PARIGI, O BARA, TRINCIA ORIANA FALLACI: UN LIBRO "STOMACHEVOLE", "RAZZISTA", "BAGATELLE PER UN MASSACRO ANTI-ARABO".
Giampiero Martinotti per Repubblica
Un libro islamofobo, stomachevole, razzista, un Céline in versione anti-araba: il ciclone Fallaci investe anche la Francia e i commenti, in stragrande maggioranza negativi, sono a volte pesanti. Rifiutato da Gallimard e Grasset, La rabbia e l´orgoglio è stato tradotto da Plon, con una prima tiratura di venticinquemila copie ed è appena arrivato nelle librerie. Le reazioni indignate non sono mancate, né fra i responsabili delle comunità religiose, né fra gli intellettuali. E le organizzazioni antirazziste, come la Licra e il Mrap, studiano la possibilità di una denuncia e invitano i librai «a non dare una cauzione all´insopportabile».
Le tesi della giornalista contro l´islam non potevano certo lasciare indifferente il paese che ospita la più grande comunità musulmana d´Europa occidentale. Non a caso, una delle personalità che ha voluto reagire con forza è il rettore della moschea parigina, Dalil Boubakeur: «E´ un libro di provocazione sull´islam. Non fa che aggiungersi alla lunga lista di una letteratura islamofoba. La signora Fallaci dà prova dello stesso fanatismo che pretende di denunciare». Analoga la reazione dei responsabili cristiani: «La descrizione della storia dell´islam è falsa», dice senza mezzi termini padre Gaudeul, responsabile dei rapporti tra la Chiesa cattolica e i musulmani.
Ancor più severo il presidente della Federazione protestante, Arnold de Clermont, che definisce il libro «stomachevole». Più cauto un rappresentante della comunità ebraica, Jean Kahn, che dice di voler prima leggere il testo, ma che aggiunge «di non poter sottoscrivere a tutto ciò che si apparenta, da vicino o da lontano, a un´argomentazione razzista».
Severissimi anche gli intellettuali. Le Monde dedica alla giornalista un´intera pagina con richiamo in prima affidando la stroncatura a Gilles Kepel, specialista dell´islam. Kepel non nasconde la sua preoccupazione: il successo di vendite in Italia e in Spagna è di cattivo augurio «sul livello della riflessione collettiva di fronte a una delle sfide più gravi cui è confrontata la civiltà in questo inizio di millenario». E poi ci va giù duro: «Un´epoca che erige la signora Fallaci e altri in fari dell´intelligenza manifesta lo smarrimento del pensiero e l´incapacità degli intellettuali: è una sorta di vittoria per i fanatici, per Bin Laden e compagni».
Duro anche Bernard-Henri Lévy. Non si può stigmatizzare così un miliardo di donne e di uomini, confondere il comandante Massoud e i suoi assassini, l´islam di Cordoba e quello dei talibani: «E´ un libro razzista. Con meno talento, è un Bagatelle per un massacro anti-arabo», allusione al famoso libello antisemita di Céline. Più sfumato il saggista Alain Finkielkraut, che non vuol ridurre il libro ad alcune «formule inaccettabili». Secondo lui, la critica della civiltà islamica è legittima, anche se quella della Fallaci «soccombe alla tentazione razzista».
Dagospia.com 30 Maggio 2002
Un libro islamofobo, stomachevole, razzista, un Céline in versione anti-araba: il ciclone Fallaci investe anche la Francia e i commenti, in stragrande maggioranza negativi, sono a volte pesanti. Rifiutato da Gallimard e Grasset, La rabbia e l´orgoglio è stato tradotto da Plon, con una prima tiratura di venticinquemila copie ed è appena arrivato nelle librerie. Le reazioni indignate non sono mancate, né fra i responsabili delle comunità religiose, né fra gli intellettuali. E le organizzazioni antirazziste, come la Licra e il Mrap, studiano la possibilità di una denuncia e invitano i librai «a non dare una cauzione all´insopportabile».
Le tesi della giornalista contro l´islam non potevano certo lasciare indifferente il paese che ospita la più grande comunità musulmana d´Europa occidentale. Non a caso, una delle personalità che ha voluto reagire con forza è il rettore della moschea parigina, Dalil Boubakeur: «E´ un libro di provocazione sull´islam. Non fa che aggiungersi alla lunga lista di una letteratura islamofoba. La signora Fallaci dà prova dello stesso fanatismo che pretende di denunciare». Analoga la reazione dei responsabili cristiani: «La descrizione della storia dell´islam è falsa», dice senza mezzi termini padre Gaudeul, responsabile dei rapporti tra la Chiesa cattolica e i musulmani.
Ancor più severo il presidente della Federazione protestante, Arnold de Clermont, che definisce il libro «stomachevole». Più cauto un rappresentante della comunità ebraica, Jean Kahn, che dice di voler prima leggere il testo, ma che aggiunge «di non poter sottoscrivere a tutto ciò che si apparenta, da vicino o da lontano, a un´argomentazione razzista».
Severissimi anche gli intellettuali. Le Monde dedica alla giornalista un´intera pagina con richiamo in prima affidando la stroncatura a Gilles Kepel, specialista dell´islam. Kepel non nasconde la sua preoccupazione: il successo di vendite in Italia e in Spagna è di cattivo augurio «sul livello della riflessione collettiva di fronte a una delle sfide più gravi cui è confrontata la civiltà in questo inizio di millenario». E poi ci va giù duro: «Un´epoca che erige la signora Fallaci e altri in fari dell´intelligenza manifesta lo smarrimento del pensiero e l´incapacità degli intellettuali: è una sorta di vittoria per i fanatici, per Bin Laden e compagni».
Duro anche Bernard-Henri Lévy. Non si può stigmatizzare così un miliardo di donne e di uomini, confondere il comandante Massoud e i suoi assassini, l´islam di Cordoba e quello dei talibani: «E´ un libro razzista. Con meno talento, è un Bagatelle per un massacro anti-arabo», allusione al famoso libello antisemita di Céline. Più sfumato il saggista Alain Finkielkraut, che non vuol ridurre il libro ad alcune «formule inaccettabili». Secondo lui, la critica della civiltà islamica è legittima, anche se quella della Fallaci «soccombe alla tentazione razzista».
Dagospia.com 30 Maggio 2002