OGGI QUI, DOMANI ALLAH
MAGDI BATTEZZATO DAL PAPA: LA VERA NOTIZIA È LO SCHIAFFO DI RATZINGA ALL'ISLAM
L'IMAN INCAZZATO: "INOPPORTUNA LA SCELTA DELLA SANTA SEDE: POTEVANO FARLO BATTEZZARE DAL PARROCO DI VITERBO DOVE VIVE, NON DAL PAPA IN MONDOVISIONE"

1 - MAGDI ALLAM BATTEZZATO DAL PAPA - I MUSULMANI: SEDE INOPPORTUNA
Giacomo Galeazzi per il Corriere della Sera


Conversione dalla mezzaluna alla croce: alla veglia pasquale diventa cattolico il censore dell'Islam. Nella basilica di San Pietro, lo scrittore musulmano e vicedirettore del «Corriere della sera», Magdi Allam, tra i più strenui difensori dell'identità dell'Occidente, ha ricevuto il battesimo dalle mani di Benedetto XVI. Al termine del cammino di preparazione spirituale svolto dal cardinale vicario Camillo Ruini, Allam, che vive sotto scorta per le minacce di sigle fondamentaliste, ha abbandonato la fede islamica per abbracciare quella cattolica.

D'origine egiziana, da tempo è uno dei critici più severi del mondo musulmano, come dimostrano la sua condanna di associazioni islamiche da lui ritenute estremiste, la proposta del divieto di costruire nuove moschee, la denuncia dei rapporti occulti tra moschee italiane e gruppi terroristici che ne hanno finanziato la costruzione. «La conversione è una questione privata, un fatto personale e speriamo che il battesimo non venga interpretato negativamente dall'Islam. Per noi è una sorpresa e una gioia», osserva il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione per i Vescovi.

«Per la Chiesa cattolica ha il diritto di ricevere il battesimo ogni persona che chiede di riceverlo dopo una profonda ricerca personale, una scelta pienamente libera e un'adeguata preparazione, - precisa il portavoce papale, padre Federico Lombardi -.Per parte sua, il Pontefice amministra il battesimo ai catecumeni che gli sono stati presentati, senza fare differenza di persone, cioè considerandoli tutti ugualmente importanti davanti all'amore di Dio e benvenuti nella comunità della Chiesa».

Esprime, però, «forti perplessità», l'imam Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis, la Comunità religiosa islamica. «Non c'è nessun bisogno, per dimostrare l'amore per Gesù, di rinnegare l'amore e la fede per il profeta Maometto - commenta l'imam -.I musulmani hanno, all'interno della loro dottrina, il riconoscimento più alto della figura di Cristo e della Vergine Maria. Il rispetto per queste figure, così come per il mondo cristiano ed ebraico, lo si può vivere da musulmano».

Dunque, «non si capisce il perché della scelta di aderire ad una religione precedente, rinnegando la tradizione, la cultura e la veridicità del messaggio islamico: l'apostasia, nel senso di qualsiasi rinnegamento di un messaggio profetico o di una rivelazione divina, suscita grande perplessità, soprattutto sul piano interreligioso». E il Coreis aggiunge: «Inopportuna la scelta della Santa Sede: potevano farlo battezzare dal parroco di Viterbo dove vive, non dal Papa in Mondovisione».

Cauta l'Unione delle comunità islamiche in Italia, che attraverso il suo portavoce, l'imam Izzedin El Zir, parla di «scelta personale» e non si esprime sull'ipotesi che il battesimo di Allam si configuri, per la giurisprudenza islamica, come un caso di apostasia («Non abbiamo gli elementi per dirlo»). L'importante, secondo l'Ucoii, è che «ogni persona viva la sua religiosità in modo pacifico e rispettando le altre religioni». Magdi Allam «è un uomo adulto, libero di scegliere, in Italia ci sono numerosi cristiani che si convertono all'Islam e non c'è concorrenza tra noi e i cristiani a conquistare le persone».

Sulla sua fede musulmana, Allam puntualizza: «Mai stato praticante. Mai pregato cinque volte al giorno col capo rivolto verso la Mecca. Solo di rado in moschea. Mai digiunato durante il Ramadan». E aggiunge, «nasco musulmano in quanto figlio di musulmani, ma sono come mio padre, che pregava poco o niente e beveva, anche troppo. A differenza di mia madre, che era religiosa al limite del fanatismo e ha voluto essere sepolta a Medina, la seconda città santa dell'islam, accanto alla moschea che custodisce le spoglie di Maometto. Un trauma profondo, per me».

2 - MAGDI ALLAM: HO VISTO LA LUCE
Lettera al Corriere della Sera

Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.

Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione.

Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell'iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano». Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam».



Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l'odio e l'intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull'amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all'autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

La mia conversione al cattolicesimo è il punto d'approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all'estero.

Ho dovuto interrogarmi sull'atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell'islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l'islam», «bugiardo e diffamatore dell'islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte.

Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell'estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell'islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all'abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana.

Ma indubbiamente l'incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell'autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un'ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d'iniziazione al cristianesimo.

Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell'affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

Dal canto mio dico che è ora di porre fine all'arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all'islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti».

Era un'inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi.

Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.


Dagospia 23 Marzo 2008