PRO DAGOSPIA – “IL SOLE 24 ORE” ENTRA IN “ALTA PORTINERIA”: “UN RONDO’ ATTRAVERSO IL QUALE IL GOSSIP DIVIENE UN ISTITUTO INFORMALE DI DEMOCRAZIA…”

Edmondo Berselli per il Sole 24 Ore


Se il gossip sia un’arte rara o un vizio deprecabile è un dilemma aperto; ma che sia il sottoprodotto principale della secolarizzazione politica italiana è indubitabile. Una volta il pettegolezzo era il privilegio dei potenti, ora la fine delle ideologie e dei loro detentori l’ha fatto diventare una cerimonia di massa. Roberto D’Agostino, ex “lookologo” e critico musicale, è il sommo sacerdote di questa liturgia nuova. Non che manchino altri cerimonieri: ma, ad esempio, per Il foglio di Giuliano Ferrara il gossip e il rumour sono una mascherina per rendere più eccitanti i minuetti di corte; mentre per D’Agostino l’intrusione pubblica nei fatti privati è puro godimento delatorio.

Chi è aristocraticamente convinto che la maldicenza sia roba da servitù, pensi a Gosford Park di Robert Altman, dove i servitori attraverso le loro trame manipolano anche la vita dell’aristocrazia. E aggiunga che ormai il sito Internet di D’Agostino, l’ormai celebre “Dagospia”, è uno dei luoghi più frequentati del web: imperdibile per poter sostenere le conversazioni mondane, querelato dalle personalità più chic, cliccato anche nei palazzi importanti di qua e di là del Tevere.



Il libro che D’Agostino ha ricavato dal suo sito è la summa dello spettegolamento, in cui il gossip più effimero consegue una dimensione sub specie aeternitatis. Diventerà uno strumento di consultazione per chiunque voglia ritrovare un episodio, una sbandata, una boutade. Di suo, “Dago” ci mette l’euforia irresponsabile di chi rivela tutto ciò che viene a sapere, rompe le convenzioni e il galateo, degradando i segreti in boatos.

Il ritratto italiano che ne viene fuori, fra il “Billionaire” di Briatore e le dimore romane dove si ritrova l’establishment politico, economico, televisivo, può apparire sconfortante. D’Agostino aggiunge una tonalità inconfondibile, in bilico tra la volgarità e la civetteria, tra l’infantilismo e l’immoralismo. I suoi “morti di fama” mettono in scena un teatro svaccato: ma le sue bombette illuminano uno spaccato tutt’altro che irrealistico dell’Italia di oggi. Per qualcuno, il peggio del familismo amorale, dei clan, delle conventicole. Per i meno moralisti, un rondò attraverso il quale il gossip diviene un istituto informale di democrazia. Si sa tutto di tutti, chi sa parla, ogni segreto è pronto a diventare una diceria. Alla fine, non si salva nessuno, ma sono tutti alla pari.

Roberto D’Agostino, “Alta portineria. L’Italia potentona nel mirino di Dagospia”, Mondadori, Milano 2002, pagg. 226, € 13,60.


Dagospia.com 29 Ottobre 2002