DALLA FRANCIA, UNA SANA LEZIONE DI VERA POLITICA: ASILI, IMMIGRAZIONE, SCUOLA
IN ITALIA,UN CONTINUO DUELLO TRA ASPIRANTI CAPI PERSI DIETRO UNA DC IMMAGINARIA
UN DISAGIO CHE FA RINASCERE UNA NUOVA ANTIPOLITICA ALL'INTERNO DELLA SINISTRA
IN ITALIA,UN CONTINUO DUELLO TRA ASPIRANTI CAPI PERSI DIETRO UNA DC IMMAGINARIA
UN DISAGIO CHE FA RINASCERE UNA NUOVA ANTIPOLITICA ALL'INTERNO DELLA SINISTRA
Lettera di Barbara Palombelli a La Stampa
Caro direttore,
prima che sia varato il regolamento del reality che stabilirà - fra la decina di candidati indicati dal tuo giornale - chi sarà a vincere la leadership del Pd, c'è forse ancora un po' di tempo per porre una domanda (a nome delle migliaia di tifosi e militanti cui viene chiesto di devolvere il proprio Tfr politico nel grande calderone del nuovo partito). Siamo proprio sicuri che l'Italia vada bloccata per due anni al fine di capire meglio cosa faranno da grandi Fassino, Rutelli e D'Alema, Bersani e la Bindi, se Letta e Franceschini si accorderanno con il favorito Veltroni o gli sbarreranno la strada?
O se infine la meravigliosa Finocchiaro brucerà tutti sul filo del traguardo, magari col televoto al femminile, persino più moderno del gazebo? Posso dire che questo è l'ultimo degli interessi degli italiani o è politicamente scorretto urlare un colossale «No, il Grande fratello no», anche tenendo conto che tutti gli amici candidati hanno già maturato abbondanti pensioni e non rischiano la casa di riposo?
La partita democratica è e dovrebbe essere un'altra cosa. E basta declinare al femminile - forse non è un caso - il marchio della nuova forza politica per capire quale potrebbe essere la vera sfida: togliere i nomi e inserire, alle prossime primarie, i contenuti e le strategie utili al Paese. Chi ha assistito allo scontro televisivo finale fra Royal e Sarkozy sa di cosa si tratta. Quasi tre ore di faccia a faccia per stabilire le migliori proposte per la scuola, la sanità, il lavoro... non elencando buone intenzioni, ma scendendo nel dettaglio, eccome: insegnanti di sostegno, compiti a casa, integrazione dei disabili, sussidi ai non occupati, mantenimento dei servizi sociali essenziali, sicurezza, ricadute del vincolo europeo sulla vita quotidiana.
Qui da noi ci si vergogna a parlare di asili, di strutture interne alle aziende che aiutino le madri lavoratrici, abbiamo pudore di raccontarci che i nostri figli più bravi potranno lavorare solo all'estero e quelli meno dotati saranno precari a vita fra call center e flessibilità frustranti. Ci fa schifo pensare che l'ambiente, il clima, le nuove energie rinnovabili e le benzine alternative per i trasporti pubblici potrebbero essere il tema di una settimana di convegni ad altissimo livello, pensiamo che non sia intellettualmente serio discutere di chi saranno i proprietari e i gestori dell'acqua, vero petrolio del futuro.
Consideriamo di serie B affrontare il tema dell'educazione delle nuove generazioni, lasciate allo sbando da una malintesa concezione del rigore e del rispetto, siamo costretti a farlo soltanto quando uno stadio di calcio esplode e le autorità straniere dello sport ci tirano le orecchie.
Lo so, nei Palazzi pensano che quelle qui elencate siano «questioni da donne». I maschi che sventolavano il programma giallino dell'Unione su quel palco grigio e triste, in fondo, detestano i temi sociali. Robaccia da commissioni parlamentari secondarie. Loro vogliono esaminare il destino delle grandi socialdemocrazie europee, perdersi nell'aggettivo «liberale», annegare nei ricordi di tutti i Kennedy, spaccare il capello in quattro sull'eredità berlingueriana, rimpiangere una Dc immaginaria, trascorrere mesi a mettere le statuine in un Pantheon che somiglia più alla Navicella, dove un giorno sì e l'altro no mettono e tolgono il povero Craxi, destinato a un riposo eterno piuttosto travagliato. Eppoi: costruire ogni stagione una nuova riforma elettorale, preparando un referendum che la cancelli, più o meno seguendo le oscillazioni del pendolo.
Intanto, nell'Italia vera, le famiglie vorrebbero meno giornate storiche - vaticanesche o radicali che siano - e più punti fermi. La casa? La scuola? Il lavoro? In che cosa possono sentirsi sostenuti? Tutto non si può avere, ormai per fortuna gli italiani lo hanno capito. Ma continuano a chiedersi, in preda a un'infelicità che fa consumare milioni di tranquillanti e antidepressivi (interessa a qualcuno dei grandi fratelli e sorelle in corsa per il numero 1 incrociare i costi dell'ansia collettiva con i guadagni eventuali della precarietà?), ci sarà pure qualcosa che un governo di centro-sinistra potrà assicurare ai cittadini? O sarà soltanto - come è stato l'anno passato - un continuo duello, sui giornali e in tv, tra aspiranti capi?
Chi vota per l'Unione vive - da qualche tempo - una sensazione di disagio che sta facendo rinascere una nuova Antipolitica, tutta interna al nostro campo di battaglia. Al vertice, si annunciano e si moltiplicano le scissioni, alla base resta la critica quotidiana sui costi dell'apparato, l'insofferenza per i giochi e le risse su questa orrenda parola, «il tesoretto», che una volta noi cronisti usavamo per descrivere i fondi neri delle imprese e che oggi è sinonimo di un'elemosina futura che s'annuncia complicatissima da conteggiare e da incassare (più o meno come il cuneo fiscale, chi l'ha visto?). Fermatevi, concorrenti del reality, prima che sia troppo tardi.
Dagospia 07 Maggio 2007
Caro direttore,
prima che sia varato il regolamento del reality che stabilirà - fra la decina di candidati indicati dal tuo giornale - chi sarà a vincere la leadership del Pd, c'è forse ancora un po' di tempo per porre una domanda (a nome delle migliaia di tifosi e militanti cui viene chiesto di devolvere il proprio Tfr politico nel grande calderone del nuovo partito). Siamo proprio sicuri che l'Italia vada bloccata per due anni al fine di capire meglio cosa faranno da grandi Fassino, Rutelli e D'Alema, Bersani e la Bindi, se Letta e Franceschini si accorderanno con il favorito Veltroni o gli sbarreranno la strada?
O se infine la meravigliosa Finocchiaro brucerà tutti sul filo del traguardo, magari col televoto al femminile, persino più moderno del gazebo? Posso dire che questo è l'ultimo degli interessi degli italiani o è politicamente scorretto urlare un colossale «No, il Grande fratello no», anche tenendo conto che tutti gli amici candidati hanno già maturato abbondanti pensioni e non rischiano la casa di riposo?
La partita democratica è e dovrebbe essere un'altra cosa. E basta declinare al femminile - forse non è un caso - il marchio della nuova forza politica per capire quale potrebbe essere la vera sfida: togliere i nomi e inserire, alle prossime primarie, i contenuti e le strategie utili al Paese. Chi ha assistito allo scontro televisivo finale fra Royal e Sarkozy sa di cosa si tratta. Quasi tre ore di faccia a faccia per stabilire le migliori proposte per la scuola, la sanità, il lavoro... non elencando buone intenzioni, ma scendendo nel dettaglio, eccome: insegnanti di sostegno, compiti a casa, integrazione dei disabili, sussidi ai non occupati, mantenimento dei servizi sociali essenziali, sicurezza, ricadute del vincolo europeo sulla vita quotidiana.
Qui da noi ci si vergogna a parlare di asili, di strutture interne alle aziende che aiutino le madri lavoratrici, abbiamo pudore di raccontarci che i nostri figli più bravi potranno lavorare solo all'estero e quelli meno dotati saranno precari a vita fra call center e flessibilità frustranti. Ci fa schifo pensare che l'ambiente, il clima, le nuove energie rinnovabili e le benzine alternative per i trasporti pubblici potrebbero essere il tema di una settimana di convegni ad altissimo livello, pensiamo che non sia intellettualmente serio discutere di chi saranno i proprietari e i gestori dell'acqua, vero petrolio del futuro.
Consideriamo di serie B affrontare il tema dell'educazione delle nuove generazioni, lasciate allo sbando da una malintesa concezione del rigore e del rispetto, siamo costretti a farlo soltanto quando uno stadio di calcio esplode e le autorità straniere dello sport ci tirano le orecchie.
Lo so, nei Palazzi pensano che quelle qui elencate siano «questioni da donne». I maschi che sventolavano il programma giallino dell'Unione su quel palco grigio e triste, in fondo, detestano i temi sociali. Robaccia da commissioni parlamentari secondarie. Loro vogliono esaminare il destino delle grandi socialdemocrazie europee, perdersi nell'aggettivo «liberale», annegare nei ricordi di tutti i Kennedy, spaccare il capello in quattro sull'eredità berlingueriana, rimpiangere una Dc immaginaria, trascorrere mesi a mettere le statuine in un Pantheon che somiglia più alla Navicella, dove un giorno sì e l'altro no mettono e tolgono il povero Craxi, destinato a un riposo eterno piuttosto travagliato. Eppoi: costruire ogni stagione una nuova riforma elettorale, preparando un referendum che la cancelli, più o meno seguendo le oscillazioni del pendolo.
Intanto, nell'Italia vera, le famiglie vorrebbero meno giornate storiche - vaticanesche o radicali che siano - e più punti fermi. La casa? La scuola? Il lavoro? In che cosa possono sentirsi sostenuti? Tutto non si può avere, ormai per fortuna gli italiani lo hanno capito. Ma continuano a chiedersi, in preda a un'infelicità che fa consumare milioni di tranquillanti e antidepressivi (interessa a qualcuno dei grandi fratelli e sorelle in corsa per il numero 1 incrociare i costi dell'ansia collettiva con i guadagni eventuali della precarietà?), ci sarà pure qualcosa che un governo di centro-sinistra potrà assicurare ai cittadini? O sarà soltanto - come è stato l'anno passato - un continuo duello, sui giornali e in tv, tra aspiranti capi?
Chi vota per l'Unione vive - da qualche tempo - una sensazione di disagio che sta facendo rinascere una nuova Antipolitica, tutta interna al nostro campo di battaglia. Al vertice, si annunciano e si moltiplicano le scissioni, alla base resta la critica quotidiana sui costi dell'apparato, l'insofferenza per i giochi e le risse su questa orrenda parola, «il tesoretto», che una volta noi cronisti usavamo per descrivere i fondi neri delle imprese e che oggi è sinonimo di un'elemosina futura che s'annuncia complicatissima da conteggiare e da incassare (più o meno come il cuneo fiscale, chi l'ha visto?). Fermatevi, concorrenti del reality, prima che sia troppo tardi.
Dagospia 07 Maggio 2007