A PUGNO APERTO: CHAMPAGNE ALL'UNITÀ. IN ARRIVO UN RICCO PRINCIPE AZZURRO.
IL "MANAGERICIDIO" DI MORETTI (IL TERRORE CORRE SUI BINARI) - RCS SI AFFIDA A FOSSI
ANDREOTTI, GERONZI ANDRENOVI - ARPE? CIAPPAZZI SUOI - DUEL A NY ELKANN-MONDA

1 - IL "MANAGERICIDIO" DI MORETTI (IL TERRORE CORRE SUI BINARI)
Questa notte è avvenuto un piccolo ma sensazionale sterminio alle Ferrovie dello Stato. Nei corridoi deserti del palazzo-obitorio di piazza della Croce Rossa un usciere ha visto scorrere il sangue sotto le porte di tre altissimi dirigenti di RFI (Rete Ferroviaria Italiana).
Con un blitz che ha sconvolto il quartier generale dei treni, Mauro Moretti ha liquidato tre fedelissimi che nell'azienda hanno avuto fino a ieri ruoli importanti. Il primo si chiama Matteo Triglia, il 51enne direttore Infrastruttura che gestiva gli appalti per l'Alta Velocità. Da 15 anni collaborava con Moretti e nulla faceva pensare al suo improvviso prepensionamento.

La stessa sorte è toccata al capo del commerciale, Franco Marzioli, e a Giancarlo Paganelli, uno dei più grandi esperti mondiali di ferrovie.
Da stamane nel palazzo-obitorio corre il panico perchè nessuno riesce a dare una spiegazione razionale al "managericidio" di Moretti. L'interpretazione corrente è che dopo aver chiesto ai tre dirigenti di farsi da parte, li abbia prepensionati d'autorità per far spazio a manager sponsorizzati dalla politica. Per adesso si sa soltanto che due dei tre sono già stati sostituiti dai "bolognesi" Ventrella e Gentili, che dentro le Ferrovie sono considerati perfetti esecutori.
Il terrore corre sui binari perchè la ghigliottina di Moretti potrebbe cadere tra poco anche su Trenitalia.

2 - ANDREOTTI, GERONZI ANDRENOVI!- PER ARPE SONO CIAPPAZZI SUOI
Il Palazzo non trema, il Palazzo non crolla. E' questa la convinzione diffusa dopo la giornata di ieri in cui 65 esponenti del gotha finanziario sono stati rinviati a giudizio.
Il "giorno dei giudizi" è diverso da quel mattino d'inverno del febbraio '92 quando una vettura con il lampeggiante si fermò al Pio Albergo Trivulzio per prelevare l'ingegnere Mario Chiesa che aveva appena intascato una bustarella di 7 milioni di lire.

Il Palazzo non trema, perchè non ci sono mazzette nascoste nella tazza del cesso, non ci sono mogli infedeli e non ci saranno suicidi in carcere. I tempi sono cambiati, Bancopoli non è Tangentopoli. E' cambiato il costume e sono cambiati i protagonisti. Per la Cassazione si può dire "vaffanculo" e "cazzaro" senza essere puniti, e se qualcuno pronunciasse la frase "Ciappazzi tuoi" potrebbe farla franca.

Anche i protagonisti sono diversi: Clementina Forleo non è Tonino Di Pietro che sbatteva la gente in carcere per mesi e settimane per strappare una confessione. Fassino non è Craxi, e Fiorani può tranquillamente ballare al Billionaire dove si aspetta da un momento all'altro l'arrivo di Ricucci gioioso per il recupero dei palazzi della Magiste.

L'unico che è rimasto fedele al suo clichè è Cesarone Geronzi che anche ieri - secondo quanto raccontano a Dagospia gli uscieri di Capitalia - è rimasto imperturbabile di fronte alle 27 pagine di accuse scritte dal giudice Truppa. Il banchiere di Marino si aspettava il giorno dei giudizi, ma mentre i suoi avvocati che gli porteranno via gran parte dei 20 milioni di premio, strillano e si agitano, Cesarone mantiene la calma. Lui ha bevuto il latte di Giulio Andreotti, monumento imperturbabile di tutte le repubbliche, e leggendo le motivazioni del rinvio a giudizio un po' si è riconosciuto nei tratti del "grande vecchio" della politica.

C'è un passaggio del decreto del Tribunale di Parma che vale la pena di rileggere: "...non vi è un documento, un atto, una lettera che comprovi la decisione di concedere il finanziamento a Tanzi, ma la lettura dei verbali convince dell'esistenza di uno strapotere decisionale di Geronzi che tutti indicano senza nominare come colui che "ha deciso"...bastava un colloquio informale a latere del Consiglio di amministrazione per dare l'input alle strutture bancarie di giustificare in qualche modo il sostegno finanziario a Tanzi".

L'analogia con zio Giulio Andreotti in questo passaggio è totale; l'ottuagenario leader democristiano praticava l'arte del silenzio, dava ordini terribili inarcando un sopracciglio, e quando scriveva sui pezzetti di carta riciclata forniti dalla signora Enea (fedelissima segretaria), era solo per auguri e complimenti. Il modello Andreotti è ripreso plasticamente nel dispositivo del giudice di Parma, ma la domanda che più incuriosisce in queste ore il banchiere di Capitalia è: chi ha descritto così bene ai magistrati il mio stile felpato e riservato?, qual è la gola profonda che è andata davanti al giudice Truppa per raccontare una favoletta dove non ci sono nemmeno le prove dei "colloqui a latere"?

Carta canta - pare dire Geronzi insieme ai suoi avvocati - e il diritto non è acqua fresca. Quanto poi al destino e al ruolo di Matteuccio Arpe, il presidente di Mediobanca non ha commenti da fare. Le strade si sono divise e poco importa se l'unico atto formale che autorizzava il prestito a Calisto Tanzi di 50 milioni di euro portava la firma del genietto della finanza.
Sono Ciappazzi suoi.

3 - DOPO UN ANNO, RCS AFFIDA LE RELAZIONI ESTERNE A MARCO FOSSI
Era il 20 luglio dell'anno scorso quando Colao Meravigliao abbandonò la poltrona di amministratore delegato del Gruppo Rcs con un bel pacco di stock options e una liquidazione milionaria. Dietro di lui lo seguirono molti dirigenti dell'azienda editrice del "Corriere della Sera" e tra questi Carlo Fornaro, l'uomo che curava l'immagine e le relazioni esterne del manager e del Gruppo.



Dopo 365 giorni di "vuoto" ora è arrivato il momento di sostituire Fornaro e la scelta è caduta su Marco Fossi, un ex-giornalista di Panorama che è stato all'ufficio stampa dell'uomo dei tortellini Giovanni Rana e in Mts Group. Dietro questa sigla c'è la realtà costruita da Francesco Merloni, l'ex-senatore che nel '92 è stato ministro dei Lavori Pubblici e ha messo in piedi una grande azienda di impianti termici. Merloni è anche azionista di Rcs Mediagroup, ma nel Consiglio di amministrazione siede il figlio Paolo, un bocconiano di 38 anni.

La nomina di Marco Fossi alle relazioni esterne è stata avallata dall'amministratore delegato di Rcs Mediagroup, Antonello Perricone, e dal notaio PierGaetano Marchetti. Ad essi dovrà rispondere il giornalista cercando di superare il clima di diffidenza che alcuni azionisti come Geronzi hanno dimostrato negli ultimi tempi nei confronti di Perricone.

4 - SE TELEFONICA TACE, PARLANO BUORA E RUGGIERO
Parlano tutti a Telecom. L'unico che non parla è Massimo Paolucci, il portavoce dell'azienda che di fronte al bailamme delle voci si è chiuso in un silenzio ufficiale. La voce dell'azienda non ha nulla da dire e fa quello che può per evitare che la telenovela prenda una piega sempre più grottesca. E' un'impresa disperata perchè al suo posto parlano a briglia sciolta i top-manager del Gruppo.

Ieri il vicepresidente Carlo Buora ha rilasciato una lunga intervista al "Sole 24 Ore" che suonava come un'autocandidatura per conservare la poltrona. Il manager milanese ha capito che mentre i cacciatori di teste (in prima fila Egon Zhender) stanno battendo gli anfratti per cercare la nuova governance, è il momento di alzare la testa e di difendere il fortino. Per questa ragione Buora si è spinto a difendere i risultati della Trimestrale e con il cuore in mano ha detto che "gli azionisti sono pronti a fare i passi necessari per sostenere le strategie di Telecom".

Non si capisce a nome di quali azionisti parli, perchè quello più grosso che sta in Spagna e si chiama Telefonica, si è chiuso in un silenzio assordante. Da Madrid non arriva una parola ed è evidente che Cesar Alierta, il boss di Telefonica, sta aspettando l'esito della guerra in Brasile con il suo avversario Carlos Slim. E' una guerra tremenda sulla quale sarà decisivo il pronunciamento dell'antitrust, e in questa situazione Telefonica tace.

Se Telefonica tace, parla Buora e parla anche Riccardo Ruggiero, l'euforico amministratore delegato che prende coraggio e non ha alcuna voglia di farsi triturare dalla girandola dei candidati. Con grande coraggio anche il 47enne manager napoletano ha deciso di mostrare il petto, e ieri parlando agli analisti in conference call, si è spinto a ipotizzare una società ad hoc per la gestione della Rete. Auguri.

5 - DUELLO A NEW YORK TRA ALAIN ELKANN E MONDA
Per Alain Elkann, padre di Lapo e di Yaki, andare a New York è come andare a Fregene. Non c'è settimana in cui questo giornalista italo-francese di 57 anni non attraversi l'Oceano. Nella Grande Mela ci sono il figlio discolo e l'ex-moglie Margherita Agnelli, sposata nel '76, ma non è questa la ragione per cui il timido scrittore amico di Moravia e di Montanelli è diventato un frequent flyer. Ciò che sta a cuore ad Elkann è la presidenza dell'Istituto Italiano di Cultura che si dovrà assegnare a settembre. Non è una poltrona importante, ma serve per le pubbliche relazioni e per entrare nel circuito della mondanità.

Così ha fatto Claudio Angelini, il giornalista di Rai International che sta per chiudere il suo mandato. Nelle ultime settimane i nomi dei candidati per l'Istituto sono diventati sempre più numerosi; a un certo punto è circolata la voce che potessero arrivarci Lucia Annunziata (che ha smentito), oppure Antonio Monda, docente di regia alla New York University. Alain Elkann ci conta e ci spera.

6 - A PUGNO APERTO
Avviso ai navigati - Champagne all'Unità. Sta arrivando un principe azzurro molto, molto ricco.


Dagospia 26 Luglio 2007