CASINI CONTRO IL POLVERONE: "NON ACCETTO FOTOCOPIE DA NESSUNO"
RESCA E FERRARIO, CANDIDATI DI BERLUSCONI E BOSSI, NEL CESTINO?
L'UOMO LEGA CONDANNATO E POI ASSOLTO PER TRUFFA ALLO STATO.
RESCA E FERRARIO, CANDIDATI DI BERLUSCONI E BOSSI, NEL CESTINO?
L'UOMO LEGA CONDANNATO E POI ASSOLTO PER TRUFFA ALLO STATO.
Da Repubblica.it
La Casa delle Libertà, dopo l'ennesimo vertice a casa di Berlusconi, decide i nomi del nuovo cda della Rai. Ma quando le prime indiscrezioni - dettagliate e perfino confermate da esponenti del centrodestra - il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini smentisce tutto. E dice in aula di non essere disposto ad "accettare fotocopie" da nessuno.
L'accordo tra i partiti del centrodestra è arrivato dopo una girandola di incontri tra i leader della Casa delle libertà, culminata in un nuovo, lungo vertice nella abitazione romana del premier Silvio Berlusconi. E subito dopo da Viale Mazzini è arrivata la notizia delle dimissioni di Antonio Baldassarre e Ettore Albertoni.
Ad annunciare l'intesa politica sulla nuova Rai è stato Umberto Bossi, che uscendo da via del Plebiscito ha detto che l'intesa è stata trovata sulle dimissioni degli attuali consiglieri, che saranno "contestuali" alla nomina dei nuovi amministratori. Il leader leghista ha anche detto che Rai Due resterà a Milano.
Intanto durante la registrazione del suo show al teatro Parioli di Roma Maurizio Costanzo, davanti al ministro Maurizio Gasparri, ha letto la "cinquina" dei nuovi componenti del cda di viale Mazzini. Secondo le informazioni del conduttore sarebbero Albino Longhi, Massimo Magliaro, Marcello Del Bosco, Piervicenzo Porcacchia ed Ettore Albertoni". Il ministro Gasparri, interrogato sulla veridicità di questi nomi, ha risposto con un no-comment.
Secondo altre indiscrezioni in questo consiglio, al posto di Ettore Albertoni, ci sarebbe Mario Resca, che assumerebbe la presidenza. Resca è attuale presidente e amministratore delegato di McDonald's Italia e guida anche Confimprese. In passato è stato consigliere di amministrazione della Mondadori e di lui si parlò anche come possibile ministro degli Esteri dell'attuale governo.
Se quest'ultima cinquina - che sembra la più probabile - dovesse essere confermata, voci insistenti parlano di una prossima nomina di un direttore generale vicino alla Lega. A questo proposito si fa il nome di Massimo Ferrario, attuale direttore del Centro di Produzione di Milano, ed ex presidente leghista della provincia di Varese.
L'ennesimo vertice a casa del premier, cui hanno partecipato Berlusconi, Bossi, Fini e Follini si è tenuto al termine di una giornata confusa e convulsa, iniziata con il telegramma spedito a Pera e Casini da Baldassarre e Albertoni. Una lettera in cui i "giapponesi" di viale Mazzini dicevano che si sarebbero dimessi solo quando sarebbe stata pronta una nuova soluzione per i vertici della Rai. E mentre la riunione della commissione di Vigilanza (che aveva in agenda per oggi il voto sulla sfiducia all'attuale consiglio di amministrazione) veniva rinviata, nella Casa della libertà riprendevano, in un clima di rinnovata tensione, le grandi manovre per decidere il futuro della tv pubblica.
Così, dopo che Pera e Casini si riunivano per valutare la nuova situazione, i leader del Polo hanno iniziato un giro di frenetiche consultazioni "bilaterali", che alla fine si sono trasformate in un vero e proprio vertice della Cdl in via del Plebiscito.
Intanto il centrosinistra gridava allo scandalo. Il capogruppo Ds Violante definiva "gravissimo" il fatto che dei vertici Rai si possa discutere - come è accaduto ieri e oggi - in un vertice dei partiti di governo. E un durissimo comunicato della Quercia attaccava la lettera di Baldassarre e di Albertoni, "un atto inaudito di arroganza offensiva verso la seconda e la terza carica dello Stato e al Parlamento".
Nella lettera del Cda a Montecitorio e Palazzo Madama, lunga una pagina, si legge tra l'altro: "Vi comunichiamo ad ogni effetto che ci dimetteremo dalla carica di consiglieri della Rai non appena le signorie vostre ci comunicheranno di aver raggiunto di concerto una intesa definita in ordine alla nomina del nuovo cda Rai".
Così, alla fine del vertice della Casa delle libertà, quando già impazzavano le indiscrezioni sui nuovi vertici Rai, sono arrivate le dimissioni vere e proprie. Secondo Ignazio la Russa di Alleanza Nazionale su quei nomi c'è l'accordo dei presidenti delle Camere. Ma dalla parole pronunciate a Montecitorio dal presidente Casini non sembra proprio. Con il vertice della Cdl ancora in corso, Casini ha criticato implicitamente che la lettera di Baldassarre e Albertoni ("ci sono comunicazioni su cui non voglio dare giudizi perchè si commentano da sole...") e ha aggiunto che sulla vicenda intende "applicare la legge".
Quindi lo stesso inquilino di Montecitorio, rispondendo ad una sollecitazione di Franco Giordano di Rifondazione Comunista, ha detto di non essere disposto
"ad accettare fotocopie né dagli uni né dagli altri", e ancora più chiaramente, ha smentito che i vertici della Rai siano stati già decisi.
Contemporaneamente a Palazzo Madama il presidente del Senato Pera dichiarava che "se qualcuno vorrà fare pressione sulle nomine troverà i telefoni occupati perchè li staccheremo". E poi aggiungeva: "Certamente tutelerò le mie prerogative e non ascolterò nessuno".
Il testo integrale del telegramma di Balda e Albertoni
ROMA - Ecco il testo integrale del telegramma che Antonio Baldassarre e Ettore Adalberto Albertoni hanno inviato ai presidenti delle Camere Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini.
"Riteniamo doveroso informare le Signorie Vostre Illustrissime che noi sottoscritti abbiamo appreso da pubbliche notizie che da lunedì 24 febbraio u.s. sono in corso due formali iniziative parlamentari rivolte a porre in discussione nella commissione parlamentare di Vigilanza l'attuale ristretta composizione del Cda della Rai. Tali iniziative parlamentari se numericamente sommate, manifestano già un orientamento di sfiducia secondo i requisiti previsti dalla legge nei nostri confronti con le conseguenze che sono note alle Ss. Vv. Ill.me. Preso pertanto atto di questo fatto nuovo, Vi comunichiamo ad ogni effetto che ci dimetteremo dalla carica di consiglieri della Rai non appena le Signorie Vostre Illustrissime ci comunicheranno di avere raggiunto di concerto un'intesa definita in ordine alla nomina del nuovo Cda della Rai.
La decisione Vi viene da noi congiuntamente comunicata con questo telegramma al fine di assicurare, in attesa della nomina del nuovo Cda della Rai, una necessaria continuità di guida e di azione, affichè l'Azienda ed il servizio pubblico non abbiano a subire danni o svantaggi. Desideriamo anche precisarVi che quanto qui viene sottoposto alla Vostra attenzione va integrato con le più ampie considerazioni svolte nella lettera che a nostra firma congiunta Vi inviamo con separato plico. Con le espressioni più deferenti e distinte". Firmato: Antonio Baldassarre e Ettore Adalberto Albertoni.
CHI E' MASSIMO FERRARIO CANDIDATO DA BOSSI ALLA DIREZIONE GENERALE
L'ex presidente della Provincia era stato condannato in primo grado a due mesi
http://www2.varesenews.it/articoli/2003/febbraio/varese/12-2ferrario.htm
Assoluzione per l'ex presidente della Provincia Massimo Ferrario: l'ha decisa la Corte d'Appello di Milano ribaltando la sentenza del tribunale di Varese che aveva condannato l'uomo politico della Lega Nord, attuale direttore della sede Rai di Milano, a due mesi. L'accusa contestata a Ferrario era di truffa ai danni dello stato e riguardava la vicenda dell'"auto assunzione" di Ferrario nella società di cui lui stesso è socio di maggioranza. Attraverso la costituzione di questo rapporto di lavoro l'allora presidente della Provincia si era subito messo in aspettativa sfruttando la legge che obbliga la Provincia a versargli i contributi previdenziali. In questo modo la ditta di Ferrario avrebbe realizzato un notevole risparmio. Ma, aveva contestato la procura di Varese, quel rapporto di lavoro era del tutto fittizio, costituito ad arte solo per sfruttare un'opportunità di legge. Da qui la prima condanna a due mesi. I giudici di secondo grado sono stati di differente avviso assolvendo Ferrario perché il fatto non sussiste. I difensori del politico leghista avevano in particolare citato alcune sentenze della Cassazione in base alle quali un rapporto di lavoro subordinato non è fittizio anche se il lavoratore è socio di maggioranza dell'azienda. Anche il rappresentante dell'accusa, al processo di secondo grado aveva chiesto l'assoluzione per l'imputato.
Dagospia.com 26 Febbraio 2003
La Casa delle Libertà, dopo l'ennesimo vertice a casa di Berlusconi, decide i nomi del nuovo cda della Rai. Ma quando le prime indiscrezioni - dettagliate e perfino confermate da esponenti del centrodestra - il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini smentisce tutto. E dice in aula di non essere disposto ad "accettare fotocopie" da nessuno.
L'accordo tra i partiti del centrodestra è arrivato dopo una girandola di incontri tra i leader della Casa delle libertà, culminata in un nuovo, lungo vertice nella abitazione romana del premier Silvio Berlusconi. E subito dopo da Viale Mazzini è arrivata la notizia delle dimissioni di Antonio Baldassarre e Ettore Albertoni.
Ad annunciare l'intesa politica sulla nuova Rai è stato Umberto Bossi, che uscendo da via del Plebiscito ha detto che l'intesa è stata trovata sulle dimissioni degli attuali consiglieri, che saranno "contestuali" alla nomina dei nuovi amministratori. Il leader leghista ha anche detto che Rai Due resterà a Milano.
Intanto durante la registrazione del suo show al teatro Parioli di Roma Maurizio Costanzo, davanti al ministro Maurizio Gasparri, ha letto la "cinquina" dei nuovi componenti del cda di viale Mazzini. Secondo le informazioni del conduttore sarebbero Albino Longhi, Massimo Magliaro, Marcello Del Bosco, Piervicenzo Porcacchia ed Ettore Albertoni". Il ministro Gasparri, interrogato sulla veridicità di questi nomi, ha risposto con un no-comment.
Secondo altre indiscrezioni in questo consiglio, al posto di Ettore Albertoni, ci sarebbe Mario Resca, che assumerebbe la presidenza. Resca è attuale presidente e amministratore delegato di McDonald's Italia e guida anche Confimprese. In passato è stato consigliere di amministrazione della Mondadori e di lui si parlò anche come possibile ministro degli Esteri dell'attuale governo.
Se quest'ultima cinquina - che sembra la più probabile - dovesse essere confermata, voci insistenti parlano di una prossima nomina di un direttore generale vicino alla Lega. A questo proposito si fa il nome di Massimo Ferrario, attuale direttore del Centro di Produzione di Milano, ed ex presidente leghista della provincia di Varese.
L'ennesimo vertice a casa del premier, cui hanno partecipato Berlusconi, Bossi, Fini e Follini si è tenuto al termine di una giornata confusa e convulsa, iniziata con il telegramma spedito a Pera e Casini da Baldassarre e Albertoni. Una lettera in cui i "giapponesi" di viale Mazzini dicevano che si sarebbero dimessi solo quando sarebbe stata pronta una nuova soluzione per i vertici della Rai. E mentre la riunione della commissione di Vigilanza (che aveva in agenda per oggi il voto sulla sfiducia all'attuale consiglio di amministrazione) veniva rinviata, nella Casa della libertà riprendevano, in un clima di rinnovata tensione, le grandi manovre per decidere il futuro della tv pubblica.
Così, dopo che Pera e Casini si riunivano per valutare la nuova situazione, i leader del Polo hanno iniziato un giro di frenetiche consultazioni "bilaterali", che alla fine si sono trasformate in un vero e proprio vertice della Cdl in via del Plebiscito.
Intanto il centrosinistra gridava allo scandalo. Il capogruppo Ds Violante definiva "gravissimo" il fatto che dei vertici Rai si possa discutere - come è accaduto ieri e oggi - in un vertice dei partiti di governo. E un durissimo comunicato della Quercia attaccava la lettera di Baldassarre e di Albertoni, "un atto inaudito di arroganza offensiva verso la seconda e la terza carica dello Stato e al Parlamento".
Nella lettera del Cda a Montecitorio e Palazzo Madama, lunga una pagina, si legge tra l'altro: "Vi comunichiamo ad ogni effetto che ci dimetteremo dalla carica di consiglieri della Rai non appena le signorie vostre ci comunicheranno di aver raggiunto di concerto una intesa definita in ordine alla nomina del nuovo cda Rai".
Così, alla fine del vertice della Casa delle libertà, quando già impazzavano le indiscrezioni sui nuovi vertici Rai, sono arrivate le dimissioni vere e proprie. Secondo Ignazio la Russa di Alleanza Nazionale su quei nomi c'è l'accordo dei presidenti delle Camere. Ma dalla parole pronunciate a Montecitorio dal presidente Casini non sembra proprio. Con il vertice della Cdl ancora in corso, Casini ha criticato implicitamente che la lettera di Baldassarre e Albertoni ("ci sono comunicazioni su cui non voglio dare giudizi perchè si commentano da sole...") e ha aggiunto che sulla vicenda intende "applicare la legge".
Quindi lo stesso inquilino di Montecitorio, rispondendo ad una sollecitazione di Franco Giordano di Rifondazione Comunista, ha detto di non essere disposto
"ad accettare fotocopie né dagli uni né dagli altri", e ancora più chiaramente, ha smentito che i vertici della Rai siano stati già decisi.
Contemporaneamente a Palazzo Madama il presidente del Senato Pera dichiarava che "se qualcuno vorrà fare pressione sulle nomine troverà i telefoni occupati perchè li staccheremo". E poi aggiungeva: "Certamente tutelerò le mie prerogative e non ascolterò nessuno".
Il testo integrale del telegramma di Balda e Albertoni
ROMA - Ecco il testo integrale del telegramma che Antonio Baldassarre e Ettore Adalberto Albertoni hanno inviato ai presidenti delle Camere Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini.
"Riteniamo doveroso informare le Signorie Vostre Illustrissime che noi sottoscritti abbiamo appreso da pubbliche notizie che da lunedì 24 febbraio u.s. sono in corso due formali iniziative parlamentari rivolte a porre in discussione nella commissione parlamentare di Vigilanza l'attuale ristretta composizione del Cda della Rai. Tali iniziative parlamentari se numericamente sommate, manifestano già un orientamento di sfiducia secondo i requisiti previsti dalla legge nei nostri confronti con le conseguenze che sono note alle Ss. Vv. Ill.me. Preso pertanto atto di questo fatto nuovo, Vi comunichiamo ad ogni effetto che ci dimetteremo dalla carica di consiglieri della Rai non appena le Signorie Vostre Illustrissime ci comunicheranno di avere raggiunto di concerto un'intesa definita in ordine alla nomina del nuovo Cda della Rai.
La decisione Vi viene da noi congiuntamente comunicata con questo telegramma al fine di assicurare, in attesa della nomina del nuovo Cda della Rai, una necessaria continuità di guida e di azione, affichè l'Azienda ed il servizio pubblico non abbiano a subire danni o svantaggi. Desideriamo anche precisarVi che quanto qui viene sottoposto alla Vostra attenzione va integrato con le più ampie considerazioni svolte nella lettera che a nostra firma congiunta Vi inviamo con separato plico. Con le espressioni più deferenti e distinte". Firmato: Antonio Baldassarre e Ettore Adalberto Albertoni.
CHI E' MASSIMO FERRARIO CANDIDATO DA BOSSI ALLA DIREZIONE GENERALE
L'ex presidente della Provincia era stato condannato in primo grado a due mesi
http://www2.varesenews.it/articoli/2003/febbraio/varese/12-2ferrario.htm
Assoluzione per l'ex presidente della Provincia Massimo Ferrario: l'ha decisa la Corte d'Appello di Milano ribaltando la sentenza del tribunale di Varese che aveva condannato l'uomo politico della Lega Nord, attuale direttore della sede Rai di Milano, a due mesi. L'accusa contestata a Ferrario era di truffa ai danni dello stato e riguardava la vicenda dell'"auto assunzione" di Ferrario nella società di cui lui stesso è socio di maggioranza. Attraverso la costituzione di questo rapporto di lavoro l'allora presidente della Provincia si era subito messo in aspettativa sfruttando la legge che obbliga la Provincia a versargli i contributi previdenziali. In questo modo la ditta di Ferrario avrebbe realizzato un notevole risparmio. Ma, aveva contestato la procura di Varese, quel rapporto di lavoro era del tutto fittizio, costituito ad arte solo per sfruttare un'opportunità di legge. Da qui la prima condanna a due mesi. I giudici di secondo grado sono stati di differente avviso assolvendo Ferrario perché il fatto non sussiste. I difensori del politico leghista avevano in particolare citato alcune sentenze della Cassazione in base alle quali un rapporto di lavoro subordinato non è fittizio anche se il lavoratore è socio di maggioranza dell'azienda. Anche il rappresentante dell'accusa, al processo di secondo grado aveva chiesto l'assoluzione per l'imputato.
Dagospia.com 26 Febbraio 2003