ERRATA CARIGE - PENSAVATE CHE IL MONTE DEI PAZZI DI SIENA FOSSE UN CASO UNICO NEL DISASTRATO PANORAMA DELLE BANCHE ITALIANE? NON È COSÌ - ANCHE LA CASSA DI RISPARMIO GENOVESE È LEGATA A DOPPIO FILO CON LA POLITICA: IL VICEPRESIDENTE DEL CDA È IL FRATELLO DI SCIABOLETTA SCAJOLA - NON SOLO: ARRIVA PUZZA DI BRUCIATO DAL VALORE DELL’ISTITUTO IN BANKITALIA E LE SUE ATTIVITÀ NEL BUSINESS ASSICURATIVO...

Andrew Sentance* per "Linkiesta.it"
*analista indipendente

Qualcuno, sulla stampa, in questi giorni ha commentato la vicenda Mps affermando che si tratta di un caso isolato, ammesso che ciò renda più accettabile il fatto che la terza banca italiana sia un colabrodo. Come in Mps, anche in Banca Carige la politica ha avuto e ha un'influenza non secondaria. Basti pensare che il vicepresidente del consiglio di amministrazione è Alessandro Scajola, fratello del più noto Claudio. Lo stesso presidente, il potente Giovanni Berneschi, era stato inoltre candidato proprio da Scajola nel 2006 nel ruolo di sindaco di Genova, ma poi non se ne fece nulla. Ma questo non vuol dire che la banca genovese sia un'altra Mps. Vediamo allora i numeri.

Carige sembra manifestare gli stessi cronici problemi che sono stati mascherati o ignorati in virtù della partecipazione nel capitale di via Nazionale. A fine 2011 Carige iscriveva a bilancio la sua quota in Bankitalia a un valore di 860 milioni di euro. Un valore che ha incrementato il patrimonio netto di 800 milioni. Volendo fare un confronto con gli altri azionisti di Palazzo Koch, la tabella seguente indica il valore di libro delle partecipazioni:

[Tabella 1]

Carige, come si evince dalla tabella, valuta la sua quota per azione tra le 7 e le 12 volte di quella, rispettivamente, di Intesa Sanpaolo e del Banco Popolare. È un valore significativo in quanto, lo scorso anno, il patrimonio netto tangibile dell'istituto ammontava soltanto a un miliardo di euro. Valutando la quota nell'istituto centrale italiano alla stregua delle altre banche, Carige avrebbe un patrimonio netto di soli 300 milioni, rispetto a un attivo a quota 45 miliardi. Certo, il 2011 è stata un'annata disastrosa, ma sembra che anche a fine 2012 la banca abbia un patrimonio netto di un solo miliardo di euro, ma attivi in crescita a 48 miliardi.

Nella tabella seguente ci sono alcuni calcoli sul patrimonio netto con la quota della Banca d'Italia dal 2006 a oggi valorizzato al 10% del valore di Carige, e l'andamento delle riserve di valutazione:

[Tabella 2]

Per "equity" si intende soltanto il patrimonio netto, e poi c'è la riserva di valutazione, che è sostanzialmente composta dalla partecipazione in Bankitalia. Eccetto nel 2011, quando è sostanzialmente composto di perdite. Per il 2012 il riferimento per le stime è il terzo trimestre dell'anno, assumendo un recupero della riserva di valutazione da negativa per 103 milioni di euro a zero. Il valore del patrimonio netto tangibile - rappresentato dal patrimonio netto escluso l'avviamento e il 90% del valore della quota in via Nazionale - è stato poi messo in relazione agli attivi. Una formula preferibile rispetto a quella dell'attivo ponderato per il rischio.

Assicurazione
La quota in Bankitalia non è l'unica partecipazione che lascia qualche dubbio. Le controllate di Carige nel business assicurativo hanno rappresentato una costante erosione del capitale. La tabella qui sotto indica l'utile netto, gli aumenti di capitale e il patrimonio netto dal 2006 a oggi:

[Tabella 3]

Carige Ass. è la divisione danni, mentre Carige Vita eroga servizi assicurativi sulla vita. La prima è in perdita costante, tanto che nel 2012 la banca ha dovuto aumentarne il capitale di 100 milioni di euro a causa della sottoriservazione dei sinistri. E di altri 48,5 milioni per ripagare i sottoscrittori di un bond subordinato. Nel frattempo Carige Vita ha aumentato il capitale nel 2009 per aumentare i requisiti patrimoniali e coprire un'acquisizione, e un altra volta nel 2011, probabilmente a causa delle perdite nel portafoglio.

Accantonamenti per i crediti
Infine il punto che lascia maggiormente perplessi: gli accantonamenti sono rimasti piuttosto bassi se si pensa allo scenario macroeconomico e il conseguente aumento delle sofferenze:

[Tabella 4]

La cosa incredibile è che gli accantonamenti in percentuale ai prestiti sono rimasti stabili ai livelli del 2007 nonostante le sofferenze, in percentuale agli impieghi, siano quasi duplicate e gli incagli triplicati. Se le condizioni macroeconomiche peggiorano, significa che una percentuale più alta dei crediti va male, come si vede nelle cifre di Carige. Ciò che non si vede, invece, è un aumento degli accantonamenti. Ecco un confronto con la Banca Popolare di Milano:

[Tabella 5]

Ora qualcuno potrebbe obiettare che la Popolare di Milano non sia un buon termine di paragone a causa dei problemi che ha affrontato l'anno scorso, ma - in generale - gli accantonamenti in percentuale sugli impieghi raddoppiano dal 2007 al 2011, con un aumento simile delle sofferenze e degli incagli in percentuale sugli impieghi. Gli accantonamenti di Carige, invece, sono rimasti allo stesso livello nonostante un aumento notevole delle sofferenze in percentuale sugli impieghi. Molto strano.

 

CARIGEcarigeTABELLA 1TABELLA 2Alessandro Fratello di Claudio Scajola vicepresidente di banca Carige con Maurizio Zoccarato sindaco di Sanremo TABELLA 3tabella 4tabella 5

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