CONFINDUSTRIA POST-LUCA: MARCEGAGLIA STOP, PRODI BENEDICE BOMBASSEI
IL PARTO 'UNITALIA' POTREBBE FINIRE IN UN COLOSSALE ABORTO - MARPIONNE TALK
C'E' BANCOPOSTA PER CAPPON - DRAGHI NON VUOLE CASINO SOTTO PALAZZO KOCH
IL PARTO 'UNITALIA' POTREBBE FINIRE IN UN COLOSSALE ABORTO - MARPIONNE TALK
C'E' BANCOPOSTA PER CAPPON - DRAGHI NON VUOLE CASINO SOTTO PALAZZO KOCH
1 - CONFINDUSTRIA POST-LUCA: MARCEGAGLIA STOP, PRODI BENEDICE BOMBASSEI
L'aspettavano a Capri per l'apertura dello stabilimento Nettuno dell'amico Perrella, ma Luchino di Montezemolo non è arrivato. L'aspettava anche Dieguito Della Valle che nei giorni scorsi è diventato nonno, ma ha dovuto festeggiare il lieto evento con la seconda moglie Barbara e il piccolo Filippo. Il presidente di Confindustria ha preferito dedicare il weekend per riflettere su due problemi. Il primo riguarda il discorso che dovrà fare all'Assemblea degli imprenditori che si terrà a fine mese in viale dell'Astronomia. Dovrà essere un discorso forte ed equilibrato; così ha deciso dopo aver riletto i testi pronunciati nelle assise precedenti. Nel 2004 esordì nel mandato di Presidente con un'analisi dello scenario italiano e internazionale in cui rifiutava la logica del declino. In quell'occasione la stesura del testo fu affidata a Innocenzo Cipolletta, al giornalista-scrittore Edmondo Berselli, e il finale ebbe toni alati: "questa è la casa di tutti gli imprenditori!".
Adesso Luchino dovrà fare un bilancio della sua esperienza e stare molto attento a non disturbare il manovratore di Palazzo Chigi e l'opposizione. Purtroppo gli mancano i poderosi ghostwriter di quattro anni fa; qualche spunto potrà arrivargli dall'ufficio studi e un paio di righe dal parroco di campagna, Maurizio Beretta, che mentre svolge nell'ombra il ruolo di direttore generale di Confindustria, ha gli occhi puntati sulla Rai dove spera di sbarcare con l'aiuto di Franco Marini e dei moderati.
Il secondo problema di Luchino riguarda il nome del suo successore. E qui le idee cominciano a confondersi. L'ipotesi di far salire sulla poltrona Emma Marcegaglia ha trovato sabato un'improvvisa battuta d'arresto con la plateale benedizione che Romano Prodi ha fatto di Alberto Bombassei, l'imprenditore vicentino che guida la società Brembo e occupa la carica di vicepresidente per le relazioni industriali di Confindustria. Durante l'inaugurazione del nuovo Centro ricerca e sviluppo all'interno del Parco scientifico e tecnologico Kilometro Rosso, avvenuta ai piedi di Bergamo, il Professore di Bologna ha avuto sabato parole di grande elogio nei confronti di Bombassei, l'uomo che dal 1961 ha fondato l'azienda Brembo insieme al padre e allo zio. Prodi ha detto testualmente: "Bombassei è il tipo di imprenditore su cui dobbiamo puntare per il nostro futuro".
Da bolognese incallito Luchino ha capito che l'investitura di Prodi va oltre il cerimoniale, e a questo punto ha cominciato a riflettere sulla figura di questo industriale 67enne dai toni duri e cordiali che nel febbraio 2003 ha ricevuto la laurea honoris causa all'Università di Bergamo. Montezemolo si è alzato dalla scrivania, è andato verso la biblioteca dove è raccolta la collezione di "Vanity Fair", e ha riletto la Lectio Magistralis che Bombassei pronunciò in quell'occasione. Spigolando tra le righe ha trovato questa frase: "la massima espressione della tecnica automobilistica è rappresentata dalla Formula 1". Quanto basta per fare di Bombassei un erede.
2 - IL PARTO 'UNITALIA' POTREBBE ANCHE FINIRE IN UN COLOSSALE ABORTO
L'ecografia parla chiaro: il bambino che può nascere dall'amplesso tra Capitalia e Unicredit è grosso, terribilmente grosso. Se ne sono accorti anche Cesarone Geronzi e Alessandro Profumo quando si sono incontrati a Milano a piazza Cordusio. Di fronte alla foto tridimensionale della creatura i due banchieri sono rimasti a lungo in silenzio. Per un attimo avevano sperato che l'immagine fosse quella di due gemelli zigoti in grado di gestire 100 miliardi di raccolta, quasi 10mila sportelli e partecipazioni strategiche di enorme peso politico. Seduti uno di fronte all'altro il banchiere romano e quello genovese hanno analizzato le possibili sinergie (circa 1,1 miliardi di euro) e la possibilità di creare un colosso paneuropeo capace di scalare la classifica del Vecchio Continente.
Dopo aver affrontato il problema della nuova catena di valore generato dall'unione tra le due banche, Cesarone e Alessandro il Grande hanno parlato della catena del potere. Tutti i giornalisti hanno abboccato all'affermazione di Profumo che recandosi a Mediobanca ha detto: "abbiamo parlato del sistema duale". E tutti hanno pensato che il "duale" si riferisse alla nuova governance di piazzetta Cuccia. Solo gli uscieri di piazza Cordusio (fonte primaria di Dagospia) hanno capito che il duale di cui hanno parlato i due banchieri non riguardava Mediobanca ma il peso che dentro "Unitalia" avrebbero avuto la banca romana e quella milanese.
Geronzi non è Enrico Salza, Arpe non è Iozzo, e Capitalia non è il SanPaolo di Torino. Da qui bisogna partire per afferrare il senso di un'operazione che sarà più sofferta e problematica di quanto si dica. Il mercato applaude alla fine dell'isolamento di Capitalia e all'idea che Unicredit possa diventare leader in Europa. Applaude anche il signor Daniel Bouton, il capo della francese Société Générale che sui quotidiani di Parigi, "La Tribune" e "Figaro", spende parole di consenso per l'unione con Unicredit. Plaude il mondo politico attraverso Prodi e D'Alema, che hanno dato la loro benedizione alla nomina di Claudio Costamagna come levatrice ideale per il parto storico.
Il premier di Palazzo Chigi e il ministro degli Esteri filano in questo momento d'amore e d'accordo, sia sul piano politico che nella spartizione del potere economico e finanziario. Prodi gode quando D'Alema dichiara ironicamente di volersi fare una sua lista per il Partito Democratico, ma sa benissimo che dopo aver messo le mani su Sant'Intesa, Enel, Autostrade, Alitalia, deve lasciare a Baffino la paternità dell'eventuale fusione tra Capitalia e Unicredit. Da parte sua Baffino è pieno di zelo. Entra di prima mattina in via Minghetti (l'ultima volta è stata la settimana scorsa), ha un feeling collaudato con Geronzi, e non è un "fassinotto" che usa il telefono per dire: "finalmente abbiamo una banca!".
Sullo sfondo resta però la dimensione mostruosa e pericolosa della nuova creatura che l'ecografia tridimensionale ha messo in luce giovedì scorso nello studio di piazza Cordusio. La catena del valore è una catena di potere dove gli anelli sono rappresentati non soltanto dal prezzo di Capitalia (che a questo punto comporterebbe un concambio alla pari) ma da due culture bancarie diverse e, soprattutto, dalla presenza di due personalità egemoni che hanno dimostrato di avere grandi capacità di manovra.
Chi governerà Unitalia?, come si potrà creare armonia tra il modello europeo di Profumo e quello romanocentrico di Geronzi? Una volta sbarazzato il campo dall'idea fessa (sostenuta da molti giornali) che Cesarone preferisca la nebbia di Milano all'aria dei Castelli Romani, c'è da tranquillizzare i francesi amici di Sarkozy e gli spagnoli di Botìn.
L'affare si ingrossa e ci vorrà tutta l'esperienza di Claudio Costamagna per fare un parto cesareo che soddisfi i diversi appetiti. Potrebbe anche finire in un colossale aborto, e non a caso da ieri si comincia a precisare che "Costamagna è stato incaricato di studiare possibili aggregazioni". Anche diverse da quelle con Unicredit.
3 - DRAGHI NON VUOLE CASINO SOTTO PALAZZO KOCH
Mario Draghi segue con attenzione le mosse di Capitalia e di Unicredit, ma c'è una cosa che gli dà molto fastidio. E' l'idea che giovedì 31 maggio davanti a via Nazionale appaiano i cartelli e i volantini di protesta dei sindacati. Venerdì scorso c'è stata la rottura nelle trattative che riguardano la chiusura di 59 sedi di Bankitalia. Il leader del Falbi, il principale sindacato dei dipendenti di via Nazionale, ha annunciato che nel giorno in cui il Governatore leggerà la sua Relazione sarà indetto uno sciopero generale. Draghi non vuole casino sotto Palazzo Koch. Queste cose andavano bene nel 2005 quando si protestava contro lo strapotere di Antonio Fazio. L'idea che i banchieri, gli industriali e i giornalisti vengano accolti da un coro di fischi, irrita profondamente il suo aplomb anglosassone.
Queste manifestazioni da mascalzoni latini sono estranee alla sua filosofia che vede nella Banca d'Italia il sacro tempio della finanza. Per queste ragioni ha chiesto al direttore Saccomanni di trovare una soluzione puntando soprattutto sulla disponibilità delle altre sei sigle sindacali che difendono con toni più morbidi la causa dei 7.400 dipendenti. Tutto questo dovrà avvenire senza rinunciare al piano dei tagli che porterebbe a un risparmio di 200 milioni di euro, ma lascerebbe intatte le sedi di New York, Parigi e Tokyo. Intanto da Madison Avenue dove al numero 590 si trova la sede di rappresentanza della Banca d'Italia, è stato richiamato a Roma il direttore GianAndrea Falchi, che andrà a ricoprire il ruolo di capo della segreteria del Governatore.
4 - IL "PERVESTITO" GUARGUAGLINI SOGNA SARKOZY
Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di parlare con Pierfrancesco Guarguaglini a proposito del suo guardaroba. Dovrebbero farlo Lorenzo Borgogni, il direttore per le relazioni esterne, e il giovane Simone Bemporad, che cura i rapporti con i media, perchè il comandante supremo di Finmeccanica veste davvero male. Bastava vederlo venerdì sul palco d'onore alla Festa della Polizia di piazza del Popolo per capire che il manager 70enne di Castagneto Carducci è terribilmente trasandato. Accanto a lui c'erano vestiti come fighetti il ferroviere Mauro Moretti, il capo dell'Anas Pietro Ciucci, il re dell'informatica Alberto Tripi, e l'uomo della Fiat, Ernesto Auci.
L'impresa è vana perchè Guarguaglini guarda più ai bilanci che alle camicie e oggi presenterà al consiglio di amministrazione i conti della holding che sono brillanti.
I ricavi di piazza Monte Grappa sono stimati in crescita del 10% e nel 2008 dovrebbero toccare i 15 miliardi. Anche Giorgio Zappa, che ha già prenotato un aereo privato per assistere alla finale di Atene del Milan, è soddisfatto dei successi della corazzata militare-elettronica. Meno soddisfatti sono gli analisti e gli azionisti che vedono il titolo Finmeccanica inchiodato a valori sottostimati. Ci vorrebbe un colpo d'ala ed è quello che i top manager di Finmeccanica si aspettano quando a giugno sarà decisa la commessa da 4,4 miliardi di euro per la fornitura di 150 aerei all'Aeronautica americana. Il Guarguaglini che venerdì ha salutato con un inchino il capo della Polizia Gianni De Gennaro ha però gli occhi puntati sulla Francia di Sarkozy e sul destino dell'alleanza con il colosso dell'elettronica Thales da cui dovrebbe nascere un nuovo polo europeo per la difesa.
E' questo l'unico abito di gala che non lo fa dormire e gli stropiccia gli occhi.
5 - MARPIONNE L'INCAUTO
L'unico brivido che ha attraversato la schiena delle centinaia di ospiti al Forum dell'Economia organizzato a Milano da Mario Monti e dal "Corriere della Sera", l'ha provocato Sergio Marpionne. Il manager di Chieti è in piena euforia e ha le sue buone ragioni per essere felice. Il calcolo delle sue stock options porta a 250 milioni di euro ma ciò che più conta è l'andamento della Fiat che ha fatto ritornare Torino città industriale. Eppure quest'uomo laureatosi in legge alla Law School di Toronto dovrebbe sapere che quando i mercati della Borsa sono ancora aperti certe dichiarazioni non si possono fare.
Il manager dal pullover democratico ha dichiarato venerdì che la Fiat "potrebbe persino comprarsi General Motors e Ford". Dopo due minuti la Borsa ha reagito con perplessità a questa frase paradossale e c'è voluta la gran fatica degli uomini dell'ufficio stampa di Torino per correggere l'affermazione. Marpionne non è nuovo a questi éxploit; già in altre occasioni aveva fatto precisi riferimenti al valore del titolo Fiat dicendo che da parte sua sarebbe stato pronto a comprarlo "a 15 euro". I partecipanti al Forum del bocconiano Mario Monti (alla ricerca di visibilità e di successo politico) sono rimasti di ghiaccio, poi qualcuno ha ricordato che la sfida a General Motors ha il sapore della vendetta nei confronti dell'azienda americana che il 13 marzo 2000 firmò con la Fiat una storica alleanza.
6 - C'E' BANCOPOSTA PER CAPPON
Avviso ai naviganti: "Claudio Cappon, il romano 55enne che dirige la Rai, non ha alcuna intenzione di farsi triturare dalle polemiche di questi giorni. Se n'è già andato una volta nel 2002 ed è pronto ad alzare i tacchi. A Palazzo Chigi qualcuno gli ha detto che per lui è pronta la poltrona di amministratore delegato di BancoPosta".
Dagospia 14 Maggio 2007
L'aspettavano a Capri per l'apertura dello stabilimento Nettuno dell'amico Perrella, ma Luchino di Montezemolo non è arrivato. L'aspettava anche Dieguito Della Valle che nei giorni scorsi è diventato nonno, ma ha dovuto festeggiare il lieto evento con la seconda moglie Barbara e il piccolo Filippo. Il presidente di Confindustria ha preferito dedicare il weekend per riflettere su due problemi. Il primo riguarda il discorso che dovrà fare all'Assemblea degli imprenditori che si terrà a fine mese in viale dell'Astronomia. Dovrà essere un discorso forte ed equilibrato; così ha deciso dopo aver riletto i testi pronunciati nelle assise precedenti. Nel 2004 esordì nel mandato di Presidente con un'analisi dello scenario italiano e internazionale in cui rifiutava la logica del declino. In quell'occasione la stesura del testo fu affidata a Innocenzo Cipolletta, al giornalista-scrittore Edmondo Berselli, e il finale ebbe toni alati: "questa è la casa di tutti gli imprenditori!".
Adesso Luchino dovrà fare un bilancio della sua esperienza e stare molto attento a non disturbare il manovratore di Palazzo Chigi e l'opposizione. Purtroppo gli mancano i poderosi ghostwriter di quattro anni fa; qualche spunto potrà arrivargli dall'ufficio studi e un paio di righe dal parroco di campagna, Maurizio Beretta, che mentre svolge nell'ombra il ruolo di direttore generale di Confindustria, ha gli occhi puntati sulla Rai dove spera di sbarcare con l'aiuto di Franco Marini e dei moderati.
Il secondo problema di Luchino riguarda il nome del suo successore. E qui le idee cominciano a confondersi. L'ipotesi di far salire sulla poltrona Emma Marcegaglia ha trovato sabato un'improvvisa battuta d'arresto con la plateale benedizione che Romano Prodi ha fatto di Alberto Bombassei, l'imprenditore vicentino che guida la società Brembo e occupa la carica di vicepresidente per le relazioni industriali di Confindustria. Durante l'inaugurazione del nuovo Centro ricerca e sviluppo all'interno del Parco scientifico e tecnologico Kilometro Rosso, avvenuta ai piedi di Bergamo, il Professore di Bologna ha avuto sabato parole di grande elogio nei confronti di Bombassei, l'uomo che dal 1961 ha fondato l'azienda Brembo insieme al padre e allo zio. Prodi ha detto testualmente: "Bombassei è il tipo di imprenditore su cui dobbiamo puntare per il nostro futuro".
Da bolognese incallito Luchino ha capito che l'investitura di Prodi va oltre il cerimoniale, e a questo punto ha cominciato a riflettere sulla figura di questo industriale 67enne dai toni duri e cordiali che nel febbraio 2003 ha ricevuto la laurea honoris causa all'Università di Bergamo. Montezemolo si è alzato dalla scrivania, è andato verso la biblioteca dove è raccolta la collezione di "Vanity Fair", e ha riletto la Lectio Magistralis che Bombassei pronunciò in quell'occasione. Spigolando tra le righe ha trovato questa frase: "la massima espressione della tecnica automobilistica è rappresentata dalla Formula 1". Quanto basta per fare di Bombassei un erede.
2 - IL PARTO 'UNITALIA' POTREBBE ANCHE FINIRE IN UN COLOSSALE ABORTO
L'ecografia parla chiaro: il bambino che può nascere dall'amplesso tra Capitalia e Unicredit è grosso, terribilmente grosso. Se ne sono accorti anche Cesarone Geronzi e Alessandro Profumo quando si sono incontrati a Milano a piazza Cordusio. Di fronte alla foto tridimensionale della creatura i due banchieri sono rimasti a lungo in silenzio. Per un attimo avevano sperato che l'immagine fosse quella di due gemelli zigoti in grado di gestire 100 miliardi di raccolta, quasi 10mila sportelli e partecipazioni strategiche di enorme peso politico. Seduti uno di fronte all'altro il banchiere romano e quello genovese hanno analizzato le possibili sinergie (circa 1,1 miliardi di euro) e la possibilità di creare un colosso paneuropeo capace di scalare la classifica del Vecchio Continente.
Dopo aver affrontato il problema della nuova catena di valore generato dall'unione tra le due banche, Cesarone e Alessandro il Grande hanno parlato della catena del potere. Tutti i giornalisti hanno abboccato all'affermazione di Profumo che recandosi a Mediobanca ha detto: "abbiamo parlato del sistema duale". E tutti hanno pensato che il "duale" si riferisse alla nuova governance di piazzetta Cuccia. Solo gli uscieri di piazza Cordusio (fonte primaria di Dagospia) hanno capito che il duale di cui hanno parlato i due banchieri non riguardava Mediobanca ma il peso che dentro "Unitalia" avrebbero avuto la banca romana e quella milanese.
Geronzi non è Enrico Salza, Arpe non è Iozzo, e Capitalia non è il SanPaolo di Torino. Da qui bisogna partire per afferrare il senso di un'operazione che sarà più sofferta e problematica di quanto si dica. Il mercato applaude alla fine dell'isolamento di Capitalia e all'idea che Unicredit possa diventare leader in Europa. Applaude anche il signor Daniel Bouton, il capo della francese Société Générale che sui quotidiani di Parigi, "La Tribune" e "Figaro", spende parole di consenso per l'unione con Unicredit. Plaude il mondo politico attraverso Prodi e D'Alema, che hanno dato la loro benedizione alla nomina di Claudio Costamagna come levatrice ideale per il parto storico.
Il premier di Palazzo Chigi e il ministro degli Esteri filano in questo momento d'amore e d'accordo, sia sul piano politico che nella spartizione del potere economico e finanziario. Prodi gode quando D'Alema dichiara ironicamente di volersi fare una sua lista per il Partito Democratico, ma sa benissimo che dopo aver messo le mani su Sant'Intesa, Enel, Autostrade, Alitalia, deve lasciare a Baffino la paternità dell'eventuale fusione tra Capitalia e Unicredit. Da parte sua Baffino è pieno di zelo. Entra di prima mattina in via Minghetti (l'ultima volta è stata la settimana scorsa), ha un feeling collaudato con Geronzi, e non è un "fassinotto" che usa il telefono per dire: "finalmente abbiamo una banca!".
Sullo sfondo resta però la dimensione mostruosa e pericolosa della nuova creatura che l'ecografia tridimensionale ha messo in luce giovedì scorso nello studio di piazza Cordusio. La catena del valore è una catena di potere dove gli anelli sono rappresentati non soltanto dal prezzo di Capitalia (che a questo punto comporterebbe un concambio alla pari) ma da due culture bancarie diverse e, soprattutto, dalla presenza di due personalità egemoni che hanno dimostrato di avere grandi capacità di manovra.
Chi governerà Unitalia?, come si potrà creare armonia tra il modello europeo di Profumo e quello romanocentrico di Geronzi? Una volta sbarazzato il campo dall'idea fessa (sostenuta da molti giornali) che Cesarone preferisca la nebbia di Milano all'aria dei Castelli Romani, c'è da tranquillizzare i francesi amici di Sarkozy e gli spagnoli di Botìn.
L'affare si ingrossa e ci vorrà tutta l'esperienza di Claudio Costamagna per fare un parto cesareo che soddisfi i diversi appetiti. Potrebbe anche finire in un colossale aborto, e non a caso da ieri si comincia a precisare che "Costamagna è stato incaricato di studiare possibili aggregazioni". Anche diverse da quelle con Unicredit.
3 - DRAGHI NON VUOLE CASINO SOTTO PALAZZO KOCH
Mario Draghi segue con attenzione le mosse di Capitalia e di Unicredit, ma c'è una cosa che gli dà molto fastidio. E' l'idea che giovedì 31 maggio davanti a via Nazionale appaiano i cartelli e i volantini di protesta dei sindacati. Venerdì scorso c'è stata la rottura nelle trattative che riguardano la chiusura di 59 sedi di Bankitalia. Il leader del Falbi, il principale sindacato dei dipendenti di via Nazionale, ha annunciato che nel giorno in cui il Governatore leggerà la sua Relazione sarà indetto uno sciopero generale. Draghi non vuole casino sotto Palazzo Koch. Queste cose andavano bene nel 2005 quando si protestava contro lo strapotere di Antonio Fazio. L'idea che i banchieri, gli industriali e i giornalisti vengano accolti da un coro di fischi, irrita profondamente il suo aplomb anglosassone.
Queste manifestazioni da mascalzoni latini sono estranee alla sua filosofia che vede nella Banca d'Italia il sacro tempio della finanza. Per queste ragioni ha chiesto al direttore Saccomanni di trovare una soluzione puntando soprattutto sulla disponibilità delle altre sei sigle sindacali che difendono con toni più morbidi la causa dei 7.400 dipendenti. Tutto questo dovrà avvenire senza rinunciare al piano dei tagli che porterebbe a un risparmio di 200 milioni di euro, ma lascerebbe intatte le sedi di New York, Parigi e Tokyo. Intanto da Madison Avenue dove al numero 590 si trova la sede di rappresentanza della Banca d'Italia, è stato richiamato a Roma il direttore GianAndrea Falchi, che andrà a ricoprire il ruolo di capo della segreteria del Governatore.
4 - IL "PERVESTITO" GUARGUAGLINI SOGNA SARKOZY
Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di parlare con Pierfrancesco Guarguaglini a proposito del suo guardaroba. Dovrebbero farlo Lorenzo Borgogni, il direttore per le relazioni esterne, e il giovane Simone Bemporad, che cura i rapporti con i media, perchè il comandante supremo di Finmeccanica veste davvero male. Bastava vederlo venerdì sul palco d'onore alla Festa della Polizia di piazza del Popolo per capire che il manager 70enne di Castagneto Carducci è terribilmente trasandato. Accanto a lui c'erano vestiti come fighetti il ferroviere Mauro Moretti, il capo dell'Anas Pietro Ciucci, il re dell'informatica Alberto Tripi, e l'uomo della Fiat, Ernesto Auci.
L'impresa è vana perchè Guarguaglini guarda più ai bilanci che alle camicie e oggi presenterà al consiglio di amministrazione i conti della holding che sono brillanti.
I ricavi di piazza Monte Grappa sono stimati in crescita del 10% e nel 2008 dovrebbero toccare i 15 miliardi. Anche Giorgio Zappa, che ha già prenotato un aereo privato per assistere alla finale di Atene del Milan, è soddisfatto dei successi della corazzata militare-elettronica. Meno soddisfatti sono gli analisti e gli azionisti che vedono il titolo Finmeccanica inchiodato a valori sottostimati. Ci vorrebbe un colpo d'ala ed è quello che i top manager di Finmeccanica si aspettano quando a giugno sarà decisa la commessa da 4,4 miliardi di euro per la fornitura di 150 aerei all'Aeronautica americana. Il Guarguaglini che venerdì ha salutato con un inchino il capo della Polizia Gianni De Gennaro ha però gli occhi puntati sulla Francia di Sarkozy e sul destino dell'alleanza con il colosso dell'elettronica Thales da cui dovrebbe nascere un nuovo polo europeo per la difesa.
E' questo l'unico abito di gala che non lo fa dormire e gli stropiccia gli occhi.
5 - MARPIONNE L'INCAUTO
L'unico brivido che ha attraversato la schiena delle centinaia di ospiti al Forum dell'Economia organizzato a Milano da Mario Monti e dal "Corriere della Sera", l'ha provocato Sergio Marpionne. Il manager di Chieti è in piena euforia e ha le sue buone ragioni per essere felice. Il calcolo delle sue stock options porta a 250 milioni di euro ma ciò che più conta è l'andamento della Fiat che ha fatto ritornare Torino città industriale. Eppure quest'uomo laureatosi in legge alla Law School di Toronto dovrebbe sapere che quando i mercati della Borsa sono ancora aperti certe dichiarazioni non si possono fare.
Il manager dal pullover democratico ha dichiarato venerdì che la Fiat "potrebbe persino comprarsi General Motors e Ford". Dopo due minuti la Borsa ha reagito con perplessità a questa frase paradossale e c'è voluta la gran fatica degli uomini dell'ufficio stampa di Torino per correggere l'affermazione. Marpionne non è nuovo a questi éxploit; già in altre occasioni aveva fatto precisi riferimenti al valore del titolo Fiat dicendo che da parte sua sarebbe stato pronto a comprarlo "a 15 euro". I partecipanti al Forum del bocconiano Mario Monti (alla ricerca di visibilità e di successo politico) sono rimasti di ghiaccio, poi qualcuno ha ricordato che la sfida a General Motors ha il sapore della vendetta nei confronti dell'azienda americana che il 13 marzo 2000 firmò con la Fiat una storica alleanza.
6 - C'E' BANCOPOSTA PER CAPPON
Avviso ai naviganti: "Claudio Cappon, il romano 55enne che dirige la Rai, non ha alcuna intenzione di farsi triturare dalle polemiche di questi giorni. Se n'è già andato una volta nel 2002 ed è pronto ad alzare i tacchi. A Palazzo Chigi qualcuno gli ha detto che per lui è pronta la poltrona di amministratore delegato di BancoPosta".
Dagospia 14 Maggio 2007