LA "COSA BIANCA" DELLA FINANZA ITALIANA
AMICIZIE POLITICHE, EDITORIA, COSTRUZIONI, BANCHE: UN CALTAGIRONE INFERNALE
NON È UN BANCHIERE, È IL VERO POLO ALTERNATIVO AL BINOMIO BAZOLI-PROFUMO

Da "Il Foglio"


Il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Gabriello Mancini, ieri ha espresso soddisfazione per la scelta di Francesco Gaetano Caltagirone di sottoscrivere proquota l'aumento di capitale della banca senese necessario per completare l'acquisto di Antonveneta. Caltagirone non solo ha affermato che sottoscriverà, in modo tale da non vedere diluita la sua partecipazione del 4 per cento, ma si è in qualche modo rammaricato di non potere incrementare la quota, a causa del limite posto dallo statuto della banca alle partecipazioni possedute da azionisti privati.

La fiducia e il supporto dell'imprenditore romano aiutano i vertici della Fondazione e il presidente delle banca Giuseppe Mussari nell'opera di convincimento degli azionisti, alcuni dei quali hanno espresso preoccupazione per l'onerosità dell'acquisto di Antonveneta. Tenendo inalterata la posizione in Monte dei Paschi, Caltagirone manterrà il suo ruolo chiave in una banca che va a crescere in una zona in cui ha già notevoli interessi, e aumenterà al contempo il suo peso politico nazionale.

Caltagirone, oltre a essere uno dei principali player internazionali nell'industria cementiera con Cementir, e il primo imprenditore immobiliare italiano, è l'editore del "Messaggero", del "Mattino" e del "Gazzettino" di Venezia. E' azionista, con una quota inferiore al 2 per cento nel capitale delle Generali, di cui è anche consigliere di amministrazione.

Il sostegno all'acquisto di Antonveneta da parte del Monte ha rafforzato i rapporti con il Partito democratico, partito di riferimento dell'ex ds Mussari e dell'ex dl Mancini, oltre a consolidare la stima del prodiano Giovanni Bazoli, che negli ultimi tempi ha coltivato un personale rapporto con Mussari - grazie anche alla mediazione del leader delle fondazioni Giuseppe Guzzetti - e ha imbastito una certa cordialità coi senesi su partite come Telecom, Generali e Mediobanca.

E' dunque in buoni rapporti con Mussari e con Bazoli, ed è in ottimi rapporti con Cesare Geronzi, a cui è legato da amicizia di lunga data. Caltagirone tesse una tela robusta anche sul versante politico. C'è una simpatia reciproca con Romano Prodi e una solida frequentazione con Francesco Rutelli (più altalenanti i rapporti con W); e gode di ampie simpatie in ambienti di centrodestra, istituzionalizzate queste ultime dalla parentela col capo dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, divenuto recentemente suo genero sposando (incidentalmente a Siena) la figlia Azzurra.



L'ampiezza dello spettro delle relazioni politiche e industriali, la presenza massiccia nel settore dell'editoria, affiancata al core business delle costruzioni, e la diversificazione del portafoglio partecipazioni mettono Caltagirone, che banchiere non è, nella curiosa situazione di essere il terzo polo alternativo al binomio Intesa Sanpaolo/Unicredit. La vocazione a ricoprire il ruolo di Cosa Bianca della finanza italiana è rispecchiata dall'atteggiamento di Caltagirone sulle Generali.

L'altroieri l'imprenditore romano ha segnato la distanza rispetto all'iniziativa di Algebris. Dopo avere spiegato di non essere lui il mandante del fondo di Davide Serra, ha espresso perplessità sul metodo con cui Serra ha manifestato le sue critiche alla governance di Generali: "est modus in rebus", ha detto l'ingegnere. In questa fase Caltagirone è nella condizione ideale per giocare un ruolo di pivot nel consiglio di amministrazione delle Generali.

Nei mesi scorsi più volte, in ambienti bancari milanesi, erano circolate indiscrezioni sul possibile incremento della quota in Generali sopra la soglia rilevante del 2 per cento, incremento non ancora avvenuto e che non dovrebbe avvenire almeno per il prossimo futuro. Le indiscrezioni sono alimentate anche dalla considerevole liquidità di Caltagirone, compresa fra due e tre miliardi di euro (c'è chi dice di più), che allo stato dovrebbe essere superiore anche a quella del Cav.

Una tale (enorme) disponibilità di cassa, in una fase di sostanziale credit crunch sui mercati finanziari globali, aumenterà il peso di Caltagirone e il suo ascendente per la determinazione degli equilibri finanziari del paese.



Dagospia 06 Dicembre 2007