LE PULIZIE PASQUALI DI LUCHINO IN CONFINDUSTRIA - FERRARI-FRAU, IL PACCO-SCEICCO
LE SCUSE INCOMPIUTE DI TRONCHETTI - LA BATTAGLIA TRA BUORA E RUGGIERO PER LA7
UN NIPOTINO E UN MAXIAPPALTO STOPPATO DAL TAR PER CALTA - ASTA TOSTA WIMAX

1 - LE PULIZIE PASQUALI DI LUCHINO IN CONFINDUSTRIA
Per Luchino di Montezemolo è il momento dei bilanci. Dopo i congressi dei Ds e della Margherita che hanno segnato l'atto di nascita del nuovo Partito Democratico, il presidente di Confindustria sta meditando sulle scelte che dovrà fare nei prossimi mesi. I suoi occhi non stanno misurando la creatura nata dalla fusione fredda tra il partito di Piero e quello di Ciccioduro Rutelli, ma sono puntati soprattutto sulle chances del Grande Centro dove Casini tace, Mastella si muove per aggregare i reduci della Democrazia Cristiana, e il Cavaliere vorrebbe posizionare Fini e la Lega sulle sue ginocchia, come le badanti di Villa Certosa.
Oltre al bilancio politico, Luchino deve pensare anche a quello di Confindustria. Dopodomani si riuniranno il Direttivo e la Giunta degli imprenditori, molti dei quali indispettiti per la convocazione che cade durante una settimana già programmata per un lungo ponte. La preoccupazione di Montezemolo è di arrivare alla fine del suo mandato con i numeri a posto e con la struttura di viale dell'Astronomia ripulita dalle pesantezze. C'è un uomo al suo fianco che è stato incaricato di usare la scure senza pietà.

Non è il parroco di campagna Maurizio Beretta (il desaparecido di viale dell'Astronomia), ma Luigi Mastrobuono, il vicedirettore generale di Confindustria, romano, 53enne, che dietro al volto cordiale nasconde una notevole grinta. Dopo aver tagliato consulenze, spese di rappresentanza e servizi interni, Mastrobuono sta cercando di ridisegnare il modello della struttura confindustriale che Stefano Parisi (il direttore emigrato in Fastweb) aveva ingolfato con la moltiplicazione di aree e di nuclei operativi zeppi di poltrone.

Ai piani alti di Confindustria si parla di tre esodi importanti entro la fine dell'anno. Il primo dirigente ad uscire sarà Costanza Patti, responsabile in Confindustria per i rapporti con l'Università. A ruota dovrebbero seguirla Roberto Ciarlone, direttore dell'Area Riforme Istituzionali, e Gabriele Manzo, responsabile del marketing associativo. Per gli ultimi due l'esodo coincide con l'età della pensione, ma Mastrobuono spera che i tempi si accelerino e che altri funzionari alzino i tacchi.

2 - FERRARI-FRAU, IL PACCO PER LO SCEICCO
Che le poltrone piacciano a Luchino non è un mistero. Nella classifica italiana è uno dei più grandi collezionisti di incarichi, ma quella che in queste ore gli sta dando più soddisfazione è Poltrona Frau, la società dove il figlio Matteo ha la carica di vicepresidente. Papà Luchino quando pensa (a volte gli succede), pensa in grande e come un piccolo Creso quando mette le mani su un affare i denari si moltiplicano all'infinito. Così accade quando si tratta dello stipendio alla Fiat, delle stock options alla Ferrari e delle note spese in Confindustria.

E così è successo anche nel momento in cui ha pensato di solleticare i tesoretti degli emiri arabi quando ha portato alla vittoria le Rosse di Maranello nel circuito di Barhein. Adesso i conti tornano e Poltrona Frau ha annunciato ieri una joint-venture paritetica con il gruppo PF Emirates di Abu Dhabi. Ma non saranno soltanto le poltroncine rosse a colorare la sabbia del deserto. Luchino punta più in alto e con gli arabi ha stabilito un'intesa che prevede la progettazione di un hotel a 7 stelle. Una stella per ognuna delle cariche dell'irrefrenabile Montepariolino.

3 - LE SCUSE RITARDATE E INCOMPIUTE DI TRONCHETTI - LA BATTAGLIA TRA BUORA E RUGGIERO PER LA7
Con la sicurezza dell'azionista che dice l'ultima parola e con la gioia dell'interista stampata sul volto, Tronchetti Provera ha precisato ieri la sua posizione sull'affare Telecom. Il manager più corteggiato d'Italia si è concesso ieri alle televisioni per dire la sua sulla vendita di Olimpia e sulle vicende degli ultimi mesi. Mentre parlava alle sue spalle lo seguiva con lo sguardo severo di un maestro delle elementari, Antonio Calabrò, l'ex-direttore di ApCom che si è votato a difendere l'immagine del marito di Afef. Accanto a Calabrò c'era anche il saltellante Maurizio Abet, un giovane giornalista ex-Telecom, che si sta smazzando ogni giorno per tenere a bada i giornali.

Tronchetti ha parlato da "furbetto del Pirellino". Con l'aria contrita ha chiesto scusa ai soci, ai dirigenti e agli amministratori della Pirelli per il grave danno di immagine provocato dalle intercettazioni. Avrebbe dovuto chiedere scusa anche agli azionisti di Telecom, ai giornalisti intercettati, ai manager della Rizzoli che dovevano incontrarsi di nascosto nei bar di via Solferino quando l'armata Tavaroli infilava le microspie dentro i computer e tra le gonne di avvenenti seduttrici. Non l'ha fatto, e non ha pensato di farlo nemmeno nei confronti del padre di Adamo Bove che con una capriola è stato suicidato sulla Tangenziale di Napoli.



Il manager milanese non ha chiesto scusa nemmeno a Guido Rossi per il modo brutale con cui lo ha messo alla porta. La sua preoccupazione è stata di far capire che il pallino ce l'ha in mano lui, come azionista che non ha fretta e che è stato profondamente disturbato dalle interferenze mediatiche e politiche. Se l'affare con Murdoch è saltato, chiedetelo a Romano Prodi: così è suonata la sua interpretazione davvero curiosa della joint-venture fallita nell'estate scorsa a largo dell'isola di Zante.

Non ha fretta Tronchetti, e adesso che il prezzo è salito (grazie all'offerta degli americani) non vuole svendere. Tanto meno gli piace l'idea di spacchettare Pirelli seguendo il progetto del pallido Alberto Nagel di Mediobanca che non riesce più a districarsi dall'ammucchiata litigiosa e squattrinata. Mentre Tronchetti parlava sotto l'occhio vigile del tandem Calabrò-Abet, giravano per Milano le voci più strane. La prima è ripresa oggi da Giovanni Pons su "Repubblica" che attribuisce a Carlo Buora manovre per vendere Brasil Telecom ai fondi pensione brasiliani e a Citigroup.

Sembra davvero difficile immaginare che Buora, ridimensionato nelle deleghe dall'arrivo di Pasquale Pistorio, possa avere tanta libertà d'azione - in questo periodo di transizione, poi. Più facile credere alla voce che ritorna insistente sul conflitto interno che si sta consumando con Riccardo Ruggiero, il numero tre di Telecom. In ballo pare che ci sia la volontà di Buora di intercettare le intenzioni dell'euforico Ruggiero sul futuro de "La7" e di "MTV". Questo boccone fa gola a Pelliccioli che non a caso è andato a parlarne in Mediobanca, a Tarak Ben Ammar che ne sta discutendo con lo stesso Ruggiero, e ai grandi gruppi editoriali come Rcs (col tifo di Mieli & Tronchetti) e "L'Espresso" di De Benedetti. L'asta telefonica ha una battuta d'arresto; quella multimediale è in pieno svolgimento.

4 - ASTA MULTIMEDIA PER IL WIMAX (MAGNONI C'E')
C'è un'altra asta multimediale che sta per scattare e vede in campo personaggi importanti. Riguarda le frequenze per il WIMAX, la tecnologia per l'accesso a internet che riduce i costi di trasmissione e utilizza i ponti radio. WIMAX non è la sigla di un supermercato, ma l'acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access. Con una singola antenna si può coprire un'area di 50 km e utilizzare una banda che trasmette i dati alla velocità di 74 megabits per secondo. Entro giugno il ministro Gentiloni dovrà assegnare le frequenze.

Non sarà una gara miliardaria e pazzesca come quella dell'Umts, perchè con 3 milioni di euro si potrebbe portare a casa una delle nuove autostrade di internet. Il boccone però è appetitoso e foriero di nuovi business. Non a caso è sceso in campo ieri Ruggiero Magnoni, il banchiere di Lehman Brothers che ha sempre accompagnato Colaninno negli affari e che nel 1995 aiutò Berlusconi ad andare in Borsa. Magnoni, nato nel '51 ad Alp in Spagna, è un uomo dal naso lungo e sa fiutare il business. Adesso - come spiega il quotidiano "MF" - ha comprato il 75% della società Aft che opera nella banda larga per gli aeroporti e le autostrade. Insieme a lui sono entrati con piccole quote Marco De Benedetti e Guglielmo Tabacchi della società 2G Investimenti.

5 - UN NIPOTINO E UN MAXIAPPALTO STOPPATO DAL TAR PER CALTA
In questi giorni Caltagirone è felice. Il figlio Francesco gli ha dato un erede che secondo la tradizione delle migliori dinastie, porterà il nome del nonno. Il costruttore romano e la moglie Luisa saltellano felici nella clinica dove la nuora Liutmilla (una bella signora di origine russa) ha dato alla luce una robusta creatura. Il neonato non sa che nonno Paperone ieri ha annunciato i successi della sua attività editoriale. Nel 2006 il giro d'affari del gruppo che possiede il "Messaggero" e il "Gazzettino" ha aumentato i ricavi a 304 milioni e si colloca adesso al secondo posto dopo l'"Espresso" con una quota di mercato del 23,9%.

A rovinare la festa privata e pubblica di Caltagirone ci ha pensato ieri il Tar del Lazio presieduto da Pasqualino De Lise, il magistrato in odore di Opus Dei. Con una sentenza inattesa l'organo amministrativo ha annullato il maxiappalto di 576 milioni di euro che la Vianini di Caltagirone aveva vinto nell'ottobre scorso insieme ad altre aziende romane. La gara era stata indetta da WalterEgo Veltroni per la manutenzione di 800 km della rete stradale capitolina, ma dopo il ricorso della Manital (terza classificata) il risultato è stato annullato. Ai romani non resta che assistere al disastro provocato dal rifacimento dei marciapiedi. Per Caltagirone, inorgoglito dall'arrivo dell'erede, la partita non è chiusa.


Dagospia 24 Aprile 2007