1. I MANAGER FIAT ANNUNCIANO 7 MILIARDI DI INVESTIMENTI IN BRASILE, MA DIMENTICANO CASSINO E MIRAFIORI. IL SENATORE MUCCHETTI NE CHIEDERÀ CONTO? 2. AL MINISTERO DI SACCOMANNI ARRIVANO PAOLO DE IOANNA E FRANCESCO ALFONSO IN SOSTITUZIONE DEL SILURATO VINCENZO FORTUNATO, DUE STORICI CIAMPI-BOYS 3. LA CARRIERA LAMPO DI SALVATORE ROSSI, PROPIZIATA DALL’INVESTITURA DI NAPOLITANO 4. AL POSTO DI GIOVANNINI ALL’ISTAT SI PREPARA PAGANETTO, EX RETTORE DI TOR VERGATA 5. LA 48ENNE MIMMA IORIO NOMINATA AL VERTICE DELL’INPGI, PER PENSIONARE I GIORNALISTI

1.1. I MANAGER FIAT ANNUNCIANO 7 MILIARDI DI INVESTIMENTI IN BRASILE, MA DIMENTICANO CASSINO E MIRAFIORI. IL SENATORE MUCCHETTI NE CHIEDERÀ CONTO?

Nello spazio di due giorni Sergio Marpionne ha incontrato le due donne più importanti dell'America Latina.

La prima è Christina Kirchner, la presidentessa argentina al botulino che ieri sera ha partecipato a Cordoba all'inaugurazione di un nuovo impianto Cnh, la societa' di Fiat Industrial: La seconda è Dilma Rousseff che lunedì a Brasilia ha elogiato il manager dal pullover sgualcito per i successi della Fiat in Brasile dove la quota di mercato sta raggiungendo risultati grandiosi.

Mentre Marpionne gongolava con le due presidentesse ,il suo braccio destro Alfredo Altavilla, il 49enne barese che a novembre ha preso il posto di Gianni Coda per curare l'area italiana ed europea, partecipava a un convegno sulla componentistica promosso dall'Anfia, l'Associazione che rappresenta le industrie dell'automobile.

Nel suo intervento il manager ha ribadito la volontà di non lasciare alla deriva l'industria manifatturiera italiana che "rappresenta un patrimonio di eccellenza unico al mondo" e, come era naturale, ha esaltato i successi della Fiat a Detroit e in America Latina ricordando che la vendita di 4,2 milioni di auto consente alla Fiat di rimanere il settimo produttore del mondo.

Una sottolineatura particolare è stata fatta verso i marchi della fascia medio-alta dove Alfa Romeo, Maserati, Jeep e naturalmente Ferrari rappresentano il cuore della nuova strategia del Lingotto, poi Altavilla ha snocciolato gli investimenti previsti sui principali siti italiani e ha citato nell'ordine Pomigliano, Melfi e l'ex-Bertone di Grugliasco.

Ciò che ha sorpreso i partecipanti al convegno dell'Anfia è stato il silenzio su Cassino e Mirafiori. Quest'ultimo è sempre stato il fiore all'occhiello dell'azienda, il cuore di tanti successi e di tante battaglie, che adesso sembra totalmente dimenticato dagli strateghi del Gruppo.

Non è una dimenticanza da poco e in queste ore sono in molti a Torino a chiedersi che cosa succederà a quello stabilimento da cui sono nati modelli storici dell'automobile. A chiederglielo sarà presto anche il giornalista Massimo Mucchetti che da pochi giorni è diventato presidente della Commissione Industria al Senato.

Solo l'invidia dei colleghi giornalisti ,che è di gran lunga superiore a quella delle donne, ha volutamente ignorato l'incarico che l'ex-guru del "Corriere della Sera" è riuscito ad acchiappare dopo la nomina nelle fila del Pd. Quando decise di candidarsi Mucchetti fece una scelta convinta ricordando con una certa supponenza che anche Luigi Einaudi, Spadolini e il mitico direttore del "Corriere" Luigi Albertini non si erano sottratti alla chiamata della politica.

Poi si è premurato di negare che la discesa in campo fosse il frutto di una combinazione tra le élite e, dimenticando i suoi rapporti con Abramo-Bazoli e la finanza milanese, ricordò a tutti di essere stato figlio di un calzolaio e di avere amici "normali". In quell'occasione non fece alcun cenno ai nemici, primo fra tutti quel Marpionne della Fiat contro il quale nel corso gli ultimi anni ha sparato un'infinità di bordate creando non pochi problemi al direttore del "Corriere", Flebuccio De Bortoli.

Non tutte queste polemiche sono apparse sensate e soprattutto ha stupito l'insistenza con cui nel settembre scorso ha prefigurato per la Fiat una soluzione tedesca annunciando un presunto interesse di Volkswagen.

Adesso dalla poltrona che è riuscito a conquistare grazie alla stretta amicizia con Bersani, il buon Mucchetti non vede l'ora di veder passare davanti alla Commissione Industria del Senato i top manager della Fiat che esaltano i successi all'estero ma dimenticano la sorte di Mirafiori. E dopo la Fiat sarà la volta dell'Alitalia e di Telecom, due altri dossier sui quali il 60enne giornalista bresciano ha scritto articoli e libri pesanti come macigni.


2. AL MINISTERO DI SACCOMANNI ARRIVANO PAOLO DE IOANNA E FRANCESCO ALFONSO IN SOSTITUZIONE DEL SILURATO VINCENZO FORTUNATO, DUE STORICI CIAMPI-BOYS
Gli uscieri della Banca d'Italia stamane hanno accolto con un gran sorriso il nuovo direttore generale Salvatore Rossi, il laureato in fisica e matematica che per il suo stile e il fisico da attore americano è sempre piaciuto alle segretarie e agli altri dipendenti di via Nazionale.

La sua nomina al posto di Saccomanni ha qualcosa di spettacolare perché nello spazio di pochissimo tempo è passato dall'Ufficio Studi alla vicedirezione generale (conquistata nel gennaio 2012) per approdare alla poltrona più alta dopo quella del Governatore.

Qualcuno ritiene con un po' di malizia che si tratti di una carriera un po' troppo veloce, tutti hanno capito che la strada per Rossi si è spalancata quando Napolitano lo ha inserito tra i "saggi" che hanno steso il compitino per il fragile governo di Enrico Letta.

E con lui è entrata al terzo posto dell'organigramma Valeria Sannucci, una donna che dopo la laurea alla Sapienza di Roma ha studia alla Columbia University e dal 1977 lavora alla Banca d'Italia.

Adesso gli uscieri stanno aspettando di conoscere le mosse del ministro Saccomanni nel dicastero che da sempre rappresenta l'interlocutore principe di Bankitalia. La pagina che riguarda Vittorio Grilli è stata girata rapidamente e, alla luce delle chiacchiere e degli scandali che hanno investito il pallido ex-ministro, nessuno si straccia le vesti per la sua dipartita.

Da parte sua Saccomanni ha già dimostrato di voler fare piazza pulita dei collaboratori di Grilli a cominciare dal capo di Gabinetto, Vincenzo Fortunato, che con un blitz dell'ultima ora Grilli ha piazzato alla presidenza della Sgr che gestirà il fondo delle dismissioni immobiliari.

Al suo posto dovrebbe arrivare da un momento all'altro Paolo De Ioanna, un vecchio collaboratore di Ciampi mentre la segreteria tecnica sarà affidata a Francesco Alfonso, consigliere della Corte dei Conti e anche lui stretto collaboratore di Ciampi fin dai tempi della Banca d'Italia e del Quirinale. Con queste nomine il mite Saccomanni sul quale sembra pesare un carico di responsabilità superiore alla sua fantasia e alle sue energie, dimostra - come ha scritto venerdì il "Corriere della Sera" - di affidarsi mani e piedi alla cordata dell'ex-Presidente della Repubblica.

E questo la dice lunga sull'impronta laica e tecnocratica che il neo-ministro vuole dare alla sua gestione. Secondo i rumors raccolti a via XX Settembre l'unico che potrebbe salvare le penne dal ritorno "ciampista" è Mario Canzio, il Ragioniere Generale dello Stato sul quale si sono abbattute molte polemiche per il ruolo di rigido difensore dei conti dello Stato. Come è successo per il suo predecessore, Monorchio, anche Canzio sembra destinato ad attraversare i lidi della politica e del Governo forte di superbe protezioni.

Nemmeno l'ultima lite con il pallido Grilli a proposito dei numeri ballerini sui debiti della Pubblica Amministrazione, è riuscita a scalfire il ruolo di uomo del rigore che avrà il compito di placare le ansie keynesiane del viceministro Stefano Fassina e dei fautori della crescita.


3. AL POSTO DI GIOVANNINI ALL'ISTAT SI PREPARA PAGANETTO, EX RETTORE DI TOR VERGATA
Tra le poltrone in ballo nell'amministrazione pubblica c'è anche quella dell'Istat rimasta vacante dopo la nomina a ministro di Enrico Giovannini, un altro "saggio" sponsorizzato dal Quirinale.

È un ruolo delicato che in una strategia di ricostruzione della fiducia e di rilancio della crescita dovrà essere gestito senza drammatizzazioni esagerate. In questi giorni dall'Istituto statistico partono bollettini di guerra terrificanti che rimbombano sui media e ogni sera alimentano di pathos il telegiornale di Enrichetto Mentana. Per questo motivo occorre trovare un nuovo presidente che sappia gestire i dati terrificanti con equilibrio e una certa moderazione. L'orientamento prevalente sembra favorire Luigi Paganetto, l'economista che nell'82 ha ottenuto la cattedra di economia politica all'università di TorVergata fino a diventare rettore.

Il curriculum di Paganetto, che a onor del vero non è un econometrico, è zeppo di incarichi raccattati al Cnr (dove è stato vicepresidente a partire dal '94) e all'Enea ai quali si sono aggiunte le medagliette conquistate come consigliere economico di Finmeccanica e nella Commissione energie rinnovabili dell'Authorità per l'Energia.

Anche i suoi amici più intimi come Stefano Micossi ed Ernesto Auci che lo frequentano nelle vacanze in Grecia a bordo di un modesto barchino, ammettono che a parte la tirchieria tipica dei genovesi, sia dotato dei requisiti giusti per rendere più tranquillizzante la voce dell'Istat.


4. LA 48ENNE MIMMA IORIO NOMINATA AL VERTICE DELL'INPGI, PER PENSIONARE I GIORNALISTI

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che lo sterminato universo dei giornalisti ha salutato con soddisfazione la nomina di una bella signora alla direzione generale dell'Inpgi, l'Istituto che cura e assicura le pensioni.

Si tratta di Mimma Iorio, una 48enne laureata in giurisprudenza che ha iniziato la sua carriera all'Istituto nel 1995 e ha preso il posto di Tommaso Costantini. D'ora in avanti sarà lei a tranquillizzare i soci sul futuro delle pensioni che traballano per la crisi economica e il dramma dell'editoria.

Dovrà vedersela anche con la polemica accesa nei giorni scorsi da Romano Bartoloni, il presidente del sindacato Cronisti romani che in una dura lettera si è chiesto perché l'Inpgi e la Casagit (la mutua dei giornalisti) chiudano i conti in attivo senza contribuire a sollevare l'animo degli iscritti con il tesserino dell'Ordine. Nella lettera si legge peraltro che gli iscritti all'Ordine sono in Italia 110mila contro i 47mila negli Usa e i 37mila in Francia, un esercito sulla via della disfatta".

 

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