UNA BRUTTISSIMA STORIA DA FIRENZE - FEDERICO VELLA, MANAGER 36ENNE, HA UCCISO LA SUA EX FIDANZATA, LORENA ISCERI, 46 ANNI, GETTANDOLA DA UN CAVALCAVIA DELL'AUTOSTRADA A1, DAL QUALE, POI, SI È LANCIATO ANCHE LUI - IL KILLER AVEVA PIANIFICATO L'AGGUATO: SI ERA NASCOSTO NEL GARAGE DELLA DONNA E QUANDO LEI E' TORNATA A CASA, L'HA AGGREDITA, LEGATA E CHIUSA NEL BAGAGLIAIO DELL'AUTO. LE HA LASCIATO IL CELLULARE. E, MENTRE LUI GUIDAVA, LORENA HA CHIAMATO IL 112 (LA TELEFONATA E' DURATA UNA VENTINA DI MINUTI) FORNENDO LE INDICAZIONI PER RINTRACCIARE L'AUTO. GLI AGENTI NON SONO ARRIVATI IN TEMPO. DALLE BODYCAM DEI POLIZIOTTI SI VEDE FEDERICO VELLA CHE DICE: "MI HA TRADITO, MI HA TRATTATO MALE" E POI LUI CHE SI GETTA NEL VUOTO...

1. IL RAPIMENTO, LA FUGA, L’ORRORE LORENA GETTATA VIVA DAL CAVALCAVIA

Estratto dell'articolo di Simone Innocenti per il “Corriere della Sera”

federico vella lorena isceri

 

Nessuna denuncia e nessuna querela. Quello che è accaduto ieri — nel Fiorentino — ha il sapore della tragedia che nasce da una violenza pianificata. È quello che almeno — stando alle prime battute dell’indagine — hanno appurato gli investigatori della squadra mobile fiorentina diretta da Domenico Balsamo e coordinata dal pm di turno Antonio Natale che stanno facendo luce sull’ennesimo caso di omicidio-suicidio.

 

La vittima è Lorena Isceri, originaria di Lecce, 46 anni, che lavora in una ditta di marketing per una società di veterinari. Il suo assassino è l’ex fidanzato: Federico Vella, fiorentino di 36 anni, manager in una ditta di autonoleggi che, dopo averla uccisa, si ammazza.

lorena isceri

 

Sono da poco passate le 14.30 di un giovedì che sembra un giorno qualsiasi ma non su questo cavalcavia, il solito dove anni fa morirono tre operai sul lavoro. Un cavalcavia che si trova sull’autostrada A1 Panoramica, poi rimasta chiusa per ore tra il bivio con l’A1 Direttissima e Roncobilaccio.

 

Che cosa succede lo ricostruisce la polizia. La coppia ha avuto delle discussioni, lei lo ha lasciato e lui non la prende bene. Ma nulla lascia pensare a quello che succede ieri verso l’ora di pranzo quando l’uomo si nasconde nel garage dove la donna parcheggia solitamente la macchina.

 

Siamo a Rifredi, una zona popolare di Firenze. Non appena Lorena parcheggia il suo Suv, dal nulla compare Federico. L’avrebbe aggredita e probabilmente stordita. Poi lega le gambe della donna con delle fascette da elettricista. E le immobilizza anche le mani, lasciandole però davanti al corpo. La getta nel bagagliaio del Suv assieme al suo zainetto, che contiene il cellulare.

 

federico vella lorena isceri 1

Probabilmente la donna — dopo lo choc iniziale — si riprende e prova a liberarsi, ma non riesce. Cerca qualsiasi cosa la possa aiutare e trova proprio lo zainetto: dentro c’è il cellulare. Lo prende, lo sblocca e chiama. Prima chiama sua madre ma la linea forse cade.

 

Poi chiama un amico, e accade lo stesso. Infine riesce a dare l’allarme al 112: la sala della Questura di Firenze capisce che la situazione è gravissima, si fa dare le prime informazioni, chi è lei, chi è il suo aggressore, su che mezzo viaggiano, la targa, se lui ha delle armi, come sta. La telefonata dura una ventina di minuti, la linea cade.

 

Ma la polizia geolocalizza il cellulare che in quel momento sta viaggiando sull’A1. Un rapido incrocio con le telecamere di sicurezza — che hanno visualizzato targa e modello — permette alla polizia stradale di avere la certezza che quel mezzo è sull’autostrada. La cercano ovunque.

 

lorena isceri 1

Sono attimi concitati. Una pattuglia si accorge che il Suv è fermo sul cavalcavia. Poco prima Federico Vella ha aperto il bagagliaio della macchina. «Che cosa stai facendo?», dice a Lorena che ha il cellulare in mano: la frase viene registrata dalla centrale operativa. A quel punto, ancora viva, la scaraventa giù dal cavalcavia, da un’altezza di oltre 40 metri.

 

Poi arriva la pattuglia: i due poliziotti attivano la bodycam, che registra Federico Vella. «Cosa hai fatto?», chiedono. «Mi ha tradito, mi ha trattato male, mi ha aggredito», sembra che abbia detto l’uomo che poi si lancia nel vuoto.

 

A quel punto la polizia stradale non può far altro che dare l’allarme. Pochi minuti dopo sul posto arriva il 118 ma i medici non possono fare altro che constatare il decesso della donna e del suo assassino. La squadra mobile fa scattare i primi accertamenti: non risulta alcun precedente di polizia e non c’è alcuna denuncia della donna nei confronti dell’ex fidanzato. [...]

 

2. IL TERRORE NELLE TRE TELEFONATE RINCHIUSA NEL BAGAGLIAIO «AIUTO, MI VUOLE UCCIDERE»

Estratto dell'articolo di Simone Innocenti per il “Corriere della Sera”

 

federico vella 1

La paura e la disperazione sono contenute in tre telefonate. La prima Lorena Isceri è riuscita a farla dal bagagliaio del suo Suv, quello dove l’aveva infilata a forza Federico Vella, l’uomo che sosteneva di amarla.

 

È una richiesta di aiuto alla madre, ma di lì a poco sarebbe caduta la linea. Stessa scena anche con un suo amico. Poi, finalmente, una speranza: lei chiama il 112 e la centrale operativa della questura di Firenze la tiene al telefono per una ventina di minuti. La donna chiede aiuto: «Federico mi ha rapita, vuole uccidermi».

 

Lorena spiega di essere stata picchiata e poi gettata nel bagagliaio dall’uomo che sui social aveva scritto alla fine di un lungo post comparso in un video il 12 agosto scorso:

 

«Oggi il mio cuore si è spezzato per l’ultima volta. Non posso dire di essere stato perfetto ma di averti amato con tutto me stesso sì. Il dolore mi distrugge e non ho più spazio per metterne altro… ti supplico… non buttiamo al vento tutto questo. Una sola ultima possibilità… ti amo e non ho paura di dirlo a tutti».

federico vella 3

 

Un post con una galleria di foto di loro due e una didascalia che accompagnava queste immagini che recita così: «Certi incastri sono così perfetti che anche se li separi la forma dell’altro ti rimane addosso per sempre. A te, che sei la donna che ho amato con tutto me stesso e ho perso per la mia stupidità. Sarò tuo anche se non posso più esserlo». [...]

 

Almeno fino a ieri quando — sempre sul profilo Instagram di Vella — è apparsa una storia. E non si capisce se queste sue parole siano comparse prima o dopo che tutto questo odio e tutta questa violenza si trasformassero in omicidio. «Il silenzio non è una punizione. Non è abbandono» e «Ti voglio abbastanza bene da non parlarti quando potrei ferirti»: questo il testo delle parole sulle quali è stata impressa la scritta «Addio a tutti». [...]

lorena isceri federico vellafederico vella 2

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