IL PIDI' MANGIÒ LA "MELI" AVVELENATA - INTERVISTA AUTOGOL DI BETTINI: NOMINATO COORDINATORE A MEZZO STAMPA (CORRIERE), E I PIDDISTI S'INCAZZANO. POI GOFFREDONE ANNUNCIA: LASCIO IL SENATO PER OCCUPARMI DEL PARTITO, TROPPI INCARICHI - E IL DOPPIO-WALTER?

Transatlantico in subbuglio. Campidoglio in confusione. Partito Democratico arroventato. L'intervista di oggi di Goffredo Bettini alla fatale Maria Teresa Meli sul Corriere doveva essere il rilancio in grande stile dei veltroniani dopo giornate difficili, tra baraccopoli scoperchiate e Nanni Moretti letali, Rifondazione in trincea (Giordano velenoso a Gianna Fregonara, sempre sul Corriere: "E' troppo facile per Veltroni dire che l'assessore che si occupa delle periferie è di Rifondazione. Io potrei dirgli: allora tu sei il sindaco del centro?") e presidenti rumeni in rivolta.

E invece le cinque colonne vergate dalla brava giornalista del Corriere si sono già trasformate in una letale "Meli" avvelenata. Primo punto: tra gli onorevoli peones stamattina a Montecitorio si parlava solo della nomina a mezzo stampa di Goffredone Bettini a coordinatore del partito Democratico. "Credo che Veltroni e Franceschini abbiano intenzione di affidarmi un ruolo legato alla costruzione del partito in questa fase Costituente".

Quale ruolo? Lui non si sbottona, allora lo dice direttamente la giornalista: "Le toccherà costruire dal nulla questo Pd". Ancora più chiaro, in una domanda successiva: "Tornando al suo ruolo, Bettini, lei è il coordinatore di un partito che non si sa cos'è e cosa sarà". Coordinatore. "Ma quando è stato deciso? E da chi?", borbottavano i deputati ulivisti. "Non si era mai visto il coordinatore di un partito nominato direttamente dall'intervistatrice".



Ma a creare ancora più problemi al neo segretario è il cuore dell'intervista, le dimissioni di Bettini da senatore. "Io ho cercato di fare il senatore come lo so fare, con assiduità e dignità, ma le novità politiche mi hanno fatto capire che non potrei più ricoprire quell'incarico. Se io non riesco a compiere bene e attivamente il mio compito, preferisco rinunciare, poiché ho un ruolo culturale, alla Festa del cinema di Roma, e un nuovo ruolo politico, nel Partito Democratico".

La Meli lo infilza senza pietà: "Lei si dimette, però Veltroni continuerà a fare il sindaco di Roma". Risposta: "Per mio carattere io riesco difficilmente a fare più cose contemporaneamente, invece Walter ci riesce". E poi aggiunge, in un attacco poco riuscito alla Cdl: "Mi piacerebbe che chi ha una responsabilità come la mia avesse la stessa coerenza". E la Meli inesorabile: "Dovrebbe dirlo a Veltroni". Il botta e risposta ha reso gelido il caffè mattutino con rassegna stampa al sindaco. Tra l'altro è già la seconda persona che lascia il proprio incarico politico per occuparsi del Pd: Franceschini si è dimesso da capogruppo, ora Bettini si dimette da senatore, mentre per Walter il doppio incarico non si tocca.


Dagospia 09 Novembre 2007