L'ANSA INFORMA - LA MAFIA NON SCOPA: SESSO "ISTITUZIONALE", "SVELTINA" DI TIPO NARCISISTICO, "PIACERE" DELL'ESIBIZIONE (E ADESSO CHI GLIELO DICE A TOTO' RIINA?)

MAFIA: NIENTE SESSO, SIAMO BOSS; PADRINI SENZA PASSIONE / ANSA
STUDIO ATENEO DI PALERMO RIVELA ABITUDINI INTIME UOMINI D'ONORE
(ANSA) PALERMO, 10 APR -


Quello di Cosa Nostra è un mondo "quasi asessuato" dove il detto "cumannari è megghiu ri futtiri" (è meglio comandare, piuttosto che fare l'amore) sembra essere preso alla lettera, in un "processo di sublimazione psicoanalitico". E' la sintesi dello studio condotto da un gruppo di ricercatori della facoltà di Psicologia dell'Università di Palermo, coordinati dal professor Girolamo Lo Verso. I risultati dell'analisi sono condensati in un servizio pubblicato sul sito www.clarence.com.

Dalle osservazioni fatte sulle abitudini di vita degli ex membri di Cosa Nostra, emerge il ritratto di un uomo d'onore "troppo impegnato a gestire il potere per occuparsi di altro", col risultato che sia i capi che i gregari dell'onorata società finiscono per vivere i loro rapporti sessuali frettolosamente e senza fantasia.
Il sesso coniugale praticato dal mafioso viene definito dall'articolo pubblicato su Internet "una pratica di tipo 'istituzionale'", ma anche il sesso extraconiugale, quello vissuto con l'amante di turno, non andrebbe oltre la cosiddetta 'sveltina'. Le relazioni con le amanti, inoltre, sarebbero vissute dagli uomini d'onore come "una forma di dominio e di potere, piuttosto che come relazioni passionali e sensuali".
"A quanto ci risulta, i rapporti sono segnati - spiega Lo Verso - da un erotismo frettoloso, di tipo narcisistico".



Come ricorda Lo Verso nella sua analisi dei comportamenti mafiosi, il rigido codice di Cosa Nostra impone all'uomo d'onore di presentarsi come una persona controllata, non passionale, fedele alla famiglia e alla moglie. Il mafioso non può abbandonare il tetto coniugale, perché rischierebbe seriamente di essere espulso dall'organizzazione. Ma queste rigide limitazioni non vietano minimamente il ricorso alle relazioni clandestine.
Il pentito S. ricorda che molti dei suoi amici e conoscenti mafiosi avevano "tre amanti, quattro case...". Relazioni in cui erano coinvolte anche ragazze e donne del mondo dello spettacolo e nelle quali "il piacere dell'esibizione", dell'ostentazione superava "il fatto veramente carnale, passionale...".

La legge di Cosa Nostra impone che il mafioso non deve fare il "gallo" con le donne. Un pentito, che era alle strette dipendenze di un grosso boss corleonese, ha rivelato di essere stato oggetto di pesanti critiche per la sua vita da single, uno stile che non si confaceva al suo ruolo.
Il collaborante C., che gestiva un locale a Palermo, ha raccontato che quando nel suo locale arrivavano i fratelli G., lui spediva al loro tavolo belle ragazze che non di rado "venivano respinte perché - racconta il pentito - i fratelli G. preferivano parlare tra loro, o comunque tra uomini, di come distruggere la vita della gente". (ANSA)


Dagospia.com 11 Aprile 2003