GENERALI RIPUDIA STANDARD&POOR’S. CHIESTO IL RITIRO DEI RATING ATTRIBUITI AL GRUPPO - MANGONI DA SORGENIA A FINCANTIERI - ANSALDO, I CINESI DI INSIGMA ALL’OFFERTA FINALE - INVESTITORI ASSOCIATI, ARRIVA DE AGOSTINI

1. GENERALI RIPUDIA STANDARD&POOR’S.?CHIESTO IL RITIRO DEI RATING ATTRIBUITI AL GRUPPO

MARIO GRECO AD ASSICURAZIONI GENERALIMARIO GRECO AD ASSICURAZIONI GENERALI

La Stampa - Dopo le proteste e le polemiche, ecco lo stop. Le Generali hanno richiesto - e ovviamente ottenuto - il ritiro di tutti i rating attribuiti al gruppo da Standard & Poor’s che, di conseguenza, non valuterà più le assicurazioni di Trieste. Il giocatore ripudia l’arbitro. La polemica è scattata due anni fa, con le prime avvisaglie di una revisione del giudizio, ma è esplosa il 12 dicembre, quando S&P «sebbene il profilo di credito indicativo» del Leone pari ad A rimanesse «immutato» ha tagliato il rating da A- a tripla B+ come conseguenza del taglio del giudizio subito dalla Repubblica italiana.

 

MARIO GRECO NUOVO AD DI GENERALI AL SUO ARRIVO NELLA SEDE MILANESE DELLA COMPAGNIA MARIO GRECO NUOVO AD DI GENERALI AL SUO ARRIVO NELLA SEDE MILANESE DELLA COMPAGNIA

L’agenzia, allora, spiegò di limitare le valutazioni sulle Generali «a due livelli sopra i rating relativi al debito sovrano», dato che Trieste «mantiene un’alta sensibilità al rischio-Paese italiano». Apriti cielo. L’ad del Leone, Mario Greco, gridò allo scandalo. «È una sorta di incomprensibile comma 22 finanziario», protestò il top manager. Che non ha mai digerito quella catena che legava il giudizio di un Leone sempre più internazionale alla sola Italia: «Uno può far di tutto e avere la migliore situazione possibile, ma paga il fatto di avere sede in questo Paese».

STANDARD AND POOR SSTANDARD AND POOR S

 

Non conta la sede, ma l’esposizione, ha sempre risposto S&P che anche ieri ha ribadito che, pur passando gli stress test, Trieste resta sensibile al rischio italiano. Questo perché gli investimenti in Italia «rappresentano circa il 27%» del totale, oltre quel 25% che l’agenzia pone come soglia (elastica) per determinare la sensibilità a un Paese. Tale «inflessibilità dei criteri» porta il Leone al divorzio: si farà giudicare da Moody’s, Fitch e AM Best, ma non più da S&P, ripudiata dopo «un’approfondita analisi» in cui - è l’ultima frecciata - ha consultato «investitori e stakeholders».

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2. MANGONI?DA SORGENIA?A FINCANTIERI

ANDREA MANGONIANDREA MANGONI

La Stampa - Andrea Mangoni lascia Sorgenia e approda a Fincantieri come direttore generale. La nomina del manager, che era già consigliere della società cantieristica, è avvenuta su proposta dell’amministratore delegato Giuseppe Bono ed è legata all’accorpamento della direzione generale corporate e di quella operativa, che facevano capo a Vitaliano Pappaianni e a Enrico Buschi. I due dirigenti manterranno gli incarichi al vertice rispettivamente di Seaf e di Fincantieri Oil&Gas. Il trasferimento di Mangoni alla società cantieristica con sede a Trieste è previsto a fine marzo.

 

3. ANSALDO, I CINESI DI INSIGMA ALL’OFFERTA FINALE

ANSALDO BREDA jpegANSALDO BREDA jpeg

Corriere.it - (f.ta.) Offerta finale del gruppo Insigma per AnsaldoBreda e Ansaldo Sts, presentata in Finmeccanica. La proposta cinese di acquisto è vincolante e, a questo punto, completa in ogni aspetto: dalla valutazione di AnsaldoBreda alle condizioni dell’offerta pubblica di acquisto che verrà lanciata su Ansaldo Sts, dalle garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali ai 900 milioni necessari per sostituire le garanzie date da Finmeccanica nelle gare internazionali fino ai 200 milioni d’investimenti previsti dal piano industriale.

massimo d alema mauro morettimassimo d alema mauro moretti

 

Ora è attesa la risposta di Finmeccanica, mentre Hitachi conferma la candidatura alternativa ma non ha ancora presentato alcuna offerta vincolante anche se il partito giapponese non nasconde grande ottimismo sull’epilogo della gara. Fonti vicine a Finmeccanica confermano che le trattative continuano con «tempi serrati» per arrivare rapidamente alla scelta definitiva.

 

La presentazione dell’offerta cinese è arrivata al termine della seconda trasferta romana in poche settimane di Li Chwen Pan, la presidente di Insigma, tornata in Italia nei giorni scorsi. Il prezzo che i cinesi sono disposti a pagare risulta molto interessante, ma lo sono soprattutto le prospettive di crescita a livello internazionale perché AnsaldoBreda, e Ansaldo Sts, diventerebbero gli interlocutori privilegiati per le commesse in Cina e nel Far East.

mauro moretti emma marcegagliamauro moretti emma marcegaglia

 

Un volume di attività che garantisce prospettive di sviluppo significative, come spiega il piano industriale messo a punto d’intesa con Boston consulting group. Nonostante questo l’opinione prevalente è che l’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti (nella foto) , non sia ancora convinto dell’opportunità di chiudere l’accordo con i cinesi. L’accordo con Hitachi viene considerato interessante anche perché apre prospettive per l’intera Finmeccanica sul mercato giapponese.

4. INVESTITORI ASSOCIATI, ARRIVA DE AGOSTINI
( c.tur. ) L’advisory board del fondo Investitori Associati IV, l’ultimo raccolto nel 2004 dal team di Alberto Tazartes e Dario Cossutta, è convocato per la prossima settimana con all’ordine del giorno il parere da trasmettere all’assemblea dei sottoscrittori. Una platea che annovera tra gli altri Generali, Intesa, Adam street, Alpinvest, Lgt, Ontario teachers, Harbourvest e Allianz. Se tutto andrà come nelle attese, uscirà dalla mappa del private equity un nome storico, quello che aveva scommesso sull’acquisto delle Pagine Gialle dalla Stet rivendendole poi a peso d’oro alla Telecom di Roberto Colaninno.

De 
Agostini
De Agostini

 

Il mandato di gestione di Ia IV dovrebbe passare a Idea capital funds sgr, il braccio del gruppo De Agostini nel private equity che conta 1,5 miliardi di attivi tra fondi di fondi e investimenti diretti. Ia IV aveva raccolto all’esordio 700 milioni ma ora è un programma a fine corsa. Dopo aver venduto le quote in Kedrion e Aspesi, è rimasto con il 37% di Gnv-Grandi navi veloci e il 70% di Infa Labochim per un «net asset value» di 80 milioni. Il regolamento prevede la messa in liquidazione dopo i cinque anni utili per cedere le partecipazioni e scaduti con il 2014, prorogabili però di altri due. Il team originario nel frattempo è ridotto all’osso.

 

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