CALCIO PARLATO ADDIO - FINITA UN'EPOCA. MEDIASET NON RINNOVERÀ IL CONTRATTO PER I GOL AL POMERIGGIO - STORICI PROGRAMMI CHIUDONO - IL PROGETTO DELLA LEGA: PARTITE ANCHE A PRANZO E PIÙ SOLDI DA SKY.

Antonio Dipollina per "la Repubblica"


Scene da un declino. Il calcio parlato, quello dei talk-show successivi alle partite, non va più, nemmeno a spingerlo. Il guaio è che più nessuno sembra abbia voglia di spingere. L´altro giorno, segnale piccolo ma indicativo, il capo delle news di La7, Antonello Piroso annuncia alla Gazzetta il cambio di rotta del talk serale del lunedì, "Le partite non finiscono mai": nemmeno la storica verve di Aldo Agroppi serve a tenere su l´ambiente, Piroso annuncia il passaggio a una sorta di rotocalco sul genere di "Sfide".

Segnali. Ma la questione nasce dai grossi calibri. Mediaset ha fatto sapere per tempo che non si sogna minimamente di rinnovare il contratto (un triennale a sessanta milioni di euro a stagione) con cui in questi anni ha realizzato Controcampo la domenica pomeriggio. Ci si concentra, dalle parti del Biscione, sul digitale terrestre e il suo calcio in diretta che fa concorrenza a Sky. La Rai? Ha sofferto non poco la perdita di un monumento come Novantesimo Minuto: potrebbe essere l´ora di tornare in pista, rilevando da Mediaset i diritti. Ma contano i soldi: quei sessanta milioni di cui sopra, il calcio se li può scordare. Si dice che per un terzo della cifra si potrebbe trattare: e se fosse di più, gli abbonati Rai avrebbero il diritto di scendere in piazza urlando allo spreco.

E così? Prevedendo lo scenario, il presidente della Lega Calcio Matarrese è uscito da giorni allo scoperto. Il senso: purché qualcuno ci garantisca soldi, noi siamo disposti a tutto. Proposito non esattamente titanico, ma tant´è. Significa che le società sono aperte a soluzioni-shock: più anticipi e posticipi, a mezzogiorno della domenica, alle cinque della domenica, in piena notte di sabato, tutto purché arrivi il grano, il famoso campionato che chiamano spezzatino se non fosse che lo spezzatino è, sì, diviso in tanti pezzi ma lo mangi tutto insieme.

Dietro, si scorge imponente la longa manus del solito Galliani, che tre anni fa da presidente di Lega ottenne quello sproposito di contratto da una Mediaset che non gli era proprio lontanissima. Dalla partita di giro, prima, a un giro di partite, oggi, che non finisce più e in cui sarà quasi impossibile raccapezzarsi. Dalle parti di Galliani si aggiunge il colpo finale: se l´intero onere fossero disposte a sobbarcarselo le pay tv, la Lega imporrebbe il blackout sui gol in chiaro fino alle 22. Ricapitolando, almeno cinque partite a giornata in orari sfalsati e chi non paga (per il satellite o il digitale terrestre) non vede lo straccio di un gol fino alla domenica a tarda sera.



Premesso che dalle parti di Sky non sembrano granché entusiasti dell´ipotesi di scucire soldi in più, ma sarebbero ben felice di poter "spalmare" le partite su più giorni, c´è la Rai che - come detto - potrebbe concedersi una botta d´immagine rispolverando il vecchio marchio di Novantesimo Minuto (in molti sono convinti che all´ora storica delle 18 dentro il contenitore di Domenica In farebbe ancora la sua dignitosa figura). A patto però che resti lo status quo sul numero di partite della domenica pomeriggio: al massimo potrebbe scapparci l´anticipo di pranzo della domenica (ore 13).

A quel punto Sky e Mediaset-digitale aggiungerebbero qualcosa di loro, la Rai metterebbe la sua parte - sui venti milioni a stagione - e tirando di qui e di là si arriverebbe a una soluzione soddisfacente per la Lega. Forse. Il resto - e dalle parti di Matarrese ci puntano assai - lo dovrebbero fare questioni politiche e di immagine: appena il rischio concreto dei "gol per tutti" solo dalle 22,30 dovesse palesarsi davvero, tutto si rigiocherebbe a colpi di interpellanze parlamentari e proteste indignate a largo raggio: nonché fidando nella estrema maneggevolezza del pubblico danaro.

Se invece dovesse andar male (per la Lega Calcio) alle società non resterebbe che prendere atto della definitiva scollatura tra le tv in chiaro e il pallone: la Rai senza quei diritti è comunque rimasta in piedi in qualche modo e non si sono verificati suicidi di massa. Mediaset addirittura vuole disfarsene. Matarrese (e Galliani e Moratti e gli altri) devono a quel punto fiondarsi con una certa decisione contro quelli che del calcio non possono davvero farne a meno, ma ne fanno anzi una questione di sopravvivenza: appunto le pay tv. Le uniche ricattabili, tra virgolette, per carità.

Il senso, però, resta e sembra definitivo. Il calcio parlato è in rottura prolungata, i programmi storici come la Domenica Sportiva e il Controcampo della sera sono ai minimi dell´ascolto: nelle tv in chiaro i super-dirigenti non vi investono più nulla, né idee né sostegno.
Su Sky e su Mediaset Premium ci si limita a poche chiacchiere a ridosso delle partite vere, quelle che portano abbonamenti e garantiscono l´esistenza. I fanatici si sfogano sulle tv locali. Sembra la fine di un´epoca, a meno di colpi di coda impensabili. E soprattutto, con quanto rimpianto autentico in giro?


Dagospia 10 Gennaio 2008