo e non deve disturbare il manovratore di Palazzo Chigi. Il manager romano che entra nel palazzo-obitorio all'alba per uscire nel cuore della notte, concede dichiarazioni a raffica per dimostrare che nei primi due mesi di quest'anno ha fatto cose meravigliose, e che non ha alcuna intenzione di turbare la pace sindacale. L'altro giorno è andato a Milano per la cerimonia dove si è inaugurato il restauro dello storico Padiglione Reale della Stazione Centrale. Ad accoglierlo in quella che il famoso architetto Wright ha definito "la più bella del mondo", c'era lo stato maggiore della società Grandi Stazioni spa, presieduta da Maurizio Prato e Enrico Aliotti.
Qualcuno dei presenti ha sussurrato frasi ironiche nei confronti di Moretti, invitandolo a pulire i treni e a non impicciarsi in compiti che toccano ad un'altra società. Ma il manager ha voluto concelebrare il restauro della stazione per ribadire che sarà lui il protagonista e il regista del rilancio delle Ferrovie. Ancora una volta ha cercato di tranquillizzare i sindacati sul tema occupazionale. Fino a dopo le prossime elezioni amministrative l'ex-sindacalista Cgil non ha intenzione di affondare le mani nel suo piano che prevede la riduzione di 5.000 unità, di cui 3.500 sono macchinisti, considerati nel gergo ferroviario "uomini morti". E dopo le stoccate contro Montezemolo e Della Valle che vogliono mettere le mani sulla gestione privata delle tratte, ha dichiarato sabato in un'intervista al giornale che "con i privati non c'è nessun contrasto, ma adesso la regia la faccio io".
4 - NEW YORK NEW YORK PER CAPUANO
L'hanno visto passeggiare ieri pomeriggio sulla Quinta Strada di New York con il volto sorridente e disteso. Massimo Capuano, amministratore delegato di Borsa Italiana, conosce a memoria la Grande Mela. Dal 1980 al 1986 ha lavorato come ingegnere in IBM, poi è sbarcato da senior partner in McKinsey e nel '98 è salito al vertice della società che rappresenta le aziende quotate in Borsa. Nella città americana si inaugura oggi l'Italian Investors Conference, un appuntamento tradizionale dove le aziende più prestigiose presenti al listino di Milano incontrano gli investitori statunitensi. L'incontro durerà fino a domani sera e proseguirà mercoledì a Boston. E' la quarta volta che Capuano, 51 anni, sposato, due figlie, si presenta a questo appuntamento. L'ultima edizione è stata piuttosto deludente, ma quest'anno accanto a lui ci saranno Roberto Colaninno, Antonello Perricone, Alessandro Garrone e un esponente di Finmeccanica, Eni e Fiat.
5 - GENERALI: ENTRA CALTAGIRONE, ESCE MARCHETTI (PIU' INCAZZATO CHE MAI)
C'è chi parla, chi straparla, e chi fa i soldi in silenzio. E' il caso di Francesco Gaetano Caltagirone, il costruttore romano 64enne che con una liquidità di 2,5 miliardi potrebbe salvare da solo l'italianità di TelecomItalia. Se ne guarda bene l'industriale edile ed editore dal mettere la sua ricchezza a disposizione della politica e del marito di Afef. Alla politica ci pensa il quasi genero Pierfurby Casini, ma il capostipite e i tre figli Azzurra, Francesco Jr e Alessandro coltivano in modo scientifico il patrimonio costruito sul mattone.
Il mattone rende più di tante chiacchiere sui telefoni e sul Grande Centro. Basta leggere il bilancio di Cementir, l'azienda guidata dal giovane Francesco che ha chiuso il 2006 con un utile di 114,3 milioni e un titolo che in 12 mesi è cresciuto di circa il 66%. Caltagirone è un uomo che ha costruito un impero "facendo della riservatezza una regola di vita", e come ha scritto Roberto Napoletano, direttore del Messaggero è "un padrone vero che colpisce per la prosa ossuta, ma fattuale con parole che assomigliano a pietre".
Questo impasto siculo-romano ha sempre snobbato i salotti in nome della tesi che per crescere "non bisogna avere un appetito smodato". I salotti che disdegna sono quelli delle veline e del generone capitolino; quelli che gli piacciono sono ben più importanti e toccano le banche e le assicurazioni. Dopo essere uscito indenne dalla discussa scalata alla BNL, è diventato vicepresidente del MontePaschi di Siena e tra dodici giorni esatti entrerà nel consiglio di amministrazione delle Generali, la roccaforte assicurativa di Trieste. Accanto a lui siederanno altri 18 personaggi, alcuni di fresca nomina come Leonardo Del Vecchio (un altro campione di silenzio), Paoletto Scaroni, e Lorenzo Pelliccioli, il manager che milioni di azionisti ricordano per le disastrose vicende della Seat. Non ci sarà invece il notaio dalla cravatta rossa, PierGaetano Marchetti, che esce dal consiglio delle Generali più incazzato che mai.
6 - CAPUTI ALLA BATTAGLIA DEL MATTONE
Dopo l'estromissione dal vertice di Sviluppo Italia, Massimo Caputi è finito in un cono d'ombra. Nessuno lo rimpiange a via Calabria dove ha sede quel mostro a più teste che nemmeno il liberista Bersani è riuscito a smantellare. Adesso Caputi si dedica alle attività immobiliari e guida Fimit sgr, un fondo di Capitalia che ha messo gli occhi su un grande business. In ballo c'è l'acquisto del palazzaccio vecchio e brutto di piazza Verdi a Roma dove ha sede il Poligrafico dello Stato. Sono circa 54mila metri quadri costruiti tra il 1913 e il 1918 che potrebbero diventare un grande albergo o un palazzo per uffici. Secondo il settimanale "MilanoFinanza" in pista per l'acquisto ci sono 64 cordate; tra queste spiccano i nomi delle aziende romane Lamaro, Toti e il costo dell'operazione supera gli 800 milioni di euro. Per Caputi è una battaglia da vincere.
Dagospia 16 Aprile 2007