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DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

DAGOREPORT

re carlo iii e donald trump foto lapresse

Gli occhi e le orecchie del mondo sono puntati su Washington. La visita di Re Carlo negli Stati Uniti è molto più importante di quello che potrebbe sembrare, per due motivi.

 

Il primo è che si inserisce in un contesto esplosivo: la crisi scatenata dalla guerra in Medioriente due mesi fa sta diventando insostenibile per tutti, compreso l’Iran (uno stato ormai fallito, con la leadership decimata, che si sostiene solo grazie al supporto di Russia e Cina. Certo, può ricattare il mondo con il controllo dello stretto di Hormuz, ma a un prezzo altissimo: le sue stesse esportazioni sono bloccate e così non può durare ancora a lungo).

 

TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA BY NATANGELO

Per non parlare degli Stati Uniti: nonostante Trump si ostini a ripetere che le esportazioni americane stiano aumentando (ed è vero), l’effetto dell’aumento dei prezzi si riflette sul prezzo alla pompa, e a pagarlo sono soprattutto i poveracci, mentre le grandi corporation si arricchiscono.

 

E per quanto dica che “l’Iran ci ha detto che è al collasso, e ci chiede di riaprire Hormuz”, come ha fatto ancora oggi, il tycoon sa di avere di fronte un avversario fomentato dall’ideologia religiosa, e pertanto pronto a tutto per difendersi. Il rischio che il conflitto diventi una “nuova guerra Fredda”, come sottolinea una analisi di Axios, è più che concreto.

 

La seconda ragione è che Trump ha un bisogno disperato di resuscitare la sua immagine, disastrata da un anno e poco più di presidenza. La visita del monarca inglese coccola il suo ego espanso: il tycoon si sente un “pari grado” del re inglese, e vedere la testa coronata al suo cospetto lo eccita come nemmeno le ragazze che incontrava ai tempi di Epstein.

 

la regina camilla, re carlo iii e donald trump foto lapresse

Al di là dei convenevoli, però, Re Carlo non ha intenzione di fare sconti al presidente americano. Certo, nel suo discorso al Congresso ricorderà la grandiosa alleanza UK-USA, la “più grande della storia”, come riportano oggi nelle anticipazioni i quotidiani inglesi. Ma non eviterà di tirare qualche stilettata regale a Trump, per esempio sulle Falkland (il presidente Usa ha promesso al suo amico Javier Milei che potrebbe appoggiare la sovranità argentina sulle isole).

 

Il tycoon vuole insomma sfruttare la visita di Re Carlo per un’accelerazione sul dossier Iran: il suo unico problema è come far percepire agli americani che ha vinto. La vittoria, anche solo percepita, è la vera ossessione di Trump.

 

DONALD TRUMP E XI JINPING

Non a caso, come raccontano i media americani, il tycoon in modalità “TACO” (Trump always chicken out, si tira sempre indietro), era pronto a tenere un discorso pacificatore alla cena dei corrispondenti, rovinata dal tentato attentato del 31enne Cole Allen.

 

Determinante in questo senso sarà l’incontro con Xi Jinping a Pechino, il 14-15 maggio: quel vertice potrebbe diventare una nuova Yalta, essendo il regime comunista cinese il principale burattinaio del cosiddetto “asse del male”.

 

È Xi a foraggiare con intelligence, componenti per armi, acquisti di petrolio e gas, Putin e gli ayatollah (con la guest star Kim Jong-Un). Ed è solo lui a poter convincere Mosca e Teheran a retrocedere (se non l’ha fatto finora, evidentemente è perché voleva alimentare lo scontro).

 

MOHAMMED BIN ZAYED CON MOHAMMED BIN SALMAN

C’è anche un’altra ragione per cui la situazione sta diventando sempre insostenibile: i Paesi del Golfo sono in enorme difficoltà. Spaccati tra loro (gli Emirati sono usciti dall’OPEC e solo il soccorso di Israele con l’Iron Dome e dell’Ucraina con la sua contraerea li ha salvati dai lanci di droni iraniani), vedono il loro sistema collassare.

 

Al punto che Abu Dhabi avrebbe chiesto una “swap line” agli Stati Uniti: un prestito in dollari alla Federal Reserve, per ovviare al drenaggio di bigliettoni verdi. Non vendendo petrolio (che viene scambiato in dollari), emiri e sceicchi sono a corto di liquidità, e la poca che c’è viene bonificata verso altri lidi (Singapore, Cina e altri paradisi fiscali in giro per il mondo).

 

PAOLO ZAMPOLLI E AMANDA UNGARO CON MELANIA E DONALD TRUMP

Trump non ha detto ufficialmente sì, ma sottobanco ha acconsentito, dando mandato al neo presidente della Fed, Kevin Warsh, e al segretario al Tesoro, Scott Bessent, di tenersi pronti all’ipotesi.

 

Ps. Oltre al gran casino in Medioriente, il cervellone di Trump zampilla di Zampolli. Il caso dell’inviato italo-americano del tycoon non è affatto una minchiata liquidabile come semplice “chiacchericcio”. È opinione comune che l’uscita improvvisa di Melania Trump, che a inizio aprile ha negato di aver avuto qualsiasi rapporto con Jeffrey Epstein, fosse una giocata “d’anticipo” per fermare sul nascere nuove clamorose rivelazioni.

 

paolo zampolli.

Nel mirino ci sono i “segreti” che custodisce Amanda Ungaro, ex compagna di Zampolli rispedita in Brasile dopo essere stata fermata dagli agenti dell’ICE (su segnalazione dello stesso Zampolli). La modella, che ha minacciato direttamente Melania, non ha ancora parlato perché starebbe “trattando”: vuole tornare negli Usa dal suo “esilio” brasileiro, e vuole farlo da ricca e riabilitata…

paolo zampolli.

DONALD TRUMP - PETROLIO

donald e melania trump con paolo zampolliMOHAMMED BIN ZAYED XI JINPING

la regina camilla, re carlo iii, donald trump e melani trump foto lapresse

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