pnrr recovery giorgia meloni raffaele fitto

APPUNTI PER IL GOVERNO MELONI: SENZA L’EFFETTO FIDUCIA DEL PNRR L’ITALIA SAREBBE IN RECESSIONE – LA CRESCITA DI QUESTI MESI È STATA ALIMENTATA DA FATTORI IRRIPETIBILI: I RISPARMI ACCUMULATI DURANTE IL COVID, GLI INCENTIVI IMMOBILIARI E I FONDI EUROPEI – MA CHE COSA SUCCEDERÀ SE TALI EFFETTI SI RIVELASSERO DELUDENTI, SE BUTTASSIMO VIA LE RISORSE EUROPEE? IN QUESTO CASO LO SCENARIO SI FA CUPO...

Estratto dell’articolo di Carlo Bastasin per “la Repubblica”

 

Pnrr Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

C’è discordia tra gli osservatori nell’interpretare i buoni risultati della crescita del Pil italiano negli ultimi trimestri. La maggior parte degli analisti ritiene che lo sviluppo del Paese stia prendendo una strada nuova e che decenni di crisi abbiano selezionato uno strato di imprese temprato dalle difficoltà e le cui piccole dimensioni hanno assicurato flessibilità e adattamento ai mercati internazionali.

 

Una minoranza osserva invece che questo nocciolo di resistenza è troppo piccolo per trainare il resto del Paese e che l’economia rimarrà insabbiata nella stagnazione. Nel breve termine, due fenomeni peseranno sui piatti della bilancia: il primo riguarda la stabilità dell’economia e della finanza globali e l’altro è il rischio che l’effetto della fiducia suscitata in Italia dagli aiuti europei possa esaurirsi di colpo se si scoprisse che i fondi sono impiegati male.

 

RAFFAELE FITTO ALLA CAMERA ALLA DISCUSSIONE SUL DL PNRR

La crescita del Pil italiano negli ultimi 40 mesi è stata superiore a quella tedesca e spagnola, simile a quella francese, ma inferiore a quella di tutti gli altri Paesi europei. La Spagna sta recuperando grazie al settore dei servizi, mentre la Germania sta operando una difficile transizione nel settore automobilistico, in un contesto internazionale che frena un sistema produttivo tanto incardinato nel commercio globale.

 

Nelle ultime settimane, due rapporti della Banca mondiale e dell’Ocse hanno ipotizzato addirittura scenari di recessione globale nei prossimi trimestri. Le conseguenze sull’economia europea sono già visibili e di riflesso lo stanno diventando quelle sull’economia italiana la cui manifattura si è fermata di colpo.

 

GIORGIA MELONI PNRR

A chi pensa che l’economia italiana abbia svoltato strutturalmente, c’è da chiedere che cosa sarebbe successo già nel 2023 senza i contributi eccezionali e irripetibili degli ultimi anni: i risparmi accumulati durante la pandemia, l’illusione monetaria, i crediti d’imposta relativi agli incentivi immobiliari, l’aumento del debito e il contributo dei fondi europei.

 

[…]

 

Con una valutazione fin troppo pessimistica, il Def di aprile stimava che l’80% della crescita del 2023 sia puramente effetto dei fondi del Pnrr e che il resto sia trascinato dagli stimoli degli anni precedenti. Forse c’è in gioco un fattore diverso, visto che una crescita significativa era già stata messa in cascina nel primo trimestre, senza che gli effetti diretti del Pnrr si fossero ancora materializzati.

 

RAFFAELE FITTO E PAOLO GENTILONI

Il fattore che forse sfugge alle analisi è l’effetto-fiducia che l’attesa del Pnrr ha creato nelle imprese nel 2022. Lo scorso anno, infatti, l’aumento degli investimenti fissi è stato molto vigoroso. L’accumulazione di capitale è cresciuta del 9,4 per cento, superando di quasi un quinto il livello del 2019. Non solo gli investimenti in costruzioni, ma anche gli acquisti di beni strumentali sono saliti a un tasso ben superiore a quello del Pil. L’effetto-fiducia suscitato dal Pnrr è stato sottovalutato forse perché siamo abituati a considerare ogni aumento della spesa pubblica con scetticismo.

 

[…]

 

raffaele fitto giancarlo giorgetti paolo gentiloni

Nel caso del Pnrr si aggiunge un altro fattore “non ricardiano”, cioè il fatto che il costo del debito è in parte sopportato non dagli italiani, ma dagli europei, mentre in altra parte ha un costo particolarmente basso. In tali condizioni, in Italia si è creato un effetto di fiducia inedito che deve aver convinto numerose imprese a investire prima ancora che gli effetti del Pnrr si vedessero. Ma che cosa succederà se tali effetti si rivelassero deludenti, se cioè stessimo impiegando male le risorse? Ci sarà un effetto di sfiducia altrettanto potente? In tal caso ci potrebbero essere crisi simili a quelle dei decenni scorsi?

 

Anche qui la risposta è duplice: da un lato una crisi italiana è improbabile perché la quota di debito pubblico in mano a non residenti è ormai solo circa un quarto del totale. Dall’altro lato, le condizioni circostanti non sono benigne perché nei prossimi tre anni i Paesi dell’Ocse dovranno rifinanziare sul mercato circa metà dei loro debiti pubblici complessivi, raccogliere cioè 23mila miliardi di dollari.

 

[…]

 

raffaele fitto giancarlo giorgetti paolo gentiloni 1

Per il governo si tratta di prendere atto dell’importanza dell’effetto fiducia di cui finora ha beneficiato. Ne deve tener conto nel discutere le nuove regole fiscali europee. Ottenere regole che consentano minore disciplina fiscale potrebbe resuscitare quella sfiducia nella stabilità italiana che hanno pesato sugli investimenti delle imprese in Italia negli ultimi trent’anni e che solo il Pnrr ha allontanato.

raffaele fitto giorgia meloni giorgia meloni e raffaele fitto

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…