CRESCE IL NO DEL WSJ A MURDOCH - PER BUFFETT L'INTERESSE DELLO SQUALO VA "AL DI LA' DELLA PARTE ECONOMICA" E "C'E' MOLTA GENTE AL MONDO CHE PAGHEREBBE MOLTO DI PIU'" DI QUANTO HA GIA' OFFERTO LUI - L'ASTUTO RUPERT TRA POLITICA E BUSINESS.

1 - WSJ: CRESCE IL NO A MURDOCH MA PER BUFFETT STORIA NON E' FINITA.
(Agi/Reuters)
- Jim Ottaway yr. che controlla oltre il 6% dei diritti di voto del Dow Jones si oppone all'offerta da 5 miliardi di dollari di Rupert Murdoch alla societa' che controlla il Wall Street Journal. Il no di Ottaway, secondo il quale Murdoch danneggerebbe la reputazione del WSJ, si somma a quello della maggioranza della famiglia Bancroft che controlla il 62% dei diritti di voto del Dow Jones. "Murdoch - si legge in un comunicato di Ottaway - promette di difendere l'indipendenza editoriale del giornale e assicura che non interferira' con i giudizi del WSJ se controllera' il Dow Jones.

Ma anche in passato ha fatto simili promesse e non sempre le ha mantenute". nella vicende interviene anche uno dei guru di Wall Street, Warren Buffett, secondo il quale l'offerta di 5 miliardi di dollari di Murdoch potrebbe non essere quella finale. Per Buffett l'interesse di Murdoch va "al di la' della parte economica" e "c'e' molta gente al mondo che pagherebbe molto di piu'" di quanto ha gia' offerto lui.

2 - L'ASTUTO RUPERT TRA POLITICA E BUSINESS.
Marco Valsania per "Il Sole 24 Ore"


Il sogno di impadronirsi del «Wall Street Journal», per Rupert Murdoch, è antico quanto la sua avventura americana. Ma il barone dei media ha ugualmente colto tutti di sorpresa quando ha offerto 5 miliardi di dollari, per il marchio più prestigioso nel giornalismo economico: l'ultima scommessa strategica di un magnate noto per le sue ambizioni e lo sguardo puntato sul futuro.

La scommessa che nei contenuti della carta stampata, in questo caso soprattutto quella finanziaria con la sua crescente audience globale, c'è qualità e valore.Che un marchio quale Dow Jones Wall Street Journal può essere cruciale per un impero multimediale: non a caso, forse, all'indomani delle sue avances sono venuti alla luce progetti di fusione tra Reuters e Thomson e tra Microsoft e Yahoo, che fra i siti più popolari ha Yahoo Finance. Nella manovra di Murdoch, il risvolto più controverso è la concentrazione dei media e della preziosa influenza culturale e politica. Un aspetto sentito,negli StatiUniti,al decollo di campagne elettorali sempre più lunghe, costose e combattute su tutti i media.



La saga politico-imprenditoriale del magnate di origine australiana, passato dalla Gran Bretagna e alla fine approdato negli Stati Uniti, è la storia dei suoi rapporti con Margaret Thatcher prima e Tony Blair poi; del suo sfondamento oltre atlantico a fianco dell'ascesa del movimento conservatore e repubblicano cui ha dato voce con la rete televisiva Fox che ha scalzato la Cnn, attaccata come troppo liberal. Adesso ha in programma un canale finanziario che si distingua dal Cnbc per il suo orientamento pro-business.

Nei mesi scorsi Murdoch aveva scioccato partecipando a una raccolta fondi per l'aspirante candidato democratico alla residenza Hillary Clinton, un fascino presto svanito. E nell'esprimere le proprie preferenze a proposito del «Journal» ha evidenziato la pagina dei commenti, tradizionalmente e al contrario delle sezioni di notizie, sotto l'ombrello di convinti conservatori. La "militanza" di Murdoch si intreccia con la fama di interventismo nel giornalismo, oggetto di particolare preoccupazione tra i dipendenti di Dow Jones. Leggenda vuole che controlli di persona titoli, impostazione delle pagine e anche fotografie.

Alle polemiche sulla sua agenda, di sicuro, il 76enne Murdoch è abituato. Senza contare il suo résumé di tagliatore di costi e aggressivo cacciatore di performance. Quando nel 1993 conquistò il «New York Post»riuscì a ottenere una dispensa dalle autorità di regolamentazione, grazie a pressioni di politici sia repubblicani che democratici, legata alla crisi del giornale: per legge non avrebbe potuto controllarlo perché già possedeva nella regione stazioni televisive.

Il tabloid ha fatto scuola per i titoli sensazionali e le campagne conservatrici. L'abbinamento di Murdoch con i conservatori maturò tuttavia con Fox: alla guida, soprattutto del canale via cavo Fox news lanciato nel '96, insediò lo stratega repubblicano Roger Ailes, uno degli artefici delle vittorie elettorali Ronald Reagan e George Bush padre. Nelle scorse elezioni presidenziali, il suo impero è diventato tra gli obiettivi preferiti dei simpatizzanti del partito democratico: un documentario, Outfoxed, l'astuto inganno,ha denunciato i pregiudizi delle sue Tv. Chissà se con la nuova offerta per il «Journal» Murdoch saprà di nuovo battere tutti per astuzia.


Dagospia 07 Maggio 2007