LA MEJO SOAP RAI? IL TOTO-NOMINE - BATTISTA AL POSTO DI RIOTTA. CONTO ALLA ROVESCIA AL TG1 - CALABRESE SEMPRE IN CORSA PER LA PRESIDENZA - MAGDI ALLAM CONTINUA AD AUTOCANDIDARSI - BADALONI NEL MIRINO.
Marco Castoro per "Italia Oggi"
1 - BATTISTA AL POSTO DI RIOTTA. CONTO ALLA ROVESCIA AL TG1.
La Rai resta prigioniera della logica politica. Gli incontri tra i manovratori proseguono. Di trenini che corrono ce ne sono diversi, ma nessuno ancora può dire di essere arrivato in stazione. Ci sono dei nodi politici molto importanti da sciogliere prima di pensare alla nuova Rai. Riguarda la fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale nel partito unico e il ruolo dell'Udc. Il partito di Casini ha preso le distanze da una parte dell'opposizione (quella di Di Pietro) e ha bocciato definitivamente la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della Vigilanza, più di quanto abbia fatto ufficialmente il Pd.
Sempre l'Udc ha aperto una trattativa con la maggioranza. Per riavvicinarsi al Pdl come contropartita chiede poltrone e incarichi politici importanti. In ballo c'è la presidenza della regione Abruzzo (De Laurentis?) e in seconda battuta la presidenza della Vigilanza. Di strategia in strategia si resta in attesa di chiudere gli accordi. E in questo contesto anche per la Rai slitta la nuova organizzazione.
Oltre alla Vigilanza, ci sono nodi da sciogliere anche per i membri del cda. Nel centro-sinistra si hanno poche certezze (forse Rizzo Nervo e Calabrese, quest'ultimo sempre in corsa per la presidenza). Il centro-destra non sta affatto meglio, visto che con il partito unico si dovranno scegliere candidati che piacciono sia a Forza Italia sia ad An. Guido Paglia, a esempio, non sembra più tanto sicuro di far parte del nuovo cda. Ci sono tra i forzisti numerose resistenze. La vicenda Saccà ha comunque lasciato il segno. E anche tra le componenti di An si registrano alcune spaccature. Pertanto l'unico punto fermo sembra essere Alessio Gorla, il candidato scelto e voluto personalmente da Berlusconi.
Dunque, se Vigilanza e cda sono ancora lontane dal porto: come si può pensare che le nomine dei nuovi direttori siano imminenti? Si rischia di arrivare a novembre. Sull'altalena del totonomine dei dirigenti da registrare un calo per Lorenzo Vecchione e Lorenza Lei, stabile Giancarlo Leone, uomo forte per tutte le cariche. Qualche dubbio anche su Stefano Parisi, candidato da mesi alla carica di direttore generale. Stare tutto questo tempo sulla graticola non è piacevole. Addirittura più di qualcuno a viale Mazzini sostiene che Parisi si sia bruciato. Ma potrebbe essere anche una finta ritirata strategica. In questi giorni ha ripreso quota Gianfranco Comanducci, un candidato forte anche per la direzione generale, non solo per la direzione di RaiUno.
Per le altre due reti Antonio Marano lascerà RaiDue solo per la Fiction. Mentre per RaiTre Giovanni Minoli potrebbe subentrare a Paolo Ruffini. L'attuale direttore della terza rete è in lizza per un posto di prestigio a RaiCinema. Gianni Riotta lascerà il Tg1. Per lui si sta pensando a un posto da editorialista negli Stati Uniti. Forse in un nuovo ufficio di Washington.
Non sarà dunque il capo dei corrispondenti ma un direttore editoriale. Per la poltrona numero uno di New York il favorito resta Antonio Di Bella, attuale direttore del Tg3. Al suo posto dovrebbe arrivare Antonio Caprarica. In questa maniera il Giornale radio passerà a un direttore voluto dalla maggioranza (Scipioni Rossi e Buonocore in prima fila). Il grande rebus resta la direzione del Tg1? Il favorito resta Pierluigi Battista, attuale vicedirettore del Corriere. Poche le possibilità per Mauro Mazza che dovrebbe restare al Tg2. Magdi Allam continua ad autocandidarsi.
2 - BADALONI NEL MIRINO.
Continuano ad arrivare lettere degli italiani all'estero che protestano per la programmazione di Rai International, l'emittente diretta da Piero Badaloni. Molto pesanti quelle scritte da Silvana Mangione, vicina alla Margherita (quindi non lontana dall'area politica del direttore), che sul periodico Gente d'Italia ha calcato la mano. Tra l'altro la Mangione è anche una rappresentante di vertice del Cgie, il consiglio generale degli italiani all'estero. Molte lettere sono state scritte dopo l'interruzione della partita della Juve nei preliminari di Champions League.
Della gara è andato in onda solo il primo tempo e pare che il secondo non sia stato trasmesso perché non c'erano i diritti. Una vicenda che potrebbe scatenare un putiferio qualora fosse veramente questo il motivo del cambio di programmazione, visto che ai telespettatori non è stato comunicato nulla. Come si può accorgersene all'intervallo che i diritti non sono stati acquistati? Svista colossale o palinsesto dalle mille sorprese?
Dagospia 05 Settembre 2008
1 - BATTISTA AL POSTO DI RIOTTA. CONTO ALLA ROVESCIA AL TG1.
La Rai resta prigioniera della logica politica. Gli incontri tra i manovratori proseguono. Di trenini che corrono ce ne sono diversi, ma nessuno ancora può dire di essere arrivato in stazione. Ci sono dei nodi politici molto importanti da sciogliere prima di pensare alla nuova Rai. Riguarda la fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale nel partito unico e il ruolo dell'Udc. Il partito di Casini ha preso le distanze da una parte dell'opposizione (quella di Di Pietro) e ha bocciato definitivamente la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della Vigilanza, più di quanto abbia fatto ufficialmente il Pd.
Sempre l'Udc ha aperto una trattativa con la maggioranza. Per riavvicinarsi al Pdl come contropartita chiede poltrone e incarichi politici importanti. In ballo c'è la presidenza della regione Abruzzo (De Laurentis?) e in seconda battuta la presidenza della Vigilanza. Di strategia in strategia si resta in attesa di chiudere gli accordi. E in questo contesto anche per la Rai slitta la nuova organizzazione.
Oltre alla Vigilanza, ci sono nodi da sciogliere anche per i membri del cda. Nel centro-sinistra si hanno poche certezze (forse Rizzo Nervo e Calabrese, quest'ultimo sempre in corsa per la presidenza). Il centro-destra non sta affatto meglio, visto che con il partito unico si dovranno scegliere candidati che piacciono sia a Forza Italia sia ad An. Guido Paglia, a esempio, non sembra più tanto sicuro di far parte del nuovo cda. Ci sono tra i forzisti numerose resistenze. La vicenda Saccà ha comunque lasciato il segno. E anche tra le componenti di An si registrano alcune spaccature. Pertanto l'unico punto fermo sembra essere Alessio Gorla, il candidato scelto e voluto personalmente da Berlusconi.
Dunque, se Vigilanza e cda sono ancora lontane dal porto: come si può pensare che le nomine dei nuovi direttori siano imminenti? Si rischia di arrivare a novembre. Sull'altalena del totonomine dei dirigenti da registrare un calo per Lorenzo Vecchione e Lorenza Lei, stabile Giancarlo Leone, uomo forte per tutte le cariche. Qualche dubbio anche su Stefano Parisi, candidato da mesi alla carica di direttore generale. Stare tutto questo tempo sulla graticola non è piacevole. Addirittura più di qualcuno a viale Mazzini sostiene che Parisi si sia bruciato. Ma potrebbe essere anche una finta ritirata strategica. In questi giorni ha ripreso quota Gianfranco Comanducci, un candidato forte anche per la direzione generale, non solo per la direzione di RaiUno.
Per le altre due reti Antonio Marano lascerà RaiDue solo per la Fiction. Mentre per RaiTre Giovanni Minoli potrebbe subentrare a Paolo Ruffini. L'attuale direttore della terza rete è in lizza per un posto di prestigio a RaiCinema. Gianni Riotta lascerà il Tg1. Per lui si sta pensando a un posto da editorialista negli Stati Uniti. Forse in un nuovo ufficio di Washington.
Non sarà dunque il capo dei corrispondenti ma un direttore editoriale. Per la poltrona numero uno di New York il favorito resta Antonio Di Bella, attuale direttore del Tg3. Al suo posto dovrebbe arrivare Antonio Caprarica. In questa maniera il Giornale radio passerà a un direttore voluto dalla maggioranza (Scipioni Rossi e Buonocore in prima fila). Il grande rebus resta la direzione del Tg1? Il favorito resta Pierluigi Battista, attuale vicedirettore del Corriere. Poche le possibilità per Mauro Mazza che dovrebbe restare al Tg2. Magdi Allam continua ad autocandidarsi.
2 - BADALONI NEL MIRINO.
Continuano ad arrivare lettere degli italiani all'estero che protestano per la programmazione di Rai International, l'emittente diretta da Piero Badaloni. Molto pesanti quelle scritte da Silvana Mangione, vicina alla Margherita (quindi non lontana dall'area politica del direttore), che sul periodico Gente d'Italia ha calcato la mano. Tra l'altro la Mangione è anche una rappresentante di vertice del Cgie, il consiglio generale degli italiani all'estero. Molte lettere sono state scritte dopo l'interruzione della partita della Juve nei preliminari di Champions League.
Della gara è andato in onda solo il primo tempo e pare che il secondo non sia stato trasmesso perché non c'erano i diritti. Una vicenda che potrebbe scatenare un putiferio qualora fosse veramente questo il motivo del cambio di programmazione, visto che ai telespettatori non è stato comunicato nulla. Come si può accorgersene all'intervallo che i diritti non sono stati acquistati? Svista colossale o palinsesto dalle mille sorprese?
Dagospia 05 Settembre 2008