"UN GUARDASIGILLI OSTAGGIO DEI MAGISTRATI NON PUÒ RESTARE AL SUO POSTO"
CLEMENTE CHIAMA SILVIO: AVRÀ IL CORAGGIO DI FAR CADERE IL GOVERNO PRODI?
MASTELLA NON ESCLUDE LE URNE, SPONDA DEL CAVALIERE: REFERENDUM O VOTO
CLEMENTE CHIAMA SILVIO: AVRÀ IL CORAGGIO DI FAR CADERE IL GOVERNO PRODI?
MASTELLA NON ESCLUDE LE URNE, SPONDA DEL CAVALIERE: REFERENDUM O VOTO
Maria Teresa Meli per Corriere della Sera
Attovagliato in un ristorante del centro della capitale, il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi racconta agli amici: «Clemente sapeva da giorni che i magistrati si sarebbero mossi contro la moglie e i suoi. Ha tentato di capire se si poteva evitare di giungere fino a questo punto, ma ormai i magistrati non rispondono più alla politica, come accadeva un tempo».
Vero. Tant'è che il Guardasigilli non sapeva che nel calderone giudiziario ci sarebbe finito anche lui. Ma gli altri segnali li aveva percepiti. E con tale forza che l'altro ieri pomeriggio piuttosto che parlarne con Prodi aveva preferito telefonare all'amico di un tempo, Silvio Berlusconi. Il quale si è dimostrato assai comprensivo, anche se dopo quel colloquio non ha mancato di sottolineare: «Se il Guardasigilli del mio governo si fosse trovato in queste condizioni, figuriamoci come ci avrebbero sparato addosso».
Ma con il ministro della Giustizia il Cavaliere è stato assai gentile. Tanto da dire ai suoi: «A questo punto lasciamo perdere la riforma elettorale che Clemente non vuole: la linea è referendum o elezioni». Linea dalla quale non rifugge neanche il Guardasigilli: «Sono pronto ad affrontare le urne », ha detto ai suoi.
Nel centrosinistra, ieri, è suonato subito il campanello d'allarme. A dispetto di Prodi che diceva: «Tranquilli si risolverà in qualche giorno ». Un ragionamento analogo andava facendo il ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni: «Vediamo prima le carte, perché se le cose si limitano alla tentata concussione nei confronti di Bassolino non vedo la ragione per cui Mastella debba restare fermo sulle dimissioni». Al momento, però questa è la linea del Guardasigilli. «Ragazzi, se voi pensate che io stia scherzando vi sbagliate di grosso», ha detto al vicesegretario del Pd Dario Franceschini e ad Antonello Soro e Maurizio Migliavacca. La paura è che ora Mastella possa saltare al di là della barricata e andare con Berlusconi. «Ci sto ragionando, devo ancora riflettere sul da farsi», ha detto il Guardasigilli a Prodi. Frasi non proprio rassicuranti.
Ma ancora nulla è perso. C'è Paolo Cento, sottosegretario verde all'Economia, che è convinto che «il fattore C di Prodi sia fondamentale perché un Mastella indagato non può rischiare di finire in carcere facendo chiudere prematuramente la legislatura». La verità, però, è che nessuno sa bene che cosa il ministro abbia intenzione di fare. Walter Veltroni ha riunito il gruppo dirigente ristretto del Pd dopo un incontro con il Partito democratico campano: «Qui ci vogliono grandi segnali di discontinuità altrimenti rischia tutta la classe politica. Tra l'altro non possiamo andare contro la magistratura dopo che per anni abbiamo detto che la politica deve tenersi fuori dalle vicende giudiziarie».
Eppure è stato proprio Veltroni uno dei primi a solidarizzare con Mastella, appena ha saputo che Sandra Lonardo era agli arresti domiciliari. «E' come il mandante degli omicidi di mafia che è il primo a mandare la corona di fiori ai parenti delle vittime.
D'altronde Walter non può non comportarsi così perché su di lui grava il sospetto che voglia fare fuori Prodi», è stata la chiosa di Bobo Craxi.
Peppino Caldarola, democratico di rito veltroniano, è convinto che «un Guardasigilli ostaggio dei magi-strati non possa restare al suo posto, perché è chiaro che sarà sempre sotto ricatto». E ieri osservava: «Certo a questo punto se io fossi Mastella me ne andrei con Berlusconi e farei cadere il governo». Una preoccupazione, questa, che è stata espressa anche al piano nobile di Palazzo Madama. Il presidente del Senato Franco Marini, che è un politico di lungo corso e che conosce bene il ministro, ieri ha spiegato che un'opzione del genere è «possibile». E non ha nascosto il timore che il Guardasigilli possa lasciare la maggioranza. Ma anche dentro Forza Italia c'è invece chi la pensa come Cento ed è convinto che un Mastella indagato è un Mastella «reso inoffensivo».
Dal Quirinale, intanto, si monitora la situazione con una certa preoccupazione. Prodi ha un'idea: alla peggio, si terrà l'interim alla Giustizia, ma questo potrebbe essere un azzardo. Il Guardasigilli è l'unico ministro citato in costituzione e fare come se niente fosse prendendo le sue deleghe non sarebbe roba da poco.
Mastella, che è volato da sua moglie, ha seguito la giornata con il cellulare rigorosamente spento (salvo accenderlo per sentire la segreteria telefonica). Il ministro ha apprezzato fino a un certo punto la solidarietà dei colleghi della maggioranza: «Ci sono stati anche tanti silenzi». Troppi, secondo il capogruppo dell'Udeur Mauro Fabris. Del resto, l'imbarazzo nel-l'Unione è palpabile. Rifondazione è spaccata.
C'è chi difende il ministro e chi ritiene che non si possa sposarne la causa. Il vice di Veltroni, Franceschini, ieri camminava rasente i muri di Montecitorio. «Farò come Forlani, parlerò tanto senza dire niente», premetteva ai giornalisti pur di levarseli di torno. Soro a un certo punto sembrava addirittura far finta di parlare al cellulare pur di deviare altrove la curiosità dei cronisti.
Nel frattempo, dalla Campania, di fronte a un Prodi che insisteva, prima della notizia che l'indagine riguarda anche il suo ministro, Mastella continuava a dire: «Le mie sono dimissioni irrevocabili». Qualcuno, nell'Unione, criticava il premier che si sta spendendo troppo per il Guardasigilli, ma un uomo pratico comer il viceministro del Mezzogiorno Sergio D'Antoni spiegava che Prodi non può fare altro: «I senatori dell'Udeur sono tre: se escono dalla maggioranza il governo cade».
Se escono, appunto. Un'eventualità di cui Mastella ha parlato sia con Berlusconi, l'altro ieri, sia con Prodi, ieri, senza però sciogliere definitivamente l'enigma: «Certo a volte mi chiedo che cosa ci sto a fare in una maggioranza di cui posso diventare il capro espiatorio quando serve».
A fine serata ieri, circolava una notizia rassicurante: potrebbe essere Fabris a prendere il posto di Mastella nel governo e la partita si chiuderebbe lì. Salvo che qualche ora più tardi il Guardasigilli ripeteva ai pochi con cui ha parlato: «Di fronte a un attacco indegno come questo, per difendermi sono disposto anche ad affrontare le urne...».
Dagospia 17 Gennaio 2008
Attovagliato in un ristorante del centro della capitale, il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi racconta agli amici: «Clemente sapeva da giorni che i magistrati si sarebbero mossi contro la moglie e i suoi. Ha tentato di capire se si poteva evitare di giungere fino a questo punto, ma ormai i magistrati non rispondono più alla politica, come accadeva un tempo».
Vero. Tant'è che il Guardasigilli non sapeva che nel calderone giudiziario ci sarebbe finito anche lui. Ma gli altri segnali li aveva percepiti. E con tale forza che l'altro ieri pomeriggio piuttosto che parlarne con Prodi aveva preferito telefonare all'amico di un tempo, Silvio Berlusconi. Il quale si è dimostrato assai comprensivo, anche se dopo quel colloquio non ha mancato di sottolineare: «Se il Guardasigilli del mio governo si fosse trovato in queste condizioni, figuriamoci come ci avrebbero sparato addosso».
Ma con il ministro della Giustizia il Cavaliere è stato assai gentile. Tanto da dire ai suoi: «A questo punto lasciamo perdere la riforma elettorale che Clemente non vuole: la linea è referendum o elezioni». Linea dalla quale non rifugge neanche il Guardasigilli: «Sono pronto ad affrontare le urne », ha detto ai suoi.
Nel centrosinistra, ieri, è suonato subito il campanello d'allarme. A dispetto di Prodi che diceva: «Tranquilli si risolverà in qualche giorno ». Un ragionamento analogo andava facendo il ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni: «Vediamo prima le carte, perché se le cose si limitano alla tentata concussione nei confronti di Bassolino non vedo la ragione per cui Mastella debba restare fermo sulle dimissioni». Al momento, però questa è la linea del Guardasigilli. «Ragazzi, se voi pensate che io stia scherzando vi sbagliate di grosso», ha detto al vicesegretario del Pd Dario Franceschini e ad Antonello Soro e Maurizio Migliavacca. La paura è che ora Mastella possa saltare al di là della barricata e andare con Berlusconi. «Ci sto ragionando, devo ancora riflettere sul da farsi», ha detto il Guardasigilli a Prodi. Frasi non proprio rassicuranti.
Ma ancora nulla è perso. C'è Paolo Cento, sottosegretario verde all'Economia, che è convinto che «il fattore C di Prodi sia fondamentale perché un Mastella indagato non può rischiare di finire in carcere facendo chiudere prematuramente la legislatura». La verità, però, è che nessuno sa bene che cosa il ministro abbia intenzione di fare. Walter Veltroni ha riunito il gruppo dirigente ristretto del Pd dopo un incontro con il Partito democratico campano: «Qui ci vogliono grandi segnali di discontinuità altrimenti rischia tutta la classe politica. Tra l'altro non possiamo andare contro la magistratura dopo che per anni abbiamo detto che la politica deve tenersi fuori dalle vicende giudiziarie».
Eppure è stato proprio Veltroni uno dei primi a solidarizzare con Mastella, appena ha saputo che Sandra Lonardo era agli arresti domiciliari. «E' come il mandante degli omicidi di mafia che è il primo a mandare la corona di fiori ai parenti delle vittime.
D'altronde Walter non può non comportarsi così perché su di lui grava il sospetto che voglia fare fuori Prodi», è stata la chiosa di Bobo Craxi.
Peppino Caldarola, democratico di rito veltroniano, è convinto che «un Guardasigilli ostaggio dei magi-strati non possa restare al suo posto, perché è chiaro che sarà sempre sotto ricatto». E ieri osservava: «Certo a questo punto se io fossi Mastella me ne andrei con Berlusconi e farei cadere il governo». Una preoccupazione, questa, che è stata espressa anche al piano nobile di Palazzo Madama. Il presidente del Senato Franco Marini, che è un politico di lungo corso e che conosce bene il ministro, ieri ha spiegato che un'opzione del genere è «possibile». E non ha nascosto il timore che il Guardasigilli possa lasciare la maggioranza. Ma anche dentro Forza Italia c'è invece chi la pensa come Cento ed è convinto che un Mastella indagato è un Mastella «reso inoffensivo».
Dal Quirinale, intanto, si monitora la situazione con una certa preoccupazione. Prodi ha un'idea: alla peggio, si terrà l'interim alla Giustizia, ma questo potrebbe essere un azzardo. Il Guardasigilli è l'unico ministro citato in costituzione e fare come se niente fosse prendendo le sue deleghe non sarebbe roba da poco.
Mastella, che è volato da sua moglie, ha seguito la giornata con il cellulare rigorosamente spento (salvo accenderlo per sentire la segreteria telefonica). Il ministro ha apprezzato fino a un certo punto la solidarietà dei colleghi della maggioranza: «Ci sono stati anche tanti silenzi». Troppi, secondo il capogruppo dell'Udeur Mauro Fabris. Del resto, l'imbarazzo nel-l'Unione è palpabile. Rifondazione è spaccata.
C'è chi difende il ministro e chi ritiene che non si possa sposarne la causa. Il vice di Veltroni, Franceschini, ieri camminava rasente i muri di Montecitorio. «Farò come Forlani, parlerò tanto senza dire niente», premetteva ai giornalisti pur di levarseli di torno. Soro a un certo punto sembrava addirittura far finta di parlare al cellulare pur di deviare altrove la curiosità dei cronisti.
Nel frattempo, dalla Campania, di fronte a un Prodi che insisteva, prima della notizia che l'indagine riguarda anche il suo ministro, Mastella continuava a dire: «Le mie sono dimissioni irrevocabili». Qualcuno, nell'Unione, criticava il premier che si sta spendendo troppo per il Guardasigilli, ma un uomo pratico comer il viceministro del Mezzogiorno Sergio D'Antoni spiegava che Prodi non può fare altro: «I senatori dell'Udeur sono tre: se escono dalla maggioranza il governo cade».
Se escono, appunto. Un'eventualità di cui Mastella ha parlato sia con Berlusconi, l'altro ieri, sia con Prodi, ieri, senza però sciogliere definitivamente l'enigma: «Certo a volte mi chiedo che cosa ci sto a fare in una maggioranza di cui posso diventare il capro espiatorio quando serve».
A fine serata ieri, circolava una notizia rassicurante: potrebbe essere Fabris a prendere il posto di Mastella nel governo e la partita si chiuderebbe lì. Salvo che qualche ora più tardi il Guardasigilli ripeteva ai pochi con cui ha parlato: «Di fronte a un attacco indegno come questo, per difendermi sono disposto anche ad affrontare le urne...».
Dagospia 17 Gennaio 2008